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Art. 360 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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5809 provvedimenti

Altri anni per Art. 360 Codice di Procedura Civile

Regolarizzazione contributiva e pensione: la causa si estingue
Un professionista ha avviato una causa contro il proprio ente di previdenza per ottenere la pensione di vecchiaia. L'interessato chiedeva la regolarizzazione contributiva per alcune annualità remote tramite autocertificazione, poiché i documenti fiscali originali non erano reperibili. La Corte di Appello ha respinto la richiesta ritenendo inammissibile la prova via autocertificazione in sede giudiziaria. Il professionista ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del procedimento, l'ente previdenziale ha accolto la domanda amministrativa e liquidato la pensione al professionista. I giudici di legittimità hanno pertanto dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, compensando integralmente le spese del giudizio tra le parti.
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Diniego di sanatoria edilizia e concessione: ricorso respinto
Una società energetica ha impugnato l'ordine di demolizione e il diniego di sanatoria edilizia per una centralina idroelettrica realizzata in un luogo diverso rispetto ai titoli abilitativi. Nelle more del contenzioso, la conferenza dei servizi ha confermato un nuovo rifiuto, causando la decadenza definitiva della concessione di derivazione delle acque. La Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha dichiarato inammissibile il ricorso della società per sopravvenuta carenza di interesse. Il consolidamento del provvedimento definitivo impedisce infatti di ottenere qualsiasi vantaggio pratico dall'annullamento degli atti precedenti.
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Riserve dell’appaltatore: richiesta milionaria annullata
Un'impresa appaltatrice ha richiesto decine di milioni di euro alla società committente per presunti ritardi nei lavori autostradali dovuti a tralicci elettrici, ritrovamenti archeologici e rincaro dei prezzi dei materiali. La Corte d'Appello ha ridotto drasticamente l'importo a poche decine di migliaia di euro per la genericità e tardività delle riserve dell'appaltatore e per l'assenza di colpa del committente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'appaltatore. La Suprema Corte ha ribadito che la corretta iscrizione delle riserve dell'appaltatore e la valutazione dei ritardi costituiscono un giudizio di merito non riesaminabile in sede di legittimità, confermando la legittimità dei documenti acquisiti dal perito d'ufficio per i dettagli accessori del cantiere.
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Licenziamento disciplinare nullo: scatta la reintegra piena
La titolare di una struttura alberghiera ha intimato un licenziamento disciplinare a una cameriera ai piani senza alcuna previa contestazione scritta degli addebiti. La lavoratrice ha impugnato il provvedimento ottenendo dai giudici di merito l'annullamento del recesso, l'ordine di reintegrazione e il risarcimento del danno. La datrice di lavoro ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la legittimita dell'espulsione e contestando le tutele accordate. La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso della titolare dell'azienda. I giudici di legittimita hanno ribadito che la totale assenza di una preventiva contestazione disciplinare scritta equivale alla radicale insussistenza del fatto contestato, giustificando la piena tutela reintegratoria. Il datore di lavoro perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Agevolazioni fiscali piano di recupero: fisco respinto
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di liquidazione a due contribuenti per revocare l'imposta di registro in misura fissa applicata a un atto notarile, pretendendo il tributo in misura proporzionale. Secondo l'Ufficio, le agevolazioni fiscali piano di recupero erano ormai decadute per decorrenza del termine decennale dello strumento urbanistico. I giudici di merito hanno invece confermato la spettanza del beneficio, avendo il Comune approvato un nuovo Piano Regolatore Generale che recepiva e riattivava la pianificazione di recupero con nuova efficacia decennale. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'amministrazione finanziaria per difetto di autosufficienza e per indebita richiesta di riesame delle prove documentali. I contribuenti conservano definitivamente il regime fiscale agevolato.
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Giurisdizione della Corte dei conti tra pubblico e privato
Un dirigente di una società a partecipazione pubblica statale subisce una condanna per presunti affidamenti diretti illegittimi. Il manager contesta la sussistenza della giurisdizione della Corte dei conti, sostenendo la natura privatistica della società e l'assenza dei presupposti tipici dell'in house. La controversia affronta la linea di demarcazione tra la responsabilità davanti al giudice ordinario per danni patrimoniali interni e la responsabilità erariale verso il socio pubblico. Riconoscendo la complessità e la rilevanza nomofilattica della questione, le Sezioni Unite Civili rinviano la causa alla pubblica udienza per definire l'esatto perimetro applicativo del Testo Unico sulle società pubbliche.
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Spese processuali alla parte contumace: niente rimborsi
Due occupanti di un immobile comunale chiedevano il rimborso per i presunti miglioramenti apportati al bene dopo la cessazione di un rapporto agrario. La Corte d'Appello rigettava la domanda per mancanza di prove e condannava le occupanti al pagamento di tutti i gradi di giudizio in favore dell'Ente pubblico, incluse le spese del precedente giudizio di Cassazione in cui l'Ente era rimasto contumace. La Suprema Corte ha confermato il rigetto del rimborso per difetto probatorio, ma ha annullato la condanna alle spese legali per la fase di legittimità. Il giudice di merito ha violato la legge: le spese processuali alla parte contumace non spettano, perché chi non si costituisce non sostiene alcun esborso economico per la propria difesa.
