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Art. 36 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546

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248 provvedimenti

Restituzione acconto e IVA: quando non si applica
Una società immobiliare ha ricevuto sanzioni fiscali per non aver documentato correttamente la restituzione di somme a una terza società. Il dubbio era se si trattasse di un acconto-prezzo (soggetto a IVA) o altro. La Corte di Cassazione ha annullato le sanzioni, stabilendo che, siccome l'operazione originaria non era stata assoggettata a imposta e l'Agenzia Fiscale non aveva agito per correggerla, la successiva restituzione dell'acconto assume natura puramente finanziaria e, quindi, non è imponibile IVA.
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Notifica cartella esattoriale nulla: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27299/2025, ha annullato un preavviso di fermo amministrativo a causa di vizi procedurali. La Corte ha stabilito che una notifica cartella esattoriale nulla si verifica quando, in caso di irreperibilità assoluta, l'agente notificatore omette di documentare le ricerche effettuate. Inoltre, ha chiarito che i giudici di merito devono distinguere correttamente tra irreperibilità assoluta e relativa, applicando le rispettive procedure. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Giudicato esterno: l’efficacia tra diversi tributi
Una società è stata oggetto di un accertamento fiscale per deduzioni di ammortamento ritenute indebite. La controversia verteva sulla data di trasferimento di un immobile, se nel 2004 (con una scrittura privata) o nel 2008 (con l'atto pubblico definitivo). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate applicando il principio del giudicato esterno, poiché una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti aveva già stabilito che il trasferimento di proprietà era avvenuto nel 2008, rendendo tale statuizione vincolante anche per il presente giudizio.
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Accertamento soci: la presunzione di utili in S.r.l.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2945/2024, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando le sentenze che avevano invalidato un accertamento fiscale verso una S.r.l. a ristretta base partecipativa e i conseguenti avvisi di accertamento soci. La Corte ha ribadito la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extra-contabili ai soci, specificando che spetta a loro fornire la prova contraria. È stato inoltre chiarito il nesso di pregiudizialità tra l'accertamento societario e quello personale, che impone la sospensione del giudizio verso i soci fino alla definizione di quello della società.
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Agevolazione fondi immobiliari: prova della prevalenza
Una società di gestione del risparmio ha perso l'appello per l'ottenimento di una agevolazione fiscale sul conferimento di immobili a un fondo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la società non ha fornito una prova adeguata per l'agevolazione fondi immobiliari, specificamente sul requisito della prevalenza di immobili locati, e non ha contestato correttamente in sede di legittimità la valutazione dei fatti operata dai giudici di merito.
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Legittimazione del socio: può contestare l’accertamento?
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha chiarito i limiti e le possibilità di difesa del socio di una società a ristretta base. Sebbene non vi sia una diretta legittimazione del socio a impugnare l'accertamento fiscale della società, egli può contestarne il merito nel proprio giudizio personale, anche se l'atto societario è divenuto definitivo. La Corte ha cassato la sentenza precedente per motivazione contraddittoria, riaffermando un principio fondamentale a tutela del contribuente.
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Tassazione per enunciazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando che la tassazione per enunciazione si applica a un contratto di prestazione d'opera menzionato in un decreto ingiuntivo. Secondo la Corte, la semplice menzione di un atto non registrato in un atto soggetto a registrazione è sufficiente a far scattare l'obbligo di versare l'imposta di registro, anche per atti tassabili solo in caso d'uso, senza che si configuri una doppia imposizione.
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Tassazione per enunciazione: il caso del contratto
Una società ha ricevuto un avviso di liquidazione per l'imposta di registro su un contratto di prestazione d'opera, menzionato in un decreto ingiuntivo ottenuto dalla stessa. La società ha impugnato l'atto, sostenendo che il contratto non fosse soggetto a tassazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice menzione (enunciazione) di un atto non registrato all'interno di un atto giudiziario registrato è condizione sufficiente per sottoporre a tassazione anche l'atto enunciato. Questo principio di tassazione per enunciazione si applica indipendentemente dal fatto che l'atto originariamente fosse soggetto a registrazione solo in caso d'uso.
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Imposta di registro enunciazione: quando si applica?
Una società ha contestato l'applicazione di una doppia imposta di registro su un decreto ingiuntivo e sul contratto di servizio in esso menzionato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'imposta di registro per enunciazione è dovuta per il solo fatto che un atto non registrato sia menzionato in un altro atto soggetto a registrazione, anche se il primo era soggetto a registrazione solo in caso d'uso.
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Litisconsorzio necessario e società di fatto: la guida
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2532/2024, ha annullato diverse sentenze relative ad accertamenti fiscali emessi nei confronti di un presunto socio occulto di una società di fatto. La decisione si fonda sulla violazione del principio del litisconsorzio necessario, poiché i giudizi di merito si erano svolti senza la partecipazione di tutti i presunti soci. La Corte ha stabilito che, quando si contesta l'esistenza stessa di una società, è indispensabile che tutti i soggetti coinvolti partecipino allo stesso processo, pena la nullità assoluta degli atti. La causa è stata rinviata al giudice di primo grado per un nuovo esame, previa corretta instaurazione del contraddittorio.
