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Art. 375 Codice di Procedura Civile — Sezione Quinta Civile

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602 provvedimenti

Altri anni per Art. 375 Codice di Procedura Civile

Società non operative: la Cassazione sui ricavi bassi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7006/2024, ha stabilito che una società non è automaticamente considerata 'non operativa' se non supera il test dei ricavi minimi. Se l'insufficiente redditività è dovuta a 'situazioni oggettive', come la fase di avvio (start-up) di un'attività economica reale, la disciplina penalizzante per le società non operative può essere disapplicata. Il caso riguardava una società che aveva affittato un ramo d'azienda destinato alla ristorazione, i cui ricavi iniziali erano bassi a causa delle difficoltà di avviamento dell'affittuaria. La Corte ha ritenuto tale circostanza una valida giustificazione, rigettando il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario relativo a costi di sponsorizzazione contestati. La decisione è seguita all'adesione del contribuente alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018. Poiché l'Amministrazione Finanziaria non ha presentato istanza per la prosecuzione del giudizio entro i termini, il processo si è estinto, con spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una controversia tributaria su costi di sponsorizzazione, giunta in Cassazione, viene dichiarata estinta. La Corte ha applicato la normativa sulla definizione agevolata (d.l. 119/2018), poiché il contribuente ha aderito alla sanatoria e l'Amministrazione Finanziaria non ha presentato istanza di prosecuzione del giudizio entro i termini previsti, rendendo superflua la discussione nel merito del ricorso.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario relativo a un avviso di accertamento. La contribuente, durante il giudizio, aveva aderito alla definizione agevolata prevista dal d.l. 119/2018. Avendo presentato la domanda e pagato la prima rata, e in assenza di un'istanza di prosecuzione da parte dell'Agenzia delle Entrate entro i termini, il procedimento si è estinto, rendendo superflua la discussione dei motivi di ricorso.
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Accertamento analitico induttivo: la Cassazione decide
Una società ha impugnato un avviso di accertamento fondato su un accertamento analitico induttivo, che presumeva ricavi non dichiarati a fronte di ingenti prelievi di cassa da parte dei soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, ritenendo legittimo l'operato dell'Amministrazione Finanziaria a causa delle gravi irregolarità contabili e della mancata prova, da parte del contribuente, della reale destinazione dei fondi. La Corte ha invece accolto il ricorso incidentale dell'Agenzia su un diverso punto relativo al principio di competenza dei costi.
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Comportamento antieconomico: quando il Fisco vince
Un'associazione sportiva concede in comodato gratuito i locali per un'attività di bar. Per l'Agenzia delle Entrate si tratta di un comportamento antieconomico che nasconde un affitto d'azienda. La Corte di Cassazione dà ragione al Fisco, stabilendo che in questi casi spetta al contribuente l'onere di provare la logica economica della propria scelta, altrimenti l'accertamento induttivo è legittimo.
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Errore di fatto: Cassazione rinvia a pubblica udienza
Una società immobiliare ha chiesto la revocazione di una sentenza della Corte di Cassazione per un palese errore di fatto. La Corte, nel decidere un caso su un credito d'imposta, aveva basato la sua motivazione su un principio legale, il 'simultaneus processus', totalmente estraneo alla controversia. Riconoscendo la potenziale fondatezza dell'istanza e la complessità della questione, la Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha contestato un debito fiscale del 1985 tramite l'impugnazione estratto di ruolo, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica della cartella. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'impugnazione è consentita solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo, come l'esclusione da appalti pubblici. In assenza di tale prova, l'azione legale è preclusa per carenza di interesse ad agire.
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Deducibilità costi sponsorizzazione: onere della prova
La Cassazione ha chiarito che per la deducibilità costi sponsorizzazione non basta dimostrare l'inerenza, ma è fondamentale provare l'effettività della prestazione. Un contribuente si è visto annullare la decisione favorevole perché il giudice di secondo grado aveva omesso di valutare la prova che le attività sponsorizzate fossero state realmente svolte, limitandosi a considerare la spesa inerente all'attività d'impresa. La Corte ha cassato la sentenza, sottolineando che l'onere di provare l'effettività del costo grava sul contribuente.
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Accertamento induttivo: la Cassazione sui poteri fiscali
Una società ometteva la presentazione della dichiarazione dei redditi. L'Agenzia delle Entrate procedeva con un accertamento induttivo, ricostruendo il reddito sulla base di altri dati (comunicazione IVA, Mod. 770). La società e i soci impugnavano l'atto, sostenendo che la loro contabilità dimostrava un reddito inferiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che in caso di omessa dichiarazione, l'Amministrazione Finanziaria ha ampi poteri presuntivi, potendo anche prescindere dalle scritture contabili. L'onere di provare un reddito diverso da quello accertato ricade interamente sul contribuente.
