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Art. 325 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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411 provvedimenti

Altri anni per Art. 325 Codice di Procedura Penale

Confisca per riciclaggio: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18184/2024, ha stabilito che la confisca per riciclaggio e autoriciclaggio deve colpire l'intero valore dei beni 'ripuliti', e non solo l'eventuale plusvalenza. La Corte ha chiarito che tali beni costituiscono il 'prodotto' del reato. Ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi delle parti civili e dei responsabili civili contro la confisca disposta in una sentenza di patteggiamento, delineando i limiti delle loro impugnazioni.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un sequestro preventivo di quote societarie. Il sequestro era stato disposto per il reato di intestazione fittizia di beni, finalizzata a eludere misure di prevenzione patrimoniali. La Corte ha ritenuto i motivi di ricorso infondati, in particolare sulla presunta modifica dell'accusa e sulla mancata valutazione di prove difensive, confermando la solidità del provvedimento basato sulla sproporzione reddituale.
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Fumus commissi delicti: sequestro e ricettazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo di 30.000 euro. L'indagato contestava la mancanza di prove sul reato presupposto (estorsione) per l'accusa di ricettazione. La Corte ha ritenuto sufficiente il fumus commissi delicti basato su indizi gravi, precisi e concordanti, come le modalità di occultamento del denaro e i legami dell'indagato con un clan.
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Confisca per sproporzione: quando si applica?
Un soggetto, indagato per autoriciclaggio, impugnava un decreto di sequestro preventivo per un valore di circa 156.000 euro, sostenendo che l'importo fosse sproporzionato rispetto al profitto del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la confisca per sproporzione è legittima quando vi è una palese disparità tra il patrimonio dell'indagato e i suoi redditi leciti, senza che sia necessario un nesso di pertinenza diretta tra i beni sequestrati e il reato contestato.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di una cospicua somma di denaro. La somma era stata trovata nascosta insieme a sigarette di contrabbando. La Corte ha stabilito che la motivazione del Tribunale, che legava il denaro all'attività illecita, non era né mancante né illogica, e che il ricorso si limitava a richiedere una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Sequestro preventivo immobile: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo immobile. La ricorrente contestava sia la sussistenza del pericolo (periculum) sia le modalità di esecuzione (sgombero). La Corte ha ribadito che la valutazione del periculum non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata, come nel caso di specie, dove l'immobile era in zona a rischio idraulico, sismico e vicino a un'autostrada. Inoltre, ha confermato che lo sgombero è una modalità esecutiva legittima e che eventuali contestazioni vanno sollevate in sede di incidente di esecuzione, non con ricorso in Cassazione.
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Amministratore giudiziario: chi decide la liquidazione?
L'appello di un imprenditore contro il sequestro delle quote della sua società viene respinto. La Corte di Cassazione chiarisce che dopo la nomina di un amministratore giudiziario, il proprietario indagato perde il potere di richiedere la messa in liquidazione dell'azienda, poiché tale diritto passa all'amministratore stesso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile su tutti i fronti.
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Sequestro probatorio nullo senza motivazione specifica
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un sequestro probatorio, stabilendo che il provvedimento è nullo se non viene specificata in modo chiaro la condotta attribuita al singolo indagato e il suo ruolo nel presunto reato, nonché il nesso di pertinenza tra i beni sequestrati e l'ipotesi criminosa. Una motivazione generica sulla vicenda è stata ritenuta meramente apparente e, quindi, insufficiente.
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Sequestro probatorio: motivazione e ruolo dell’indagato
Un indagato per reati tributari e truffa ha impugnato un sequestro probatorio, lamentando la mancanza di motivazione specifica sul suo ruolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza del Tribunale del Riesame. La Corte ha stabilito che un decreto di sequestro probatorio, per essere valido, deve descrivere in modo specifico la condotta attribuita all'indagato, non essendo sufficiente una descrizione generica dei reati ipotizzati. La mancanza di questa specificazione rende la motivazione solo apparente e il sequestro nullo.
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Sequestro preventivo contraffazione: limiti del riesame
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda contro un sequestro preventivo per contraffazione di accessori tecnologici. La sentenza chiarisce che la fase cautelare non è la sede per decidere sulla presunta nullità dei modelli industriali originali, questione complessa riservata al giudizio di merito. Il sequestro è legittimo se fondato su un sufficiente 'fumus commissi delicti', ovvero un'adeguata parvenza di reato.
