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Art. 325 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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386 provvedimenti

Altri anni per Art. 325 Codice di Procedura Penale

Sequestro preventivo: quote bloccate anche senza gravi indizi
Il Tribunale di Napoli confermava il sequestro preventivo delle quote societarie di un amministratore accusato di traffico illecito di rifiuti. L'indagato ricorreva in Cassazione lamentando che la decisione richiamasse semplicemente un altro provvedimento dello stesso giorno (motivazione per relationem) e contestando la mancanza di prove sulla sua consapevolezza del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del sequestro preventivo. I giudici hanno chiarito che il rinvio ad altri atti è valido se questi sono noti all'interessato. Inoltre, per l'applicazione del sequestro non servono i gravi indizi di colpevolezza richiesti per le misure personali, ma basta il fumus del reato, ossia la concreta probabilità che l'illecito sia stato commesso, a meno che l'innocenza non emerga in modo immediato ed evidente.
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Confisca allargata: l’evasione non giustifica la ricchezza
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di attività commerciali e auto di lusso nei confronti di due fratelli accusati di evasione fiscale e autoriciclaggio. La difesa sosteneva che i beni fossero stati acquistati prima delle riforme legislative del 2016 e 2017 e che la sproporzione patrimoniale potesse essere giustificata con i proventi dell'evasione fiscale. I giudici hanno rigettato il ricorso, stabilendo che la confisca allargata è una misura di sicurezza e si applica la legge in vigore al momento della decisione. Di conseguenza, è vietato giustificare la provenienza dei beni accumulati sostenendo che derivino da tasse non pagate, indipendentemente da quando sia avvenuto l'acquisto. Vince lo Stato, che mantiene il blocco sui beni.
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Sequestro preventivo: legittimo il blocco anche con uso promiscuo
Il caso riguarda il sequestro preventivo di trecentomila euro rinvenuti in una cassetta di sicurezza intestata a un soggetto indagato per concorso in corruzione. La difesa ha impugnato il provvedimento sostenendo che il denaro appartenesse a un terzo e che non vi fosse prova del legame con il reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro il sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare la ricostruzione dei fatti. Nel caso specifico, la titolarità formale della cassetta, la sproporzione tra la somma e i redditi dell'indagato e il suo ruolo di intermediario giustificano pienamente la misura cautelare, rendendo legittimo il blocco del denaro.
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Sequestro preventivo: i limiti del terzo per riavere i beni
I Fratelli Imputati subiscono il sequestro preventivo delle quote societarie per traffico illecito di rifiuti. La Terza Proprietaria, intestataria di un terzo delle quote e non indagata, chiede il dissequestro dei propri beni. Il Tribunale rigetta la richiesta poiché le quote sono destinate alla confisca obbligatoria e la donna era consapevole delle attività illecite. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che il terzo estraneo al reato può richiedere la restituzione dei beni dimostrando solo la propria buona fede e l'effettiva titolarità. Non può invece contestare i presupposti generali del sequestro preventivo, come il pericolo nel ritardo o la sussistenza del reato stesso. Di conseguenza, la Terza Proprietaria perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Sequestro preventivo negato: la forma batte l’accusa di evasione
Un'imbarcazione di lusso battente bandiera estera stazionava stabilmente in un porto italiano, effettuando brevi viaggi fuori dall'Unione Europea solo per azzerare fittiziamente il termine di diciotto mesi previsto per l'esenzione IVA. La Procura ha ipotizzato un'evasione fiscale milionaria e ha richiesto il sequestro preventivo del natante. Tuttavia, il Tribunale del Riesame ha negato la misura. Il Procuratore Europeo ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha depositato l'atto presso la cancelleria di un tribunale diverso da quello che aveva emesso la decisione impugnata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: le regole di presentazione e i termini di scadenza valgono anche per la pubblica accusa. Di conseguenza, il diniego del sequestro preventivo è stato confermato e lo yacht non è stato confiscato.
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Sequestro conservativo: tra perizie opposte vince la parte civile
Il Tribunale di Caltanissetta ha confermato il sequestro conservativo sui beni di un ex dirigente pubblico, accusato di tentata concussione ai danni di un'impresa edile. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una carenza di motivazione nella quantificazione del danno e contestando la preferenza accordata alla consulenza tecnica della parte civile rispetto a quella della difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro i provvedimenti di sequestro conservativo è ammesso solo per violazione di legge. Le contestazioni sulla valutazione delle prove e sulla quantificazione del danno sollevate dalla difesa costituiscono critiche di fatto, non esaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro preventivo: no alla facoltà d’uso per beni abusivi
Il caso riguarda un cittadino accusato di aver occupato abusivamente un'area demaniale a Ostia. Il Giudice per le indagini preliminari disponeva il sequestro preventivo dell'immobile, concedendo tuttavia la facoltà d'uso all'indagato. Il Tribunale del Riesame, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, revocava tale facoltà d'uso ripristinando i sigilli. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, lamentando la violazione del principio di proporzionalità e l'immediata esecuzione del provvedimento peggiorativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la concessione della facoltà d'uso è incompatibile con le finalità del sequestro preventivo, volto a impedire la protrazione dell'illecito. Inoltre, la Corte ha ritenuto legittima l'immediata esecutività delle misure reali rispetto a quelle personali.