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Valutazione catastale serbatoi: impianti produttivi, non immobili
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un'azienda produttrice di bevande, incrementando la rendita catastale dell'immobile industriale. L'Ufficio intendeva includere nel calcolo della rendita i serbatoi e i silos utilizzati nello stabilimento, qualificandoli come costruzioni stabili destinate al semplice stoccaggio. L'azienda ha contestato l'atto, sostenendo che tali impianti costituiscono elementi integranti del ciclo produttivo di miscelazione e invecchiamento dei liquori. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla società contribuente, escludendo tali beni dalla stima. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che la corretta valutazione catastale serbatoi esclude i manufatti inseriti direttamente nella linea di trasformazione industriale, trattandosi di macchinari funzionali al processo produttivo e non di strutture edili autonome.
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Liquidazione compenso difensore: istruttoria sempre dovuta
Un avvocato ha assistito una parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato in una procedura di espropriazione forzata. Dopo il diniego iniziale del giudice dell'esecuzione, il Tribunale ha parzialmente accolto l'opposizione, liquidando il compenso ma escludendo i diritti per la fase istruttoria. La Suprema Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per la liquidazione compenso difensore. I giudici di legittimità hanno stabilito che i parametri ministeriali prevedono un compenso unitario per la trattazione e l'istruttoria. L'onorario della fase istruttoria spetta obbligatoriamente all'avvocato, a prescindere dal compimento di specifiche attività probatorie, determinando l'annullamento con rinvio della decisione impugnata.
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Patrocinio a Spese dello Stato Negato per Deposito Tardivo
Un avvocato ha difeso un cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato senza comunicare l'ammissione durante la causa. Il giudice ha chiuso il giudizio ordinario condannando la controparte sconfitta a pagare le spese legali direttamente al cliente vincitore. Successivamente, il legale ha chiesto allo Stato la liquidazione del proprio compenso professionale. I giudici hanno respinto la richiesta: l'avvocato non può richiedere i compensi all'Erario dopo la chiusura del processo se la sentenza ha già disposto il pagamento a favore del cliente, poiché tale omissione impedisce il recupero delle somme verso il soccombente.
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Notifica dell’appello tributario errata: il Fisco evita la decadenza
L'Agente della Riscossione ha impugnato una sentenza favorevole al Contribuente, notificando il ricorso presso il vecchio domicilio eletto anziché al nuovo indirizzo comunicato. I giudici di secondo grado hanno dichiarato l'appello inammissibile per inesistenza della notifica, nonostante il Contribuente si fosse costituito in giudizio per contestare l'errore. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto. La Corte ha stabilito che l'errore sul luogo configura una semplice nullità e non una notifica inesistente. Tale vizio è stato pienamente sanato dall'ingresso del cittadino nel processo. Di conseguenza, la notifica dell'appello tributario resta valida e il procedimento deve ripartire in secondo grado per l'esame del merito.
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Eccezioni nuove in appello tributario: Fisco contro Ente locale
Un ente pubblico territoriale riceve una cartella di pagamento per imposta di registro e relative sanzioni. L'ente impugna l'atto sostenendo che le sanzioni non sono riscuotibili perché pende ancora il ricorso contro l'avviso di liquidazione presupposto. Il giudice di primo grado annulla le sanzioni confermando la pendenza. L'Agenzia delle Entrate propone appello dimostrando che la controversia presupposta si è invece conclusa definitivamente con esito favorevole al Fisco. I giudici regionali dichiarano inammissibile l'impugnazione fiscale ritenendo sollevate eccezioni nuove in appello tributario. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia: la pendenza o conclusione del giudizio presupposto faceva già parte della discussione originaria, pertanto il giudice di secondo grado doveva esaminare le prove e verificare lo stato effettivo del contenzioso.
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Credito ipotecario nel fallimento senza il bene: vale la garanzia
Una società finanziaria cessionaria di crediti bancari chiedeva l'ammissione allo stato passivo di una società fallita per un finanziamento fondiario garantito da ipoteca. Il Tribunale riconosceva il credito solo in via chirografaria (senza garanzie), perché l'immobile ipotecato era stato ceduto a terzi prima del fallimento e non risultava tra i beni dell'attivo fallimentare. La creditrice proponeva ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, stabilendo che per riconoscere il credito ipotecario nel fallimento non serve che il bene sia già presente nella massa attiva fallimentare al momento della domanda. La verifica della presenza effettiva del bene spetta esclusivamente alla successiva fase di riparto delle somme ricavate.