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Sequestro preventivo: vizi motivazionali e ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un sequestro preventivo per reati fiscali. La sentenza chiarisce che il ricorso per cassazione avverso misure cautelari reali è limitato alla sola violazione di legge, che include la motivazione assente o meramente apparente, ma non l'illogicità o l'errata valutazione delle prove. L'uso di copie di fatture e di atti di un'altra indagine (verbale di constatazione fiscale) è stato ritenuto legittimo, e il pericolo di dispersione dei beni (periculum in mora) è stato correttamente desunto dalla vendita di un veicolo da parte dell'indagato dopo l'accertamento fiscale.
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Truffa aggravata: fondi UE e falsa dichiarazione
Un imprenditore agricolo ottiene un sequestro preventivo per truffa aggravata dopo aver ricevuto fondi europei. Aveva ottenuto un terreno in affitto da un ente pubblico dichiarando il falso sulla sua regolarità fiscale. La Corte di Cassazione annulla il sequestro, stabilendo che la menzogna detta a un ente non si trasferisce automaticamente all'ente erogatore dei fondi. È necessario un supplemento di indagine per provare il nesso causale dell'inganno.
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Rappresentanza legale ente: nomina difensore e conflitto
La Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due società contro un sequestro, poiché i difensori erano stati nominati dagli amministratori, a loro volta indagati per i reati presupposto. Si configura un insanabile conflitto di interessi che viola la corretta rappresentanza legale ente prevista dal D.Lgs. 231/2001.
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Sequestro probatorio: motivazione e modulo prestampato
Due individui hanno impugnato una decisione che confermava il sequestro probatorio di due stampanti, contestando la validità della motivazione redatta su un modulo prestampato. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, stabilendo che un **sequestro probatorio** è legittimo anche con una motivazione concisa, purché siano chiare le finalità investigative. Inoltre, ha chiarito che l'inefficacia del sequestro nei confronti di un solo indagato non comporta la restituzione dei beni se il vincolo rimane valido per gli altri co-indagati.
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Fumus commissi delicti: la Cassazione annulla sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per ricettazione, riguardante una cospicua somma di denaro. La decisione si fonda sulla motivazione solo apparente del Tribunale del Riesame, che non ha verificato in concreto il 'fumus commissi delicti', ovvero l'effettiva sussistenza degli indizi del reato, limitandosi a un richiamo astratto alla sproporzione dei redditi dell'indagato.
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Periculum in mora: motivazione del sequestro assente?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12224/2024, ha annullato un'ordinanza di riesame che aveva confermato un sequestro preventivo. Il caso verteva sulla totale assenza di motivazione riguardo al 'periculum in mora' nel provvedimento originario. La Corte ha stabilito che il Tribunale del Riesame non può creare ex novo una motivazione mancante, ma solo integrare una già esistente, seppur concisa. Questa decisione riafferma l'obbligo per il giudice di motivare sempre l'urgenza della misura cautelare.
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Padel: permesso di costruire obbligatorio, no SCIA
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il sequestro di due campi da padel realizzati in zona vincolata. La sentenza stabilisce che per la loro costruzione è necessario il permesso di costruire, in quanto si tratta di una 'nuova costruzione' che modifica permanentemente il territorio, e non di una semplice ristrutturazione soggetta a SCIA, anche se in sostituzione di preesistenti campi da tennis.
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Concorso esterno: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un sequestro preventivo per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha ribadito che il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge e non può contestare il merito della valutazione probatoria del giudice del riesame, se la motivazione non è del tutto mancante o manifestamente illogica.
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Sequestro preventivo: la Cassazione sui presupposti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11788/2024, ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di un immobile. La Corte ha chiarito che il ricorso è ammissibile solo per violazione di legge e non per vizi di motivazione, salvo casi estremi. Ha inoltre confermato che il 'periculum in mora' può essere considerato 'in re ipsa', ovvero implicito nel fatto stesso dell'occupazione abusiva, poiché questa impedisce ai legittimi aventi diritto di godere del bene, causando un danno economico evidente.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo sull’immobile?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro preventivo su un immobile occupato sulla base di un titolo di provenienza dubbia. La Corte ha chiarito che il pericolo che giustifica la misura cautelare ('periculum in mora') è implicito ('in re ipsa') nell'occupazione abusiva stessa, poiché questa impedisce ai legittimi eredi di utilizzare o trarre profitto dal bene, causando un danno economico concreto e continuo.
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