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Art. 375 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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557 provvedimenti

Altri anni per Art. 375 Codice di Procedura Civile

Giudicato interno: Limiti al risarcimento danni
Un investitore ha citato in giudizio un intermediario finanziario per inadempimento. Il Tribunale ha concesso un risarcimento parziale. L'investitore non ha impugnato la quantificazione del danno, che è quindi passata in giudicato. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'investitore volto a ottenere un danno maggiore, confermando che la mancata impugnazione di un capo della sentenza forma un giudicato interno che preclude riesami futuri sulla stessa questione.
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Riparto responsabilità solidale: Cassazione rinvia
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la trattazione di un caso di risarcimento danni a seguito di un incidente in una piazza pubblica. La decisione è motivata dalla complessità delle questioni giuridiche sollevate, in particolare riguardo al riparto della responsabilità solidale tra più soggetti (Comune, organizzatori, Ministero) e all'interferenza con un precedente giudicato penale. Il Collegio ha ritenuto le questioni di tale rilevanza da necessitare una discussione in pubblica udienza.
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Utili extracontabili: notifica e presunzione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un avviso di accertamento IRPEF a carico di un socio per utili extracontabili di una S.r.l. a ristretta base partecipativa. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, stabilendo la validità della notifica dell'atto presupposto presso la sede sociale, anche se ritirato da un mero "collaboratore", e ribadendo che la presunzione di distribuzione dei profitti non richiede la definitività dell'accertamento societario. Inoltre, ha chiarito che gli utili "in nero" vengono tassati per intero al socio, senza la mitigazione del 40%.
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Accertamento studi di settore: la Cassazione decide
Una società di moda ha ricevuto un avviso di accertamento basato sugli studi di settore, che ha contestato. Dopo la cancellazione della società, il contenzioso è proseguito contro gli ex soci. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accertamento con studi di settore, se preceduto da un contraddittorio con il contribuente, costituisce una presunzione legale, sufficiente a legittimare la rettifica del reddito. Di conseguenza, spetta al contribuente l'onere di provare le circostanze che giustificano un reddito inferiore. La Corte ha inoltre confermato che gli ex soci succedono nei debiti della società estinta, indipendentemente dalla percezione di utili in fase di liquidazione.
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Improcedibilità del ricorso: termini perentori e PCT
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da una società in una controversia sulla natura di un contratto, qualificato come finanziamento anziché come servizio di investimento. La decisione si fonda sul tardivo deposito dell'atto, avvenuto oltre il termine perentorio di legge. La Corte ha respinto l'istanza di rimessione in termini, poiché l'errore tecnico che ha impedito il primo tentativo di deposito (la lunghezza eccessiva dell'oggetto della PEC) è stato ritenuto un fattore imputabile direttamente alla parte ricorrente e non una causa di forza maggiore. Viene così confermata la rigidità dei termini processuali e la responsabilità del difensore nel rispettare le specifiche tecniche del processo telematico.
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Prove fallimento bancario: la Cassazione decide
Una società finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione riguardo alle prove necessarie per ammettere un credito bancario nel passivo di un fallimento. La questione centrale riguarda quali prove fallimento bancario siano utilizzabili nei confronti del curatore per dimostrare le operazioni che hanno generato il saldo passivo. Ritenendo la questione di particolare rilevanza, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la decisione a una pubblica udienza per un esame più approfondito, senza decidere nel merito.
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Uso aziendale: quando impedisce l’assorbimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un "uso aziendale", consolidatosi nel tempo, che esclude l'assorbimento del superminimo individuale negli aumenti contrattuali, acquista forza di legge tra le parti. Una nota società di telecomunicazioni aveva illegittimamente ridotto le retribuzioni dei dipendenti assorbendo i loro superminimi, violando tale prassi. La Corte ha confermato che l'uso aziendale, una volta formatosi, non può essere interrotto unilateralmente e implicitamente, ma richiede una "disdetta" formale, chiara e giustificata, comunicata a tutti i lavoratori, cosa che nel caso di specie non era avvenuta.
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Forza maggiore e tasse: ritardi dello Stato
Un'azienda fornitrice dello Stato entra in crisi di liquidità a causa dei cronici ritardi nei pagamenti da parte dello stesso. Di conseguenza, non riesce a versare le imposte dovute. La Corte di Cassazione è chiamata a valutare se questa situazione configuri un'ipotesi di forza maggiore, tale da escludere l'applicazione delle sanzioni. L'ordinanza interlocutoria, riconoscendo la complessità del caso in cui lo Stato è al contempo debitore e creditore, rinvia la decisione a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Erede con beneficio d’inventario: spese legali limitate?
La Corte di Cassazione esamina il caso di un erede con beneficio d'inventario condannato al pagamento delle spese legali. L'ordinanza interlocutoria solleva un'importante questione giuridica: tale condanna deve essere limitata al valore dei beni ereditati? Riconoscendo la complessità del tema e le sue implicazioni, la Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per un approfondimento, sospendendo il giudizio sull'applicabilità del principio 'intra vires' alle spese processuali.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione rinvia
Tre dipendenti, a seguito di una riorganizzazione aziendale, vengono trasferiti in una sede distante. Rifiutandosi di prendere servizio, vengono licenziati per giusta causa a causa dell'assenza ingiustificata. I lavoratori impugnano il licenziamento, sostenendo che il trasferimento fosse illegittimo e che l'azienda avrebbe dovuto seguire le procedure per i licenziamenti collettivi. Dopo la conferma del licenziamento in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, decide di rinviare la decisione. La Corte ha infatti rilevato che una questione simile, relativa all'interpretazione della normativa europea sui licenziamenti collettivi in casi di modifica sostanziale del contratto, è attualmente pendente dinanzi alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Pertanto, la Cassazione ha disposto un rinvio a nuovo ruolo in attesa di futuri sviluppi giurisprudenziali europei.
