LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 493-ter Codice Penale — Anno 2026

Pagina 2 di 5

92 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Indebito utilizzo di carta di pagamento: nessun vizio, pena ferma
I giudici hanno esaminato la vicenda penale a carico di tre soggetti accusati di reati contro il patrimonio. Nello specifico, il primo imputato rispondeva di furto aggravato e indebito utilizzo di carta di pagamento altrui, mentre gli altri due complici rispondevano dei delitti di ricettazione e occultamento di beni. La Corte di Appello ha confermato la condanna emessa in primo grado. I tre imputati hanno impugnato la sentenza dinanzi alla Suprema Corte, contestando la logicità della motivazione, la mancata concessione delle attenuanti generiche e la misura della sanzione inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. La decisione ribadisce che la riproposizione passiva di argomenti già respinti nei gradi precedenti e la mera richiesta di ridiscutere la quantificazione della pena non possono trovare spazio nel giudizio di legittimità.
Continua »
Indebito utilizzo di carte di credito: niente frode sul web
Un imputato ha acquistato sul web codici clonati di due strumenti prepagati intestati a terzi. L'uomo ha usato questi dati per pagare soggiorni in hotel e ordinare merce online. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato continuato di indebito utilizzo di carte di credito. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione. Il legale chiedeva di qualificare il fatto come frode informatica e invocava la particolare tenuità della condotta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la condanna a un anno e dieci mesi di reclusione e 1.200 euro di multa, escludendo manipolazioni dei sistemi bancari e rilevando un danno economico rilevante per le persone offese.
Continua »
Elezione di domicilio nel patrocinio: notifica sempre valida
I giudici di merito hanno condannato l'Imputata per furto e indebito utilizzo di una carta di credito. La difesa ha impugnato la decisione in Cassazione contestando la validità delle notifiche e l'omessa traduzione dal carcere. La Suprema Corte ha confermato la condanna definitiva. L'elezione di domicilio effettuata nell'istanza di patrocinio a spese dello Stato estende la sua validità all'intero procedimento penale. La legge non ammette limitazioni di tale indirizzo a singole fasi. Inoltre, la rinuncia a presenziare alle prime udienze mantiene i suoi effetti per tutte le sessioni successive fino a un'espressa revoca. I filmati di sorveglianza e i tatuaggi hanno identificato inequivocabilmente l'Imputata.
Continua »
Furto e carte rubate: il bilanciamento delle circostanze
Due imputati hanno subito una condanna per i reati di furto e utilizzo indebito di carte di pagamento. Entrambi hanno proposto ricorso per cassazione per contestare la pena inflitta. I ricorrenti hanno incentrato la propria difesa esclusivamente sul mancato favorevole bilanciamento delle circostanze attenuanti rispetto alle aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno chiarito che la valutazione comparativa tra circostanze e il calcolo della pena spettano solo al giudice di merito. La Cassazione non può riesaminare la congruità della pena se la sentenza precedente presenta una motivazione logica e coerente. I due condannati dovranno pagare le spese processuali e versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Continua »
Atto abnorme del giudice: stop al blocco del processo penale
Durante il processo a carico di un'imputata per l'indebito utilizzo del bancomat di una persona fragile, il Tribunale ha disposto la restituzione degli atti alla Procura. Il giudice ha ritenuto che i fatti integrassero una più grave circonvenzione di incapace. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione, denunciando un atto abnorme del giudice per mancata pronuncia sul reato originario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il Tribunale doveva giudicare l'illecito contestato e non poteva far regredire l'intero procedimento. I giudici hanno annullato l'ordinanza senza rinvio, ordinando la prosecuzione immediata del processo.
Continua »
Uso indebito di carta di credito: spende 123 euro e paga 3000 di multa
Un individuo ha utilizzato senza autorizzazione la carta prepagata smarrita da una donna per comprare dodici bottiglie di alcolici tramite cinque transazioni distinte per un totale di 123 euro. I giudici di merito hanno condannato l'autore per il reato di indebito utilizzo di carte di pagamento. L'imputato ha presentato appello e poi ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo una riduzione di pena senza indicare specifiche critiche ai provvedimenti precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile poiché privo di argomentazioni puntuali e teso a richiedere un riesame del merito vietato ai giudici di legittimità. La condanna penale resta definitiva e il ricorrente deve pagare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Indebito utilizzo di carta di credito: confermata la condanna
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di indebito utilizzo di carta di credito. I testimoni hanno riconosciuto l'autore degli acquisti fraudolenti e le indagini hanno confermato la piena compatibilità di tempi e luoghi. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione sulla prova e il mancato riconoscimento di una pena sostitutiva pecuniaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di merito hanno motivato adeguatamente l'accertamento dei fatti e hanno escluso la pena sostitutiva a causa della vita pregressa del condannato e dell'inidoneità della sanzione pecuniaria a favorirne la risocializzazione. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e la sanzione pecuniaria.
