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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1296 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Inammissibilità ricorso Cassazione: regole e limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un contribuente relativo a una cartella di pagamento per la mancata detrazione di interessi passivi. La decisione non entra nel merito, ma si fonda su vizi procedurali cruciali: l'errata individuazione del convenuto (il Ministero anziché l'Agenzia delle Entrate), l'applicazione della regola della "doppia conforme" che blocca l'appello in presenza di due sentenze precedenti simili, e l'errata formulazione dei motivi secondo la normativa processuale non più in vigore. L'ordinanza ribadisce il principio fondamentale secondo cui l'onere di provare i fatti che danno diritto a un'agevolazione fiscale spetta sempre al contribuente, il quale deve conservare la documentazione necessaria anche oltre i termini ordinari.
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Accertamento con adesione: quando è inattaccabile?
Una società di trasporto aereo, dopo aver firmato un accertamento con adesione per ridurre un debito fiscale milionario, ha citato in giudizio l'Agenzia fiscale per danni, sostenendo che l'accordo fosse viziato da pressioni indebite. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la validità dell'accordo. La Corte ha stabilito che, essendo stato negoziato con l'assistenza di professionisti e avendo portato vantaggi concreti (come lo sblocco di rimborsi IVA), l'accordo non poteva essere considerato frutto di coercizione.
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Remunerazione medici: inammissibile il ricorso
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi in medicina generale che chiedevano una remunerazione adeguata, equiparata ad altre specializzazioni. Il ricorso è stato respinto perché erroneamente diretto contro l'ordinanza di inammissibilità d'appello e non contro la sentenza di primo grado. La Corte ha inoltre sottolineato la netta distinzione normativa tra la formazione in medicina generale e le altre specializzazioni mediche, escludendo la possibilità di una comparazione retributiva.
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Società non operative: disapplicazione negata
Una società immobiliare chiede la disapplicazione della normativa sulle società non operative per il 2013, adducendo l'impossibilità di utilizzare il suo unico immobile a causa della mancata autorizzazione regionale. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che l'inattività prolungata e la mancata autorizzazione amministrativa non costituiscono 'circostanze oggettive' sufficienti a giustificare la disapplicazione, ma rientrano nel normale rischio d'impresa.
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Revocatoria fallimentare: pagamento a rischio
Un professionista riceve un pagamento da una società poco prima che questa fallisca. Tale pagamento, avvenuto a saldo di un credito maggiore a seguito di una transazione, è stato oggetto di una azione di revocatoria fallimentare. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inefficace il pagamento e condannando il professionista alla restituzione della somma. La Corte ha ritenuto provata la conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis) da parte del creditore, sulla base di una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come la necessità di un decreto ingiuntivo e l'accettazione di una somma inferiore per liberare l'unico bene della società.
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Società di comodo: il diniego è legittimo se inattiva
Una società immobiliare, rimasta inattiva per anni a seguito del diniego di un'autorizzazione amministrativa, si è vista respingere la richiesta di disapplicazione della normativa sulle società di comodo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prolungata inattività non costituisce una 'circostanza oggettiva' che giustifica l'esenzione dal regime fiscale penalizzante, ma rappresenta una scelta imprenditoriale soggettiva. Di conseguenza, il diniego dell'Agenzia Fiscale è stato ritenuto legittimo.
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Mutuo usurario: la Cassazione chiarisce i limiti
Due mutuatari hanno presentato ricorso alla Suprema Corte dopo che i tribunali di merito avevano rigettato le loro accuse di mutuo usurario e anatocismo contro un istituto di credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il suo ruolo non è quello di riesaminare le valutazioni di fatto, come il calcolo dei tassi di interesse. Ha inoltre ribadito che la decisione di ammettere o meno una consulenza tecnica d'ufficio rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Assunzione a tempo indeterminato: non è un diritto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che, pur inseriti in una graduatoria definitiva, chiedevano l'assunzione a tempo indeterminato presso un'Azienda Sanitaria. La Corte ha stabilito che la stabilizzazione del personale precario non è un diritto soggettivo, ma una scelta discrezionale della Pubblica Amministrazione, soggetta a vincoli di bilancio e fabbisogno organico. Il ricorso è stato respinto anche per vizi procedurali, in quanto la domanda per il tempo indeterminato era stata proposta in via subordinata e i motivi di ricorso non affrontavano correttamente le ragioni della decisione d'appello.
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Responsabilità struttura sanitaria: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di richiesta di risarcimento danni da parte dei familiari di una paziente deceduta in una casa di riposo. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito, e ha escluso la responsabilità struttura sanitaria poiché non è stata provata la colpa della struttura. L'evento è stato ritenuto un gesto impulsivo, imprevedibile e non evitabile con le ordinarie misure di sorveglianza, data l'assenza di recenti segnali di allarme nel comportamento della paziente.
