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Art. 385 Codice Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Delitto di evasione: i limiti della non punibilità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di evasione a carico di una donna che aveva impugnato la sentenza d'appello. La ricorrente lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la condotta non poteva considerarsi di scarsa offensività. Tale valutazione è stata basata sulla presenza di precedenti penali specifici e sulle ripetute violazioni delle prescrizioni segnalate dai familiari, elementi che precludono l'accesso ai benefici previsti per i fatti di lieve entità.
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Disegno criminoso: quando scatta la continuazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso tra due episodi di evasione avvenuti a distanza di quindici giorni. Il giudice dell'esecuzione ha ritenuto che la semplice vicinanza temporale e l'identità dei reati non fossero sufficienti a dimostrare una programmazione unitaria. Le modalità delle condotte, tra cui il ritrovamento del condannato in un bar, sono state interpretate come scelte estemporanee e non come parte di un piano preordinato. La sentenza conferma che spetta al richiedente fornire elementi concreti che provino la deliberazione anticipata di tutti gli illeciti.
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Trattamento sanzionatorio: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. La difesa contestava il trattamento sanzionatorio e la mancanza di motivazione nella determinazione della pena. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che la Corte d'Appello aveva già fissato la pena nel minimo edittale, rendendo le doglianze difensive generiche e manifestamente infondate. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione: quando l’allontanamento non è reato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato per il reato di evasione dopo essersi allontanato dal luogo degli arresti domiciliari. L'imputato era stato cacciato di casa dal proprietario dell'immobile e aveva prontamente avvisato le forze dell'ordine, indicando il nuovo recapito temporaneo. La Suprema Corte ha stabilito che la condotta non integra la parola_chiave poiché manca l'elemento soggettivo del dolo, data la palese buona fede e lo stato di necessità del soggetto.
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Reato di evasione e inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per reato di evasione. La difesa sosteneva l'assenza di dolo a causa di un presunto errore, ma i giudici hanno stabilito che tale motivo era una mera riproduzione di argomenti già respinti nel merito. La sentenza ribadisce che in sede di legittimità non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti se la motivazione del giudice precedente è corretta e logica.
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Evasione e stato di necessità: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione nei confronti di un soggetto che si era allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione. La difesa aveva invocato lo stato di necessità, sostenendo l'urgenza di acquistare un farmaco. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile poiché le asserzioni difensive non erano supportate da prove oggettive circa l'indifferibilità dell'urgenza. La sentenza ribadisce che il dolo del reato di evasione sussiste anche in presenza di autorizzazioni in deroga, qualora il soggetto superi i limiti prescritti senza una reale e provata situazione di pericolo.
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Recidiva reiterata: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato contro la sentenza d'appello che applicava la recidiva reiterata. La Suprema Corte ha evidenziato come le contestazioni sulla dosimetria della pena e sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche fossero prive di specificità. In particolare, la condotta del ricorrente, caratterizzata da precedenti penali specifici e da un episodio di evasione dagli arresti domiciliari, ha legittimato il rigetto delle istanze difensive, rendendo la motivazione della corte territoriale logica e coerente con i principi di diritto.
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Delitto di evasione: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per il delitto di evasione. Il ricorrente lamentava una contraddittorietà nella motivazione riguardo a un'annotazione di servizio, ma la Suprema Corte ha stabilito che la richiesta di una diversa lettura delle prove non è ammessa in sede di legittimità. La decisione conferma che la valutazione dei fatti è di competenza esclusiva del giudice di merito.
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Stato di necessità e reato di evasione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per evasione. L'imputato aveva giustificato l'allontanamento dal luogo di detenzione con la necessità di assistere al parto di un capo di bestiame. La Suprema Corte ha confermato che tale evento non integra lo **Stato di necessità**, poiché l'animale poteva essere (ed è stato) soccorso da un veterinario. Il ricorso è stato ritenuto meramente riproduttivo di doglianze già respinte e privo di specificità riguardo alla particolare tenuità del fatto.
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Reato di evasione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un imputato che si era allontanato dal luogo di detenzione. Il ricorrente sosteneva l'assenza di dolo e la scarsa offensività della condotta, ma la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi presentati, i quali non muovevano critiche puntuali alla sentenza d'appello ma tentavano una mera rivalutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità.
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Attenuanti generiche: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. Il fulcro della contestazione riguardava il diniego delle **attenuanti generiche** da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto privi di specificità, limitandosi a richiedere una nuova valutazione dei fatti già analizzati dai giudici di merito. Di conseguenza, oltre al rigetto del ricorso, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso: i motivi generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. Il ricorrente aveva contestato l'eccessività della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, ma i motivi sono stati giudicati del tutto generici. La Suprema Corte ha rilevato la mancanza di una critica puntuale alle motivazioni della sentenza d'appello, limitandosi il ricorrente a sollecitare una nuova valutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. La decisione ha comportato la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: stop ai riesami di merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale ed evasione. Il ricorrente contestava la valutazione delle prove e la sussistenza dell'elemento psicologico, ma i giudici hanno rilevato che le doglianze erano mere ripetizioni di quanto già esaminato e respinto in appello. La Cassazione ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità ricorso cassazione: guida ai limiti
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso cassazione presentato da un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano in parte nuovi, non essendo stati presentati in appello, e in parte volti a richiedere una inammissibile rivalutazione dei fatti di causa, già correttamente analizzati dai giudici di merito.
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Evasione: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la valutazione delle prove e la sussistenza dell'elemento soggettivo, oltre al mancato bilanciamento delle circostanze. La Suprema Corte ha stabilito che le doglianze erano meramente riproduttive di quanto già esaminato e respinto nei gradi di merito, sottolineando che il giudizio di legittimità non può essere utilizzato per richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati.
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Evasione: inammissibile il ricorso ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di evasione. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e la mancata sostituzione della pena detentiva. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano meramente ripetitivi di quelli già esaminati e respinti in appello, configurando un tentativo improprio di ottenere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità.
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Attenuanti generiche: limiti del ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per evasione che contestava il diniego delle attenuanti generiche. La decisione sottolinea che il ricorso di legittimità non può essere utilizzato per richiedere una nuova valutazione dei fatti già esaminati nei gradi precedenti. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pene sostitutive: quando richiederle in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione che lamentava la mancata applicazione delle pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia. La Corte ha chiarito che, per i processi pendenti in legittimità al momento dell'entrata in vigore della riforma, la richiesta di sostituzione della pena deve essere presentata al giudice dell'esecuzione solo dopo che la sentenza è divenuta definitiva.
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Prescrizione del reato: prevalenza sulle nullità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per evasione, denunciando la violazione del contraddittorio poiché la Corte d'Appello non aveva considerato le conclusioni scritte inviate via PEC. Nonostante l'omissione integri una nullità processuale, la Suprema Corte ha dichiarato la intervenuta prescrizione del reato. L'obbligo di immediata declaratoria della causa estintiva prevale infatti sui vizi procedurali, portando all'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.
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Reato di evasione: la deviazione non autorizzata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il **reato di evasione** a carico di un soggetto che, pur essendo autorizzato a recarsi presso uno studio dentistico, ha effettuato una deviazione non consentita. Il ricorrente è stato sorpreso in un supermercato mentre interloquiva con un soggetto pregiudicato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della condotta e della personalità negativa del soggetto.
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