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Art. 360 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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5809 provvedimenti

Altri anni per Art. 360 Codice di Procedura Civile

Imposta di registro su indennità di esproprio: aliquota all’1%
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto l'applicazione dell'aliquota del 3% per l'imposta di registro su indennità di esproprio, determinata all'esito di una sentenza civile di opposizione alla stima. I proprietari espropriati hanno contestato l'atto impositivo, sostenendo la debenza dell'imposta in misura fissa di 200 euro, tesi inizialmente accolta dai giudici tributari regionali. La Suprema Corte di Cassazione ha chiarito che la pronuncia giudiziale non condanna al pagamento diretto, ma accerta un diritto a contenuto patrimoniale ordinando il deposito delle somme. Di conseguenza, l'atto giudiziario sconta l'aliquota proporzionale dell'1% e non quella del 3% né la tassa fissa. I giudici hanno rideterminato l'imposta e compensato le spese di lite.
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Compenso informatore medico scientifico: l’azienda occulta i dati
Un'informatrice medico-scientifica ha svolto attività continuativa per diciotto mesi senza ricevere il compenso pattuito. Il contratto collegava la provvigione ai dati di vendita delle zone di competenza. L'azienda ha però rifiutato di condividere questi dati e ha ignorato i ripetuti ordini di esibizione del giudice. La Corte d'Appello ha quindi determinato il compenso informatore medico scientifico in via equitativa, condannando la società al pagamento di 54.000 euro lordi. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, dichiarando il ricorso dell'azienda inammissibile. La condotta aziendale contraria a buona fede legittima pienamente la stima economica del giudice per tutelare l'attività effettivamente prestata dalla professionista.
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Accertamento IMU e risultanze catastali: paga la società
L'Ente Locale ha notificato un avviso di accertamento tributario a una società per il mancato versamento dell'imposta municipale su alcuni terreni. L'Azienda ha contestato la pretesa sostenendo di aver incorporato la vecchia proprietaria e affermando che i beni erano stati espropriati dall'amministrazione pubblica senza formale restituzione. La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'avviso. L'atto di accertamento IMU e risultanze catastali sono pienamente legittimi poiché l'intestazione formale genera l'obbligo impositivo se il contribuente non prova in modo documentale l'effettiva perdita del possesso e la falsità dei registri pubblici.
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Contributi previdenziali prescritti: pensione salva per l’iscritto
Un Ente Previdenziale professionale ha agito in giudizio contro un Professionista per dichiarare inefficace, ai fini del calcolo della pensione, una specifica annualità caratterizzata da contributi previdenziali prescritti e non versati integralmente. Il Professionista aveva precedentemente ottenuto l'annullamento della cartella di pagamento per intervenuta prescrizione del debito. I giudici di merito hanno respinto la richiesta dell'Ente, tutelando la validità dell'anzianità contributiva maturata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente Previdenziale, ribadendo che i regolamenti interni degli enti privatizzati hanno natura negoziale e non possono essere invocati come leggi violate. Di conseguenza, il Professionista vince la causa e conserva il conteggio degli anni coperti da contribuzione parziale per la propria pensione.
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Dipendente o socia: scatta l’iscrizione Gestione commercianti
L'ente previdenziale ha iscritto d'ufficio alla Gestione commercianti una socia di una società a responsabilità limitata operante nella ristorazione. L'istituto ha contestato lo svolgimento di un'attività abituale e prevalente con pieni poteri direttivi, nonostante l'inquadramento formale come lavoratrice subordinata part-time. La socia ha impugnato l'avviso di addebito sostenendo la natura subordinata delle proprie mansioni. La Corte d'Appello ha confermato la pretesa contributiva, valorizzando le testimonianze che attestavano la presenza costante e l'esercizio del comando aziendale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, ribadendo che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e confermando la piena legittimità dell'iscrizione Gestione commercianti.
