LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 35 Costituzione

Pagina 7 di 9

180 provvedimenti

Diritto all’assunzione: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che rivendicava il diritto all'assunzione presso una nuova compagnia aerea, sorta dalle ceneri di una precedente in amministrazione straordinaria. La Corte ha stabilito che, in presenza di un accordo sindacale che fissa i criteri per le nuove assunzioni, spetta al lavoratore dimostrare di possedere i requisiti specifici per essere scelto. In assenza di tale prova, il diritto all'assunzione non può essere riconosciuto. È stata inoltre esclusa l'applicabilità della disciplina sul trasferimento d'azienda, data la natura liquidatoria dell'operazione.
Continua »
Onnicomprensività Retribuzione: No extra per il medico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30849/2024, ha stabilito che un dirigente medico non ha diritto a compensi extra per le ore di lavoro supplementari derivanti da un errore di calcolo del datore di lavoro. In base al principio di onnicomprensività della retribuzione, lo stipendio mensile copre tutte le prestazioni rese. L'unica via percorribile per il lavoratore è la richiesta di risarcimento per eventuali danni alla salute o da stress, che devono però essere specificamente provati.
Continua »
Retribuzione onnicomprensiva medico: no extra per ore
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'ASL per un errato calcolo delle ore di assenza che lo ha costretto a lavorare di più. La Cassazione, basandosi sul principio della retribuzione onnicomprensiva del dirigente medico, ha respinto la richiesta di compenso extra, stabilendo che la retribuzione mensile copre tutte le prestazioni, indipendentemente dalle ore lavorate. La tutela possibile è il risarcimento del danno, non il pagamento delle ore in più.
Continua »
Lavoro in detenzione domiciliare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di autorizzazione al lavoro per un soggetto in detenzione domiciliare, ritenendo prevalente la sua persistente pericolosità sociale, desunta dalla recente commissione di un nuovo reato. La sentenza sottolinea che, per ottenere il permesso di lavoro in detenzione domiciliare, non basta presentare un'offerta di impiego, ma è necessario dimostrare rigorosamente anche lo stato di indigenza del nucleo familiare, prova che nel caso di specie è mancata.
Continua »
Privilegio studio associato: i requisiti della Cassazione
La richiesta di un'associazione professionale per il riconoscimento di un credito privilegiato in un fallimento è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che per ottenere il privilegio studio associato, non è sufficiente che un socio abbia svolto il lavoro. L'associazione deve dimostrare che il cliente ha scelto specificamente quel professionista (intuitus personae) e che il compenso richiesto è direttamente destinato a remunerare il suo lavoro personale. Mancando tale prova, il credito è stato considerato chirografario.
Continua »
Indennità risarcitoria: limiti e tutele adeguate
Un lavoratore, licenziato per un fatto poi risultato non provato, ha ottenuto la reintegrazione e un'indennità risarcitoria di 12 mensilità. Ritenendo la somma insufficiente, ha sollevato una questione di costituzionalità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il sistema di tutele contro i licenziamenti illegittimi, pur con dei limiti sull'indennità risarcitoria, è nel suo complesso adeguato e sufficientemente dissuasivo, rientrando nelle scelte discrezionali del legislatore.
Continua »
Associazione in partecipazione: il limite dei 3 soci
Una società di intrattenimento impiegava oltre 180 associati in partecipazione nelle sue numerose sale giochi, sostenendo che il limite legale di tre associati si applicasse a ogni singola sede. L'Istituto Previdenziale ha contestato tale interpretazione. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che il limite numerico per l'associazione in partecipazione si riferisce all'intera attività d'impresa o a uno specifico affare, non alle singole unità produttive. Questa sentenza mira a prevenire l'uso elusivo di tale contratto in frode alla legge sul lavoro subordinato.
Continua »
Privilegio professionista: no se l’incarico è alla società
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento del privilegio del professionista a una società cooperativa di ingegneria. La sentenza chiarisce che, per ottenere la prelazione, è necessario dimostrare che l'incarico sia stato conferito 'intuitus personae', ovvero a un singolo professionista scelto dal cliente, anche se formalmente il contratto è con la società. In assenza di questa prova, il credito è considerato chirografario e non privilegiato.
Continua »
Copertura finanziaria: i limiti del giudice d’appello
Una dipendente pubblica si vede negare una promozione ottenuta tramite selezione. La Corte d'Appello dichiara nulla la procedura per mancanza di copertura finanziaria, basandosi su documenti prodotti solo in secondo grado. La Cassazione annulla la decisione, chiarendo che, sebbene la mancanza di copertura finanziaria sia causa di nullità rilevabile d'ufficio, il giudice deve fondare la sua decisione solo su prove tempestivamente e ritualmente acquisite nel processo, rispettando le preclusioni processuali.
Continua »
Copertura finanziaria: la sua assenza annulla tutto
Un dipendente pubblico si vede negare una progressione di carriera vinta tramite selezione. L'ente pubblico eccepisce la nullità della procedura per mancanza di copertura finanziaria. La Corte di Cassazione conferma che l'assenza di fondi è un vizio insanabile, che determina la nullità dell'intera procedura e che può essere rilevato dal giudice in qualsiasi stato e grado del processo, anche d'ufficio, purché i fatti a fondamento risultino già dagli atti di causa.
Continua »
Retribuzione dirigente medico: no a extra per orario
Una dirigente medico ha citato un'Azienda Sanitaria per differenze retributive, sostenendo che un errato calcolo delle ore di assenza la costringeva a lavorare di più. La Cassazione ha respinto la richiesta, affermando che la retribuzione dirigente medico è onnicomprensiva e mensile, non oraria. Non spetta un compenso aggiuntivo per le ore eccedenti, salvo un'azione per danno alla salute, non proposta nel caso di specie.
Continua »
Retribuzione onnicomprensiva: no extra per errore
