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Art. 36 D.Lgs. n. 546 del 1992

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340 provvedimenti

Società di fatto: prova insufficiente per il Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che per accertare una società di fatto non bastano elementi come la comproprietà di un terreno e la successiva costruzione di un immobile. L'Amministrazione Finanziaria ha l'onere di provare tutti gli elementi del vincolo societario, inclusa l'intenzione di esercitare un'attività d'impresa in comune. In questo caso, la prova fornita è stata ritenuta insufficiente.
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Società di fatto: la prova spetta all’Agenzia
L'Agenzia delle Entrate ha presunto l'esistenza di una società di fatto tra due comproprietari di un terreno che avevano avviato la costruzione di un immobile, emettendo un cospicuo avviso di accertamento. I contribuenti hanno impugnato l'atto e i giudici di merito hanno dato loro ragione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che per accertare una società di fatto non basta la semplice co-proprietà o la realizzazione di un'operazione economica congiunta. È onere dell'Amministrazione finanziaria provare tutti gli elementi costitutivi, in particolare l'intenzione di creare un vincolo societario (affectio societatis).
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Rimborso IVA società non operative: la Cassazione chiarisce
L'Agenzia Fiscale negava un rimborso IVA a una società S.a.s. ritenendola non operativa. La Corte di Giustizia di secondo grado accoglieva il ricorso della società, ma la Cassazione ha cassato la sentenza. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene le soglie di operatività non possano da sole negare il rimborso IVA per contrasto con il diritto UE, spetta sempre al contribuente dimostrare di aver svolto un'effettiva attività economica. La Corte ha anche censurato l'errata interpretazione dei documenti da parte del giudice d'appello.
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Motivazione per relationem: nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello in materia tributaria per motivazione apparente. La corte inferiore si era limitata a una motivazione per relationem, confermando la decisione di primo grado e citando un'archiviazione penale senza analizzare autonomamente i motivi di appello dell'Agenzia delle Entrate. La Cassazione ha ribadito che il giudice d'appello deve sempre esaminare specificamente le censure mosse, altrimenti la sentenza è nulla. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Un contenzioso tributario tra l'Agenzia delle Entrate e una società energetica giunge in Cassazione. Tuttavia, le parti raggiungono un accordo, portando l'Agenzia a rinunciare al ricorso. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio, compensando le spese. L'analisi si concentra sulla procedura di estinzione del giudizio.
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Motivazione Apparente: Cassazione annulla sentenza
Una società impugnava una sanzione comunale per pubblicità abusiva, sostenendo di aver ceduto l'azienda prima dell'accertamento. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello per motivazione apparente, non avendo i giudici spiegato adeguatamente le ragioni della loro decisione. Il caso è stato rinviato a un'altra corte per un nuovo esame.
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Motivazione Apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della commissione tributaria regionale per motivazione apparente. Il caso riguardava un accertamento fiscale su una compravendita immobiliare, dove i giudici di secondo grado avevano motivato la loro decisione con un generico riferimento a una perizia tecnica, senza analizzare le critiche dei contribuenti né il punto centrale della controversia. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivazione insufficiente a far comprendere l'iter logico-giuridico seguito, configurando un vizio che porta alla nullità della sentenza.
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Società cancellata: la notifica all’ex liquidatore
La Corte di Cassazione analizza il caso di un avviso di accertamento notificato all'ex liquidatore di una società cancellata dal registro delle imprese. La Corte ha stabilito che, una volta estinta la società, l'ex liquidatore perde la capacità di rappresentarla in giudizio. Pertanto, il ricorso da lui proposto avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile, non accolto nel merito con l'annullamento dell'atto. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame della questione.
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Accertamento induttivo: legittimo se non si risponde
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società che non aveva risposto a un questionario fiscale. Secondo la Corte, la mancata collaborazione del contribuente giustifica il ricorso a questo metodo di accertamento, basato su presunzioni, e sposta sul contribuente stesso l'onere di provare che il reddito accertato è errato o inferiore.
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Giudicato favorevole coobbligato: quando non si applica
Una società di costruzioni, coobbligata in solido per imposte su una compravendita immobiliare, si è vista respingere il ricorso dalla Corte di Cassazione. La società cercava di avvalersi della sentenza favorevole ottenuta dai venditori, che aveva ridotto l'imponibile. La Corte ha stabilito che non si può invocare il giudicato favorevole del coobbligato quando sul proprio conto si è già formato un giudicato sfavorevole definitivo, che preclude l'estensione degli effetti della decisione altrui.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è valida?
