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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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555 provvedimenti

Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Interruzione prescrizione: un invito a transigere non basta
Una società creditrice ha perso il suo diritto al pagamento da un ente pubblico perché la sua comunicazione, intesa come un invito a negoziare, non è stata ritenuta un atto valido per l'interruzione prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato che per interrompere i termini è necessaria una chiara intimazione di pagamento, non una semplice proposta di accordo.
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Credito prededucibile: no al professionista del fallito
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare in prededuzione per un'attività svolta a favore del fallito dopo la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il credito prededucibile sorge solo da attività degli organi della procedura e non del fallito stesso. L'attività del fallito, seppur legittima, non genera costi opponibili alla massa dei creditori.
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Notifica atti tributari: valida se fatta da agenzie
Un contribuente ha impugnato avvisi di accertamento per la tassa sui rifiuti, contestando la validità della notifica eseguita da un'agenzia postale privata e la legittimità delle tariffe applicate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica di atti tributari da parte di operatori postali privati autorizzati è pienamente valida a partire dal 30 aprile 2011. Inoltre, ha ritenuto inammissibili le censure sulle tariffe a causa di un precedente giudicato formatosi sulla stessa questione tra le parti.
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Esenzione IMU enti pubblici: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia sul tema dell'esenzione IMU per gli enti pubblici, specificamente per un'azienda sanitaria locale. La sentenza stabilisce che il parziale e temporaneo inutilizzo di un immobile, come un vecchio ospedale in fase di dismissione, non comporta automaticamente la perdita dell'esenzione fiscale. Il beneficio viene meno solo se il cambio di destinazione d'uso diventa irreversibile, interrompendo la sua vocazione istituzionale. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'ente, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20776/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante la specializzazione tra il 1982 e il 1994. Il caso verteva sulla questione della prescrizione del diritto. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, secondo cui il termine decennale di prescrizione per queste richieste di risarcimento decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Poiché i ricorrenti non hanno interrotto la prescrizione entro il 2009, il loro diritto è stato considerato estinto.
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Esenzione IMU Ospedali: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un'esenzione IMU per un complesso ospedaliero in fase di dismissione. La sentenza chiarisce che il temporaneo e parziale inutilizzo di un immobile, dovuto a un graduale trasferimento di funzioni, non comporta automaticamente la perdita del beneficio fiscale. Finché permane una destinazione, anche solo strumentale o residuale, legata alle finalità istituzionali dell'ente sanitario, l'esenzione IMU ospedali rimane valida. La Corte ha quindi respinto il ricorso del Comune, confermando che la cessazione della destinazione pubblicistica deve essere irreversibile e non può desumersi da una semplice fase transitoria.
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Prova della consegna: la fattura non basta da sola
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un fornitore che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di un credito per merce asseritamente consegnata. La Corte ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la semplice fattura con la dicitura 'ok consegnato' non costituisce idonea prova della consegna, specialmente in assenza dei documenti di trasporto (DDT). La prova per testi è stata ritenuta inammissibile perché generica.
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Contributo unificato: avviso valido anche con errore
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avviso di pagamento per il contributo unificato raddoppiato è valido anche se contiene un errore materiale, come l'indicazione di un'autorità giudiziaria errata. Se il contribuente, avendo partecipato al processo, è in grado di comprendere la natura e l'importo della richiesta, l'atto è considerato sufficientemente motivato e legittimo. Il ricorso del contribuente è stato quindi respinto.
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Esenzione IMU scuola paritaria: la Cassazione decide
Un ente ecclesiastico che gestisce una scuola paritaria ha impugnato avvisi di accertamento per IMU e TASI, sostenendo di aver diritto all'esenzione fiscale. La Corte di Cassazione ha negato l'esenzione IMU scuola paritaria, chiarendo che le rette, per quanto inferiori ai costi medi nazionali, non erano puramente "simboliche". Tuttavia, la Corte ha annullato le sanzioni applicate, riconoscendo l'esistenza di una oggettiva incertezza normativa sulla materia.
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Mansioni superiori: ricorso inammissibile, le regole
Un dipendente di un ente locale ha ottenuto in Appello il riconoscimento del diritto a differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale del lavoratore, relativo ai criteri di calcolo delle somme, sia quello incidentale dell'ente, che contestava lo svolgimento stesso delle mansioni superiori. L'inammissibilità è derivata principalmente dal mancato rispetto del principio di autosufficienza del ricorso, che impone una specifica indicazione degli atti e dei documenti su cui si fonda l'impugnazione.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
Un medico specializzando ha citato in giudizio diverse amministrazioni statali per ottenere il compenso non corrisposto durante i corsi di specializzazione. Le corti di merito hanno respinto la domanda a causa della prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decisione, ribadendo che la prescrizione per i medici specializzandi decorre dal 27 ottobre 1999. Inoltre, il ricorso è stato dichiarato improcedibile per tardivo deposito, consolidando un orientamento giurisprudenziale ormai fermo.
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Contratto di patrocinio con la PA: la procura basta?
