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Art. 36 D.Lgs. n. 546 del 1992

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340 provvedimenti

Accertamento sintetico: il giudice non può annullare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2073/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento sintetico. Se l'Agenzia delle Entrate commette un errore di calcolo, come omettere il reddito agrario, il giudice tributario non può limitarsi ad annullare l'avviso. Essendo il processo tributario una 'impugnazione-merito', il giudice ha il dovere di esaminare la pretesa fiscale nel suo complesso e, se del caso, rideterminarla nella sua corretta misura, verificando se, nonostante l'errore, il reddito accertato superi comunque quello dichiarato oltre la soglia di legge.
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Definizione agevolata: ok anche con indagini penali
Dei contribuenti richiedevano la definizione agevolata di una lite fiscale dopo due sentenze a loro favorevoli. L'Agenzia delle Entrate negava la richiesta, citando un'indagine penale in corso sulla correttezza di tali sentenze. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che un procedimento penale non ancora concluso non impedisce la definizione agevolata, poiché questa si basa sullo stato attuale del giudizio. La lite è stata quindi dichiarata estinta.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è valida
Una società si vede negare un credito d'imposta perché i beni agevolati non vengono trovati in azienda. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione respinge il ricorso finale della società, chiarendo i limiti del vizio di motivazione apparente. La Corte stabilisce che una motivazione, seppur sintetica, è valida se supera il 'minimo costituzionale', ovvero se consente di comprendere il percorso logico-giuridico seguito dal giudice. Viene inoltre ribadito il rigoroso onere probatorio per chi lamenta l'omesso esame di un fatto decisivo.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Un contribuente contesta un accertamento sintetico basato sul redditometro. Mentre il caso è in Cassazione, aderisce alla definizione agevolata. La Corte, preso atto del buon esito della procedura, dichiara estinto il giudizio per cessata materia del contendere, senza esaminare i motivi del ricorso.
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Operazioni inesistenti: prova e motivazione dell’atto
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per operazioni inesistenti (sovrafatturazione), lamentando vizi di motivazione e carenza di prove. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, chiarendo che per le operazioni inesistenti l'Amministrazione Finanziaria può basarsi su presunzioni, come fatture alterate, e che un avviso non deve necessariamente allegare atti esterni se ne riproduce il contenuto essenziale. La Corte ha però accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la sentenza di merito per motivazione apparente su altre fatture contestate.
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Efficacia giudicato penale: la nuova legge nel Fisco
Un professionista, accusato dall'Agenzia delle Entrate di aver dedotto costi per operazioni inesistenti, è stato assolto in sede penale con formula piena. La Corte di Cassazione, applicando la nuova legge (art. 21-bis D.Lgs. 74/2000) come 'ius superveniens', ha stabilito l'efficacia del giudicato penale nel processo tributario, annullando definitivamente gli avvisi di accertamento e confermando la reale esistenza delle operazioni contestate.
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Dichiarazione redditi curatore: obblighi pre-fallimento
Una società fallita ha impugnato un avviso di accertamento per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all'anno precedente al fallimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi del curatore fallimentare sussiste anche per il periodo d'imposta anteriore alla decozione, se il termine di presentazione scade dopo la sua nomina. La Corte ha inoltre respinto le censure relative a vizi procedurali e alla metodologia di accertamento induttivo utilizzata dall'Amministrazione Finanziaria.
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Accertamento induttivo: onere della prova del Fisco
Una società impugnava un avviso di accertamento induttivo per IVA, emesso a seguito dell'omessa presentazione della dichiarazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che in tali casi l'onere della prova si inverte, spettando al contribuente dimostrare l'infondatezza della pretesa fiscale con prove concrete, e non con mere asserzioni generiche.
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Esenzione IMU Enti Religiosi: la Cassazione decide
Un ente religioso, che gestisce diverse scuole, ha contestato un avviso di accertamento per l'IMU 2012, sostenendo il proprio diritto all'esenzione per attività non commerciali. Le corti di merito avevano negato l'agevolazione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo due principi fondamentali: l'amministrazione comunale deve specificare le ragioni del diniego quando l'esenzione è stata formalmente richiesta, e il giudice d'appello è tenuto a esaminare nel merito le prove e le argomentazioni del contribuente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame. La parola chiave è Esenzione IMU Enti Religiosi.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro avvisi di accertamento per operazioni soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato l'indebita detrazione dell'IVA su fatture emesse da una 'cartiera' nell'ambito di una frode carosello. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che il contribuente non aveva agito con la necessaria diligenza. Elementi come il pagamento della merce a un soggetto terzo e l'assenza del fornitore dalle liste ufficiali costituivano indizi gravi, precisi e concordanti della consapevolezza della frode, facendo venir meno il diritto alla detrazione dell'imposta.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Una società immobiliare ha impugnato avvisi di accertamento relativi a un contratto di leasing. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione d'appello per motivazione apparente. La Corte ha stabilito che la sentenza era nulla perché le sue argomentazioni erano talmente generiche e astratte da non permettere di comprendere il percorso logico seguito dai giudici, violando così l'obbligo di fornire una giustificazione effettiva e controllabile della decisione.
