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Art. 360 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 360 Codice di Procedura Civile

Cessazione materia contendere: le spese legali
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere a seguito della rinuncia del contribuente alla pretesa sulle spese di lite. Sebbene l'appello dell'Agenzia delle Entrate fosse fondato sul principio che la definizione agevolata prevale sulla condanna alle spese, la Corte ha compensato i costi del giudizio in quanto l'orientamento giurisprudenziale favorevole all'Amministrazione si è consolidato solo dopo la proposizione del ricorso.
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Spese di lite: liquidazione dopo il giudizio di rinvio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando la decisione del giudice di rinvio sulla liquidazione delle spese di lite. Il caso riguardava la richiesta di rimborso IRPEF da parte di due professionisti. La Corte ha stabilito che la condanna alle spese è coerente con la soccombenza parziale dell'Amministrazione e che una liquidazione omnicomprensiva è valida se i criteri di calcolo sono facilmente verificabili e riconducibili ai parametri di legge, anche se non esplicitati per ogni singola fase processuale.
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Regolamento condominiale: limiti alle modifiche estetiche
Un condomino modifica una facciata comune per creare ingressi a dei box auto, ma viene condannato al ripristino. La Cassazione chiarisce che il regolamento condominiale contrattuale, se vieta alterazioni all'estetica, prevale sulle norme generali del Codice Civile. La Corte ha inoltre stabilito che un generico divieto di 'ingombrare' il cortile non impedisce necessariamente il parcheggio temporaneo, se questa è una prassi consolidata.
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Liquidazione spese legali: minimi inderogabili
Una contribuente si è vista riconoscere spese legali simboliche dopo l'annullamento di un accertamento fiscale. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, ribadendo che la liquidazione spese legali deve rispettare i minimi tariffari inderogabili e deve essere proporzionata al valore effettivo della causa, anche in caso di soccombenza virtuale dell'Amministrazione Finanziaria.
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Riclassamento catastale: perché la motivazione è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento per un riclassamento catastale, stabilendo che la motivazione generica basata sulla rivalutazione di una 'microzona' è illegittima. L'ordinanza sottolinea che l'Agenzia delle Entrate ha l'obbligo di fornire una giustificazione dettagliata e specifica, che spieghi come la variazione generale del mercato influenzi il valore del singolo immobile, tutelando così il diritto di difesa del contribuente.
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Recesso per giusta causa: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di un recesso per giusta causa da un contratto di subagenzia. La controversia nasceva dal mancato rispetto, da parte di un sub-agente, degli obblighi contrattuali di riconsegna di polizze. La Corte ha confermato la decisione di secondo grado, stabilendo che un inadempimento grave, tale da ledere il rapporto di fiducia, costituisce una valida ragione per la risoluzione immediata del contratto, escludendo il diritto del sub-agente a qualsiasi indennità. La sentenza chiarisce anche importanti principi procedurali sulla tardività delle eccezioni e delle domande di restituzione.
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Revisione classamento: obbligo di motivazione specifica
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento per la revisione del classamento di un immobile. La decisione si fonda sulla carenza di motivazione dell'atto, il quale non specificava come la variazione dei valori di mercato di una microzona avesse inciso sulla classificazione della singola unità immobiliare. La Corte ha stabilito che l'Amministrazione finanziaria deve fornire una motivazione dettagliata che colleghi i dati generali della microzona alle caratteristiche specifiche dell'immobile, un onere che non può essere assolto in sede processuale.
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Esenzione IMU immobili merce: la dichiarazione è d’obbligo
Una società di costruzioni si è vista negare l'esenzione IMU per gli "immobili merce" relativa all'anno 2014 a causa della mancata presentazione della dichiarazione richiesta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la dichiarazione era una condizione indispensabile per beneficiare dell'agevolazione. La Corte ha chiarito che le modifiche legislative successive, pur essendo più favorevoli, non hanno efficacia retroattiva e che la perdita del beneficio non costituisce una sanzione, escludendo così l'applicazione del principio del 'favor rei'.
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Decadenza accertamento ICI: la Cassazione chiarisce
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI per l'anno 2007, notificato a fine 2013, eccependo la prescrizione. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la decadenza accertamento ICI si compie il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui il versamento era dovuto. Nel caso specifico, il termine era il 31/12/2012, rendendo illegittima la notifica del 2013 e annullando l'atto impositivo.
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Recesso per giusta causa agenzia: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un agente contro il recesso per giusta causa agenzia intimato da una banca. La risoluzione del contratto era motivata dalla divulgazione di informazioni riservate. L'inammissibilità deriva da vizi procedurali del ricorso, come la mancanza di autosufficienza e la formulazione generica dei motivi, confermando la decisione della Corte d'Appello sulla sussistenza della giusta causa.
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Travisamento della prova: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione chiarisce i confini del vizio di travisamento della prova. Nel caso esaminato, un ex sindaco, condannato al risarcimento danni per l'affidamento illecito di lavori pubblici, ha impugnato la sentenza lamentando che la Corte d'Appello avesse ignorato un documento (una delibera comunale) che, a suo dire, giustificava l'affidamento diretto a causa di una calamità naturale. La Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che non vi è stato travisamento della prova, ma una valutazione di merito del giudice, non sindacabile in sede di legittimità. Il vizio di travisamento ricorre solo per un errore percettivo (una svista), non per un disaccordo sull'interpretazione del valore probatorio di un documento.