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Infedele registrazione nel LUL: autisti part-time a tempo pieno
L'Ispettorato del Lavoro ha sanzionato un'azienda di trasporti per l'infedele registrazione nel LUL dell'orario svolto da alcuni autisti. I dipendenti risultavano assunti con contratto part-time, ma eseguivano turni a tempo pieno con straordinari non registrati. Durante gli intervalli tra una corsa e l'altra, il personale puliva i mezzi ed effettuava manutenzioni senza allontanarsi. L'azienda ha impugnato la sanzione sostenendo che i tempi di attesa non costituissero orario effettivo e contestando l'attendibilità dei testimoni. I giudici di merito hanno confermato l'illecito e rigettato l'opposizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della ditta, condannando la parte datrice di lavoro per aver insistito in un'impugnazione priva di fondamento giuridico.
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Classamento catastale: villa o villino? Il Fisco perde la causa
L'Agenzia delle Entrate ha modificato d'ufficio la categoria di due unità immobiliari, trasformandole da villini (categoria A/7) a ville signorili (categoria A/8). I proprietari hanno impugnato l'avviso di accertamento. I giudici d'appello hanno annullato l'atto impositivo per due ragioni autonome: la carenza di motivazione dell'atto e la reale natura non di lusso degli edifici, posti in zona industriale periferica. Il Fisco ha presentato ricorso per Cassazione contestando solo il vizio di motivazione e tralasciando la decisione di merito sul corretto classamento catastale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: quando una sentenza si regge su più motivazioni indipendenti, la mancata impugnazione di una di esse rende definitivo l'esito favorevole al contribuente, con condanna dell'ente impositore alle spese legali.
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Calcolo del TFR: la Cassazione tutela l’intero rapporto
Una lavoratrice ha richiesto il pagamento di differenze retributive e del trattamento di fine rapporto maturato tra il 2007 e il 2014. La Corte d'Appello ha riconosciuto il lavoro straordinario solo a partire dal 2012, limitando erroneamente a tale data anche la spettanza della liquidazione finale ed escludendo gli anni precedenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della dipendente, chiarendo le regole sul calcolo del TFR. Il mancato svolgimento di straordinari prima del 2012 non azzera la liquidazione per il quadriennio iniziale. L'indennità deve essere calcolata sull'orario contrattuale ordinario per il primo periodo e sulla base maggiorata per il secondo.
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Cartella di pagamento e concordato preventivo: il debito resta
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella per omesso versamento IVA nei confronti di una società ammessa al concordato preventivo. I giudici di merito avevano annullato l'atto ritenendo che il credito fiscale, nato prima della procedura concorsuale, fosse stato azzerato dalla riduzione percentuale prevista dal concordato omologato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, ribaltando la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che in materia di cartella di pagamento e concordato preventivo l'apertura della procedura non impedisce al Fisco di quantificare il proprio credito. La cartella di pagamento non può essere usata per esecuzioni forzate individuali, ma conserva piena validità come atto di liquidazione e cristallizzazione del debito da far valere nella procedura concorsuale nei limiti della falcidia.
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Rettifica rendita catastale: motivazione valida senza confronti
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una società un avviso di rettifica rendita catastale per un fabbricato commerciale di categoria D/7. La società ha impugnato l'atto contestando la carenza di motivazione, in quanto il Fisco non aveva indicato immobili simili per un confronto. La Corte regionale ha accolto il ricorso della società. L'Amministrazione Finanziaria ha quindi proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dell'ente tributario. La Corte ha chiarito che, nelle procedure DOCFA dove i dati dichiarati dal contribuente non sono contestati ma soltanto rielaborati sul piano estimativo, l'avviso è sufficientemente motivato se indica i dati oggettivi, la categoria e i criteri di calcolo. L'indicazione di immobili comparabili non è necessaria per la validità della motivazione.
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Rivalutazione contributiva amianto: il bonus non aumenta il montante
Un pensionato ha chiesto all'INPS il ricalcolo della propria pensione, pretendendo l'applicazione del coefficiente moltiplicatore di 1,5 direttamente sul montante contributivo per gli anni dal 1996 al 2003, in virtù della rivalutazione contributiva amianto. L'ente previdenziale ha limitato l'aumento alla sola durata del periodo lavorativo per anticipare l'accesso al pensionamento. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda del lavoratore, stabilendo che la rivalutazione contributiva amianto opera unicamente sulla durata dell'attività lavorativa e non incrementa il valore dei contributi nel sistema contributivo. Il pensionato ottiene quindi solo il beneficio dell'anticipo dell'uscita dal lavoro, senza alcun aumento dell'importo mensile dell'assegno pensionistico.
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Definizione agevolata: stop alla riduzione IVA sulle calamità
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che concedeva a un professionista la definizione agevolata dei tributi sospesi per eventi sismici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso fiscale, stabilendo due principi fondamentali. Primo, il giudice di merito non può limitarsi a un'affermazione generica, ma deve verificare l'esatto versamento di ogni singola rata per concedere il beneficio. Secondo, la definizione agevolata non si applica mai all'IVA, poiché la riduzione dell'imposta viola il principio di neutralità fiscale stabilito dal diritto dell'Unione Europea. Per le imposte dirette come Irpef e Irap, la spettanza dell'agevolazione richiede la prova rigorosa del rispetto delle soglie europee sul de minimis o del nesso diretto con i danni subiti. La Suprema Corte ha annullato la sentenza e rinviato la causa per un riesame analitico.
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