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Errore dichiarazione fiscale: come correggerlo in giudizio
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale a favore del contribuente: un errore nella dichiarazione fiscale, che ha portato all'indicazione di un reddito superiore a quello effettivo, può essere contestato e corretto direttamente in sede di contenzioso tributario, anche senza aver presentato una dichiarazione integrativa o un'istanza di rimborso. Il caso riguardava una società che aveva erroneamente dichiarato una plusvalenza, ricevendo poi un avviso di accertamento. La Corte ha chiarito che l'oggetto del processo è la determinazione della pretesa tributaria corretta, consentendo al contribuente di fornire la prova dell'errore per annullare la maggiore imposta richiesta. La sentenza ha inoltre affrontato la questione della deducibilità delle imposte accessorie e la legittimità della riscossione provvisoria.
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Utili extracontabili: le presunzioni fiscali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2494/2024, ha chiarito la validità delle presunzioni fiscali in materia di accertamento di utili extracontabili per le società a ristretta base. A seguito di un ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva parzialmente invalidato l'accertamento, ribadendo che i movimenti bancari ingiustificati possono essere considerati ricavi e che gli utili non contabilizzati si presumono distribuiti ai soci. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Motivazione Apparente: Cassazione Annulla Sentenza
Una società impugnava un avviso di accertamento per IRES e IRAP. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado per motivazione apparente, poiché i giudici d'appello non avevano fornito una spiegazione chiara e completa delle ragioni della loro decisione, limitandosi a frasi laconiche e contraddittorie. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Notifica PEC valida anche da indirizzo non INI-PEC
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento per quasi 400.000 euro, sostenendo l'invalidità della notifica PEC perché proveniente da un indirizzo non presente nei pubblici registri. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: per la validità della notifica PEC, è sufficiente che l'indirizzo del destinatario sia iscritto in un registro pubblico (come INI-PEC), mentre non è necessario che lo sia quello del mittente. La Corte ha inoltre rigettato le doglianze relative alla prescrizione.
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Accertamento fiscale: quando è legittimo?
Una società del settore calzaturiero ha impugnato un accertamento fiscale per IRES, IVA e IRAP relativo a presunti ricavi occultati e costi indeducibili. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la fittizietà di alcune operazioni di cessione merci e la natura di finanziamenti soci, riqualificandoli come ricavi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità dell'operato del Fisco. Ha stabilito che l'accertamento fiscale può basarsi validamente su presunzioni gravi, precise e concordanti e che il giudice di merito ha correttamente valutato le prove, ritenendo le operazioni simulate per ottenere vantaggi fiscali indebiti. La Corte ha inoltre ribadito che il suo giudizio non può estendersi a una nuova valutazione dei fatti.
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Rimborso ritenuta esproprio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società cooperativa, confermando il suo diritto al rimborso della ritenuta subita su un'indennità di esproprio. La Corte ha stabilito che la richiesta di rimborso ritenuta esproprio è legittima se l'importo è stato correttamente contabilizzato e trattato come credito d'imposta, respingendo il tentativo dell'Agenzia di ottenere un riesame dei fatti.
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Autonoma organizzazione IRAP: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che escludeva l'obbligo IRAP per una professionista. La Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero omesso di valutare gli indizi di una autonoma organizzazione IRAP, come la partecipazione in società di servizi professionali, rendendo la motivazione solo apparente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Autonoma organizzazione IRAP: quando scatta il tributo
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito relativa all'IRAP per una professionista. La sentenza è stata cassata perché il giudice di secondo grado ha fornito una motivazione solo apparente, omettendo di valutare elementi cruciali portati dall'Agenzia delle Entrate, come la partecipazione della contribuente in società di servizi professionali. Il caso ribadisce che la presenza di una autonoma organizzazione è il presupposto fondamentale per l'imposta e che il giudice ha l'obbligo di esaminare in modo approfondito tutto il compendio probatorio.
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Rimborso Euroritenuta: sì anche con Voluntary Disclosure
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 732/2024, ha stabilito che i contribuenti che hanno aderito alla procedura di "Voluntary Disclosure" hanno comunque diritto al rimborso dell'Euroritenuta. La Corte ha chiarito che il principio europeo del divieto di doppia imposizione prevale sulla normativa nazionale, garantendo il recupero delle imposte pagate all'estero anche se i redditi sono stati regolarizzati tramite sanatoria. La richiesta dell'Agenzia delle Entrate di negare il rimborso è stata quindi respinta.
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Nullità della sentenza per motivazione apparente
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di secondo grado in materia tributaria, dichiarando la nullità della sentenza per motivazione apparente. Il giudice di merito non aveva esplicitato un percorso logico comprensibile per giustificare l'accoglimento dell'appello di una società contro un avviso di recupero per indebita compensazione di crediti d'imposta. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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