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Art. 321 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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510 provvedimenti

Altri anni per Art. 321 Codice di Procedura Penale

Sequestro preventivo: il rischio non è automatico
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per oltre 2 milioni di euro a carico di una consulente accusata di distrazione di fondi societari. La Suprema Corte ha stabilito che, per giustificare un sequestro preventivo, non è sufficiente la mera natura fungibile del denaro. È necessario dimostrare un pericolo concreto e attuale di dispersione dei beni, basato su elementi specifici e non su un automatismo. La Corte ha inoltre ribadito che l'onere di provare la provenienza illecita delle somme spetta all'accusa, non alla difesa.
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Sequestro preventivo: la Cassazione annulla la misura
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per oltre 10 milioni di euro a carico di un imprenditore accusato di bancarotta. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione sul 'periculum in mora', chiarendo che la natura fungibile del denaro non giustifica automaticamente la misura. Inoltre, è stato violato il principio sull'onere della prova riguardo la provenienza lecita delle somme, in linea con le recenti Sezioni Unite. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Detenzione avorio: quando è reato? La Cassazione spiega
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo relativa a manufatti in avorio. La Corte ha stabilito che, ai fini della configurabilità del reato di illecita detenzione avorio, è fondamentale accertare la specifica specie di elefante da cui proviene il materiale. La normativa del passato, infatti, prevedeva regimi diversi per l'elefante asiatico e quello africano, con esenzioni per gli oggetti a uso personale derivati da alcune specie. Il caso è stato rinviato al Tribunale per compiere questa verifica decisiva.
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Competenza penale: cosa succede se cade l’aggravante?
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema della competenza penale distrettuale. Il caso nasce dalla decisione di un Tribunale del Riesame che, pur mantenendo una misura cautelare per tentata estorsione, escludeva l'aggravante mafiosa. La difesa sosteneva che ciò dovesse comportare la dichiarazione di incompetenza. Data l'esistenza di un contrasto giurisprudenziale sul punto, la Seconda Sezione Penale ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per chiarire se la caduta dell'aggravante incida sulla competenza penale del giudice.
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Ricorso sequestro preventivo: limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo su beni aziendali. La decisione si fonda su due principi cardine: non è possibile introdurre nuovi motivi di ricorso per la prima volta in Cassazione e il giudizio di legittimità non può comportare una nuova valutazione dei fatti, ma solo un controllo sulla violazione di legge. Il caso in esame riguarda un ricorso sequestro preventivo in cui si contestava la gestione di fatto di una società da parte di un soggetto indagato per associazione mafiosa.
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Confisca allargata: onere della prova e limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata. La sentenza ribadisce che, in presenza di una sproporzione tra beni posseduti e redditi dichiarati, spetta all'interessato l'onere di allegare elementi specifici sulla legittima provenienza dei beni. Non sono sufficienti contestazioni generiche, neanche riguardo al principio di ragionevolezza temporale tra l'acquisto dei beni e la commissione del reato.
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Sequestro per equivalente per truffa bonus edilizi
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro per equivalente sui beni personali del socio unico di una società, ritenuto il 'dominus di fatto' di una frode milionaria legata a crediti d'imposta fittizi per bonus edilizi. La Corte ha stabilito che la misura è legittima anche se l'indagato non ricopriva formalmente la carica di amministratore al momento dei fatti, poiché il suo coinvolgimento effettivo e continuativo è stato provato. Il sequestro è stato ritenuto proporzionato al profitto del reato, non al singolo emolumento percepito dall'indagato.
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Procura speciale: quando l’atto è nullo e il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un terzo contro un sequestro preventivo. La causa è un vizio nella procura speciale conferita al difensore: un'aggiunta a penna, non ratificata, non è sufficiente a conferire il potere di impugnazione, rendendo l'atto nullo e l'istanza di riesame improcedibile.