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Motivazione apparente: quando una sentenza è nulla?
Una società si è vista negare il riporto di perdite fiscali perché ritenuta 'non operativa'. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la decisione basandosi su un'altra sentenza non definitiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, chiarendo i criteri per definire una motivazione apparente, distinguendo tra sospensione obbligatoria e facoltativa del processo e affrontando il vizio di omessa pronuncia. La Corte ha stabilito che il richiamo a una sentenza precedente, anche non definitiva, non rende la motivazione apparente se permette di comprendere l'iter logico-giuridico seguito dal giudice.
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Accertamento sintetico: quando la motivazione è valida?
Un contribuente ha impugnato un accertamento sintetico per IRPEF, lamentando la mancanza di un effettivo contraddittorio con l'Amministrazione Finanziaria e una motivazione apparente da parte dei giudici di merito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la motivazione della sentenza d'appello, pur richiamando quella di primo grado, era sufficiente e non apparente. La Corte ha confermato che il contraddittorio si era svolto correttamente e ha dichiarato inammissibile la censura sull'omesso esame delle prove, poiché formulata in modo errato per aggirare limiti processuali.
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Accertamento induttivo: la Cassazione sul ricarico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32389/2024, ha stabilito che nell'ambito di un accertamento induttivo, la percentuale di ricarico dichiarata dallo stesso contribuente costituisce un elemento di prova valido per la ricostruzione dei ricavi. Un giudice non può disattenderla basandosi sulla mera "comune esperienza" senza prove specifiche fornite dal contribuente, a cui spetta l'onere di dimostrare l'inapplicabilità di tale percentuale.
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Notifica atto impositivo: i requisiti di validità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33809/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di notifica atto impositivo. Il caso riguardava un contribuente che contestava una cartella di pagamento per non aver mai ricevuto l'avviso di accertamento presupposto. La Corte ha accolto il ricorso, affermando che, in caso di irreperibilità relativa del destinatario, la notifica si perfeziona solo con l'effettiva ricezione della raccomandata informativa che avvisa del deposito dell'atto in Comune. La semplice spedizione non è sufficiente; se la raccomandata torna al mittente, la notifica è nulla.
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Scissione societaria debiti fiscali: responsabilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33625/2024, ha stabilito che in caso di scissione societaria, i debiti fiscali della società scissa si trasferiscono illimitatamente alla società beneficiaria. Quest'ultima risponde in solido per le obbligazioni tributarie anteriori all'operazione, senza necessità di una nuova notifica dell'atto impositivo, potendo comunque difendersi nel merito. La sentenza ribadisce la specialità della disciplina tributaria rispetto a quella civilistica, che prevede invece una responsabilità limitata.
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Cartella di pagamento: quando è atto impositivo?
La Corte di Cassazione chiarisce la natura giuridica della cartella di pagamento emessa a seguito di controlli automatizzati. In questo caso, una società immobiliare aveva impugnato delle cartelle di pagamento, e i giudici di merito le avevano dato ragione per la mancata notifica di un preventivo avviso di accertamento. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la cartella di pagamento basata su controlli formali (art. 36-bis) è essa stessa il primo atto impositivo e non necessita di un atto presupposto. Pertanto, può essere impugnata direttamente nel merito.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Un contribuente ricorre in Cassazione contro un accertamento fiscale per redditi da partecipazione derivanti da presunte operazioni inesistenti. Durante il processo, aderisce alla definizione agevolata delle controversie prevista dal D.L. 193/2016. La Corte, preso atto della rinuncia al ricorso e dell'accettazione dell'Agenzia delle Entrate, dichiara l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere.
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Litisconsorzio necessario: appello nullo senza società
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello in materia fiscale perché la società, parte necessaria del giudizio, non era stata correttamente citata. L'ordinanza sottolinea l'imprescindibilità del litisconsorzio necessario tra società di persone e soci nei contenziosi tributari, un vizio procedurale rilevabile d'ufficio che travolge la decisione di merito.
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Deducibilità dei costi: la prova con fatture generiche
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33416/2024, ha stabilito che la deducibilità dei costi ai fini fiscali richiede una prova rigorosa che non può basarsi su fatture generiche. Nel caso esaminato, relativo a un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA, la Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, affermando che una fattura priva dell'indicazione dettagliata di natura, qualità e quantità dei beni non è idonea a dimostrare l'inerenza del costo all'attività d'impresa. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questi principi.
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