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Art. 35 Costituzione

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180 provvedimenti

Retribuzione dirigente medico: no extra per errore di calcolo
Un dirigente medico ha citato in giudizio la propria Azienda Sanitaria per un errore nel calcolo del debito orario giornaliero durante i giorni di assenza (ferie, permessi), che lo ha costretto a svolgere lavoro supplementare per recuperare un debito inesistente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5505/2025, ha respinto la richiesta di pagamento delle ore extra. La Corte ha stabilito che la retribuzione del dirigente medico è onnicomprensiva e non oraria; pertanto, il lavoro eccedente, anche se causato da un errore del datore di lavoro, non dà diritto a un compenso aggiuntivo. La tutela corretta sarebbe stata un'azione per il risarcimento del danno alla salute o al riposo, che però non era stata richiesta.
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Spese forfettarie avvocato: quando sono dovute?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una complessa vicenda tra un avvocato e un istituto di credito in merito al pagamento di compensi professionali. L'ordinanza chiarisce importanti principi sulla validità degli accordi, il frazionamento del credito e la tempestività dell'opposizione a decreto ingiuntivo. Il punto cruciale della decisione riguarda il riconoscimento delle spese forfettarie dell'avvocato, stabilendo che sono sempre dovute per legge, anche se non esplicitamente previste in una convenzione, qualora la normativa applicabile lo preveda.
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Notificazione licenziamento: quando è valida? La Cass.
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della notificazione di un licenziamento a un dipendente agli arresti domiciliari, ritenendo l'impugnazione tardiva. La Corte ha stabilito che le annotazioni postali sulla tentata consegna e sulla compiuta giacenza hanno valore probatorio, anche in assenza di firma dell'operatore. Il ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e non a contestare una violazione di legge.
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Obbligo di repêchage: no a un nuovo contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. L'azienda, invece di adempiere all'obbligo di repêchage cercando una ricollocazione interna, aveva proposto al dipendente una nuova assunzione a termine con mansioni e retribuzione inferiori. Secondo la Corte, questa offerta non costituisce un valido tentativo di salvaguardare il posto di lavoro, ma ne conferma anzi la disponibilità, rendendo il recesso ingiustificato.
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Retribuzione dirigente medico per sostituzione: la guida
Un dirigente medico ha richiesto differenze retributive per aver svolto per anni le funzioni di un superiore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la normativa speciale per la dirigenza sanitaria prevale su quella generale. Al dirigente spetta unicamente l'indennità sostitutiva prevista dal contratto collettivo, e non la piena retribuzione superiore, a causa del principio del 'ruolo unico' e dell'omnicomprensività dello stipendio. La decisione chiarisce definitivamente la corretta retribuzione del dirigente medico in caso di sostituzione.
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Gestione Separata avvocati: quando è obbligatoria?
Un'avvocata con reddito inferiore alla soglia della Cassa Forense è stata chiamata dall'INPS a versare i contributi alla Gestione Separata per il 2009. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di versamento, chiarendo che la prescrizione decorre dalla scadenza del termine di pagamento. Tuttavia, ha annullato le sanzioni civili, applicando una sentenza della Corte Costituzionale e stabilendo un principio chiave per la Gestione Separata avvocati.
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Erroneo inquadramento: prescrizione quinquennale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva differenze retributive per un erroneo inquadramento professionale. La Corte ha confermato l'applicazione della prescrizione quinquennale, distinguendo nettamente il caso da un'ipotesi di demansionamento, che avrebbe previsto una prescrizione decennale. La decisione si fonda sulla qualificazione della domanda come rivendicazione di crediti da lavoro e non come risarcimento del danno.
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Doppia conforme di merito: quando il ricorso è chiuso
Una lavoratrice ha fatto causa al suo datore di lavoro per differenze retributive, sostenendo che il rapporto di lavoro fosse iniziato prima della data formalizzata. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la sua domanda per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando il principio della "doppia conforme di merito", ribadendo che non è possibile una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità quando due sentenze precedenti concordano sulla ricostruzione della vicenda.
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Lavoro straordinario: pagamento anche senza autorizzazione
Dei dipendenti pubblici chiedevano il pagamento delle ore di lavoro straordinario accumulate nella "Banca ore". Le corti di merito avevano respinto la richiesta per assenza di autorizzazione formale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il lavoro straordinario va retribuito se svolto con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro, come dimostrato dalla stessa contabilizzazione delle ore. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Benefici vittime terrorismo: quando il ricorso è nullo
Una vittima di attentato terroristico ha richiesto i benefici vittime terrorismo previsti dalla L. 206/2004. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancata prova della riduzione della capacità lavorativa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso diretto inammissibile, chiarendo che la procedura speciale ex art. 12 è limitata nel tempo e non applicabile al caso di specie, che avrebbe dovuto seguire la via ordinaria dell'appello.
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Compensi professionali avvocato e accordi tariffari
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia sui compensi professionali avvocato tra un legale e un istituto di credito. La Corte ha rigettato il ricorso principale del professionista, confermando che l'interpretazione di un accordo forfettario del 2015 rientra nel potere del giudice di merito. Ha inoltre stabilito l'irretroattività della legge sull'equo compenso e chiarito i limiti del giudicato e del frazionamento del credito in caso di incarichi distinti. È stato parzialmente accolto il ricorso incidentale della banca su un punto specifico relativo al recupero delle spese.
