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Art. 360 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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16526 provvedimenti

Altri anni per Art. 360 Codice di Procedura Civile

Riconoscimento vizi: quando l’intervento non basta
Una farmacia acquista un distributore automatico difettoso. La Corte d'Appello risolve il contratto, considerando gli interventi tecnici del venditore come un "riconoscimento vizi". La Corte di Cassazione annulla la decisione, specificando che un semplice intervento non è sufficiente, ma è necessario un impegno preciso e specifico per eliminare i difetti. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Onere della prova: la Cassazione chiarisce i limiti
Una cittadina, caduta a causa di una buca stradale, si è vista rigettare la richiesta di risarcimento dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo i limiti del proprio sindacato sulla valutazione delle prove e i termini processuali per la contestazione dei fatti. La Suprema Corte ha ribadito che non può sostituirsi al giudice di merito nel valutare l'attendibilità delle testimonianze, se la motivazione della sentenza impugnata è coerente. L'onere della prova del nesso causale tra la buca e la caduta gravava interamente sulla danneggiata.
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Imposta Provinciale di Trascrizione: la decadenza
La Corte di Cassazione interviene sulla questione dei termini di decadenza per l'accertamento dell'Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT). Il caso riguarda un avviso di accertamento notificato da un Ente Metropolitano a una società di noleggio veicoli per recuperare la differenza d'imposta derivante da un aumento tariffario retroattivo. La Corte ha stabilito che per questo tipo di recupero, qualificato come 'imposta principale', si applica il termine di decadenza di cinque anni previsto dalla legge nazionale, e non quello triennale previsto da un regolamento locale per rimborsi e imposte 'supplettive'. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Termine di decadenza: notifica valida alla spedizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in materia di tasse automobilistiche, il termine di decadenza per la notifica dell'avviso di accertamento si considera rispettato con la semplice spedizione dell'atto da parte dell'ente impositore, e non con la data di ricezione da parte del contribuente. La Suprema Corte ha riformato la decisione di merito che aveva erroneamente qualificato il termine come prescrizione, accogliendo il ricorso dell'Ente Regionale e rigettando quello originario del contribuente.
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Clausola Euribor: Cassazione attende la Corte UE
Una società ha contestato la validità di 25 contratti di leasing, lamentando usura e l'applicazione di un tasso basato sull'indice Euribor manipolato. Dopo la conferma della legittimità dei contratti in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha deciso di sospendere il giudizio. La decisione è stata rinviata in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione Europea sulla validità della clausola Euribor in casi simili, ritenendo tale questione pregiudiziale per la risoluzione della controversia.
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Restituzione bene leasing: quando è obbligatoria?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società alberghiera che chiedeva la restituzione di oltre 19 milioni di euro di canoni versati per contratti di leasing. La decisione si fonda sulla mancata prova della restituzione bene leasing di uno degli immobili oggetto del contratto, confermando che la riconsegna è un presupposto indispensabile per poter richiedere la restituzione delle somme pagate.
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Clausola floor nei leasing: quando è valida?
Una società utilizzatrice ha contestato la validità di una clausola floor inserita in un contratto di leasing per un capannone industriale, sostenendone la natura vessatoria e la qualifica di derivato implicito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'ordinanza ha stabilito che la clausola floor non è vessatoria ai sensi dell'art. 1341 c.c. e non costituisce uno strumento derivato, ma una legittima pattuizione per regolare la variabilità del tasso. Il ricorso è stato inoltre dichiarato inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, non avendo la ricorrente riportato adeguatamente i documenti essenziali alla decisione.
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Tasso leasing: quando il contratto è valido?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di leasing è valido anche se non indica esplicitamente il TAN (Tasso Annuo Nominale), a condizione che il tasso leasing sia chiaramente determinabile dagli elementi contrattuali. L'ordinanza analizza il caso di una società che contestava la validità del proprio contratto per indeterminatezza del tasso e per una clausola di indicizzazione Euribor nulla. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che la determinabilità del costo complessivo è sufficiente per la trasparenza. Inoltre, per ottenere un rimborso derivante da una clausola nulla, è necessario fornire la prova che tale clausola sia stata effettivamente applicata, causando un pagamento non dovuto.
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Notifica cartella non via PEC: quando è valida?
Un contribuente ha contestato una intimazione di pagamento, sostenendo che la cartella esattoriale presupposta fosse stata notificata in modo irregolare (a mano anziché tramite PEC obbligatoria). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tale irregolarità costituisce una nullità sanabile e non una inesistenza. Poiché il contribuente aveva effettuato pagamenti parziali dopo aver ricevuto l'atto, ha dimostrato di averne avuto conoscenza. Questo 'raggiungimento dello scopo' ha sanato il vizio di notifica, rendendo la pretesa fiscale definitiva.
