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Art. 36 Costituzione — Anno 2025

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342 provvedimenti

Altri anni per Art. 36 Costituzione

Retribuzione ferie: sì alle indennità accessorie
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni macchinisti contro una grande società di trasporti, stabilendo un principio fondamentale sulla retribuzione ferie. La Corte ha chiarito che nel calcolo della paga durante le ferie devono essere incluse anche le indennità accessorie, come quella di conduzione e di assenza dalla residenza, se sono intrinsecamente collegate alla mansione svolta. La sentenza di secondo grado, che aveva escluso tali voci, è stata cassata con rinvio, riaffermando l'importanza di un'interpretazione conforme al diritto europeo, che mira a garantire al lavoratore una condizione economica durante le ferie paragonabile a quella del periodo lavorativo.
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Retribuzione P.O.: no a compensi extra per incarichi
Un dipendente di un ente locale, già titolare di Posizione Organizzativa (P.O.), richiedeva un compenso aggiuntivo per aver assunto la responsabilità di un'altra unità operativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la retribuzione P.O. è governata dal principio di onnicomprensività. Secondo la Corte, tale trattamento economico assorbe già ogni compenso per ulteriori incarichi, salvo espresse e specifiche deroghe previste dalla contrattazione collettiva, che nel caso di specie mancavano.
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Compenso straordinario: serve l’autorizzazione formale?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4236/2025, ha stabilito che il diritto al compenso straordinario per un dipendente pubblico non richiede necessariamente un'autorizzazione formale e preventiva. È sufficiente dimostrare il consenso del datore di lavoro, anche implicito, come nel caso in cui l'ente stesso produca i fogli presenza che attestano le ore extra. La Corte ha rigettato il ricorso di un'agenzia regionale, confermando che il lavoratore deve essere retribuito per il lavoro effettivamente svolto, in linea con i principi costituzionali.
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Compenso Lavoro Straordinario: Il Consenso del Datore
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso lavoro straordinario per un dipendente di un ente pubblico è dovuto se prestato con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro. Nel caso di specie, un operaio forestale si è visto riconoscere il diritto al pagamento delle ore extra, nonostante l'ente datore di lavoro sostenesse la necessità di autorizzazioni formali e sistemi automatici di rilevazione presenze. La Corte ha dato prevalenza al diritto alla retribuzione per il lavoro effettivamente svolto, basandosi sulle stesse presenze fornite dall'ente.
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Lavoro straordinario PA: autorizzazione implicita basta
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione per il mancato pagamento di ore di lavoro straordinario. L'amministrazione si è difesa sostenendo la mancanza di una formale autorizzazione preventiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per il diritto al compenso per il lavoro straordinario è sufficiente un'autorizzazione implicita, desumibile da ordini di servizio o turnazioni che rendano necessarie le prestazioni extra. Il lavoro svolto con la consapevolezza del datore di lavoro deve essere retribuito.
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Indennità di sostituzione: No a retribuzione superiore
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dirigente medico che svolge temporaneamente mansioni superiori ha diritto esclusivamente alla specifica indennità di sostituzione prevista dal contratto collettivo, e non alla piena retribuzione del ruolo superiore. Questa regola vale anche se l'incarico si protrae oltre i termini previsti. La Corte ha così riformato la decisione della Corte d'Appello, che aveva riconosciuto differenze retributive, rigettando la domanda originaria del medico.
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Lavoro straordinario pubblico impiego: quando va pagato?
Un'agenzia regionale nega il pagamento per lavoro straordinario pubblico impiego a un dipendente per mancanza di autorizzazione formale. La Cassazione chiarisce che l'autorizzazione è un elemento costitutivo del diritto, ma il compenso è dovuto se c'è consenso del datore, anche implicito, e può essere provato con testimoni.
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Compenso lavoro straordinario: basta il consenso implicito
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dipendente pubblico ha diritto al compenso per lavoro straordinario anche in assenza di un'autorizzazione formale, a condizione che la prestazione sia stata svolta con il consenso implicito del datore di lavoro. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un'ente pubblico che si opponeva al pagamento, sottolineando che il diritto alla retribuzione per il lavoro effettivamente svolto, basato sull'art. 2126 c.c., prevale sui vizi formali della richiesta.
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Decadenza pensionistica: limiti e diritti del pensionato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5389/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di decadenza pensionistica. Un pensionato aveva richiesto la riliquidazione del suo assegno, ma la Corte d'Appello aveva respinto la domanda per intervenuta decadenza. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che la decadenza prevista dall'art. 47 del d.P.R. 639/1970 non estingue il diritto a ottenere il corretto importo della pensione, essendo questo un diritto fondamentale e irrinunciabile. La decadenza limita unicamente il diritto a ricevere gli arretrati, che possono essere recuperati solo per il triennio precedente alla domanda giudiziale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Indennità agente unico: Cassazione e contratti
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'azienda di trasporti, annullando una sentenza che le imponeva di pagare l'indennità agente unico a un dipendente. La Corte ha stabilito che i giudici di merito non avevano correttamente valutato la gerarchia tra contratti collettivi nazionali e territoriali, la cui interazione aveva portato a una ristrutturazione complessiva della retribuzione. La sola soppressione di una singola indennità non è sufficiente a dichiararne l'illegittimità senza un'analisi completa degli accordi.
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Indennità chilometrica: no se sei impiegato distaccato
Un lavoratore ha rivendicato il diritto a un'indennità chilometrica prevista da un contratto collettivo specifico. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il lavoratore, un impiegato informatico, era semplicemente 'distaccato' dalla sua amministrazione regionale a un'agenzia, e non trasferito in modo permanente. Di conseguenza, rimaneva soggetto al suo contratto originale di pubblico impiego, che non contemplava tale indennità, la quale era peraltro riservata al solo personale operaio.
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Indennità sostitutiva ferie: onere della prova del datore
Un dirigente si è visto negare in appello il pagamento dell'indennità sostitutiva ferie non godute, poiché ritenuto in grado di organizzarsi autonomamente il riposo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che spetta sempre al datore di lavoro l'onere di provare di aver messo il lavoratore, anche se dirigente, nelle condizioni effettive di fruire delle ferie, invitandolo formalmente e avvisandolo della possibile perdita.
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Indennità ferie non godute: la prova a carico del lavoratore
Un dipendente pubblico ha richiesto il pagamento dell'indennità per le ferie non godute al momento del pensionamento. La Corte d'Appello ha ridotto significativamente l'importo riconosciuto in primo grado, ritenendo la documentazione prodotta dal lavoratore (prospetti presenza) non sufficiente a provare l'intero credito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso del lavoratore inammissibile. L'ordinanza sottolinea che l'onere di provare il mancato godimento delle ferie per causa non imputabile al lavoratore spetta al dipendente stesso e che la valutazione delle prove documentali fatta dal giudice di merito non è, di norma, sindacabile in sede di legittimità. Il caso verte quindi sull'onere della prova per l'ottenimento dell'indennità ferie non godute.
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Compenso patrocinio a spese dello Stato: come agire
La Corte di Cassazione chiarisce che la richiesta di liquidazione del compenso per il patrocinio a spese dello Stato non è soggetta a un termine di decadenza che coincide con la fine del giudizio. Un avvocato, a cui era stata negata la liquidazione perché presentata dopo la conclusione della causa, aveva avviato un nuovo procedimento. La Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la richiesta tardiva non preclude il diritto al compenso e ha specificato la corretta procedura da seguire, annullando la decisione del Tribunale che aveva erroneamente dichiarato inammissibile la domanda.
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Bancarotta fraudolenta: la logica di gruppo non basta
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un socio accomandatario. La difesa, basata sulla 'logica di gruppo' per giustificare trasferimenti di fondi a società collegate, è stata respinta. La Corte ha stabilito che, per escludere la distrazione, non basta allegare l'appartenenza a un gruppo, ma è necessario dimostrare in modo specifico l'esistenza di concreti vantaggi compensativi per la società fallita, cosa che l'imputato non ha fatto.
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Limite ragionevolezza straordinario: la Cassazione decide
Un dipendente con funzioni direttive ha citato in giudizio la sua azienda, un'importante società automobilistica, per ottenere il pagamento del lavoro straordinario svolto in modo continuativo, sostenendo che l'indennità forfettaria percepita fosse inadeguata. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. È stato stabilito il principio secondo cui, anche per il personale direttivo senza limiti di orario formali, esiste un 'limite ragionevolezza straordinario' a tutela della salute. Superato tale limite, al lavoratore spetta un compenso. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Spese forfettarie avvocato: quando sono dovute?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una complessa vicenda tra un avvocato e un istituto di credito in merito al pagamento di compensi professionali. L'ordinanza chiarisce importanti principi sulla validità degli accordi, il frazionamento del credito e la tempestività dell'opposizione a decreto ingiuntivo. Il punto cruciale della decisione riguarda il riconoscimento delle spese forfettarie dell'avvocato, stabilendo che sono sempre dovute per legge, anche se non esplicitamente previste in una convenzione, qualora la normativa applicabile lo preveda.
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Reperibilità notturna: quando è orario di lavoro?
Una cooperativa sociale si opponeva a una richiesta di contributi da parte dell'ente previdenziale per mancata retribuzione di straordinario notturno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23845/2025, ha stabilito che la reperibilità notturna con obbligo di permanenza in azienda è a tutti gli effetti 'orario di lavoro' secondo la normativa europea. Tuttavia, non deve essere automaticamente retribuita come straordinario. La retribuzione, anche se prevista da CCNL come indennità, deve rispettare i principi costituzionali di proporzionalità e sufficienza. La Corte ha quindi cassato la sentenza precedente, rinviando il caso al giudice di merito per una nuova valutazione sulla congruità della retribuzione.
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Rinnovo tacito incarico: no se la norma lo esclude
Un medico ha continuato a svolgere l'incarico di responsabile di branca dopo la sua scadenza formale, basandosi su una presunta proroga. La Corte di Cassazione ha negato il suo diritto al compenso, stabilendo che in assenza di una previsione normativa o contrattuale, il rinnovo tacito incarico non è applicabile ai rapporti di lavoro autonomo con la pubblica amministrazione. La prestazione di fatto, in questo contesto, non genera il diritto alla retribuzione, poiché la tutela specifica è riservata solo al lavoro subordinato.
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Rinnovo tacito incarico: no per medici specialisti
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla retribuzione a tre medici specialisti che avevano continuato a svolgere le loro funzioni di responsabili di branca dopo la scadenza del loro incarico. La Corte ha stabilito che una modifica del contratto collettivo nazionale aveva eliminato la possibilità di un rinnovo tacito incarico, rendendo di fatto la prosecuzione dell'attività priva di fondamento contrattuale. Inoltre, è stato chiarito che il principio della retribuzione per la prestazione di fatto (art. 2126 c.c.) non è applicabile ai rapporti di lavoro autonomo dei medici convenzionati.
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