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Art. 385 Codice Penale

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2848 provvedimenti

Breve evasione e particolare tenuità del fatto: la Cassazione
L'Imputato, sottoposto a misura detentiva domiciliare, risultava assente al controllo dei carabinieri alle ore dieci, ma faceva rientro dopo soli quindici minuti. La Corte d'Appello confermava la condanna per evasione, negando la particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali dell'uomo e della sua mancata confessione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, evidenziando che i precedenti penali riguardavano reati del tutto diversi e non di medesima indole. Inoltre, i giudici supremi hanno ribadito che la mancata confessione non può essere usata contro l'imputato e che la brevità dell'allontanamento richiede una valutazione approfondita. La causa torna in appello per un nuovo giudizio.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna confermata
Un uomo condannato per il reato di evasione ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione per contestare l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile perché i motivi presentati erano del tutto aspecifici. La sentenza precedente conteneva infatti motivazioni logiche e ben strutturate, con le quali il ricorso non si è confrontato in modo puntuale. A causa di questo difetto formale e motivazionale, il giudizio si è concluso con la conferma della condanna originaria. L'imputato è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: contano i precedenti
L'Imputato, sottoposto agli arresti domiciliari, si è allontanato dalla propria abitazione per circa un'ora per recarsi presso la struttura del SERT. Il Tribunale lo ha inizialmente assolto per particolare tenuità del fatto, valorizzando la ridotta durata dell'allontanamento. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso per Cassazione evidenziando gli undici precedenti penali del soggetto, tra cui una precedente condanna per evasione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e annullato la sentenza di assoluzione. I giudici hanno chiarito che il beneficio della particolare tenuità del fatto richiede una valutazione complessiva: la breve durata dell'assenza non è sufficiente se l'imputato mostra una condotta criminale abituale e plurimi precedenti penali. Il caso torna al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Reato di evasione: ricorso bocciato e sanzione pecuniaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. L'imputato sosteneva la non utilizzabilità delle dichiarazioni rese dalle forze dell'ordine e richiedeva un nuovo apprezzamento delle prove raccolte nel corso del processo. I giudici della Suprema Corte hanno chiarito che non è consentito richiedere una diversa valutazione dei fatti in sede di legittimità quando la motivazione della sentenza d'appello risulta completa e priva di difetti logici. Inoltre, le deposizioni degli ufficiali di polizia giudiziaria che riferiscono quanto constatato direttamente sono pienamente valide. L'imputato è stato dunque condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Recidiva e inammissibilità del ricorso: verdetto e sanzione
L'Imputato è stato condannato nei gradi di merito per i reati di evasione e di dichiarazione di false generalità. Ha proposto ricorso per Cassazione contestando esclusivamente l'applicazione dell'aumento di pena derivante dalla recidiva. La Suprema Corte ha confermato il verdetto negativo evidenziando il tema della Recidiva e inammissibilità del ricorso: le argomentazioni della difesa erano palesemente infondate e prive di un concreto interesse pratico, poiché non avevano alcuna ricaduta diretta sulla quantificazione della pena finale. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Evasione dagli arresti domiciliari: la Cassazione conferma condanna
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare si allontana dalla propria abitazione e viene sorpreso dalle forze dell'ordine a circa due chilometri e mezzo di distanza. Il Tribunale lo condanna per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'Imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo la minima gravità del fatto, la breve durata dell'assenza e la richiesta di pene sostitutive come il lavoro di pubblica utilità. La Suprema Corte rigetta integralmente il ricorso. I giudici evidenziano che l'allontanamento è avvenuto a poche settimane dall'inizio della misura cautelare, dimostrando un'elevata intensità del dolo e una chiara inaffidabilità. La distanza percorsa giustifica la presunzione di un'assenza prolungata. Di conseguenza, la Corte conferma la condanna e addebita all'Imputato il pagamento delle spese processuali.
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Tentato furto pluriaggravato: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato è stato condannato per i reati di evasione e tentato furto pluriaggravato. Contro la sentenza di secondo grado, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la valutazione sulla pericolosità sociale dell'Imputato e il diniego delle attenuanti erano sorretti da una motivazione logica, coerente e non smentita dagli atti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata per evasione e furto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per i reati di evasione e furto pluriaggravato. La difesa ha sostenuto la scarsa gravità dell'evasione, definita come un allontanamento temporaneo di poche decine di metri, e ha invocato l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Per il reato di evasione, la breve distanza non riduce la gravità della condotta lesiva. Per il furto pluriaggravato, la richiesta contrasta con i limiti stabiliti dall'articolo 131-bis del codice penale, poiché le pene previste superano le soglie di legge. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
L'Imputato presenta ricorso alla Corte di Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto a seguito della condanna per il reato di evasione. Il soggetto giustifica l'allontanamento con motivazioni ritenute pretestuose dalla Corte. I giudici rilevano inoltre che la durata della condotta priva il fatto del carattere di minima entità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Il ricorrente deve quindi pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende. La decisione conferma che l'assenza ingiustificata e protratta preclude ogni beneficio penale.