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Trasferimento di ramo d’azienda: il dirigente escluso
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso di un dirigente che non era stato incluso in un trasferimento di ramo d'azienda. La Corte ha stabilito che, dato il ruolo apicale del dirigente, le cui mansioni si estendevano all'intera compagine societaria e non erano prevalentemente o esclusivamente inerenti al ramo ceduto, non sussisteva il presupposto per l'applicazione dell'art. 2112 c.c. e il conseguente trasferimento automatico del rapporto di lavoro.
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Nullità contratti finanziari: quando è tardiva la domanda
Due risparmiatori hanno agito contro una banca per operazioni finanziarie non autorizzate. In corso di causa, hanno sollevato la questione della nullità dei contratti di investimento, ma troppo tardi. La Corte di Cassazione ha confermato che, anche per la nullità contratti finanziari che può essere rilevata d'ufficio, i fatti a suo fondamento devono essere allegati dalle parti entro le scadenze processuali. L'introduzione tardiva dei fatti rende la domanda inammissibile, ribadendo l'importanza del rispetto delle preclusioni istruttorie.
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Donazione indiretta: la Cassazione sui contributi familiari
Dei genitori forniscono mobili e pagano spese notarili e IVA per la casa coniugale del figlio. Dopo la separazione, chiedono la restituzione di tutto alla famiglia della nuora, sostenendo si trattasse di prestiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, qualificando i pagamenti in denaro come una donazione indiretta, giustificata dal legame familiare e dallo spirito di liberalità. Per i mobili, l'obbligo di restituzione grava solo sul figlio, in qualità di comodatario, e non sulla famiglia della moglie.
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Danno occupazione sine titulo: la prova del danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33847/2025, ribadisce che in caso di danno da occupazione sine titulo, il pregiudizio non è mai automatico (in re ipsa). Il proprietario, anche se è una Pubblica Amministrazione, ha sempre l'onere di allegare e provare la concreta possibilità di godimento perduta, come un'occasione di locazione sfumata. La mera qualifica istituzionale dell'ente non è sufficiente a invertire o esonerare da tale onere probatorio, confermando l'orientamento delle Sezioni Unite n. 33645/2022.
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Responsabilità intermediari finanziari: prova e limiti
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della responsabilità degli intermediari finanziari in un caso di polizza fideiussoria rivelatasi priva di valore. Gli eredi di un'acquirente immobiliare avevano citato in giudizio diversi soggetti coinvolti nell'emissione di una garanzia da parte di una società poi fallita. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione di merito che escludeva la responsabilità degli intermediari per mancanza di prove sulla loro consapevolezza della frode o dell'insolvenza del garante. La sentenza ribadisce che la prova di tale consapevolezza è a carico di chi agisce per il risarcimento e non può basarsi su mere presunzioni.
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Eccezione di prescrizione: interesse banca e saldo conto
Un correntista agisce contro un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente pagate. La domanda viene poi limitata al solo accertamento del corretto saldo del conto corrente. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, chiarisce un punto fondamentale: la banca conserva sempre l'interesse a sollevare l'eccezione di prescrizione, poiché questa incide direttamente sulla determinazione del saldo finale, escludendo dal calcolo le somme il cui diritto alla restituzione è ormai estinto per decorso del tempo. La Suprema Corte ha quindi cassato la decisione d'appello che aveva negato tale interesse.
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Accertamento fiscale: onere della prova e valore
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando l'annullamento di un accertamento fiscale sul valore di un immobile. La decisione sottolinea che l'onere della prova spetta all'Amministrazione, la quale non può basare la propria valutazione su beni comparativi non omogenei per caratteristiche e ubicazione. La perizia di parte del contribuente, se ben motivata, costituisce una valida prova contraria. L'Agenzia è stata inoltre condannata per lite temeraria.
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Riduzione IMU immobile inagibile: la prova decisiva
Una società alberghiera ha richiesto la riduzione del 50% dell'IMU per gli anni dal 2015 al 2018, sostenendo che la struttura fosse parzialmente inagibile. Dopo una chiusura totale per motivi di sicurezza, l'hotel aveva riaperto con capacità ridotta. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. La motivazione principale è che il contribuente non ha fornito la prova specifica dell'estensione della superficie concretamente inagibile. Non è stato ritenuto sufficiente indicare solo il minor numero di camere o posti letto disponibili, poiché una struttura alberghiera comprende anche aree comuni come ristoranti e sale convegni. La Corte ha ribadito che l'onere della prova per ottenere la riduzione IMU per immobile inagibile spetta interamente al contribuente.
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Nomina dirigente società pubblica: quando è nulla?
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della nomina a dirigente di un dipendente di una società a totale partecipazione pubblica. La promozione, avvenuta senza procedura selettiva, è stata considerata una novazione del rapporto di lavoro, soggetta agli obblighi di trasparenza e imparzialità previsti per le assunzioni nel settore pubblico. Il ricorso dell'ex dirigente è stato dichiarato inammissibile per vizi formali e di merito.
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