Una Fondazione, cessionaria del credito di un avvocato per prestazioni professionali risalenti agli anni '90, ha agito contro un Comune per ottenere il pagamento. Il Comune si è opposto, eccependo, tra l'altro, la nullità dell'incarico per difetto di forma scritta. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha rigettato il ricorso della Fondazione. Ha stabilito che il requisito della forma scritta 'ad substantiam' per il contratto di patrocinio con la Pubblica Amministrazione è soddisfatto dal rilascio della procura al difensore, che perfeziona l'accordo contrattuale tra le parti. Gli altri motivi di ricorso sono stati ritenuti inammissibili o infondati.
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Prelazione agraria: esclusa per destinazione edilizia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria terriera che rivendicava il diritto di prelazione agraria su un fondo confinante. La decisione si fonda sul principio che la potenziale destinazione edilizia, industriale o turistica di un terreno, prevista dagli strumenti urbanistici, è sufficiente a escludere tale diritto, a prescindere dall'uso agricolo attuale. La Corte ha inoltre chiarito diversi aspetti procedurali, come l'ammissibilità di documenti formatisi dopo la scadenza dei termini.
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Azione revocatoria: credito litigioso e simulazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un padre e un figlio contro la decisione che rendeva inefficace un atto di retrocessione immobiliare. L'atto, compiuto a favore del padre, mirava a sottrarre il bene alla garanzia patrimoniale del figlio nei confronti della sua ex coniuge, creditrice in una causa di divorzio. La Corte ha confermato che un'azione revocatoria è esperibile anche in presenza di un credito litigioso e che il motivo di ricorso non può limitarsi a riproporre tesi già respinte, ma deve criticare specificamente la motivazione della sentenza impugnata.
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Onere della prova nel fallimento: no danni senza prove
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione al passivo di un fallimento per un ingente credito. La decisione sottolinea che l'onere della prova grava interamente sul creditore, che deve dimostrare non solo l'esistenza del suo diritto ma anche ogni singola voce di danno, sia come perdita subita che come mancato guadagno. Senza una prova rigorosa, il giudice non può concedere il risarcimento, neanche tramite una valutazione equitativa. La Corte ribadisce di non poter riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Notifica istanza di fallimento: vale la dimora di fatto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della validità della notifica dell'istanza di fallimento, la dimora di fatto prevale sulla residenza anagrafica. Nel caso esaminato, un socio illimitatamente responsabile aveva contestato la notifica ricevuta presso un'abitazione diversa dalla sua residenza ufficiale. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che le risultanze anagrafiche hanno un valore meramente presuntivo e possono essere superate da prove contrarie, come le constatazioni dell'ufficiale giudiziario. Spetta al destinatario dell'atto dimostrare che il luogo della notifica non corrispondeva alla sua dimora abituale. La Corte ha anche chiarito che la nomina di un amministratore giudiziario non esclude la necessità di notificare l'istanza all'amministratore della società.
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Stato di insolvenza: un solo debito è sufficiente?
Una società è stata dichiarata fallita nonostante avesse un solo creditore istante e avesse rateizzato parte dei debiti tributari. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che lo stato di insolvenza può essere accertato anche in presenza di un singolo inadempimento, specialmente se riguarda crediti di lavoro, in quanto sintomatico di una più generale incapacità di far fronte alle obbligazioni.
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Notifica cartelle esattoriali: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato una comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria, sostenendo la mancata notifica delle cartelle esattoriali sottostanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la produzione della copia dell'avviso di ricevimento è una prova sufficiente per la notifica cartelle esattoriali. L'ordinanza sottolinea anche che le eccezioni non riproposte specificamente in appello si considerano rinunciate, rendendo inammissibili i relativi motivi di ricorso per cassazione.
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Azione revocatoria e liquidazione: la Cassazione decide
Un debitore vende la nuda proprietà di un immobile alla sorella, mantenendo l'usufrutto. Un creditore avvia un'azione revocatoria, sostenendo che l'atto pregiudica le sue ragioni. Durante la causa, interviene il liquidatore della procedura di liquidazione giudiziale del debitore. Le corti di merito accolgono la revocatoria, ritenendo sussistente sia il danno per i creditori (eventus damni), per la trasformazione di un bene immobile in denaro, sia la consapevolezza del pregiudizio (scientia damni) in capo ai fratelli. La Cassazione, tuttavia, dichiara estinto il giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei familiari, senza entrare nel merito della questione sull'azione revocatoria liquidazione.
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Cessione in blocco: prova della titolarità del credito
Una società di cartolarizzazione agiva in revocatoria contro la vendita di un immobile effettuata da un garante. L'acquirente, nipote del garante, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la titolarità del credito in capo alla società (derivante da una cessione in blocco) e la propria consapevolezza del danno ai creditori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la prova della titolarità del credito è una questione di merito e che la pubblicazione della cessione in Gazzetta Ufficiale è sufficiente. Inoltre, ha confermato che la Cassazione non può riesaminare le valutazioni di fatto, come la scientia damni, compiute dai giudici di merito.
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