Una società impugnava una decisione della Commissione Tributaria Regionale, lamentando una motivazione apparente e un'omessa pronuncia sulla prescrizione di sanzioni e interessi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che una motivazione è valida se il suo percorso logico-giuridico è percepibile, anche se sintetico. Inoltre, ha chiarito che decidere sulla base di una carenza probatoria costituisce una pronuncia di merito e non un'omissione.
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Operazioni inesistenti: il pagamento non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20763/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di operazioni inesistenti. Il caso riguardava una società vinicola a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deduzione di costi derivanti da fatture emesse da 'cartiere'. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto il ricorso della società, ritenendo le operazioni solo soggettivamente inesistenti e quindi i costi deducibili, basando la sua decisione sulla prova del pagamento delle fatture. La Cassazione ha ribaltato questa visione, chiarendo che il pagamento non è un elemento sufficiente a dimostrare la realtà dell'operazione. Una volta che il Fisco fornisce prove (anche indiziarie) della fittizietà, spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza della transazione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Una società si è vista respingere il ricorso contro un avviso di accertamento fiscale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. La Corte ha stabilito che una motivazione graficamente esistente ma incomprensibile, che non permette di ricostruire il percorso logico-giuridico seguito dal giudice, equivale a un'assenza di motivazione e viola il diritto di difesa, comportando la nullità della sentenza. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Detrazione IVA: la prova dei costi spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21553/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento fiscale. Nel caso di un fotografo sottoposto ad accertamento induttivo, l'Amministrazione Finanziaria aveva contestato maggiori ricavi. Sebbene i giudici di merito avessero ridotto la percentuale di ricarico applicata, avevano erroneamente riconosciuto in via automatica la detrazione IVA sui costi ricostruiti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia su questo punto, chiarendo che la detrazione IVA non è mai automatica e spetta al contribuente l'onere di provare, con documentazione specifica come le fatture, l'effettivo sostenimento dei costi e l'assolvimento dell'imposta a monte.
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Agevolazioni fiscali ASD: quando si perdono i benefici
La Corte di Cassazione conferma la revoca delle agevolazioni fiscali ASD a una società sportiva dilettantistica che operava come una palestra commerciale. Decisivi l'assenza di vita associativa, la presenza di ricavi non contabilizzati e l'offerta di servizi a pagamento. La sentenza sottolinea che la sostanza dell'attività prevale sulla forma giuridica per ottenere i benefici fiscali.
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Operazioni inesistenti: quando i costi non sono deducibili
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito che il semplice pagamento di una fattura non è sufficiente a escludere la natura di operazione oggettivamente inesistente. Quando l'Amministrazione Finanziaria fornisce prove, anche presuntive, della fittizietà di una transazione, l'onere di dimostrare l'effettiva esistenza della stessa ricade sul contribuente. La Corte ha cassato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva erroneamente qualificato le operazioni come soggettivamente inesistenti, e quindi deducibili ai fini IRES e IRAP, basandosi unicamente sull'avvenuto pagamento del prezzo.
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Società cancellata: l’ex liquidatore può ricorrere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito un principio fondamentale in materia di società cancellata dal registro delle imprese. L'ex liquidatrice di una società estinta non ha la legittimazione per impugnare un avviso di accertamento notificato dopo la cancellazione, a meno che non dimostri un interesse proprio e diretto. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile poiché la ricorrente agiva in qualità di rappresentante di un'entità non più esistente e non aveva adeguatamente provato la sua legittimazione come ex socia.
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Motivazione Apparente: Sentenza Annullata dalla Cassazione
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società e ai suoi soci un maggior reddito. La Corte di Cassazione annulla la sentenza d'appello per motivazione apparente, poiché si limitava a richiamare un'altra decisione senza esporne il contenuto e le ragioni. Il caso viene rinviato per un nuovo esame.
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Rendita catastale impianti eolici: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sulla determinazione della rendita catastale impianti eolici. Con una recente ordinanza, ha stabilito che, sebbene la torre dell'aerogeneratore sia esclusa dal calcolo in quanto componente impiantistica, la valutazione delle restanti parti immobiliari (suolo, fondazioni, piazzola) deve avvenire con il metodo del costo. Questo include la valorizzazione di spese tecniche, oneri finanziari e profitto dell'imprenditore. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva omesso tale valutazione, rinviando la causa per un nuovo accertamento basato su questo principio.
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Prova esportazione IVA: quando il ricorso è inammissibile
Una società si è vista rigettare il ricorso contro un avviso di recupero IVA, poiché non è riuscita a fornire la prova dell'esportazione di merci al di fuori dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando i motivi di ricorso inammissibili. La sentenza sottolinea che il contribuente ha l'onere esclusivo di fornire la prova esportazione IVA e che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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