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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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1130 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Vizi della cosa venduta: la Cassazione fa chiarezza
Una società di logistica ha citato in giudizio un venditore di semirimorchi per difetti nel coefficiente di isolamento termico. La richiesta è stata respinta nei gradi di merito per tardiva denuncia del vizio (decadenza). La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che le contestazioni sui vizi della cosa venduta devono rispettare termini perentori e che non è compito della Corte rivalutare i fatti già accertati. È stato inoltre chiarito che non si trattava di 'aliud pro alio', poiché i beni erano idonei all'uso specifico indicato nel contratto.
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Prescrizione riscossione imposte: il termine decennale
Una società si oppone a nuove cartelle di pagamento, sostenendo che il diritto alla riscossione fosse scaduto. La Corte di Cassazione chiarisce un principio fondamentale sulla prescrizione riscossione imposte: una volta che un debito tributario è confermato da una sentenza passata in giudicato, non si applicano più i brevi termini di decadenza, ma il termine di prescrizione decennale (actio iudicati). Di conseguenza, le cartelle emesse entro dieci anni dalla sentenza sono legittime e il ricorso della società viene respinto.
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Decadenza dalla garanzia: quando si perde il diritto
Un acquirente di contratti preliminari per dei box auto perde il diritto alla garanzia fideiussoria per non aver agito contro il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell'obbligazione. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, sottolineando come l'inerzia del creditore comporti la decadenza dalla garanzia. Il caso evidenzia l'importanza di rispettare i termini previsti dall'art. 1957 c.c. per non vanificare le tutele contrattuali.
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Diffida ad adempiere: quando non è legittima
Un promittente venditore di un terreno agricolo ha inviato una diffida ad adempiere ai promissari acquirenti, chiedendo poi la risoluzione del contratto. I tribunali, fino alla Cassazione, hanno dato torto al venditore. La Corte ha stabilito che la diffida ad adempiere è uno strumento a disposizione della parte adempiente, non di quella che è essa stessa in torto. Nel caso specifico, i compratori avevano regolarmente effettuato i pagamenti concordati, anche estinguendo debiti del venditore con le banche, mentre il venditore si era ingiustificatamente rifiutato di procedere alla vendita definitiva.
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Cessione del credito: prova e termini per contestarla
Una società ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto le sue domande relative a un contratto di mutuo, incluse contestazioni sul superamento del tasso soglia e sulla legittimazione della società cessionaria del credito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la contestazione sulla cessione del credito era stata sollevata tardivamente (solo in comparsa conclusionale) e che gli altri motivi erano proceduralmente viziati o infondati.
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Concorso di colpa: assegno spedito con posta ordinaria
Una società assicurativa ha citato in giudizio un operatore postale per aver pagato un assegno non trasferibile a una persona non autorizzata. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che attribuiva un concorso di colpa al 50% alla società mittente per aver utilizzato la posta ordinaria, un metodo non sicuro. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi proposti non rispettavano i requisiti formali e miravano a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Responsabilità professionale: quando decorre la prescrizione?
Un committente ha citato in giudizio un ingegnere per lavori di ristrutturazione non conformi al progetto. La richiesta di risarcimento è stata respinta per prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato che, in tema di responsabilità professionale, il termine di prescrizione inizia a decorrere non dal momento della piena consapevolezza del danno, ma da quando i vizi dell'opera diventano oggettivamente percepibili e conoscibili dal committente.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
Un ricorso per Cassazione, relativo a una controversia su una servitù di passaggio, è stato dichiarato inammissibile. La Corte Suprema ha stabilito l'improcedibilità del ricorso perché il ricorrente non ha depositato, insieme all'atto di impugnazione, la copia della sentenza d'appello notificata. Questa omissione è considerata un vizio insanabile che impedisce l'esame nel merito della causa, comportando anche una condanna per abuso del processo.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: oneri del ricorrente
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso in Cassazione presentato da un'amministrazione fiscale contro una società. La causa di improcedibilità risiede nel mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata, munita di relata di notifica. L'amministrazione, avendo dichiarato nel ricorso di aver ricevuto la notifica, aveva l'onere di rispettare tale adempimento entro 20 giorni, pena la sanzione processuale, applicata d'ufficio dalla Corte.
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Diniego autotutela: quando il ricorso è inammissibile
Una contribuente ha impugnato un diniego di autotutela relativo a un avviso di accertamento per IRPEF 2009, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica originale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sulla regola della "doppia conforme", che limita l'appello quando due tribunali di grado inferiore concordano sui fatti, e sulla tardività della richiesta di rimessione in termini da parte della contribuente, che non ha agito tempestivamente una volta venuta a conoscenza dell'atto.