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Reato di evasione: le scuse pretestuose non evitano la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione, chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto, la concessione delle attenuanti generiche e la cancellazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e aspecifici. I giudici hanno evidenziato come l'Imputato non si sia confrontato con le adeguate motivazioni della Corte d'Appello, la quale aveva già accertato la natura pretestuosa delle giustificazioni addotte per la condotta illecita. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione previsto dall'articolo 385 del codice penale. La difesa contesta la ricostruzione dei fatti e richiede la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che non è consentito riesaminare le prove in sede di legittimità. Inoltre, la particolare tenuità non spetta se la condotta si è protratta nel tempo e non è stata occasionale. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la recidiva blocca la prescrizione
Un cittadino già condannato per il reato di evasione ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere la revisione della decisione e la dichiarazione di prescrizione della pena. Il ricorrente ha sostenuto che l'illecito fosse estinto per decorso del tempo e ha richiesto una nuova valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità. Inoltre, la presenza della recidiva reiterata impedisce il calcolo favorevole della prescrizione, anche se le attenuanti sono state ritenute equivalenti o prevalenti nel giudizio di bilanciamento. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il ricorso generico conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un cittadino, dichiarando inammissibile il suo ricorso. L'imputato contestava il trattamento sanzionatorio stabilito nel giudizio di merito, ritenendolo sproporzionato. I giudici di legittimità hanno invece rilevato che la sentenza d'appello conteneva motivazioni logiche, adeguate ed esenti da vizi, avendo risposto correttamente alle deduzioni della difesa. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con la condanna del condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una somma di tremila euro da versare in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge lo stato di necessità
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione. La difesa ha sostenuto l'assenza dell'elemento soggettivo e la presenza di uno stato di necessità. Inoltre, ha contestato il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le doglianze richiedevano una rilettura dei fatti non consentita nel giudizio di legittimità. Inoltre, i precedenti penali dell'Imputato, riconosciuto recidivo reiterato, impediscono la sospensione della pena. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il ricorso generico conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa aveva contestato la decisione della Corte di Appello con un unico motivo di impugnazione. Tuttavia, le doglianze risultavano del tutto generiche e prive delle necessarie indicazioni sulle ragioni di diritto o sui dati di fatto. La Suprema Corte ha confermato la condanna, evidenziando che l'incapacità di esplicitare motivi specifici impedisce l'esame di legittimità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso in Cassazione contro il patteggiamento: pena non modificabile
L'Imputato aveva concordato una pena di otto mesi di reclusione per il reato di evasione avvalendosi del patteggiamento. In seguito, ha presentato personalmente ricorso lamentando l'eccessività della sanzione applicata dal giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in Cassazione contro il patteggiamento, stabilendo che la quantificazione della pena liberamente pattuita non può essere messa in discussione se la sanzione non risulta contraria alla legge. Per questa ragione, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento della somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge le prove di merito
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti, la valutazione delle prove e il diniego della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché riproduceva argomenti già ampiamente vagliati e mirava a una nuova valutazione di merito, preclusa in Cassazione. La decisione ha comportato la conferma della condanna e la sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la condanna resta e il ricorso fallisce
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di evasione dopo essersi allontanato dal luogo di detenzione. L'uomo ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove. La difesa ha invocato sia lo stato di necessità sia la non punibilità per particolare tenuità del fatto, oltre a sollevare dubbi sul riconoscimento della persona. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione inammissibile perché priva di un reale confronto con le motivazioni dei giudici precedenti e volta solo a ottenere un nuovo esame dei fatti. L'esito ha confermato la condanna penale a carico dell'interessato, con l'ulteriore obbligo di versare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese del giudizio.
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Reato di evasione: confermata la condanna definitiva
Un imputato, condannato nei gradi precedenti per il reato di evasione, proponeva ricorso per cassazione contestando la propria responsabilità penale. La difesa sosteneva la presenza dello stato di necessità per giustificare l'allontanamento, contestando anche l'applicazione della recidiva e la quantificazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi presentati si limitavano a riproporre le stesse tesi già esaminate e respinte nei gradi di merito, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata. Il ricorrente mirava unicamente a ottenere una nuova valutazione delle prove, operazione preclusa in sede di legittimità. L'imputato è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: ricorso respinto
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di evasione e ha successivamente presentato ricorso per Cassazione. La difesa ha lamentato la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto da parte dei giudici dei gradi precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile. Il ricorrente ha riproposto censure già ampiamente esaminate e respinte, senza sviluppare alcuna critica specifica contro la motivazione della sentenza impugnata. A seguito della pronuncia, la condanna a carico dell'Imputato è divenuta definitiva. La Corte ha inoltre condannato l'uomo al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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