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Sequestro probatorio di cellulari: no a indagini esplorative
Il Pubblico Ministero aveva disposto il sequestro probatorio dei telefoni cellulari di alcuni indagati, tra cui Il Direttore Sanitario, per cercare messaggi e chat utili alle indagini. Il Tribunale del Riesame ha annullato il provvedimento per totale mancanza di motivazione sul nesso tra i telefoni e i reati ipotizzati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero, confermando che il sequestro probatorio non può essere generico o esplorativo. Il decreto deve spiegare chiaramente le specifiche finalità probatorie e il legame tra il bene sequestrato e il reato. La totale assenza di motivazione costituisce una nullità genetica che il giudice del riesame non può sanare o integrare d'ufficio. Vince quindi Il Direttore Sanitario, che ottiene la restituzione dei dispositivi.
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Sequestro preventivo: intestazione fittizia e finti vincitori
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de La Ricorrente contro il sequestro preventivo di un immobile e delle quote di una società. I beni, formalmente intestati a lei, erano in realtà gestiti dal padre, ritenuto vicino a un clan mafioso. La difesa sosteneva la provenienza lecita dei fondi (vincite di gioco) e l'assenza di pericolo dopo le dimissioni della donna da amministratrice. I giudici hanno chiarito che, in tema di misure cautelari reali, il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo il vizio di illogicità della motivazione. Inoltre, la società rappresentava uno strumento per il riciclaggio di denaro sporco, rendendo necessario il blocco dei beni per impedire la reiterazione dei reati. Di conseguenza, il sequestro preventivo è stato confermato e La Ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese.
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Sequestro preventivo: perché la sanatoria condizionata non salva
Il Tribunale di Ragusa ha confermato il sequestro preventivo di diverse opere abusive (tettoie e manufatti in cemento) realizzate all'interno di un complesso turistico in un'area protetta. Il Proprietario ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le opere non alterassero l'aspetto esterno e che non fosse necessario il nulla-osta dell'ente gestore della riserva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del sequestro preventivo. I giudici hanno chiarito che la sanatoria comunale era condizionata al rilascio del nulla-osta dell'ente parco, mai ottenuto. Di conseguenza, la permanenza del reato urbanistico giustifica pienamente il vincolo cautelare sul bene, rendendo superfluo l'esame degli altri motivi di ricorso relativi al vincolo paesaggistico.
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Sequestro di beni: il ricorso per cassazione tardivo è nullo
Un terzo interessato ha proposto riesame contro il sequestro probatorio di alcuni dispositivi informatici rinvenuti nell'abitazione dell'indagato, sostenendo di esserne il legittimo proprietario. Il Tribunale del riesame ha rigettato la richiesta. Successivamente, il difensore del terzo ha presentato un ricorso per cassazione tardivo, depositandolo presso un ufficio giudiziario diverso da quello competente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso sia per il mancato rispetto dei termini di legge, sia per l'assenza di una procura speciale idonea per il giudizio di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro conservativo: auto bloccata anche se intestata al terzo
Un terzo acquirente ha impugnato il sequestro conservativo della propria autovettura, formalmente a lui intestata, disposto nell'ambito di un processo per truffa a carico di un altro soggetto. I giudici di merito hanno confermato il blocco del veicolo, ritenendo che l'auto fosse in realtà nella piena disponibilità dell'imputato, che si comportava come l'effettivo proprietario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del terzo. La Corte ha chiarito che il sequestro conservativo può colpire anche beni formalmente intestati a terzi se l'imputato ne ha la disponibilità reale. Inoltre, contro i sequestri il ricorso in Cassazione è ammesso solo per violazione di legge, escludendo la possibilità di contestare la semplice illogicità della motivazione. Il veicolo resta quindi sotto sequestro e il ricorrente deve pagare le spese.
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Contraffazione di marchi: il finto brand non salva il negozio
Il Tribunale di Imperia confermava il sequestro probatorio di capi d'abbigliamento recanti un marchio ritenuto un'imitazione ingannevole di un celebre marchio di moda. Il legale rappresentante della società commerciale ricorreva in Cassazione, sostenendo la validità della registrazione nazionale del proprio marchio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità del sequestro per il reato di contraffazione di marchi. I giudici hanno chiarito che il giudice penale può valutare autonomamente e in via incidentale la validità di un marchio. Inoltre, la decisione dell'ufficio europeo (EUIPO) che ha respinto la registrazione del marchio imitativo ha efficacia generale, travolgendo anche la tutela nazionale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo per ricettazione: contanti senza reddito
Un uomo è stato trovato in possesso di oltre 375.000 euro in contanti, occultati in modo anomalo, e di otto orologi di lusso privi di documentazione d'acquisto. Il Tribunale ha disposto il blocco dei beni ipotizzando il reato di ricettazione. L'indagato ha proposto ricorso sostenendo l'assenza di prove sulla provenienza illecita del denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la misura cautelare. I giudici hanno stabilito che il possesso di ingenti somme non giustificate, unito a modalità di occultamento insolite e all'incompatibilità con il reddito dichiarato, legittima il sequestro preventivo per ricettazione. Non è necessario individuare il reato originario da cui provengono i beni per convalidare la misura.
