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Art. 380 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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325 provvedimenti

Altri anni per Art. 380 Codice di Procedura Civile

Contratto di formazione e lavoro: no a bonus aziendali
Un lavoratore assunto con un "contratto di formazione e lavoro" ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, un'azienda di trasporti, per ottenere una componente salariale (ERS) introdotta per il personale a tempo indeterminato mentre era ancora in formazione. La Corte di Cassazione ha annullato le decisioni dei tribunali di grado inferiore, stabilendo che l'esclusione era legittima. La Corte ha chiarito che questo bonus non era basato sull'anzianità ma faceva parte di una riorganizzazione del sistema salariale per il personale a tempo indeterminato esistente. Pertanto, la distinzione tra diversi tipi di contratto non era discriminatoria in questo caso specifico.
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Elemento retributivo ERS: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11841/2024, ha stabilito che l'Elemento di Riordino del Sistema retributivo (ERS) non spetta ai lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro e successivamente stabilizzati. La Corte ha chiarito che tale elemento non è legato all'anzianità di servizio, ma deriva dalla confluenza di precedenti voci retributive destinate solo al personale già a tempo indeterminato al momento della sua istituzione. Pertanto, la richiesta dei lavoratori è stata respinta, riformando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Una lavoratrice ha contestato il rigetto parziale delle sue pretese retributive, ritenute prescritte. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che, a seguito delle riforme del lavoro dal 2012, la prescrizione crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto e non più in sua costanza, a causa della venuta meno della stabilità reale. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Omissione contributiva: il diritto del lavoratore agire
Un lavoratore, assunto formalmente part-time ma di fatto impiegato a tempo pieno, ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per ottenere il riconoscimento della corretta posizione lavorativa e il versamento della relativa contribuzione omessa. Mentre i giudici di merito avevano respinto la domanda per carenza di un interesse attuale del lavoratore, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il lavoratore ha sempre un interesse concreto e immediato ad agire per l'accertamento di una omissione contributiva, poiché tale azione tutela il suo diritto all'integrità della posizione previdenziale, a prescindere dal raggiungimento dell'età pensionabile o dalla prova di un danno immediato.
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Procedura CIGS: illegittima senza comunicazione e criteri
La Corte di Cassazione ha stabilito che la procedura CIGS in deroga è illegittima se manca la comunicazione di avvio e la specificazione dei criteri di scelta dei lavoratori da sospendere. La Suprema Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto sanabile il vizio procedurale da un successivo comportamento unilaterale del datore di lavoro. Secondo i giudici, tali requisiti formali sono indispensabili per garantire il corretto confronto sindacale e la trasparenza delle decisioni aziendali, e la loro assenza non può essere sanata retroattivamente.
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Recesso per giusta causa: quando è ingiustificato?
Un promotore finanziario recede dal contratto di agenzia per giusta causa, lamentando diversi inadempimenti da parte della banca mandante. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, rigetta il ricorso, stabilendo che gli inadempimenti contestati, tra cui il mancato pagamento di alcune provvigioni e la mancata attuazione di una clausola programmatica, erano di lieve entità e non tali da compromettere il rapporto fiduciario, rendendo così ingiustificato il recesso per giusta causa dell'agente.
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Contratto a termine: quale prevale se ne firmi due?
La Cassazione ha stabilito che, in caso di successione di contratti, prevale il contratto a termine effettivamente eseguito dalle parti, anche se preceduto da un accordo a tempo indeterminato mai entrato in vigore perché sottoposto a condizione sospensiva. La volontà successiva delle parti e il comportamento concludente sono decisivi per determinare la natura del rapporto di lavoro.
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Ricorso inammissibile: forma e requisiti essenziali
Un lavoratore ha citato in giudizio un'azienda automobilistica per ottenere le indennità di trasferta. La Corte d'Appello ha qualificato il rapporto come distacco, negando le indennità. Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. Il motivo è che l'atto era formulato come una critica generica, senza specificare i vizi di legge richiesti. La decisione sottolinea l'importanza dei requisiti formali, rendendo il ricorso inammissibile.
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Valutazione delle prove in Cassazione: i limiti
Una società ricorre in Cassazione contro una condanna al pagamento di straordinari, lamentando un'errata valutazione delle prove. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare i fatti del caso, competenza esclusiva dei giudici di merito. La decisione conferma quindi il diritto del lavoratore al pagamento richiesto.
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Cessione d’azienda: il nuovo datore risponde dei debiti
Una lavoratrice, dopo una serie di contratti a termine con una banca poi posta in liquidazione coatta amministrativa, ha chiesto il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel frattempo, l'azienda è stata ceduta a un'altra banca. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione d'azienda, l'acquirente subentra nelle cause pendenti e risponde degli esiti del giudizio, anche se il credito non era iscritto nello stato passivo della società cedente. La pendenza della causa al momento del trasferimento è decisiva per estendere la responsabilità al nuovo datore di lavoro.
