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Art. 375 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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557 provvedimenti

Altri anni per Art. 375 Codice di Procedura Civile

Prova danno morale: la Cassazione chiarisce l’onere
Un avvocato ha chiesto il risarcimento per ingiuria, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che la prova danno morale non è automatica. L'attore ha l'onere di dimostrare non solo la condotta illecita, ma anche l'elemento soggettivo del dolo e l'effettivo pregiudizio subito, che non può essere presunto (`in re ipsa`). La Corte ha ritenuto che l'attore non avesse fornito prove adeguate in tal senso, rendendo irrilevanti le altre questioni sollevate.
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Aiuti di Stato: la Cassazione sul rimborso fiscale
Un contribuente, residente in un'area colpita da un sisma, aveva ottenuto in due gradi di giudizio il rimborso di imposte versate, basandosi su una legge nazionale di agevolazione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. Il motivo è che la legge nazionale è stata dichiarata dalla Commissione Europea come aiuto di Stato illegale. La Corte ha rinviato il caso al giudice di merito per verificare se il contribuente rientri nelle eccezioni previste dalla normativa UE, come la regola del 'de minimis' o il fatto di non essere un'impresa.
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Principio di specificità del ricorso: Cassazione
Una società contesta un debito bancario derivante da un conto corrente, lamentando interessi illegittimi. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio a causa di un accordo transattivo del 2008, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione del principio di specificità, poiché la società ricorrente non ha riprodotto nel proprio atto il contenuto essenziale dei documenti chiave (l'accordo transattivo e una consulenza tecnica), impedendo così alla Corte di valutare le censure proposte.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di due investitori contro un istituto bancario. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il mancato deposito della copia notificata della sentenza d'appello, onere che grava sul ricorrente. La questione di merito, relativa agli obblighi informativi della banca, non viene esaminata. L'ordinanza sottolinea l'importanza del rispetto dei termini e delle formalità per l'accesso al giudizio di legittimità, confermando l'onere della prova a carico di chi impugna la sentenza. Il caso evidenzia come un errore formale possa precludere l'esame del merito, portando all'improcedibilità ricorso Cassazione.
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Diritto di difesa socio: la Cassazione riesamina il caso
Un socio accomandante ha ricevuto un avviso di accertamento fiscale basato sul reddito della sua società. L'accertamento sulla società è diventato definitivo dopo che il ricorso del socio, presentato per conto della società, è stato dichiarato inammissibile. Il socio ha quindi impugnato il proprio avviso di accertamento, ma i giudici di merito hanno respinto le sue ragioni a causa del giudicato formatosi sulla società. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha ora richiesto gli atti del processo per verificare la corretta applicazione delle norme e la tutela del diritto di difesa del socio.
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Uso aziendale: come revocarlo? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda non può revocare unilateralmente un uso aziendale favorevole ai dipendenti, come la prassi di non assorbire i superminimi, semplicemente adottando un comportamento contrario. La revoca, sebbene possibile, richiede un atto formale, giustificato da un mutamento delle circostanze e comunicato in modo trasparente a tutti i lavoratori. La sentenza di appello, che aveva permesso la revoca implicita, è stata annullata con rinvio.
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Polizze unit linked: la qualificazione del contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che per le polizze unit linked non è sufficiente la qualificazione formale data dalle parti per determinarne la natura giuridica. Un giudice deve analizzare in modo approfondito il contratto per stabilire se si tratti di un prodotto assicurativo o di un investimento finanziario. Questa distinzione è fondamentale per individuare il corretto termine di prescrizione. Nel caso specifico, la Corte d'Appello aveva erroneamente applicato la prescrizione breve basandosi su una qualificazione sommaria, e la sua decisione è stata annullata con rinvio per una nuova e più accurata valutazione.
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Utili extra-contabili: la Cassazione sulla tassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una s.r.l. contro un avviso di accertamento per utili extra-contabili. La Corte ha confermato la validità della notifica dell'atto presupposto alla società, anche se ricevuto da un semplice "collaboratore" presso la sede. Ha ribadito la presunzione di distribuzione dei profitti non dichiarati ai soci e la loro tassazione integrale (100%), non parziale. Infine, ha dichiarato inammissibili le censure sollevate per la prima volta in sede di legittimità.
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Termine lungo impugnazione: la data di deposito decide
Un professionista ha presentato ricorso in Cassazione contro un'ordinanza che respingeva la sua richiesta di compenso. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, chiarendo che il termine lungo impugnazione di sei mesi decorre dalla data di deposito del provvedimento in cancelleria e non dalla successiva data di iscrizione a repertorio. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto rigoroso dei termini processuali.
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Ticket sanitario: tributo o no? La Cassazione decide
Una contribuente si oppone a una cartella di pagamento per un ticket sanitario non pagato. Il caso genera un conflitto di giurisdizione tra il Giudice di Pace, che lo considera un tributo, e la Corte di Giustizia Tributaria, che lo ritiene una prestazione patrimoniale non tributaria. La Corte di Cassazione, investita della questione, ritiene la materia di particolare importanza e novità, decidendo di non risolvere immediatamente il conflitto ma di rinviare la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito. L'ordinanza, quindi, non stabilisce a chi spetti la giurisdizione, ma prepara il terreno per una decisione futura che farà chiarezza sulla natura giuridica del ticket sanitario.
