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Art. 348-bis Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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133 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-bis Codice di Procedura Civile

Sanzioni Banca d’Italia: il termine per la notifica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29594/2023, ha respinto il ricorso di un ex amministratore di banca contro le sanzioni della Banca d'Italia. La Corte ha stabilito che il termine di 90 giorni per la notifica della sanzione decorre dal visto finale del Direttore Centrale, che conclude l'accertamento ispettivo. È stato inoltre dichiarato inammissibile un motivo di ricorso perché sollevato per la prima volta in Cassazione, ribadendo l'impossibilità di introdurre nuove questioni in sede di legittimità.
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Azione di riduzione: reintegra in natura del bene
In un caso di successione, un fratello avviava un'azione di riduzione contro la sorella per una donazione lesiva della sua quota di legittima. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello che disponeva la reintegrazione in natura, ossia tramite la cessione di una porzione fisica dell'immobile, anziché per equivalente monetario. La Corte ha chiarito che la facoltà del donatario di trattenere l'intero bene, prevista dall'art. 560 c.c., non può pregiudicare il diritto del legittimario leso a ottenere la sua quota in natura, specialmente quando le donazioni hanno esaurito l'intero patrimonio del defunto.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo civile
Un ex coniuge presenta ricorso in Cassazione per una disputa sulla proprietà della casa coniugale. Successivamente, deposita un atto di rinuncia al ricorso, accettato dalla controparte. La Corte di Cassazione, verificati i requisiti, dichiara l'estinzione del giudizio e compensa interamente le spese legali tra le parti, chiudendo definitivamente la controversia.
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Prescrizione e processo estinto: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione chiarisce gli effetti della prescrizione e processo estinto. Una professionista ha perso il diritto all'iscrizione a un albo perché, dopo aver iniziato una causa davanti a un giudice non competente (T.A.R.), non ha riassunto il processo davanti al giudice corretto (Tribunale Civile) nei termini previsti. La Corte ha stabilito che, in questi casi, l'atto iniziale interrompe la prescrizione solo momentaneamente, non in modo permanente. Di conseguenza, il diritto si è estinto per prescrizione prima dell'inizio della nuova causa.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in una causa possessoria. Il ricorrente, dopo aver perso in primo e secondo grado, ha presentato un appello con motivi generici, non pertinenti e volti a un riesame del merito, vietato in sede di legittimità. La decisione sottolinea l'importanza del principio della "doppia conforme" e le gravi conseguenze, inclusa la condanna per responsabilità aggravata, per chi abusa dello strumento processuale.
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Servitù di parcheggio: quando il ricorso è inammissibile
Una proprietaria immobiliare ricorre in Cassazione dopo che le è stata negata l'usucapione di un'area di cortile, inclusa una servitù di parcheggio. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando che non può riesaminare nel merito la valutazione delle prove, come la mancanza dell'animus possidendi, già effettuata dai giudici dei gradi precedenti. La decisione ribadisce i rigorosi limiti del giudizio di legittimità.
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Usucapione prova: Cassazione su onere probatorio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10158/2024, dichiara inammissibile un ricorso riguardante una richiesta di usucapione. La Corte ribadisce che la valutazione della prova per l'usucapione è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno di vizi specifici. Il ricorso, basato su una presunta errata valutazione delle prove testimoniali e documentali, è stato respinto, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato l'acquisto per usucapione.
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Eccezione di pagamento: la Cassazione fa chiarezza
Una società subappaltatrice in fallimento ottiene un decreto ingiuntivo contro i committenti. Questi si oppongono sostenendo di aver già pagato. Mentre il Tribunale qualifica la difesa come eccezione di compensazione e la rigetta, la Corte d'Appello la riqualifica correttamente come eccezione di pagamento, accogliendo l'opposizione. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, sottolineando che il giudice ha il potere di interpretare la reale natura della difesa, distinguendo il pagamento, che estingue il debito, dalla compensazione, che oppone un controcredito.
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Servitù di passaggio coattiva: i limiti del giudice
Un proprietario di un fondo intercluso ha richiesto una servitù di passaggio. La Corte d'Appello ha stabilito il passaggio sul fondo di un vicino, attraversando un'area normalmente protetta come un cortile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro tale decisione, confermando che il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel bilanciare gli interessi contrapposti e può imporre una servitù di passaggio coattiva anche su cortili e giardini se l'alternativa è l'isolamento assoluto del fondo.
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Recesso contratto preliminare: chi ha diritto alla caparra?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10751/2024, ha chiarito le regole sul recesso contratto preliminare e sulla sorte della caparra. Nel caso di inadempimenti reciproci, il giudice deve effettuare una valutazione comparativa per stabilire quale condotta sia stata più grave. Se il recesso di una parte è ingiustificato perché il suo inadempimento è prevalente, l'altra parte ha diritto a trattenere la caparra ricevuta. La Corte ha confermato la decisione di merito che ha negato la restituzione della caparra ai promissari acquirenti, il cui recesso è stato ritenuto privo di giustificazione.
