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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

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1591 provvedimenti

Fideiussione omnibus: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due garanti che contestavano un decreto ingiuntivo basato su una fideiussione omnibus. La Corte ha ribadito che non può riesaminare le prove nel merito, che la richiesta di CTU è discrezionale per il giudice e che la questione di nullità del contratto per violazione della normativa antitrust non può essere sollevata per la prima volta in sede di legittimità se richiede nuovi accertamenti di fatto.
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Lucro cessante PA: come provarlo per il risarcimento
Un imprenditore ha citato in giudizio una Pubblica Amministrazione per un ritardo di 16 anni nel rilascio di un'autorizzazione, chiedendo il risarcimento per il mancato guadagno (lucro cessante). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'imprenditore non ha fornito prove sufficienti. La Corte ha chiarito che una consulenza tecnica (CTU) non può sopperire alla mancanza di prove concrete sui potenziali guadagni e che la liquidazione equitativa del danno è ammissibile solo se l'esistenza del danno stesso è stata provata.
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Decreto ingiuntivo fallimento: ipoteca non opponibile
La Corte di Cassazione chiarisce l'inefficacia dell'ipoteca iscritta sulla base di un decreto ingiuntivo non ancora munito di esecutività definitiva al momento della dichiarazione di fallimento. L'ordinanza analizza il principio di opponibilità degli atti alla procedura fallimentare e la necessità che il decreto ingiuntivo nel fallimento abbia acquisito efficacia di giudicato per poter fondare una prelazione. La Corte accoglie inoltre il motivo sulla prova della data certa delle fatture, ritenendo illogica la decisione del giudice di merito che l'aveva riconosciuta solo per una parte dei documenti.
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Deposito cauzionale: quando restituirlo in caso di fallimento
Una società locatrice ha chiesto di essere ammessa al passivo del fallimento della sua conduttrice per canoni non pagati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, negando la compensazione tra il credito per i canoni e il debito per la restituzione del deposito cauzionale. L'obbligo di restituire il deposito sorge solo con la riconsegna dell'immobile, un momento successivo alla dichiarazione di fallimento, rendendo i crediti non reciproci ai fini della compensazione fallimentare. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile la richiesta di privilegio speciale, in quanto tardiva.
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Sospensione necessaria e fallimento: la Cassazione decide
Una società locatrice ha presentato ricorso in Cassazione dopo il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo di una società conduttrice fallita. Il ricorrente sosteneva che il giudizio di opposizione allo stato passivo dovesse essere sospeso (invocando la sospensione necessaria) in attesa della definizione di un'altra causa revocatoria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio della scarsa compatibilità della sospensione necessaria con la procedura di accertamento del passivo, la cui decisione ha efficacia limitata al concorso fallimentare e non crea un rischio di conflitto tra giudicati.
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Danno non patrimoniale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un marito che chiedeva un risarcimento per danno non patrimoniale a seguito di un'offesa ricevuta dalla moglie. La decisione si fonda su un principio processuale cruciale: l'appellante non aveva contestato una delle due autonome ragioni della sentenza di secondo grado, ovvero la mancata prova di aver subito un effettivo pregiudizio. La Corte ribadisce che il danno all'onore non è automatico, ma deve essere provato nelle sue conseguenze negative.
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Spedizione assegni: concorso di colpa del mittente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26654/2024, ha confermato il principio del concorso di colpa a carico del mittente che spedisce un assegno non trasferibile tramite posta ordinaria. Nel caso di specie, una compagnia assicurativa aveva richiesto il risarcimento a una banca per l'incasso fraudolento di assegni sottratti. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, ribadendo che la scelta di un metodo di spedizione non sicuro espone volontariamente il mittente a un rischio, riducendo il suo diritto al risarcimento per la negligenza della banca negoziatrice.
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Noleggio auto e multe: la responsabilità solidale
Una società di autonoleggio ha impugnato una cartella di pagamento per multe commesse dai propri clienti, sostenendo di non essere responsabile dopo aver comunicato i loro dati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio di responsabilità solidale nel contesto di noleggio auto e multe. Secondo la Corte, l'azienda avrebbe dovuto contestare i singoli verbali al momento della notifica e non attendere la cartella esattoriale, poiché la comunicazione dei dati del conducente non estingue la sua obbligazione solidale come proprietaria del veicolo.
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Data certa contratto: opponibilità al fallimento
Una società creditrice si è vista respingere la richiesta di ammissione al passivo di un fallimento perché il contratto di conto corrente era privo di data certa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la mancanza di una data certa del contratto rende le sue clausole specifiche, come tassi di interesse e spese, inopponibili alla massa dei creditori, anche se l'esistenza del rapporto è provata da altri elementi.
