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Art. 321 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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510 provvedimenti

Altri anni per Art. 321 Codice di Procedura Penale

Sequestro preventivo: fondi successivi e onere prova
Una società, coinvolta in un'indagine per truffa, si è vista respingere la richiesta di svincolo di somme affluite sul proprio conto corrente dopo l'esecuzione di un sequestro preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che spetta alla società fornire una prova rigorosa della provenienza lecita di tali somme, cosa che nel caso di specie non è avvenuta. La decisione ribadisce che il semplice afflusso di denaro post-sequestro non è sufficiente per ottenerne la liberazione.
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Sequestro preventivo: la motivazione del periculum
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di una cospicua somma di denaro. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente motivato il 'periculum in mora', ossia il rischio concreto di dispersione del bene, basandosi su una serie di elementi logici, tra cui l'origine illecita del denaro, la sua riconducibilità a un familiare condannato per associazione mafiosa e usura, e la precarietà della situazione abitativa del ricorrente.
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Sequestro preventivo: motivazione apparente annulla l’atto
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo riguardante un trattore agricolo. La decisione è fondata sulla motivazione solo apparente del Tribunale del Riesame, che non aveva adeguatamente valutato le argomentazioni della difesa relative all'assenza di una clausola di riserva della proprietà nel contratto di vendita, elemento decisivo per escludere il reato di appropriazione indebita.
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Confisca obbligatoria: annullata sentenza di patteggiamento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento per truffa aggravata finalizzata a ottenere fondi pubblici. Il giudice di primo grado aveva omesso di disporre la confisca obbligatoria dei profitti illeciti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che la confisca obbligatoria è una misura di sicurezza inderogabile che deve essere applicata anche in sede di patteggiamento, annullando la sentenza sul punto e rinviando per un nuovo esame.
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Appello cautelare: limiti alla cognizione del giudice
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza relativa a un sequestro preventivo per autoriciclaggio, stabilendo un principio fondamentale sull'appello cautelare. La Corte ha ribadito che il giudice del gravame non può esaminare motivi non sollevati nell'istanza originaria, in ossequio al principio della "doppia devoluzione". Inoltre, ha censurato la decisione del Tribunale di riqualificare il sequestro senza prima verificare che tale base giuridica fosse presente nella richiesta originaria del Pubblico Ministero, eccedendo così i propri poteri decisionali.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e condanna
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato dal legale rappresentante di una società contro un sequestro preventivo di rilevatori di velocità. La decisione non entra nel merito, ma si fonda sulla formale rinuncia al ricorso da parte del ricorrente. La Corte ribadisce che tale atto comporta l'automatica condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Sequestro preventivo e ne bis in idem: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di un secondo sequestro preventivo emesso dopo l'annullamento di un primo provvedimento. Il caso riguarda un'imprenditrice accusata di reati fiscali. La Corte ha stabilito che il principio del 'ne bis in idem' non si applica se l'annullamento iniziale era basato su vizi formali, come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora', e non su una valutazione di merito. La sentenza chiarisce che la presentazione di nuovi elementi investigativi o la necessità di sanare un difetto di motivazione possono giustificare un nuovo provvedimento cautelare, respingendo così il ricorso dell'indagata.
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Ne bis in idem cautelare: i limiti al nuovo sequestro
Una società, indagata per frode fiscale, impugna un secondo decreto di sequestro preventivo emesso dopo l'annullamento del primo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo i limiti del principio del ne bis in idem cautelare. La Corte stabilisce che, se il primo annullamento avviene per vizi formali (come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora') e prima del deposito delle motivazioni, non si forma un giudicato cautelare. Di conseguenza, è legittima l'emissione di un nuovo provvedimento, specialmente se basato su nuovi elementi investigativi che dimostrano il rischio di dispersione del patrimonio.
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Ne bis in idem cautelare: il nuovo sequestro è valido
Un imprenditore, accusato di reati fiscali, si oppone a un secondo sequestro preventivo sui suoi beni, sostenendo la violazione del principio del 'ne bis in idem cautelare', dopo che un primo provvedimento era stato annullato per un difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che è possibile emettere una nuova misura cautelare se l'annullamento precedente è avvenuto per ragioni puramente formali, come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora', e non ha toccato il merito della questione. La Corte ha inoltre sottolineato la legittimità del nuovo provvedimento in presenza di nuovi elementi investigativi.
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Sequestro preventivo: ne bis in idem e periculum
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Il caso verteva sulla legittimità di un secondo provvedimento di sequestro emesso dopo l'annullamento del primo per difetto di motivazione. La Corte ha stabilito che il principio del 'ne bis in idem' non si applica se l'annullamento è avvenuto per vizi formali e non nel merito, soprattutto in presenza di nuove prove. Inoltre, ha confermato che la motivazione sul 'periculum in mora' (rischio di dispersione dei beni), anche se sintetica, non era meramente apparente e poteva essere legittimamente integrata dal Tribunale del riesame, giustificando così il sequestro preventivo.