Continua »
Carte indebite: no a estinzione del reato per condotte riparatorie
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per utilizzo indebito di carte di pagamento. La difesa chiedeva l'estinzione del reato per condotte riparatorie ai sensi della legge penale. La Corte di Cassazione ha rigettato e dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il beneficio riparatorio si applica unicamente ai delitti procedibili a querela soggetta a remissione. L'indebito utilizzo di strumenti di pagamento costituisce invece un reato perseguibile d'ufficio a tutela della sicurezza pubblica economica. Il risarcimento del danno non estingue l'illecito e la Suprema Corte ha confermato la condanna degli imputati alle spese processuali e al versamento di una sanzione alla Cassa delle ammende.
Continua »
Uso indebito di carte di pagamento: telecamere inchiodano le ree
I giudici hanno condannato due persone per concorso nel reato di uso indebito di carte di pagamento. Le telecamere di videosorveglianza hanno immortalato le autrici durante le transazioni fraudolente, consentendo la loro precisa identificazione. Le imputate hanno proposto ricorso per Cassazione, lamentando vizi di motivazione sull'accertamento della responsabilità e una presunta eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. Le doglianze difensive non contestavano in modo specifico le riprese video e chiedevano una rivalutazione del merito sulla quantificazione della pena, già fissata vicino al minimo edittale. Le ricorrenti devono pagare le spese del procedimento e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Indebito utilizzo di carte di credito e falsa identità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per furto aggravato, possesso di documenti falsi e indebito utilizzo di carte di credito. L'uomo era entrato in una struttura ricettiva fingendosi un turista ed esibendo una carta di identità contraffatta. Una volta all'interno, aveva sottratto beni e carte di pagamento, utilizzandole senza autorizzazione. La difesa ha contestato la sussistenza delle prove, l'aggravante del mezzo fraudolento e la qualificazione giuridica dei fatti, sostenendo che l'uso delle carte costituisse truffa. I giudici supremi hanno respinto ogni contestazione, ribadendo che l'accesso con generalità false integra il mezzo fraudolento e che l'uso illecito dei sistemi di pagamento può concorrere autonomamente con ulteriori raggiri. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Continua »
Uso indebito di carte di credito: ricorso generico e condanna
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Roma relativa al reato di uso indebito di carte di credito. La difesa ha lamentato la violazione di legge e il difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione perché le censure sollevate erano generiche e prive dei requisiti prescritti dal codice di procedura penale. L'atto difensivo non indicava gli elementi specifici per contestare la sentenza di merito. Per questo motivo, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Indebito utilizzo di carte di pagamento: telecamere contro alibi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di indebito utilizzo di carte di pagamento. L'imputato contestava l'attendibilità delle riprese di videosorveglianza che lo ritraevano durante il fatto, lamentando l'assenza di impronte digitali o testimoni oculari. La Suprema Corte ha confermato la validità della condanna, evidenziando che i giudici di merito hanno correttamente fondato la decisione sulle immagini delle telecamere, supportate dal riconoscimento certo effettuato dagli agenti di polizia che già conoscevano il soggetto. I giudici hanno inoltre respinto la tesi difensiva secondo cui la vittima avrebbe agevolato il reato con un comportamento negligente. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: no a sconti di pena per l’uso di carte clonate
L'Imputato è stato condannato per l'indebito utilizzo e la falsificazione di carte di credito. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sui criteri usati per calcolare l'aumento di pena per il reato continuato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in tema di reato continuato, il giudice deve calcolare e motivare l'aumento di pena per ciascun reato satellite in modo proporzionato, senza formule matematiche rigide ma garantendo la trasparenza del percorso logico. Nel caso specifico, l'aumento minimo applicato per reati omogenei rispetta pienamente questo obbligo, escludendo un cumulo materiale mascherato. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Prescrizione del reato: salvi i vecchi prelievi abusivi