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Usucapione: la dichiarazione di detenzione la esclude
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due soggetti che rivendicavano la proprietà di un terreno per usucapione. La decisione si fonda su una loro precedente ammissione in un altro giudizio, dove si erano qualificati come meri detentori e non possessori. Questa dichiarazione è stata ritenuta decisiva per escludere l'esistenza dell'animus possidendi, requisito essenziale per l'usucapione, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Prescrizione presuntiva: quando scade il credito?
Un professionista ha perso il diritto al compenso per cure odontoiatriche a causa della prescrizione presuntiva. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine di tre anni per richiedere il pagamento decorre dalla conclusione della prestazione, non dalla data della fattura. Poiché la richiesta di pagamento è stata inviata oltre tre anni dopo la fine delle cure, il credito è stato considerato estinto.
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Ricorso per cassazione inammissibile: oneri formali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società costruttrice contro una sentenza per vizi immobiliari. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la società, dopo che il suo appello era stato dichiarato inammissibile, non ha riportato nel ricorso per cassazione né i motivi del gravame né la motivazione dell'ordinanza di inammissibilità. Questa omissione ha reso il ricorso per cassazione inammissibile, impedendo alla Corte di verificare quali questioni fossero ancora pendenti e quali coperte da giudicato interno.
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Legittimazione attiva amministratore: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della legittimazione attiva dell'amministratore di condominio. In un caso di occupazione sine titulo di un'area comunale, la Suprema Corte ha confermato che l'amministratore non può avanzare una domanda di usucapione senza un mandato specifico da parte di tutti i condomini. La domanda è stata dichiarata inammissibile, e il ricorso del condominio respinto, con condanna al risarcimento del danno per l'occupazione illegittima.
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Responsabilità solidale noleggio: la Cassazione decide
Una società di autonoleggio ha contestato un'ingiunzione di pagamento per una somma ingente derivante da multe non pagate dai propri clienti. La società sosteneva di non essere tenuta a pagare, avendo comunicato alle autorità i dati dei conducenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il principio della responsabilità solidale noleggio. Secondo i giudici, la società avrebbe dovuto impugnare i singoli verbali di contravvenzione al momento della notifica. Non avendolo fatto, i verbali sono diventati titoli esecutivi e la pretesa di pagamento è divenuta definitiva.
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Servitù per usucapione: limiti del ricorso in Cassazione
Una proprietaria ha impugnato in Cassazione la sentenza che confermava una servitù di passaggio sul suo fondo, sostenendo che fosse stata acquisita per usucapione. La ricorrente ha lamentato vizi di motivazione e un'errata valutazione delle prove, tra cui un atto di compravendita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la servitù era stata correttamente riconosciuta per usucapione e non per titolo contrattuale. Ha inoltre ribadito che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la legittimità della decisione, confermando così la validità della servitù per usucapione.
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Ricorso Cassazione inammissibile: oneri formali
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa di un vizio formale. Il caso nasce da un contratto di finanziamento per un'auto, collegato a una polizza assicurativa. Dopo un incidente, l'assicurazione nega la copertura e gli acquirenti citano la finanziaria. Il Tribunale rigetta la domanda e l'appello viene dichiarato inammissibile. Il successivo ricorso in Cassazione viene anch'esso dichiarato inammissibile perché i ricorrenti non hanno riportato i motivi del precedente appello, un requisito procedurale fondamentale in questi casi.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese legali?
Una società in liquidazione, dopo aver presentato ricorso in Cassazione, decide di rinunciare. Poiché la controparte non ha accettato la rinuncia, la Corte ha dichiarato estinto il giudizio e, applicando il principio di causalità, ha condannato la società rinunciante al pagamento di tutte le spese legali. Questo caso chiarisce le implicazioni economiche della rinuncia al ricorso.
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Collatio agrorum: i limiti della via agraria condivisa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 28947/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari terrieri che rivendicavano la comproprietà di una strada rurale ("carrareccia") in base all'istituto della collatio agrorum. La Corte ha chiarito che, affinché si configuri tale comunione, è indispensabile che la strada serva tutti i fondi conferenti in tutte le direzioni. Ha inoltre respinto la domanda subordinata di usucapione per ambiguità e insufficienza delle prove.
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Azione di rivendicazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante una controversia su un ripostiglio. La Corte conferma la corretta qualificazione della domanda come azione di rivendicazione, con il conseguente onere della 'probatio diabolica' a carico dell'attore. Viene ribadito che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione delle prove, come nel caso del presunto travisamento di una testimonianza. Il ricorso è stato respinto perché i motivi sollevati miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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