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Appello incidentale: quando non è necessario nel processo
Una contribuente, vittoriosa in primo grado contro un avviso di accertamento fiscale, si vede ribaltare la sentenza in appello perché il giudice ritiene rinunciate le sue difese nel merito. La Corte di Cassazione chiarisce che non era necessario un appello incidentale, ma bastava riproporre le domande assorbite nel primo atto difensivo. La sentenza viene quindi annullata con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Detrazione ristrutturazione e cessione immobile: il caso
La Corte di Cassazione esamina un caso complesso sulla detrazione ristrutturazione. Un contribuente si è visto negare il bonus per lavori su un immobile ricevuto dal padre, il quale aveva presentato la comunicazione di inizio lavori ma non aveva sostenuto spese prima della cessione. L'Amministrazione Finanziaria sostiene che, non avendo il padre maturato il diritto, non potesse trasferirlo al figlio. Data la novità della questione, la Corte ha rinviato il caso a pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora stabilire chi ha ragione.
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Estinzione processo tributario: il caso di rinuncia
Un contribuente, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza relativa a sanzioni per violazioni in materia di monitoraggio fiscale, ha aderito a una definizione agevolata dei carichi pendenti. Di conseguenza, ha rinunciato al ricorso. La Corte Suprema, preso atto della rinuncia, dell'adesione dell'Agenzia delle Entrate e del pagamento, ha dichiarato l'estinzione del processo tributario e la cessazione della materia del contendere.
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Accertamenti bancari: quando l’onere della prova è tuo
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per maggiore IRPEF basato su movimentazioni bancarie non giustificate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso, chiarendo due principi fondamentali in materia di accertamenti bancari: il termine dilatorio di 60 giorni non si applica ai controlli "a tavolino" e l'onere di provare la natura non reddituale di ogni singolo versamento grava interamente sul contribuente, che deve fornire una documentazione analitica e non generiche giustificazioni.
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Accertamenti bancari: quando l’Fisco può agire?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2699/2024, ha chiarito che il termine dilatorio di 60 giorni, previsto dallo Statuto del Contribuente, non si applica agli accertamenti bancari 'a tavolino'. La Corte ha rigettato il ricorso di una contribuente, confermando che in questi casi l'avviso di accertamento è legittimo anche se emesso prima del decorso dei 60 giorni. Inoltre, ha ribadito che l'onere di provare la natura non reddituale dei versamenti bancari spetta interamente al contribuente.
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Rimborso IRAP professionisti: no senza prova separata
Un professionista ha richiesto un rimborso IRAP per i compensi derivanti da cariche societarie, sostenendo di non aver utilizzato la propria autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in assenza di prova della totale separatezza tra le attività, il rimborso non è dovuto. L'onere della prova ricade interamente sul contribuente che, avendo uno studio professionale, deve dimostrare di non averne utilizzato la struttura per gli incarichi esterni.
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Rimborso IRAP professionisti: onere della prova
Un professionista ha richiesto il rimborso IRAP per compensi derivanti da incarichi societari, sostenendo di non aver utilizzato la propria struttura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che spetta al contribuente dimostrare la totale separazione tra l'attività professionale e gli incarichi ricoperti. La mancata prova di questa separazione preclude il diritto al rimborso IRAP professionisti.
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Rimborso IRAP professionisti: no se c’è struttura
Un dottore commercialista ha richiesto il rimborso dell'IRAP versata sui compensi ricevuti come amministratore e sindaco di società. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che in caso di richiesta di rimborso IRAP professionisti, spetta al contribuente dimostrare la totale assenza di un'autonoma organizzazione per tali incarichi. La semplice esistenza di uno studio professionale strutturato fa presumere il suo utilizzo, invertendo l'onere della prova a sfavore del professionista.
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Rimborso IRAP professionisti: no senza prova separata
La Corte di Cassazione ha negato il rimborso IRAP a un professionista per i compensi derivanti da incarichi societari. La sentenza chiarisce che, in presenza di un'autonoma organizzazione, spetta al contribuente dimostrare la totale separazione tra l'attività professionale e quella di amministratore o sindaco. In assenza di tale prova, l'attività è considerata unitaria e soggetta a imposta.
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Rimborso IRAP professionisti: quando non spetta?
Un professionista ha richiesto il rimborso dell'IRAP versata sui compensi ricevuti come amministratore e sindaco di società, sostenendo di non aver utilizzato la propria autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che in assenza di prova contraria, si presume che il professionista utilizzi la sua struttura per tutte le attività. L'onere di dimostrare la totale separatezza delle attività, necessario per ottenere il rimborso IRAP per professionisti, ricade interamente sul contribuente.
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