Un dirigente medico ha lavorato ore in più a causa di un errato calcolo del suo debito orario da parte dell'Azienda Sanitaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31989/2024, ha stabilito che, in base al principio di retribuzione onnicomprensiva, il medico non ha diritto a un compenso aggiuntivo per queste ore. La sua retribuzione è forfettaria e mensile, non oraria. La Corte ha chiarito che l'eventuale tutela per il lavoratore consiste in un'azione per il risarcimento del danno alla salute o al riposo, che però deve essere specificamente provato e non era stato oggetto della domanda iniziale.
Continua »
Debito orario medico: no a paga extra per errore ASL
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'Azienda Sanitaria per un errore nel calcolo del debito orario giornaliero durante le assenze (ferie, malattia), che lo costringeva a lavorare ore supplementari per raggiungere il monte ore settimanale. Sebbene i tribunali di primo e secondo grado gli avessero dato ragione, condannando l'Azienda al pagamento delle differenze retributive, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. In base al principio di onnicomprensività della retribuzione, il dirigente medico non ha diritto a un compenso aggiuntivo per le ore eccedenti, anche se derivanti da un errore del datore. La Corte ha chiarito che il medico avrebbe potuto agire per il risarcimento del danno alla salute o da stress, ma avrebbe dovuto allegare e provare un pregiudizio concreto, cosa non avvenuta nel caso di specie.
Continua »
Borsa di studio specializzandi: no agli adeguamenti
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un gruppo di medici che richiedevano l'adeguamento della loro borsa di studio specializzandi per il periodo 1992-2006. La Corte ha stabilito che lo Stato italiano aveva già recepito correttamente le direttive UE con il D.Lgs. 257/1991 e che il successivo blocco degli adeguamenti, disposto da varie leggi finanziarie, era pienamente legittimo. È stato inoltre ribadito che il rapporto degli specializzandi non è di lavoro subordinato, escludendo così l'applicazione del principio di equa retribuzione previsto dalla Costituzione.
Continua »
Sospensione dipendente pubblico: quando è legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sospensione di un dipendente pubblico a seguito di una condanna per peculato, anche se il reato era slegato dalle sue mansioni specifiche. La decisione si basa sulla necessità di tutelare la credibilità e l'imparzialità della Pubblica Amministrazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non affrontava il nucleo della motivazione della sentenza d'appello, ribadendo che per i reati previsti dalla L. 97/2001, la sospensione dipendente pubblico è una misura cautelare che prescinde dal collegamento diretto con il servizio.
Continua »
Cessione del contratto: no tutela per licenziamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione del contratto di lavoro dichiarata illegittima con sentenza passata in giudicato, il rapporto di lavoro svolto presso l'azienda cessionaria si qualifica come un rapporto di mero fatto ai sensi dell'art. 2126 c.c. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto alla retribuzione per il periodo lavorato, ma non può beneficiare delle tutele contro il licenziamento illegittimo, né reali né indennitarie, poiché queste presuppongono l'esistenza di un valido contratto di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello che aveva concesso un'indennità risarcitoria è stata cassata con rinvio.
Continua »
Interposizione manodopera: la Cassazione decide
Un lavoratore, formalmente assunto da un'impresa appaltatrice, operava di fatto per un'altra società. La Cassazione ha confermato l'esistenza di una interposizione manodopera illecita, riconoscendo il diritto del lavoratore alla riassunzione presso la società utilizzatrice. Tuttavia, poiché quest'ultima era in amministrazione straordinaria, la Corte ha dichiarato improponibile la domanda di condanna al pagamento delle retribuzioni in sede ordinaria, stabilendo che tale pretesa debba essere fatta valere nell'ambito della procedura concorsuale.
Continua »
Revoca incarico dirigente: illegittima se pretestuosa
Un dirigente sanitario ha subito la revoca anticipata del suo incarico, ufficialmente legata alla nomina di un nuovo vertice aziendale, seguita a breve dal suo collocamento in quiescenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca dell'incarico del dirigente sanitario era illegittima e che il successivo pensionamento non può sanare l'illegittimità dell'atto. La normativa che vieta di attribuire nuovi incarichi a personale in pensione non si applica al mantenimento di un contratto già in essere. Di conseguenza, il dirigente ha diritto a una nuova valutazione in merito alla reintegra o al risarcimento del danno.
Continua »
Allegazione specifica del danno: onere della prova
Una lavoratrice ha citato in giudizio la sua azienda, un operatore postale, per ottenere un risarcimento danni a causa della mancata assegnazione di una zona di recapito fissa, sostenendo che ciò aggravasse la sua attività. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, evidenziando la mancanza di dettagli specifici nel ricorso iniziale riguardo al presunto pregiudizio. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, sottolineando che l'allegazione specifica del danno è un requisito fondamentale che non può essere colmato in un secondo momento attraverso testimonianze. Di conseguenza, il ricorso della lavoratrice è stato definitivamente respinto.
Continua »
Clausola sociale: obbligo di assunzione integrale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24912/2025, ha affermato un principio cruciale in materia di cambio appalto e clausola sociale. La Corte ha stabilito che, se il capitolato d'appalto accettato dall'azienda subentrante prevede l'assunzione di un numero specifico di lavoratori, questa non può unilateralmente ridurne il numero applicando criteri non concordati, come quello della minore anzianità. Il caso riguardava delle lavoratrici del settore ristorazione escluse dall'assunzione. La Cassazione ha accolto il loro ricorso, cassando la sentenza d'appello e rinviando per un nuovo esame basato sul principio che il capitolato e la clausola sociale vincolano l'impresa subentrante a garantire la continuità occupazionale come pattuito.
Continua »