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Liquidazione equitativa del danno: i limiti del giudice
Un'azienda sanitaria locale ha citato in giudizio un istituto di riabilitazione per ottenere il rimborso di somme pagate per terapie ritenute non conformi. La Corte d'Appello ha ridotto l'importo del risarcimento, procedendo a una liquidazione equitativa del danno. L'azienda sanitaria ha impugnato la decisione in Cassazione, lamentando un'errata quantificazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la valutazione del giudice di merito è insindacabile se basata su una motivazione logica e non meramente apparente, ribadendo i limiti del giudizio di legittimità.
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Accertamenti bancari: onere della prova sul contribuente
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte basato su movimentazioni bancarie non giustificate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in materia di accertamenti bancari vige una presunzione legale. Spetta quindi al contribuente, e non all'Agenzia delle Entrate, fornire la prova contraria, dimostrando analiticamente che le somme non costituiscono reddito imponibile.
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Contributo solidarietà: la Cassazione lo boccia
Un ente previdenziale di categoria ha impugnato una sentenza che dichiarava illegittimo il contributo di solidarietà applicato sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando che una tale imposizione, avendo natura di prestazione patrimoniale, può essere introdotta solo da una legge e non da un regolamento interno dell'ente. La Corte ha inoltre confermato che il diritto del pensionato alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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Giudicato formale e rimborso: la Cassazione decide
Un lavoratore, dopo aver ottenuto una riduzione in appello di un'indennità di licenziamento, chiede il rimborso delle maggiori imposte versate. La prima richiesta viene dichiarata inammissibile per tardività. Successivamente, scomputa il credito nella dichiarazione dei redditi, ricevendo una cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la precedente pronuncia di inammissibilità, costituendo un mero giudicato formale, non preclude al contribuente di far valere il proprio diritto in un nuovo giudizio contro la cartella, confermando l'annullamento di quest'ultima.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione conferma no
Un ente previdenziale di categoria ha operato trattenute a titolo di contributo di solidarietà sulla pensione di un suo iscritto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso dell'ente inammissibile, confermando la consolidata giurisprudenza secondo cui l'introduzione di tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, richiede una specifica previsione di legge (principio di riserva di legge), di cui le Casse privatizzate sono sprovviste. Viene inoltre chiarito che il diritto alla riliquidazione della pensione si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata sulle pensioni dei suoi iscritti. L'ente non ha autonomia per introdurre una tale trattenuta, che, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, necessita di una specifica base legale. La Corte ha inoltre confermato che il diritto alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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Prove nuove in appello: quando sono ammissibili?
La Corte di Cassazione si pronuncia sui limiti di ammissibilità delle prove nuove in appello. In un caso riguardante l'opposizione a decreti ingiuntivi, un debitore contestava il mancato accoglimento di documenti, tra cui una sentenza di assoluzione, formatisi dopo i termini di primo grado. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che, sebbene tali prove siano ammissibili, la loro mancata valutazione non determina la cassazione della sentenza se non si dimostra che sarebbero state decisive per l'esito del giudizio.
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Procura alle liti: inesistenza e sanatoria impossibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28639/2024, ha stabilito che l'inesistenza della procura alle liti al momento dell'instaurazione del giudizio di appello è un vizio insanabile. Il caso riguardava una richiesta di restituzione di somme versate per un finanziamento mai ottenuto. La Corte ha accolto il ricorso incidentale della società creditrice, dichiarando inammissibile l'appello principale per difetto di procura e cassando la sentenza impugnata senza rinvio. La decisione si fonda sul principio, stabilito dalle Sezioni Unite, che la sanatoria prevista dall'art. 182 c.p.c. non si applica alla procura alle liti totalmente mancante.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza professionale contro la sentenza che annullava il contributo di solidarietà imposto ai suoi pensionati. La Corte ha ribadito che l'introduzione di tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale imposta, è soggetta a riserva di legge e non rientra nell'autonomia regolamentare degli enti. Di conseguenza, le trattenute sono illegittime e il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni.
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Contributo di solidarietà: la Cassazione lo boccia
Una cassa di previdenza ha imposto un "contributo di solidarietà" sulla pensione di un professionista. Il pensionato ha contestato con successo questa trattenuta nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni precedenti, ha dichiarato inammissibile il ricorso della cassa. La Suprema Corte ha ribadito che un simile contributo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, non può essere introdotto da un regolamento interno dell'ente ma necessita di una legge specifica, rendendo le trattenute illegittime.
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Contributo solidarietà pensioni: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28533/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza privata, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai propri pensionati. La Suprema Corte ha ribadito che l'introduzione di una prestazione patrimoniale di questo tipo rientra nella riserva di legge e non può essere disposta autonomamente dall'ente. Viene inoltre confermata la prescrizione decennale per la richiesta di rimborso delle somme indebitamente trattenute.
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