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Sequestro preventivo: quando è possibile un nuovo sequestro?
La Corte di Cassazione ha stabilito che è possibile emettere un nuovo provvedimento di sequestro preventivo sugli stessi beni anche dopo un annullamento, qualora la prima decisione fosse basata su vizi formali, come la totale assenza di motivazione sul 'periculum in mora'. La Corte chiarisce che il principio del 'ne bis in idem' cautelare non opera in modo assoluto e può essere superato dalla presenza di nuovi elementi investigativi o da una corretta motivazione prima assente. La sentenza analizza in dettaglio i presupposti per un legittimo secondo sequestro, rigettando il ricorso di un'indagata per reati fiscali.
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Sequestro preventivo: limiti e motivazione del riesame
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per un valore di quasi 700.000 euro, contestato per reati di truffa. La decisione è stata motivata dalla carenza di motivazione del Tribunale del riesame riguardo al 'fumus commissi delicti' per uno specifico capo d'accusa. La Corte ha ribadito che il giudice del riesame ha l'obbligo di fornire una motivazione completa su tutti i punti sollevati dalla difesa, annullando con rinvio la decisione limitatamente a quella parte.
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Sequestro preventivo terzo: i beni sono a rischio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo di un'azienda e conti correnti. I beni, di proprietà della figlia dell'indagato, erano collegati a un reato di estorsione commesso dal padre per eliminare la concorrenza. La Corte ha confermato la legittimità del sequestro preventivo terzo quando la disponibilità del bene, pur appartenendo a un soggetto estraneo e in buona fede, presenta il rischio di aggravare le conseguenze del reato.
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Sequestro preventivo riciclaggio: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo per riciclaggio. Il caso riguarda un immobile acquistato con proventi di spaccio e intestato fittiziamente a una parente nullatenente. La Corte ribadisce che il ricorso per cassazione contro misure cautelari reali è limitato alla sola violazione di legge, escludendo censure sulla logicità della motivazione. L'immobile è stato considerato prodotto diretto del reato, giustificandone il sequestro integrale.
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Sequestro preventivo nullo: si può rifare? La Cassazione
La Cassazione ha stabilito che un sequestro preventivo, annullato per un vizio di motivazione (motivo formale), può essere legittimamente riemesso. La Corte ha chiarito che il vizio formale, come la mancata specificazione del periculum in mora, non crea una preclusione cautelare (bis in idem) e consente l'adozione di un nuovo provvedimento, questa volta correttamente motivato.
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Bis in idem cautelare: quando è possibile un nuovo sequestro
La Cassazione ha respinto il ricorso di un imprenditore contro un sequestro preventivo, chiarendo che il principio del bis in idem cautelare non si applica se il primo annullamento era per vizi formali e se emergono nuovi elementi, come la creazione di società per disperdere il patrimonio, che giustificano il periculum in mora.
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Competenza per territorio: il criterio del primo reato
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per stabilire la competenza per territorio in presenza di reati fallimentari connessi. Con la sentenza in esame, si stabilisce che, a fronte di reati di pari gravità, la competenza spetta al giudice del luogo in cui si è consumato il primo reato. Nel caso della bancarotta, il reato si considera consumato con la sentenza dichiarativa di fallimento, non al momento delle condotte distrattive. Di conseguenza, il tribunale che ha dichiarato il primo fallimento in ordine cronologico attrae la competenza anche per gli altri procedimenti connessi.
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Periculum in mora: la motivazione nel sequestro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro il sequestro preventivo di un'autovettura di lusso, ritenuta profitto di bancarotta. La Corte ha stabilito che la motivazione sul 'periculum in mora', ovvero il rischio che il bene venga disperso, può essere concisa, desunta da elementi oggettivi e soggettivi, e validamente integrata dal Tribunale del Riesame, purché non sia totalmente assente nel provvedimento originario.
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Titolarità effettiva e sequestro: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava a un soggetto la legittimazione a contestare un sequestro. Il Tribunale si era fermato all'intestazione formale dei beni a società, senza valutare la titolarità effettiva dell'interessato. La Cassazione ha stabilito che tale valutazione è necessaria, specialmente se il sequestro originale si basava proprio sul controllo di fatto esercitato da quella persona, e ha rinviato il caso per un nuovo giudizio che analizzi la questione nel merito.
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Pianificazione attuativa: obbligo anche in zone urbane
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società immobiliare contro il sequestro di un cantiere, confermando che la realizzazione di un vasto complesso residenziale richiede una pianificazione attuativa specifica, anche se l'area è già urbanizzata. La mancanza di un piano di lottizzazione integra il reato di lottizzazione abusiva, rendendo illegittimo l'intervento edilizio basato su un semplice permesso di costruire. La Corte ha ribadito che la norma che impone tale piano è un principio fondamentale a tutela dell'ordinato sviluppo del territorio, non derogabile da normative regionali o prassi comunali.
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