La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Salerno che ha riqualificato il reato contestato a due indagati da tentata estorsione a esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La vicenda riguarda La Creditrice che, per recuperare un credito aziendale, si è avvalsa dell'aiuto di Il Terzo, un soggetto con precedenti penali. Quest'ultimo ha minacciato Il Rappresentante di fatto dell'azienda debitrice. I giudici hanno stabilito che si tratta di esercizio arbitrario delle proprie ragioni poiché Il Terzo ha agito per un fine puramente solidaristico, senza un proprio interesse economico, e la vittima delle minacce gestiva effettivamente l'azienda debitrice, configurando la legittimazione passiva. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, confermando la decisione favorevole agli indagati.
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