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Accordo compensi avvocato: la parola della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso riguardante la determinazione dei compensi professionali di un avvocato. La controversia verteva sull'interpretazione di un accordo transattivo del 2015, che la Corte ha ritenuto onnicomprensivo per tutte le attività svolte fino a una certa data, respingendo le ulteriori pretese del legale. È stata inoltre esclusa l'applicazione retroattiva della legge sull'equo compenso, poiché il rapporto professionale si era concluso prima della sua entrata in vigore. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale dell'avvocato sia quello incidentale della banca, confermando la decisione del Tribunale che aveva parzialmente accolto l'opposizione della banca al decreto ingiuntivo iniziale.
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Compenso professionale avvocato: accordi e tariffe
In una complessa disputa sul compenso professionale avvocato, la Corte di Cassazione interviene per chiarire l'interpretazione di accordi tariffari e di un patto liquidatorio tra un legale e un istituto di credito. La Corte ha stabilito che il rimborso forfettario delle spese generali è sempre dovuto, anche se non previsto nell'accordo, e che la legge sull'equo compenso non è retroattiva. Inoltre, ha precisato che se il compenso è legato all'effettivo recupero del credito da parte del cliente, spetta all'avvocato dimostrare che tale condizione si sia verificata. La precedente decisione è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione su questi punti.
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Carta Docenti: Sì anche ai precari. La sentenza
Il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, ha accolto il ricorso di una docente precaria, riconoscendole il diritto a ricevere la 'Carta Docenti' da 500 euro per gli anni scolastici in cui ha lavorato con contratti a tempo determinato. La sentenza stabilisce che escludere i docenti precari da questo beneficio viola il principio di non discriminazione sancito dal diritto dell'Unione Europea e dalla Costituzione italiana, poiché la necessità di formazione continua è identica a quella dei docenti di ruolo. Di conseguenza, l'amministrazione scolastica è stata condannata al pagamento delle somme non corrisposte per gli anni di servizio precario.
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Peggioramento retributivo: ricorso inammissibile
Un lavoratore, trasferito da un ente locale al Ministero, ha lamentato un peggioramento retributivo. Dopo una prima cassazione con rinvio, la Corte d'Appello ha nuovamente respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha ora dichiarato il nuovo ricorso inammissibile perché cerca impropriamente di ottenere una rivalutazione dei fatti e contesta il principio di diritto vincolante stabilito nella precedente sentenza, che il giudice del rinvio aveva correttamente applicato.
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Principio di diritto vincolante: limiti del rinvio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una lavoratrice del settore scolastico, trasferita da un ente locale allo Stato, che lamentava un peggioramento retributivo. La decisione si fonda sul rispetto del principio di diritto vincolante stabilito in una precedente sentenza di Cassazione sul medesimo caso. La Corte ha stabilito che il giudice del rinvio aveva correttamente limitato la sua analisi alla verifica di un "peggioramento retributivo globale e sostanziale", come richiesto, e che il nuovo ricorso rappresentava un inammissibile tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti.
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Carta Docente Precari: Il Diritto è Confermato
Il Tribunale di Bergamo ha riconosciuto il diritto alla Carta Docente Precari a due insegnanti con contratto a tempo determinato, condannando il Ministero per trattamento discriminatorio. La sentenza stabilisce che il beneficio di €500 annui per la formazione spetta a tutti i docenti, non solo a quelli di ruolo, in linea con la giurisprudenza europea e nazionale. Nessuna prescrizione è maturata.
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Carta del docente ai precari: la sentenza di Bergamo
Con la sentenza del 9 luglio 2025 (N. R.G. 877/25), il Tribunale di Bergamo ha riconosciuto il diritto alla Carta del docente anche per gli insegnanti precari. La decisione stabilisce che escludere i docenti con contratto a tempo determinato dal bonus di 500€ per la formazione costituisce una discriminazione illegittima, in linea con la giurisprudenza europea e nazionale. Il Ministero è stato condannato a erogare il beneficio per gli anni scolastici dal 2020/21 al 2022/23.
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Incompatibilità medico pensionato: la Cassazione decide
Con la sentenza Cass. Civ., Sez. L, n. 34732 del 30/12/2019, la Corte Suprema ha affrontato il tema dell'incompatibilità medico pensionato. Un dottore, già in pensione dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), si è visto negare un nuovo incarico come medico convenzionato. La Corte ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che i contratti collettivi (ACN) possono legittimamente prevedere cause di incompatibilità non contemplate dalla legge, al fine di garantire una migliore distribuzione del lavoro medico e la qualità dei servizi, distinguendo tale disciplina da quella generale sul cumulo tra pensione e redditi da lavoro.
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Carta del Docente Precari: Sì al Bonus di 500€
Un docente con contratti a tempo determinato per gli anni scolastici 2019-2023 ha richiesto e ottenuto il riconoscimento del diritto alla Carta del Docente. Il Tribunale di Pescara, basandosi sul principio di non discriminazione sancito dalla normativa europea e dalla giurisprudenza nazionale, ha condannato l'amministrazione scolastica ad attribuire al ricorrente il bonus di 500 euro annui per l'aggiornamento professionale, disapplicando la norma interna che lo riservava ai soli docenti di ruolo.
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