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Licenziamento collettivo: vizio formale sanato e recesso valido
Un'azienda immobiliare in liquidazione avviava un licenziamento collettivo per trentacinque dipendenti provenienti da un ramo termale cessato, trattenendo una sola impiegata amministrativa. Alcuni lavoratori impugnavano il recesso lamentando la mancata informativa iniziale a una sigla sindacale e la violazione dei criteri di scelta comparativi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori, confermando la piena legittimità del licenziamento. I giudici hanno chiarito che la partecipazione effettiva del sindacato alla fase amministrativa successiva sana l'omissione iniziale della comunicazione. Inoltre, la totale cessazione del reparto termale giustifica la limitazione della procedura a quel settore specifico, escludendo l'unica addetta alla contabilità indispensabile per la liquidazione.
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Impugnazione estratto di ruolo: stop ai ricorsi senza danno
Un contribuente scopre debiti previdenziali consultando l'estratto di ruolo e promuove un giudizio sostenendo l'intervenuta prescrizione dei crediti per mancata notifica degli atti. La Corte d'Appello accoglie parzialmente la richiesta del debitore e dichiara prescritte le somme. L'ente previdenziale ricorre in Cassazione eccependo il divieto normativo di impugnare direttamente il documento informativo. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'ente pubblico ed esclude la possibilità di ricorrere al giudice in assenza di un concreto pregiudizio previsto dalla legge. La sentenza d'appello viene cassata senza rinvio per difetto di interesse ad agire, dichiarando inammissibile l'originaria impugnazione estratto di ruolo.
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Prescrizione contributi Cassa Forense: la Cassazione decide
Un professionista ha contestato un'intimazione di pagamento notificata dall'ente di riscossione per crediti previdenziali, sostenendo l'avvenuta prescrizione contributi Cassa Forense in base al vecchio termine quinquennale. La Corte di Cassazione ha chiarito che la riforma dell'ordinamento forense ha ripristinato il termine decennale di prescrizione. Tale termine più lungo si applica anche ai crediti sorti prima dell'entrata in vigore della riforma, purché a quella data il termine di cinque anni non fosse ancora interamente decorso. Non vi è violazione del principio di irretroattività, poiché la legge incide su rapporti ancora aperti prolungando la durata del diritto di riscossione. I giudici hanno quindi respinto il ricorso del professionista, confermando la piena validità del debito contributivo e condannandolo al pagamento delle spese di giudizio.
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Ammissione al passivo fallimentare: nullità e credito
Una società in amministrazione straordinaria ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società acquirente per crediti derivanti dalla cessione di rami d'azienda e da un successivo accordo di restituzione. Il Tribunale ha respinto le richieste dichiarando nullo il contratto originario tramite richiami generici ad altre decisioni e negando i crediti risarcitori legati ai ritardi nella riconsegna dei beni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società creditrice, censurando la motivazione apparente sulla nullità contrattuale e l'errata interpretazione dell'accordo transattivo. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che le domande di credito indeterminate nel loro importo complessivo risultano originariamente inammissibili.
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Differenze retributive: dal part-time fittizio al tempo pieno
Un dipendente assunto formalmente con orario ridotto ha svolto in modo continuativo turni pari a un orario pieno. La Corte territoriale ha accertato la trasformazione del rapporto in tempo pieno per fatti concludenti e ha condannato la società a corrispondere oltre quattordicimila euro per differenze retributive maturate negli anni, oltre a rivalutazione monetaria e interessi. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso dell'azienda datrice di lavoro. I giudici hanno chiarito che l'impiego stabile e ordinario del lavoratore su turni full-time dimostra l'accordo reciproco delle parti, rendendo dovute le differenze retributive maturate rispetto alla reale prestazione resa.