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Valore in dogana: quando includere le royalties
La Corte di Cassazione ha stabilito che le royalties pagate dall'importatore a un licenziante terzo devono essere incluse nel valore in dogana delle merci. La decisione si fonda sul principio che, se il licenziante esercita un controllo pervasivo sulla produzione e commercializzazione, il pagamento delle royalties diventa una condizione essenziale per la vendita, giustificandone l'inclusione nella base imponibile doganale. L'ordinanza chiarisce che il concetto di controllo va oltre la mera verifica della qualità del prodotto.
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Valore in dogana: quando le royalties si includono
La Cassazione chiarisce che le royalties pagate dall'importatore al titolare del marchio devono essere incluse nel valore in dogana se il titolare esercita un controllo, anche di fatto, sulla produzione e vendita. Questo controllo, che va oltre la mera verifica di qualità, rende il pagamento delle royalties una 'condizione di vendita' e quindi parte della base imponibile per i dazi.
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Valore in dogana royalties: il controllo del licensor
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 846/2025, ha stabilito che le royalties pagate al titolare di un marchio devono essere incluse nel valore in dogana delle merci importate se il licenziante esercita un controllo effettivo, diretto o indiretto, sull'intera filiera produttiva. Annullando la decisione dei giudici di merito, la Corte ha chiarito che non è sufficiente un mero controllo sulla qualità, ma è determinante il "potere di orientamento" che rende il pagamento delle royalties una condizione imprescindibile per la vendita dei beni. L'analisi del valore in dogana royalties deve quindi considerare la sostanza dei rapporti contrattuali.
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Redditometro e prova contraria: la Cassazione decide
Un contribuente, a fronte di un accertamento fiscale basato sul redditometro, ha tentato di giustificare le proprie spese sostenendo di aver ricevuto la restituzione di un finanziamento soci. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che la prova fornita era insufficiente, in quanto il finanziamento originario non era coerente con i redditi dichiarati in passato dal contribuente. Il caso sottolinea il rigoroso onere della prova richiesto per contrastare le presunzioni del redditometro.
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Rimessione in termini: no se la reazione è tardiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente che chiedeva la rimessione in termini per impugnare un avviso di accertamento fiscale non ricevuto. La contribuente, venuta a conoscenza dell'atto solo tramite un avviso dell'agente di riscossione, ha agito tardivamente. La Corte ha stabilito che la rimessione in termini richiede non solo una causa non imputabile, ma anche una reazione immediata e tempestiva da parte di chi è incorso nella decadenza, cosa che non è avvenuta nel caso di specie.
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Avviso di accertamento motivazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avviso di accertamento per la rivalutazione di immobili è legittimo se la sua motivazione riporta gli elementi essenziali degli atti di compravendita usati per la comparazione. Non è necessario allegare fisicamente tali atti, purché il contribuente sia messo in condizione di comprendere il criterio di valutazione. Il caso riguardava una maggiore imposta di registro su terreni, dove la Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando la validità dell'avviso di accertamento e la sua motivazione.
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Proventi illeciti: tassazione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente, ritenuto co-amministratore di fatto di una società 'cartiera', confermando la tassazione dei proventi illeciti derivanti dall'emissione di fatture per operazioni inesistenti. La Corte ha stabilito che la tassazione si basa sul coinvolgimento fattivo e provato nelle operazioni illecite, non sulla qualifica formale di socio, e che i costi relativi ad attività criminose non sono deducibili.
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Rendita vitalizia: prova del danno e risarcimento
Un lavoratore agricolo, dopo aver ottenuto una rendita vitalizia dall'ente previdenziale e essersi dimesso dal lavoro, si è visto revocare il beneficio. Ha quindi richiesto il risarcimento dei danni, ma la sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che per ottenere un risarcimento è indispensabile fornire la prova concreta sia dell'esistenza sia dell'entità del danno subito, non essendo sufficiente la sola revoca del provvedimento favorevole.
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Eccezione di compensazione nel fallimento: la difesa
Una società, convenuta in giudizio per un pagamento da una curatela fallimentare, ha opposto in compensazione un proprio controcredito derivante dallo stesso contratto. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha chiarito che l'eccezione di compensazione, se usata come mera difesa per paralizzare la pretesa avversaria, è sempre ammissibile nel giudizio ordinario e non va confusa con una domanda riconvenzionale, che invece deve essere insinuata nel passivo fallimentare.
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Danno da lucro cessante: come provarlo in giudizio
Una società edile ha citato in giudizio un ente religioso e altre due società per un'operazione immobiliare fallita, chiedendo un cospicuo risarcimento per danno da lucro cessante. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La ragione fondamentale è stata la mancata prova, da parte della società ricorrente, di possedere la 'forza economica' necessaria per realizzare il costoso progetto edilizio. Senza tale dimostrazione, il presunto guadagno perso è stato considerato meramente ipotetico e non risarcibile.
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