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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

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1591 provvedimenti

Accertamento induttivo: i limiti per il Fisco
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accertamento induttivo non è legittimo se si basa su una singola irregolarità formale, come l'omessa indicazione dei criteri di valutazione dell'inventario, specialmente quando i ricavi dichiarati dal contribuente sono già congrui e superiori a quelli stimati dagli studi di settore. Secondo la Corte, per procedere a una rettifica induttiva è necessaria una 'grave incongruenza' o irregolarità tali da rendere l'intera contabilità inattendibile, cosa che non si verifica con un unico errore formale.
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Studi di settore: la prova della perdita d’esercizio
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli accertamenti basati sugli studi di settore hanno valore di presunzione relativa. Pertanto, il contribuente può legittimamente superare le contestazioni dell'Amministrazione Finanziaria dimostrando, con prove documentali, che le perdite dichiarate sono il risultato di specifici investimenti per la ristrutturazione aziendale, destinati a produrre utili futuri.
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Vincolo idrogeologico: multa per piste da downhill
La Cassazione ha confermato la sanzione a un operatore turistico per aver realizzato piste da mountain bike su un'area soggetta a vincolo idrogeologico senza l'apposita autorizzazione. La Corte ha stabilito che la SCIA non era sufficiente e che la modifica del suolo giustificava la multa, respingendo tutti i motivi di ricorso.
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Accordo bonario: le sue dichiarazioni non sono prove
Una società di costruzioni ha perso un ricorso in Cassazione riguardo a un appalto per una metropolitana. La Corte ha stabilito che le dichiarazioni fatte durante un accordo bonario non hanno valore di confessione e non vincolano il giudice. L'appello è stato dichiarato inammissibile perché le censure non invalidavano tutte le motivazioni autonome della sentenza di secondo grado.
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Sanzioni Banca d’Italia: il rito processuale
Un ex-manager di un istituto di credito ha impugnato una sanzione di 135.000 euro irrogata dalla Banca d'Italia per violazioni in materia di rischi finanziari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, fornendo importanti chiarimenti. Ha stabilito che ai giudizi di opposizione riproposti dopo una declaratoria di incompetenza si applicano le nuove norme processuali. Ha inoltre confermato che le responsabilità e i doveri di vigilanza si estendono oltre gli amministratori, includendo figure apicali come i membri del comitato direttivo. Infine, ha escluso l'applicazione del principio del 'favor rei' per le sanzioni Banca d'Italia di natura amministrativa.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla fallimento
La Corte di Cassazione ha annullato una dichiarazione di fallimento per vizio di motivazione apparente. I giudici di merito avevano respinto i bilanci della società, che dimostravano un'esposizione debitoria inferiore alla soglia di fallibilità, con una motivazione generica e pregiudiziale, senza un'analisi approfondita. La Corte ha chiarito che non è sufficiente un vago riferimento ad 'aggiustamenti contabili' per disattendere la documentazione prodotta, occorrendo una spiegazione concreta delle ragioni di inattendibilità.
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Prededuzione del credito: l’eccezione del debitore
Una società fornitrice ha richiesto l'ammissione di un credito con prededuzione nei confronti di una grande impresa in amministrazione straordinaria. La richiesta è stata accolta solo in parte. La creditrice ha impugnato la decisione, sostenendo che l'opposizione della debitrice fosse un'eccezione tardiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la contestazione dei requisiti per la prededuzione del credito costituisce una mera difesa, non un'eccezione in senso stretto, e può essere sollevata anche in fase di opposizione.
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Ritardo consegna lavori: niente risarcimento senza recesso
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente comunale per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dal ritardo nella consegna di un cantiere per il restauro di un immobile storico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta. La sentenza stabilisce che, nel contesto degli appalti pubblici, la disciplina speciale prevale su quella generale del codice civile. Pertanto, in caso di ritardo consegna lavori, l'appaltatore deve prima esercitare la facoltà di recesso dal contratto. Solo in caso di mancato accoglimento di tale istanza può richiedere un compenso per i maggiori oneri. Non avendo seguito questa procedura, l'impresa ha perso il diritto al risarcimento.
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Stato di insolvenza: i criteri della Cassazione
Una società immobiliare ha impugnato la propria dichiarazione di fallimento, sostenendo l'insussistenza dello stato di insolvenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dell'insolvenza è un apprezzamento di fatto riservato ai giudici di merito. La Corte ha inoltre chiarito che la rateizzazione dei debiti tributari non esclude la loro rilevanza nel calcolo dell'esposizione debitoria complessiva ai fini della valutazione dello stato di insolvenza.
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Cessazione attività d’impresa: la Cassazione decide
Un imprenditore, dichiarato fallito dopo la cancellazione della sua ditta, ricorre in Cassazione. Sostiene che la cessazione attività d'impresa fosse avvenuta. La Corte conferma il fallimento, stabilendo che la prosecuzione di fatto dell'attività, anche tramite l'azienda dell'ex coniuge, impedisce la decorrenza del termine annuale per la dichiarazione di fallimento.