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Eccesso di potere giurisdizionale: i limiti del ricorso
Una società di impianti sciistici chiedeva l'autorizzazione per realizzare una nuova seggiovia. Dopo varie vicende giudiziarie e l'annullamento dei titoli abilitativi per vincoli ambientali, la Presidenza del Consiglio inviava una nota interlocutoria per chiarire l'assenza di ulteriori poteri di intervento. La società impugnava tale nota davanti al giudice amministrativo, ma il ricorso veniva dichiarato inammissibile per difetto di lesività dell'atto. L'impresa ricorreva quindi alle Sezioni Unite della Cassazione lamentando un presunto eccesso di potere giurisdizionale per mancata tutela del merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la valutazione sull'ammissibilità dell'atto e l'eventuale errore di diritto non integrano eccesso di potere giurisdizionale, confermando la piena validità della sentenza impugnata e condannando la società alle spese processuali.
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Preavviso di iscrizione ipotecaria: confermata la misura
Una società impugna un preavviso di iscrizione ipotecaria per oltre quattro milioni di euro, contestando la mancata sospensione cautelare, presunti vizi di notifica postale e l'omessa motivazione dell'atto. Sia la Commissione Tributaria Provinciale sia la Commissione Regionale respingono il ricorso. La Corte di Cassazione conferma la piena legittimità dell'operato del Fisco e dichiara il ricorso inammissibile e infondato. I giudici chiariscono che il preavviso di iscrizione ipotecaria è valido anche se rimanda alle cartelle presupposte già notificate e non impugnate a suo tempo. La notifica diretta a mezzo posta raccomandata non richiede l'invio della raccomandata informativa, e la costituzione tardiva dell'ente di riscossione non determina la nullità del giudizio. La società contribuente perde definitivamente la causa ed è condannata a pagare ventimila euro di spese legali.
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Recesso anticipato locazione commerciale senza motivi validi
Una società conduttrice ha abbandonato due immobili aziendali prima della scadenza novennale, giustificando la disdetta con la semplice chiusura della propria attività. La proprietaria ha contestato la decisione e ha preteso il pagamento di tutti i canoni residui, ritenendo non integrati i presupposti di legge. La Suprema Corte ha confermato che la decisione unilaterale di cessare l'attività d'impresa non equivale ai gravi motivi oggettivi e imprevedibili richiesti dalla legge per sciogliere il vincolo contrattuale. Riconosciuta l'illegittimità del recesso, la controversia si è spostata sul conteggio dei danni e sui canoni residui al netto di quanto percepito tramite nuovi affitti. Con ordinanza interlocutoria, gli ermellini hanno rimesso la questione a pubblica udienza per definire la vincolatività delle istruzioni risarcitorie in tema di recesso anticipato locazione commerciale.
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Rendita catastale DOCFA: rettifica valida anche senza sopralluogo
Una società commerciale, proprietaria di un supermercato, ha presentato una variazione per ridefinire la rendita catastale DOCFA, chiedendo lo scorporo dei macchinari e degli impianti speciali. L'Agenzia delle Entrate ha rettificato la stima, attribuendo un valore fiscale superiore senza effettuare un preventivo sopralluogo. L'azienda ha contestato l'atto lamentando carenza di motivazione e omessa ispezione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che l'atto dell'amministrazione è valido anche con motivazione sintetica basata sui dati tecnici del contribuente e che la rettifica non richiede un obbligatorio sopralluogo fisico dell'immobile.
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Amministratore di fatto: non basta dirigere la sola produzione
L'Ispettorato del Lavoro emette un'ordinanza ingiunzione contro un dipendente ritenendolo amministratore di fatto dell'azienda. Il lavoratore contesta la sanzione. La Corte di Appello annulla la sanzione poiché l'uomo gestisce solo il coordinamento della produzione in un singolo stabilimento senza poteri decisionali strategici o sul personale. L'Ispettorato impugna la decisione sostenendo che la qualifica di direttore generale dichiarata dal dipendente costituisca prova piena. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'ente pubblico. Il titolo auto-attribuito non basta per attribuire la qualifica di amministratore di fatto. Tale figura richiede un'ingerenza continua, sistematica e determinante nelle scelte operative generali dell'impresa. L'Ispettorato viene condannato al pagamento delle spese.