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Tasso soglia usura: la Cassazione chiarisce i costi
La Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di alcuni clienti contro un istituto di credito, confermando la validità di due contratti di mutuo. La Corte ha stabilito che la commissione di estinzione anticipata non rientra nel calcolo del tasso soglia usura, in quanto non è una remunerazione per il credito. Ha inoltre dichiarato inammissibili le censure relative al calcolo degli interessi di mora e all'errata indicazione del TAEG, ribadendo i limiti del proprio sindacato di legittimità.
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Remunerazione medici specializzandi: Cassazione rinvia
Un gruppo di medici specializzatisi tra il 1991 e il 2005 ha citato in giudizio lo Stato per ottenere una remunerazione adeguata, lamentando il tardivo recepimento delle direttive europee. Dopo la sconfitta nei primi due gradi di giudizio, il caso è giunto in Cassazione. La Corte, con ordinanza interlocutoria, ha deciso di sospendere la decisione e rinviare la causa a nuovo ruolo. Il motivo è l'attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite su una questione di massima importanza strettamente connessa: l'adeguamento triennale delle borse di studio. La questione sulla corretta remunerazione medici specializzandi resta quindi aperta.
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Remunerazione medici specializzandi: attesa per la Corte
Un gruppo di medici specializzandi tra il 1991 e il 2005 ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un'adeguata remunerazione, lamentando il mancato adeguamento all'inflazione delle borse di studio previsto dalla normativa europea e nazionale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione in attesa del pronunciamento delle Sezioni Unite su una questione di diritto fondamentale per il caso, relativa alla rivalutazione triennale degli importi.
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Onere della prova: chi prova il danno da carburante?
Una società di autotrasporti ha citato in giudizio un gestore di una stazione di servizio per danni al motore di un camion, attribuiti a carburante contaminato con acqua. Il tribunale, basandosi su una perizia tecnica (CTU) che indicava la condensa come causa dell'acqua, ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere della prova del nesso causale tra il rifornimento e il danno spetta a chi agisce in giudizio per il risarcimento.
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Indennità di condotta: quando spetta al macchinista?
Un macchinista ha richiesto che l'indennità di condotta fosse estesa anche alle attività accessorie e complementari svolte prima e dopo la guida effettiva del treno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in base ai contratti collettivi, l'indennità spetta esclusivamente per il tempo trascorso nella guida del treno. Le attività accessorie sono considerate una diversa tipologia di lavoro, con una diversa quantificazione dell'indennità, a meno che non vengano assorbite in un periodo di 'condotta continuativa' senza interruzioni significative.
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Giustificato motivo oggettivo: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di trasporti contro la sentenza che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento di un dipendente per giustificato motivo oggettivo. La decisione si fonda sul fatto che la soppressione del posto di lavoro addotta come motivazione non era effettiva, in quanto le mansioni del lavoratore erano già state modificate da anni. La Corte ha ribadito che il datore di lavoro ha l'onere di provare la veridicità e l'attualità del motivo del recesso e che la Cassazione non può riesaminare nel merito le prove.
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Risarcimento medici specializzandi: Cassazione conferma
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici per il risarcimento del danno da tardiva attuazione di direttive UE, confermando la prescrizione decennale del diritto. La Corte ha inoltre condannato i ricorrenti per lite temeraria, data la consolidata giurisprudenza contraria. La questione del risarcimento medici specializzandi è quindi ormai definita dalla giurisprudenza di legittimità.
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Appalto illecito: Cassazione su onere della prova
Un gruppo di lavoratori ha contestato un contratto di servizi di pulizia ferroviaria, sostenendo si trattasse di un appalto illecito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha ribadito di non poter riesaminare le prove e ha chiarito che un appalto è legittimo quando l'appaltatore mantiene un'effettiva autonomia organizzativa e gestionale sul proprio personale, anche in presenza di un coordinamento con l'azienda committente.
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Errore di fatto: quando non si può revocare una sentenza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, ribadendo che l'errore di fatto deve consistere in una svista materiale e percettiva, non in un presunto errore di valutazione o di giudizio. Il caso riguardava una contestazione di abuso del diritto in ambito fiscale, ma il principio enunciato ha valenza generale nel processo civile.
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Prova simulazione assoluta: onere del compratore
Un creditore ha agito in giudizio sostenendo che una vendita immobiliare effettuata dai suoi debitori fosse fittizia. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha stabilito che in un'azione per la prova della simulazione assoluta, spetta all'acquirente dimostrare l'effettivo pagamento del prezzo. La semplice dichiarazione di pagamento nell'atto notarile non è sufficiente a vincere la presunzione di simulazione, specialmente in presenza di altri indizi come un contratto di comodato che lasciava il bene nella disponibilità dei venditori.
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Esenzione IVA servizi finanziari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18338/2024, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito contro un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate. La controversia riguardava la corretta applicazione dell'esenzione IVA per servizi finanziari forniti a una società di gestione del risparmio. La Corte ha confermato che i servizi, inclusi quelli di 'back office', non rientravano nel regime di esenzione, in quanto qualificabili come attività di banca depositaria imponibile ai fini IVA, respingendo inoltre le censure sulla presunta 'motivazione apparente' della sentenza d'appello.
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