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Contraffazione di opere d’arte: sequestrati i dipinti ereditati
Il Tribunale del riesame ha confermato il sequestro preventivo di otto quadri falsamente attribuiti a un noto artista, rinvenuti in una galleria d'arte. Uno di essi era offerto in vendita online, mentre gli altri sette erano esposti al pubblico. Il gestore della galleria ha impugnato il provvedimento sostenendo di aver ereditato le opere e di non conoscerne la falsità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il sequestro. La Corte ha chiarito che il reato di contraffazione di opere d'arte si configura anche senza una dichiarazione esplicita di autenticità, bastando la messa in vendita o l'esposizione al pubblico senza l'espressa dichiarazione scritta di non autenticità. Per i professionisti del settore, l'assenza di controlli minimi sulle opere d'arte esposte integra il dolo eventuale, rendendo legittimo il sequestro finalizzato alla confisca obbligatoria dei beni contraffatti.
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Sequestro preventivo: conti bloccati a chi è senza reddito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti indagati per ricettazione contro il provvedimento di sequestro preventivo di conti correnti e libretti di risparmio. Gli indagati, privi di attività lavorativa e senza dichiarazioni dei redditi dal 1997, erano stati trovati in possesso di ingenti somme di denaro e oggetti di valore di provenienza ingiustificata. La difesa lamentava vizi di motivazione sulla sproporzione dei beni. La Suprema Corte ha chiarito che contro i sequestri il ricorso in Cassazione è ammesso solo per violazione di legge, esclusa la semplice illogicità della motivazione se questa è comunque esistente e coerente. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati alle spese.
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Sequestro probatorio: legittimo anche per banconote facsimile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro il sequestro probatorio di banconote facsimile da 200 euro, telefoni e ricevute d'affitto. L'indagato, accusato di tentata truffa, sosteneva che le banconote fossero un falso grossolano e che mancasse il nesso con il reato. I giudici hanno chiarito che per il sequestro probatorio non serve la prova certa del reato, ma basta il fumus, ovvero il semplice sospetto. Il vincolo sui beni è legittimo per svolgere accertamenti tecnici e verificare se gli oggetti, come le mazzette fasulle e le ricevute, facessero parte di un piano per truffare acquirenti di beni di lusso. L'indagato perde la causa e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sequestro probatorio: banconote fac-simile e truffa sventata
Il caso riguarda il sequestro probatorio di quattrocento banconote facsimile da duecento euro, denaro contante, telefoni e un blocchetto di ricevute d'affitto, rinvenuti in possesso di un soggetto indagato per tentata truffa. La difesa ha contestato il provvedimento, sostenendo che le banconote fossero un falso grossolano e che mancasse il nesso con il reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per disporre il sequestro probatorio non serve la prova certa del reato, ma basta il "fumus", ossia il fondato sospetto di un collegamento tra i beni e l'illecito. Nel caso specifico, il confezionamento delle mazzette e i documenti falsi rappresentano indizi tipici di truffe legate a compravendite fittizie, giustificando pienamente la misura cautelare per svolgere ulteriori accertamenti tecnici.
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Sequestro preventivo immobile abusivo: casa finita ma sigillata
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo immobile abusivo di un fabbricato di circa 59 mq e di un basamento in cemento armato, realizzati senza permesso di costruire in un'area sottoposta a molteplici vincoli. Il Committente aveva proseguito i lavori violando i sigilli precedentemente apposti. La difesa contestava la sussistenza del pericolo nel ritardo, sostenendo che l'opera fosse ormai ultimata e di modeste dimensioni. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che il sequestro preventivo di un immobile abusivo è legittimo anche dopo il completamento dell'opera se il suo utilizzo persistente, come l'abitazione da parte del nucleo familiare del figlio dell'indagato, aggrava il carico urbanistico sul territorio.
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Sequestro preventivo: demanio pubblico contro proprietà privata
Il Legale Rappresentante di una società ha impugnato il provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Catanzaro su un'area di circa 945 metri quadrati appartenente al demanio marittimo. L'accusa contestava il reato di occupazione arbitraria di spazio demaniale. La difesa sosteneva che il terreno fosse incolto, esterno alla proprietà privata e che non vi fosse stata alcuna reale occupazione da parte dell'indagato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro il sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare la ricostruzione dei fatti. Inoltre, per confermare la misura cautelare, è sufficiente la presenza di elementi indiziari concreti che colleghino il fatto di reato alla condotta dell'indagato, requisiti pienamente soddisfatti nel caso in esame.
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