L'Imputato era stato condannato per appropriazione indebita e utilizzo illecito di carte di pagamento per fatti commessi nel 2017. La Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che l'appropriazione indebita e i prelievi illeciti antecedenti al 3 agosto 2017 si erano estinti per prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Corte ha chiarito che tali illeciti sono reati istantanei e non permanenti. Inoltre, ha evidenziato l'illegalità della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, applicata nonostante la pena principale fosse scesa sotto i tre anni. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna per i reati prescritti e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello per rideterminare la pena per i restanti episodi.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo vincola anche la difesa
Due imputati, condannati per furto e utilizzo indebito di carte di pagamento, propongono ricorso per cassazione. La difesa contesta che la Corte d'appello abbia applicato le circostanze attenuanti in regime di equivalenza anziché di prevalenza rispetto alle aggravanti. La Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici rilevano che la difesa stessa aveva proposto e sottoscritto un concordato in appello concordando una pena finale calcolata proprio sul giudizio di equivalenza. Non vi è quindi alcuna difformità tra l'accordo delle parti e la decisione del giudice. Inoltre, l'adesione del difensore all'astensione dalle udienze non comporta il rinvio nel rito camerale non partecipato senza richiesta di discussione orale.
Continua »
Indebito utilizzo di carte di credito: dal sussidio al carcere
Il Titolare della Carta, beneficiario del reddito di cittadinanza, ha ceduto la propria tessera magnetica a un terzo in cambio di un compenso mensile in denaro. Durante la detenzione in carcere del titolare, il terzo ha effettuato diverse transazioni commerciali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di indebito utilizzo di carte di credito. I giudici hanno chiarito che la natura strettamente personale della carta assistenziale ne vieta la cessione. Inoltre, l'abolizione del reddito di cittadinanza non cancella i reati commessi durante la sua vigenza, né influisce sul reato previsto dal codice penale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese e alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Uso indebito di carte di pagamento: la Cassazione blinda la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di uso indebito di carte di pagamento (art. 493-ter c.p.), contestando la ricostruzione dei fatti e l'attendibilità delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti o delle prove in sede di Cassazione, spettando tale compito esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali, di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di difesa sostenute dalla Parte Civile.
Continua »
Indebito utilizzo di carte di credito: l’errore non salva
Un uomo è stato condannato per l'indebito utilizzo di carte di credito per aver pagato un soggiorno in albergo a Roma con la carta di un'altra persona. La difesa ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata citazione della reale persona offesa (la società proprietaria dell'hotel anziché il direttore) e un presunto travisamento delle prove testimoniali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'imputato non ha alcun interesse giuridico a eccepire la mancata citazione della vittima, poiché tale adempimento serve solo a tutelare quest'ultima. Inoltre, la contestazione sulle prove non rispettava i requisiti di specificità e autosufficienza richiesti per il giudizio di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva.
Continua »
Indebito utilizzo di carte di credito: tradito dal tatuaggio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per l'indebito utilizzo di carte di credito altrui. L'imputato era stato identificato, nonostante indossasse una mascherina protettiva, grazie a un vistoso tatuaggio, al taglio degli occhi e alla corporatura robusta. La difesa ha proposto ricorso lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, delle attenuanti generiche e della speciale tenuità del danno per una somma sottratta di duecento euro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che i motivi erano generici e ripetitivi. Inoltre, i giudici hanno escluso le attenuanti per l'assenza di resipiscenza o tentativi di restituzione, e hanno stabilito che un danno di duecento euro non può considerarsi irrisorio. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Indebito utilizzo di carte di credito: incastrati da voci e video
Tre imputati sono stati condannati per furto aggravato e indebito utilizzo di carte di credito dopo aver derubato un supermercato e tentato un prelievo a uno sportello bancomat. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, confermando la responsabilità penale stabilita nei gradi precedenti. I giudici hanno evidenziato che la colpevolezza non si basa solo sul riconoscimento vocale tramite intercettazioni ambientali nell'auto, ma anche sulle riprese delle telecamere di sorveglianza del bancomat. I ricorsi sono stati ritenuti generici e ripetitivi rispetto ai motivi già respinti in appello. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »