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Art. 36 Costituzione — Anno 2025

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342 provvedimenti

Altri anni per Art. 36 Costituzione

Contratti P.A. illegittimi: no a parità di stipendio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12161/2025, ha stabilito che i contratti P.A. illegittimi non danno diritto all'applicazione del trattamento economico previsto da un diverso Accordo Collettivo. Il caso riguardava una veterinaria che per anni aveva lavorato per un'Azienda Sanitaria con contratti a progetto, usati in realtà per coprire esigenze strutturali. Sebbene il rapporto sia stato riqualificato come parasubordinato, la Corte ha negato le differenze retributive, affermando che nei rapporti con la P.A. prevale il principio formale del contratto stipulato, lasciando al lavoratore solo la possibilità di chiedere un risarcimento del danno o un indennizzo per arricchimento senza causa.
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Compenso amministratore: quando è bancarotta?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta. La condanna riguarda il prelievo di un compenso amministratore senza una specifica delibera assembleare che ne determinasse l'importo, un'azione qualificata come 'autoliquidazione' e quindi come distrazione di beni sociali.
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Compenso OCC: no prededuzione su beni ipotecati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12405/2025, ha stabilito che il compenso spettante all'Organismo di Composizione della Crisi (OCC) nella procedura di liquidazione del patrimonio da sovraindebitamento, pur essendo un credito prededucibile, non può essere soddisfatto in via prioritaria sul ricavato della vendita di beni ipotecati, a discapito del creditore garantito. La Corte ha chiarito che tale spesa è sostenuta nell'interesse primario del debitore, che avvia volontariamente la procedura, e non nell'interesse generale della massa dei creditori, pertanto non può essere considerata una spesa generale della procedura.
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Straordinario pubblico: basta l’autorizzazione implicita
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al compenso per lavoro straordinario nel pubblico impiego sussiste anche in presenza di una autorizzazione implicita. Nel caso esaminato, una dipendente di un museo ha ottenuto il pagamento delle ore eccedenti l'orario ordinario perché queste erano state inserite in turni di servizio obbligatori, qualificati come "essenziali" dall'amministrazione stessa. La Corte ha ritenuto che imporre un turno di lavoro più lungo e poi negare il compenso per mancanza di un atto formale di autorizzazione sia contrario ai principi di correttezza e buona fede.
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Calcolo TFS onorari: la Cassazione fissa udienza
Un avvocato dipendente di un ente pubblico contesta la rideterminazione della sua indennità di fine servizio, dalla quale l'ente aveva escluso gli onorari professionali, avviando un recupero sulla pensione. Dopo due gradi di giudizio che hanno dato sostanzialmente ragione all'ente, la Corte di Cassazione, riconoscendo l'elevata importanza della questione, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente. Invece, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito sul corretto calcolo TFS onorari, anche alla luce di recenti sentenze della Corte Costituzionale.
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Incarichi extra dipendenti pubblici: l’ok del capo
Una docente accetta un incarico retribuito come presidente di una fondazione senza chiedere l'autorizzazione al proprio dirigente scolastico. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare e l'obbligo di restituire i compensi, stabilendo che per gli incarichi extra dipendenti pubblici è sempre necessaria l'autorizzazione esplicita dell'amministrazione di diretta appartenenza (la scuola), anche se un'altra entità pubblica ha conferito l'incarico.
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Mansioni superiori: la Cassazione sul compenso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, si è pronunciata sul calcolo delle differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori nel pubblico impiego. È stato stabilito che in caso di assegnazione illegittima, cioè in assenza di un formale provvedimento, al lavoratore spetta la differenza tra il trattamento economico iniziale della qualifica superiore e quello percepito, come previsto dall'art. 52 del D.Lgs. 165/2001. Le più favorevoli disposizioni del contratto collettivo (CCNL) si applicano solo ai casi di assegnazione legittima e formale, escludendo una disparità di trattamento data la diversità delle situazioni.
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Accordo onorari avvocato: la Cassazione decide
In una controversia tra un avvocato e un istituto di credito, la Corte di Cassazione ha esaminato la validità e l'interpretazione di un accordo onorari avvocato transattivo. La Corte ha parzialmente accolto sia il ricorso del legale sia quello della banca, cassando la precedente decisione. I punti chiave riguardano il diritto al rimborso forfettario delle spese generali, la decorrenza degli interessi di mora dalla domanda giudiziale e la necessità di provare l'effettivo recupero del credito per ottenere compensi maggiorati come previsto dall'accordo.
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Compenso simbolico: lecito in gare pubbliche
La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione disciplinare inflitta a un architetto che aveva partecipato a una gara pubblica accettando un compenso simbolico di un euro. Secondo la Corte, tale condotta non costituisce un illecito deontologico se il professionista agisce per ottenere un vantaggio immateriale, come l'arricchimento del proprio curriculum, e aderisce a condizioni di gara legittime e uguali per tutti i partecipanti.
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Mansioni superiori retribuzione: spetta l’indennità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7818/2025, ha stabilito che al dipendente pubblico che svolge mansioni superiori spetta l'intera retribuzione dirigenziale, compresa l'indennità di posizione. A differenza di quanto ritenuto dalla Corte d'Appello, tale indennità non è un compenso variabile legato alla performance, ma un emolumento fisso connesso alla funzione. Pertanto, la sua quantificazione può essere provata per riferimento a quella percepita da altri dirigenti con incarichi analoghi. Il caso riguarda un funzionario della Polizia Municipale a cui erano state affidate responsabilità dirigenziali. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello che aveva escluso tale indennità dal calcolo delle differenze retributive, rinviando la causa per una nuova decisione.
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Retribuzione ferie: quali indennità includere?
Un'azienda di trasporti ha impugnato una sentenza che la condannava a includere indennità accessorie nel calcolo della retribuzione feriale di un dipendente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il calcolo della retribuzione ferie deve essere conforme ai principi del diritto europeo. Questo implica che al lavoratore deve essere garantita una retribuzione complessiva paragonabile a quella percepita durante i periodi di lavoro, includendo quindi le indennità collegate allo svolgimento delle mansioni.
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Bancarotta documentale: dolo specifico vs generico
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un'amministratrice condannata per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. La Corte ha confermato la condanna per la distrazione di fondi, ritenendo inammissibile il ricorso per genericità. Ha invece annullato con rinvio la condanna per bancarotta documentale, chiarendo la fondamentale distinzione tra la fattispecie che richiede il dolo specifico (sottrarre o distruggere i libri contabili per un fine di profitto o danno) e quella che richiede il dolo generico (tenere la contabilità in modo da impedire la ricostruzione del patrimonio). La Corte d'Appello aveva erroneamente confuso le due ipotesi.
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Licenziamento ritorsivo: la Cassazione conferma la nullità
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un licenziamento disciplinare, riconoscendolo come un licenziamento ritorsivo. Il caso riguarda un lavoratore licenziato per presunta falsa testimonianza a favore di un collega, dopo aver egli stesso vinto una causa contro l'azienda per il riconoscimento del suo rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha stabilito che, una volta dimostrata l'insussistenza della giusta causa, emerge il reale motivo illecito e ritorsivo del datore di lavoro, rendendo il licenziamento nullo.
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Crediti prededucibili: quando le spese legali?
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi onorari come crediti prededucibili dal fallimento di una società cliente, per prestazioni svolte prima e durante un concordato preventivo poi fallito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per la prededuzione è necessario che la prestazione professionale sia funzionale agli interessi della massa dei creditori, requisito non soddisfatto nel caso di specie.
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Straordinario pubblico impiego: quando va pagato?
Un dipendente pubblico ha richiesto il pagamento di ore di straordinario prestate sulla base di un ordine di servizio. L'ente si opponeva eccependo la mancanza di autorizzazioni formali e di sistemi di rilevazione presenze. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del lavoratore al compenso per lo straordinario pubblico impiego, stabilendo che il consenso del datore di lavoro, anche implicito, è sufficiente a fondare il diritto alla retribuzione, a prescindere da vizi formali o dal mancato rispetto delle norme sulla spesa pubblica.
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Lavoro straordinario pubblico: consenso e pagamento
Un dipendente pubblico ha ottenuto il pagamento per lavoro straordinario. L'ente datore di lavoro ha contestato la decisione, sollevando solo in appello la questione della mancata autorizzazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la contestazione è ammissibile, poiché l'autorizzazione è un elemento costitutivo del diritto del lavoratore. Tuttavia, ha chiarito che per il pagamento del lavoro straordinario pubblico è sufficiente il consenso del datore di lavoro, anche se implicito, e che tale prestazione può essere provata tramite testimoni.
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Indennità di sostituzione: No a paga superiore per medici
Un dirigente medico ha svolto per un lungo periodo le mansioni di direttore di un'unità operativa complessa, un incarico superiore al suo. Pur richiedendo il trattamento economico corrispondente a tale ruolo, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che alla dirigenza medica non si applicano le norme generali sulle mansioni superiori, ma la disciplina specifica del Contratto Collettivo Nazionale che prevede una specifica indennità di sostituzione. Pertanto, al medico non spetta la retribuzione superiore, ma solo l'indennità prevista.
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Indennità sostitutiva: quando spetta al dirigente?
Un dirigente amministrativo di un'azienda sanitaria, incaricato per oltre nove anni di dirigere una struttura complessa, ha richiesto il trattamento economico superiore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in questi casi non si configurano mansioni superiori, ma una sostituzione che dà diritto alla sola indennità sostitutiva prevista dal CCNL, anche se l'incarico si protrae oltre i termini previsti, che hanno natura meramente sollecitatoria.
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Mansioni superiori sanità: compenso e limiti
Una dirigente medico ha svolto di fatto mansioni superiori come direttore di struttura complessa senza un incarico formale, richiedendo la relativa retribuzione. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato il ricorso, chiarendo che nel settore delle mansioni superiori sanità pubblica non spetta l'intera differenza retributiva, ma solo l'indennità di sostituzione prevista dal CCNL, a tutela della corretta gestione della spesa pubblica.
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Termine lungo impugnazione: ricorso tardivo è K.O.
Un datore di lavoro ricorre contro la sentenza d'appello che riconosceva maggiori diritti a una dipendente. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile perché notificato oltre il termine lungo impugnazione di sei mesi, decorrente dal deposito della sentenza.
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