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Termine breve impugnazione: la notifica e i rischi
Due ex dipendenti ricorrono in Cassazione contro il loro licenziamento, ma il ricorso è inammissibile. La Corte rileva la tardività dell'appello, notificato oltre il termine breve impugnazione, scattato con la notifica della sentenza da parte di un'altra parte processuale.
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Elemento Riordino Retributivo: non spetta ai neoassunti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12300/2024, ha stabilito che l'Elemento Riordino Retributivo (E.R.S.) non spetta ai lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, anche se successivamente trasformato a tempo indeterminato. La Corte ha chiarito che tale emolumento non è legato all'anzianità di servizio, ma è stato istituito per riorganizzare voci retributive preesistenti per il solo personale già in servizio a tempo indeterminato, escludendo quindi i nuovi assunti. La decisione riforma le sentenze dei gradi inferiori e rigetta la domanda del lavoratore.
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Prova del credito: le buste paga nel fallimento
Una lavoratrice si opponeva all'esclusione del suo credito dallo stato passivo di un fallimento. La Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la prova del credito può essere fornita dalle buste paga, che hanno piena efficacia probatoria se non specificamente contestate dal curatore. Inoltre, ha chiarito che la richiesta di spese legali già liquidate in un titolo allegato alla domanda iniziale non costituisce una domanda nuova e inammissibile.
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Buste paga prova credito: Cassazione sulla loro validità
Un lavoratore si è visto escludere i propri crediti retributivi dallo stato passivo di un fallimento. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, affermando che le buste paga costituiscono piena prova del credito, salvo contestazione specifica del curatore. Ha inoltre chiarito che la precisazione delle spese legali in un secondo momento non costituisce una domanda nuova inammissibile.
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Cessione ramo d’azienda: la tutela dei lavoratori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12297/2024, ha stabilito che nella cessione ramo d'azienda da un'impresa in amministrazione straordinaria, la tutela dei lavoratori ex art. 2112 c.c. prevale se l'operazione mira alla continuazione dell'attività e non alla liquidazione. Un accordo sindacale che esclude un dirigente dal trasferimento è stato ritenuto nullo, confermando il suo diritto alla riammissione in servizio e al risarcimento.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione decide
Una lavoratrice si oppone all'esclusione di parte dei suoi crediti dallo stato passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria. Il Tribunale aveva dichiarato la prescrizione dei crediti più vecchi, ritenendo il rapporto di lavoro stabile. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che a seguito delle riforme del 2012 e 2015, la stabilità del posto non è più tale da giustificare la decorrenza della prescrizione crediti di lavoro in costanza di rapporto. Pertanto, il termine di cinque anni inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto stesso.
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Collegamento societario: prova insufficiente, ricorso out
Un lavoratore edile ha perso in Cassazione il ricorso per il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro con due imprese. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove concrete sul collegamento societario e sulla continuità della prestazione, la domanda va respinta. L'appello è inammissibile se chiede solo una nuova valutazione dei fatti già esaminati nei gradi di merito.
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Sospensione cautelare: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione interviene su un caso complesso di sospensione cautelare di un lavoratore a seguito di un procedimento penale. La Corte d'Appello aveva inizialmente confuso la sospensione cautelare con una sanzione disciplinare, commettendo un errore di fatto e revocando la propria precedente decisione. La Cassazione ha confermato la correttezza della revoca, sottolineando la netta distinzione tra i due istituti. Tuttavia, ha cassato la sentenza con rinvio perché la Corte d'Appello non aveva considerato un fatto decisivo: l'avvio di un'attività imprenditoriale da parte del lavoratore durante il periodo di sospensione, rilevante per determinare l'esatto ammontare della restituzione dovuta.
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Regolamento Dublino: obblighi informativi essenziali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17571/2024, ha stabilito che il provvedimento di trasferimento di un richiedente asilo verso un altro Stato UE, ai sensi del Regolamento Dublino, è illegittimo se l'amministrazione non prova di aver consegnato lo specifico opuscolo informativo previsto dalla normativa europea. La semplice compilazione del modello C3, relativo alla domanda di protezione internazionale, non è sufficiente a soddisfare tale obbligo. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero dell'Interno, confermando l'annullamento del trasferimento e sottolineando la natura sostanziale e non formale di queste garanzie informative.
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Obblighi informativi Dublino: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17568/2024, ha rigettato il ricorso del Ministero dell'Interno, confermando l'annullamento di un provvedimento di trasferimento di un richiedente asilo. La Corte ha stabilito che gli specifici obblighi informativi Dublino, previsti dal Regolamento UE 604/2013, non possono essere considerati assolti con la sola consegna del modello C3 relativo alla domanda di protezione internazionale. La mancata consegna dell'apposito opuscolo informativo rende nullo il trasferimento.
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