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Giudicato tributario: stop a cartelle già annullate
L'Agente della Riscossione notificava a una contribuente due cartelle di pagamento per l'omesso versamento dell'imposta di registro su atti giudiziari. La contribuente impugnava gli atti evidenziando che precedenti sentenze passate in giudicato avevano già annullato tali cartelle. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado respingeva le difese della donna, ignorando completamente le sentenze definitive e ritenendo il debito non prescritto. La contribuente ricorreva quindi in Cassazione lamentando l'omessa valutazione dei precedenti provvedimenti favorevoli. I Giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, affermando che il giudice di merito deve obbligatoriamente esaminare l'eccezione di giudicato tributario. La Cassazione ha cassato la decisione impugnata e ha rinviato il procedimento a una diversa sezione della Corte regionale per riesaminare gli atti definitivi.
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Riduzione TARI: negato lo sconto forfettario senza prove certe
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Comunale contro una Società Contribuente titolare di uno stabilimento termale e albergo. Il giudice di secondo grado aveva riconosciuto alla società una riduzione TARI del 30% per l'avvenuto avvio a recupero di rifiuti speciali. I Supremi Giudici hanno tuttavia chiarito che le agevolazioni tariffarie e le esenzioni non scattano in automatico. Il contribuente deve rispettare puntualmente le condizioni poste dalla legge e dal regolamento locale. Nello specifico, occorre dimostrare il superamento della soglia minima del 50% di rifiuti recuperati sul totale e rispettare i limiti di superficie. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della corte territoriale.
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Proroga trattenimento al CPR: nulla se ignora la salute
La Questura ha richiesto la proroga del trattenimento al CPR di Macomer per un cittadino straniero, a seguito di un respingimento alla frontiera. Lo Straniero ha documentato gravi condizioni di salute e malessere psicologico, sollecitando un trasferimento per cure adeguate. Il Giudice di Pace ha concesso la proroga per tre mesi, affermando solo che il trasferimento non dipendeva dall'Ufficio Immigrazione e omettendo qualsiasi valutazione sullo stato psicofisico dell'interessato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dello Straniero. I giudici supremi hanno chiarito che il magistrato non può limitarsi a formule stereotipate, ma deve verificare in concreto la compatibilità delle condizioni di salute con la restrizione della libertà personale. La Corte ha cassato il decreto senza rinvio, negando l'autorizzazione alla proroga.
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Abuso di informazioni privilegiate: la prova presuntiva
L'Autorità di Vigilanza sui Mercati ha sanzionato un investitore privato per la violazione delle norme sull'abuso di informazioni privilegiate. L'investitore aveva acquistato azioni poco note prima del lancio di un'offerta pubblica e diffuso la notizia a terzi. L'interessato ha contestato l'uso delle presunzioni semplici per provare l'illecito, sostenendo la necessità di prove certe e univoche data la natura afflittiva della sanzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'illecito di insider trading si può dimostrare tramite indizi gravi, precisi e concordanti basati sulla ragionevole probabilità e sul normale andamento degli eventi. La presenza di contatti telefonici anomali, la tempistica sospetta e le modalità inconsuete di investimento confermano la responsabilità dell'investitore.
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Vince il ricorso ma paga le spese: stop ai giusti motivi generici
Un Contribuente impugna una cartella esattoriale per omesso versamento dell'imposta di registro. Il giudice tributario d'appello accoglie il ricorso e annulla la cartella, ma dispone la compensazione delle spese giudiziali richiamando solo generici "giusti motivi". Il Contribuente presenta ricorso in Cassazione denunciando la mancata esplicitazione dei motivi reali della decisione. La Suprema Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata. I giudici di legittimità ribadiscono che la compensazione delle spese giudiziali richiede una soccombenza reciproca oppure gravi ed eccezionali ragioni che il giudice deve spiegare in modo chiaro e specifico. La causa torna alla corte territoriale per la corretta liquidazione delle spese.
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