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Interessi art 1284: quando si applicano all’indebito
Una società cliente ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente addebitate sul conto corrente. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della banca alla restituzione, stabilendo un principio fondamentale: i maggiori interessi previsti dall'art. 1284, quarto comma, c.c., si applicano anche alle obbligazioni di ripetizione di indebito, a partire dalla data della domanda giudiziale. La decisione chiarisce che la finalità della norma è disincentivare la resistenza in giudizio, a prescindere dalla fonte contrattuale o meno dell'obbligazione.
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Cessione passività bancarie: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito subentrato nelle passività di una banca in liquidazione. La questione verteva sulla successione in un contenzioso relativo a conti correnti. La Corte ha stabilito che il ricorso era inammissibile perché non contestava adeguatamente la 'ratio decidendi' della Corte d'Appello, la quale aveva accertato in fatto che i rapporti non erano estinti né 'in sofferenza' al momento della cessione. Questa ordinanza sottolinea l'importanza di centrare l'impugnazione sui fondamenti della decisione precedente per evitare una declaratoria di inammissibilità.
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Revocazione per errore di fatto: Cassazione riesamina
Una società chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto. La Corte aveva annullato un accertamento fiscale per un motivo mai sollevato dalla ricorrente. La Cassazione, con una nuova ordinanza, ha disposto il rinvio della causa per riesaminare congiuntamente sia la richiesta di revocazione per errore di fatto sia il ricorso originario, alla luce di recenti principi enunciati dalle Sezioni Unite.
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Riassunzione tardiva: le regole nel rito del lavoro
La Corte di Cassazione conferma che una riassunzione tardiva di una causa di lavoro, dopo un rinvio dalla stessa Corte, porta all'estinzione del giudizio. Il caso riguardava una lavoratrice che aveva ripreso il processo con un atto di citazione depositato oltre il termine perentorio di tre mesi, anziché con il ricorso richiesto dal rito del lavoro. La Corte ha ribadito che la forma dell'atto e il rispetto del termine, che decorre dal deposito della decisione di Cassazione, sono requisiti inderogabili.
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Canone telecomunicazioni: limiti su beni disponibili?
Una società di telecomunicazioni si oppone al pagamento di un canone di locazione a un Comune per l'installazione di antenne su un terreno del patrimonio disponibile. La Corte d'Appello aveva dato ragione al Comune, ritenendo non applicabile il divieto di imporre oneri aggiuntivi previsto per gli operatori del settore. La Corte di Cassazione, vista la novità e la rilevanza della questione sul canone telecomunicazioni, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora risolvere il merito della controversia.
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Specificità del ricorso in Cassazione: i requisiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia bancaria per carenza di specificità. La decisione sottolinea che le censure relative al superamento del tasso soglia e all'esistenza di un fido di fatto devono essere formulate in modo dettagliato e autosufficiente, senza richiedere alla Corte una nuova valutazione del merito. La sentenza ribadisce l'importanza della corretta formulazione degli atti per superare il vaglio di ammissibilità, confermando che la mancanza di una precisa esposizione dei fatti e delle prove rende il ricorso non scrutinabile.
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Nullità sentenza tributaria: il caso della motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità di una sentenza tributaria per grave carenza di motivazione. Il caso riguardava la richiesta di una società di disapplicare le norme antielusive sul riporto delle perdite in una fusione avvenuta durante un piano di ristrutturazione aziendale. I giudici di merito avevano accolto la richiesta della società, ma la loro sentenza è stata annullata perché si limitava ad affermare la non elusività dell'operazione senza analizzare nel dettaglio la sussistenza dei presupposti di legge. La Suprema Corte ha ribadito che una motivazione meramente apparente, che si risolve in clausole di stile, viola il 'minimo costituzionale' richiesto e determina la nullità della sentenza tributaria.
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Riassunzione del processo: vale il deposito o la notifica?
La Corte di Cassazione esamina un caso sulla validità della riassunzione del processo. Il dubbio legale riguarda se il tempestivo deposito dell'atto di riassunzione sia sufficiente a evitare l'estinzione, anche se la notifica alla controparte avviene oltre il termine perentorio. Data la rilevanza della questione per l'interpretazione uniforme della legge, la Corte ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora risolvere il merito della controversia.
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Detrazione IVA senza dichiarazione: la prova spetta a te
Una società di costruzioni si è vista negare la detrazione IVA per un credito maturato in un anno in cui aveva omesso la dichiarazione annuale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19009/2025, ha stabilito che, in assenza della dichiarazione, non basta aver presentato le liquidazioni periodiche. Il contribuente ha l'onere di dimostrare in giudizio, con prove concrete, la natura, la consistenza e la certezza del credito IVA, ovvero che derivi da acquisti reali per operazioni imponibili.
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Notifica PEC Cassazione: la prova in .eml è decisiva
Una società propone ricorso in Cassazione ma non fornisce la prova della notifica PEC Cassazione nei formati richiesti (.eml/.msg). La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la copia cartacea non basta e che il vizio non è sanabile, impedendo la prosecuzione del giudizio.
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