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Lavoro subordinato: socio è dipendente? Cassazione ok
La Corte di Cassazione conferma che individui formalmente soci di una società possono essere riconosciuti come dipendenti. Se le prove dimostrano un rapporto di lavoro subordinato, caratterizzato da controllo direttivo, orari fissi e turni, la qualifica formale di socio non ha valore. La Corte ha rigettato il ricorso di una curatela fallimentare, stabilendo che la valutazione delle prove è di competenza del giudice di merito e non può essere rivista in sede di legittimità.
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Notifica e dimora effettiva: la Cassazione decide
Una figlia impugna una sentenza revocatoria sostenendo la nullità della notifica, avvenuta presso la casa familiare e non alla sua residenza anagrafica. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che ai fini della notifica prevale la dimora effettiva, ovvero il luogo di reale abitazione, la cui determinazione è un accertamento di fatto incensurabile in sede di legittimità.
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Azione revocatoria: vendita tra parenti e frode
Un debitore, sotto indagine penale, vende tutti i suoi beni al figlio e alla nuora. Gli eredi della vittima del reato per cui il debitore è indagato agiscono con successo tramite un'azione revocatoria. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile, poiché il rapporto di parentela e altre circostanze erano sufficienti a dimostrare la consapevolezza degli acquirenti dell'intento fraudolento.
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Sgravi contributivi: onere della prova per le cooperative
La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso di una cooperativa agricola che quello dell'INPS in materia di sgravi contributivi. La Corte ha stabilito che l'onere di provare la reale provenienza dei prodotti da zone svantaggiate e la congruità dei conferimenti spetta alla cooperativa che richiede il beneficio. La semplice presentazione di elenchi non è sufficiente se l'ente previdenziale solleva contestazioni specifiche. È stato inoltre chiarito che la modalità di remunerazione dei soci, come la "soccida monetizzata", non osta al diritto agli sgravi.
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Opposizione stato passivo: quando è improponibile?
La Corte di Cassazione ha chiarito l'improponibilità dell'opposizione stato passivo da parte di un creditore il cui credito era stato inizialmente ammesso senza riserva. Una successiva comunicazione informale del liquidatore che introduceva una riserva è stata ritenuta giuridicamente irrilevante. Lo stato passivo, una volta divenuto esecutivo, non può essere modificato con atti informali. Il creditore, non essendo soccombente rispetto al provvedimento originario, non era legittimato a proporre opposizione.
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Stato di insolvenza: i criteri per la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di fallimento di una società in liquidazione, rigettando il suo ricorso. La decisione si fonda sulla valutazione dello stato di insolvenza, determinato dall'incertezza e dalla dubbia esigibilità dell'unico, ingente credito vantato dalla società. L'ordinanza chiarisce importanti principi procedurali, tra cui l'autosufficienza del ricorso e le conseguenze della 'doppia ratio decidendi' adottata dal giudice di merito.
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Sgravio contributivo agricolo: onere della prova
Una cooperativa agricola ha richiesto uno sgravio contributivo per l'attività svolta dai soci in zone svantaggiate. L'istituto previdenziale ha negato il beneficio, contestando la mancata prova dei requisiti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato sia il ricorso della cooperativa che quello dell'istituto. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'onere di dimostrare la sussistenza di tutti i requisiti per ottenere uno sgravio contributivo, inclusa l'effettività dell'attività agricola, spetta interamente all'impresa che ne fa richiesta.
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Giusta causa dimissioni: quando il ritardo paga?
Un lavoratore si dimette per il ritardo nel pagamento degli stipendi, invocando la giusta causa dimissioni. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. L'ordinanza sottolinea che la valutazione sulla gravità dell'inadempimento del datore di lavoro è una questione di fatto riservata al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per vizi logici o giuridici della motivazione.
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Esenzione ICI: prova dell’uso istituzionale dell’ente
Una Regione ha impugnato un avviso di accertamento per l'ICI, sostenendo di aver diritto all'esenzione per i propri immobili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per beneficiare dell'esenzione ICI non è sufficiente la natura pubblica dell'ente proprietario. È indispensabile che l'ente fornisca la prova concreta e rigorosa dell'utilizzo esclusivo dell'immobile per finalità istituzionali. La mera provenienza dei beni da un precedente ente con scopi pubblici non è considerata una prova sufficiente.
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Inammissibilità del ricorso: i requisiti formali
Una lavoratrice si opponeva a un decreto del Tribunale che ammetteva solo parzialmente i suoi crediti nel fallimento del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a causa di gravi vizi procedurali. La decisione sottolinea l'importanza di non mescolare motivi di ricorso eterogenei (c.d. motivo misto) e di specificare con precisione le norme violate e le argomentazioni a sostegno. L'ordinanza ribadisce che la violazione dei requisiti formali impedisce al giudice di esaminare il merito della questione.
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Operazioni inesistenti: Cassazione e prova indiziaria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società sanzionata per operazioni inesistenti. L'ordinanza stabilisce che il quadro indiziario a carico del contribuente deve essere valutato nel suo complesso e non è ammissibile una critica frammentata dei singoli elementi. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano ritenuto provata l'esistenza di un sistema fraudolento basato su società "cartiere", nonostante le difese della società si concentrassero su aspetti di regolarità formale.
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