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Obbligo di pagamento e atti amministrativi annullati
Una compagnia aerea è stata condannata a pagare corrispettivi per servizi aeroportuali a una società di gestione. La compagnia non aveva riscosso tali importi dai passeggeri, basandosi su una nota amministrativa successivamente annullata. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di pagamento della compagnia, chiarendo che l'annullamento di un atto amministrativo generale ha efficacia universale (erga omnes) e che l'impossibilità di recuperare i costi dai clienti non estingue l'obbligazione verso il creditore.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione non riesamina i fatti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un datore di lavoro contro la qualificazione di un rapporto come lavoro subordinato. La decisione si fonda sul principio che la Suprema Corte non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. L'appello è stato respinto perché mirava a una rivalutazione delle prove, compito riservato ai giudici di primo e secondo grado, e per difetto di autosufficienza.
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Accertamento studi di settore: la soglia del 10%
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema dell'accertamento studi di settore, chiarendo il presupposto della "grave incongruenza". Il caso riguardava un avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società di trasmissioni televisive. La Corte ha stabilito che, sebbene il requisito della grave incongruenza sia necessario, uno scostamento tra reddito dichiarato e quello risultante dagli studi superiore al 10% può già essere un indice di significativa divergenza. La sentenza di merito è stata cassata perché il giudice si era limitato ad escludere la gravità basandosi su una soglia fissa del 20%, senza un'analisi concreta dei fatti e delle prove.
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Ricorso inammissibile: i requisiti di specificità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile nell'ambito di una procedura esecutiva immobiliare. La decisione si fonda sulla violazione del principio di specificità: l'atto di impugnazione era eccessivamente lungo, confuso e non individuava chiaramente i motivi di doglianza, rendendo impossibile l'esame nel merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a sanzioni per lite temeraria.
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Querela di falso: quando il ricorso è inammissibile
Un contribuente proponeva ricorso per cassazione avverso una sentenza che rigettava la sua querela di falso contro la notifica di un'iscrizione ipotecaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La sentenza d'appello si basava su due distinte motivazioni, ciascuna sufficiente a sorreggere la decisione. Il ricorrente ne ha contestata solo una, rendendo l'impugnazione inutile, poiché la motivazione non contestata è divenuta definitiva e continua a sostenere la decisione originale.
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Cessione quote: chi paga le tasse sugli utili?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32742/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione quote societarie. In caso di trasferimento di partecipazioni durante l'anno fiscale, l'imposizione fiscale sugli utili, anche quelli extracontabili, non spetta al socio uscente. La responsabilità tributaria ricade interamente sul soggetto che risulta essere socio al momento della chiusura dell'esercizio, poiché è in quel momento che matura il diritto alla percezione dei dividendi. La Corte ha ritenuto irrilevante la durata della partecipazione del socio venditore durante l'anno.
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Cessione ramo d’azienda: chi paga i debiti?
Una società ha citato in giudizio una banca per la rideterminazione del saldo di un vecchio conto corrente. La banca si è difesa sostenendo di non essere il soggetto passivo corretto a seguito di una cessione di ramo d'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che spetta al creditore (la società) l'onere di provare che il proprio credito rientrasse specificamente nel perimetro della cessione. In assenza di tale prova, la domanda contro la banca cessionaria è stata respinta.
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Spese processuali opposizione a precetto: chi paga?
Un professionista ha notificato un precetto per il pagamento di compensi professionali. La società debitrice ha proposto opposizione, sostenendo di aver già pagato parte del debito. La Corte d'Appello ha accolto parzialmente l'opposizione, riducendo significativamente l'importo dovuto e condannando il professionista a rimborsare le spese legali alla società. Il professionista ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che, essendo il suo credito comunque riconosciuto (seppur in misura minore), le spese dovevano essere compensate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che nell'opposizione a precetto la parte vittoriosa è il debitore la cui opposizione viene accolta, anche solo in parte. Pertanto, la condanna del creditore al pagamento delle spese processuali opposizione a precetto è legittima e rientra nel potere discrezionale del giudice.
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Omessa pronuncia: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso basato su una presunta omessa pronuncia. I ricorrenti lamentavano che la Corte d'Appello non si fosse espressa sulla loro eccezione di inesistenza di una fideiussione, interpretandola invece come un'eccezione di nullità. La Cassazione ha chiarito che criticare l'interpretazione di un'eccezione da parte del giudice di merito non costituisce un vizio di omessa pronuncia, ma un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale che aveva applicato un contributo di solidarietà sulle pensioni e modificato i criteri di calcolo in senso peggiorativo. La Corte ha ribadito che l'imposizione di un prelievo forzoso come il contributo di solidarietà è una prerogativa esclusiva del legislatore e non rientra nell'autonomia delle Casse privatizzate. È stato inoltre confermato il termine di prescrizione decennale per la richiesta di restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
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