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Obblighi informativi intermediario: la firma non basta
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo agli obblighi informativi di un intermediario finanziario. Alcuni risparmiatori avevano citato in giudizio l'intermediario per la violazione di tali doveri in relazione a investimenti ad alto rischio. La Corte ha confermato un orientamento consolidato: la firma del cliente su un modulo che attesta di aver ricevuto le informazioni sull'inadeguatezza dell'operazione crea una presunzione di adempimento da parte dell'intermediario. Tuttavia, questa presunzione non è assoluta. Il cliente può superarla, ma deve specificare in modo puntuale quali informazioni sono state omesse. Poiché nel caso di specie i ricorrenti si erano limitati a contestazioni generiche, il loro ricorso è stato respinto.
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Domanda di rivendica: modifica in prededuzione
Una società proprietaria di un bene aveva presentato una domanda di rivendica nei confronti di un'altra società in amministrazione straordinaria. Dopo che il curatore ha perso il possesso del bene, la società proprietaria ha chiesto di modificare la sua richiesta in una domanda di ammissione al passivo per il controvalore del bene, in prededuzione. La Corte di Cassazione, riconoscendo la particolare rilevanza delle questioni legali sollevate, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando il caso a una pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile
Un professionista ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto per un'presunta omessa pronuncia su un motivo di ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che non si trattava di un errore di fatto revocatorio, bensì di un errore di giudizio. La Corte aveva infatti esaminato il motivo, giudicandolo irrilevante ai fini della decisione, compiendo così una valutazione di merito e non una svista percettiva.
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Usura sopravvenuta: Cassazione conferma irrilevanza
Una società e i suoi garanti contestavano un debito bancario, lamentando l'applicazione di interessi divenuti usurari nel tempo (c.d. usura sopravvenuta). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'orientamento secondo cui la usura sopravvenuta non rende nulle le clausole sugli interessi, se questi erano legittimi al momento della pattuizione del contratto.
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Giudicato esterno e fusione: la Cassazione decide
Una società, nata da una fusione, contesta un accertamento fiscale sostenendo l'esistenza di un precedente giudicato esterno favorevole, formatosi su una causa identica che coinvolgeva una delle società incorporate. La Corte di Cassazione, riconoscendo la particolare rilevanza della questione sull'estensione degli effetti del giudicato esterno in caso di fusione societaria, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Cessione contenzioso bancario: la guida completa
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale nella cessione del contenzioso bancario. Con l'ordinanza n. 15689/2025, ha stabilito che la banca acquirente non subentra nelle cause relative a rapporti bancari già estinti prima della cessione. La semplice pendenza di una lite non è sufficiente a trasferire la passività. Il criterio dirimente è che il rapporto sia 'inerente e funzionale' all'attività della banca cessionaria, condizione che non sussiste per i contratti ormai chiusi. Questa decisione si fonda sull'interpretazione del contratto di cessione, che prevale nel definire l'esatto perimetro delle passività trasferite.
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Detrazione ristrutturazione: bonus anche con subappalto
Un contribuente si è visto negare la detrazione fiscale per l'acquisto di un immobile ristrutturato poiché l'impresa costruttrice venditrice aveva affidato i lavori a terzi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per la detrazione ristrutturazione è sufficiente che l'alienante sia un'impresa di costruzione, essendo irrilevante chi abbia materialmente eseguito gli interventi. La Corte ha annullato la pretesa fiscale, chiarendo che un'interpretazione restrittiva creerebbe un'ingiustificata disparità di trattamento e sarebbe contraria allo scopo della norma.
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Accertamento induttivo: onere della prova e donazioni
Una contribuente giustificava somme non dichiarate come una donazione paterna per contrastare un accertamento induttivo. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito, stabilendo che il giudice deve prima valutare la gravità, precisione e concordanza degli indizi del Fisco e solo dopo considerare la prova contraria del contribuente. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Rinuncia ricorso Cassazione: niente doppio contributo
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di accertamento fiscale fino alla Corte di Cassazione, ha deciso di ritirare il proprio gravame. Con la sua ordinanza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La decisione chiarisce un punto fondamentale: la rinuncia al ricorso in Cassazione non comporta la condanna al pagamento del raddoppio del contributo unificato, sanzione prevista solo per i casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Frode IVA: onere della prova e consapevolezza
Una società operante nel settore della vendita di auto si è vista negare la detrazione dell'IVA a causa del suo coinvolgimento in una frode IVA. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che quando l'Amministrazione Finanziaria fornisce solidi indizi sulla consapevolezza dell'imprenditore riguardo alla frode, l'onere della prova si sposta su quest'ultimo. La società deve quindi dimostrare di aver agito con la massima diligenza per evitare di essere coinvolta. In questo caso, numerosi elementi indicavano la consapevolezza della società, un onere probatorio che non è riuscita a soddisfare.
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