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Sequestro preventivo: la Cassazione sul periculum
Un indagato per riciclaggio ricorre in Cassazione contro un'ordinanza di sequestro preventivo, lamentando la mancanza di motivazione sul rischio di dispersione dei beni (periculum in mora). La Corte dichiara il ricorso inammissibile, ritenendo la motivazione sufficiente. Si è chiarito che il pericolo può essere desunto dalla gravità dei fatti e dall'applicazione di altre misure cautelari personali, che potrebbero spingere l'indagato a nascondere i propri beni.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore e della sua società contro un sequestro preventivo per presunta frode e malversazione di fondi pubblici. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, ribadendo che per il sequestro è sufficiente il 'fumus commissi delicti', ovvero il semplice sospetto di reato.
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Sequestro preventivo auto: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo auto nell'ambito di un'indagine per traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce che il ricorso è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti, come il rapporto di pertinenzialità tra il veicolo e il reato, compiuta dal giudice di merito.
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Sequestro preventivo: quando la motivazione è valida?
La Cassazione ha confermato un sequestro preventivo di oltre 275.000 euro a carico di un imprenditore e della sua società per reati fiscali e di riciclaggio. La Corte ha respinto il ricorso, ritenendo che un errore materiale nel provvedimento non lo invalidasse e che la motivazione sul *periculum in mora*, seppur sintetica, fosse sufficiente e non sindacabile in sede di legittimità.
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Minaccia di rovina: il sequestro preventivo di edifici
La Corte di Cassazione conferma il sequestro preventivo di un liceo per minaccia di rovina. La decisione si basa sulla mancata conformità alle norme sismiche, ritenuta sufficiente a integrare un pericolo concreto per la pubblica incolumità, data la destinazione d'uso dell'edificio e la sua ubicazione in zona sismica. La Corte ha rigettato i motivi di ricorso dell'ente proprietario, inclusi quelli procedurali e sulla proporzionalità della misura.
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Confisca per equivalente: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un sequestro finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti di un soggetto accusato di frode informatica. La sentenza chiarisce che, per questo tipo di misura, non è necessario dimostrare un collegamento diretto (nesso pertinenziale) tra il bene sequestrato e il reato, essendo sufficiente che il valore corrisponda al profitto illecito. Il ricorso dell'indagato, che lamentava il sequestro di somme su conti correnti diversi da quello usato per la frode, è stato dichiarato inammissibile.
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Sequestro preventivo terzo: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro il sequestro preventivo di un'autovettura di lusso. La società, in qualità di acquirente e terzo estraneo ai fatti, non è riuscita a dimostrare la propria buona fede. Secondo la Corte, in un sequestro preventivo, il terzo ha l'onere di provare non solo la titolarità formale del bene, ma anche la totale estraneità al contesto criminale e l'assenza di negligenza, specialmente in presenza di transazioni economiche opache e anomale.
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Sequestro preventivo terzo: quando il ricorso è perso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una madre contro il sequestro preventivo di una somma di denaro. La donna sosteneva che i soldi fossero suoi e non legati ai reati del genero. La Corte ha ribadito che il terzo proprietario non può contestare i presupposti della misura cautelare, ma deve limitarsi a dimostrare la propria titolarità e l'assenza di collegamenti con l'indagato. Il sequestro preventivo su beni di un terzo rimane valido se la motivazione del giudice non è totalmente assente o illogica.
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Sequestro preventivo terzo: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo nei confronti di società terze, ritenute estranee al reato di bancarotta fraudolenta. La Corte ha stabilito che, per disporre il sequestro preventivo verso un terzo, è necessario provare non solo il nesso tra i beni e il reato, ma anche la strumentalizzazione della società terza o la sua malafede. Il ricorso dell'indagata principale è stato invece rigettato.
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Competenza e aggravante mafiosa: parola alle Sezioni Unite
La Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite una questione cruciale di procedura penale. Il caso riguarda la sorte della competenza del giudice distrettuale quando il Tribunale del Riesame, in sede di revisione di una misura cautelare, esclude l'aggravante mafiosa che aveva inizialmente radicato tale competenza. La decisione mira a risolvere un profondo contrasto giurisprudenziale tra il principio della 'perpetuatio jurisdictionis', che tende a cristallizzare la competenza iniziale, e la necessità di garantire il principio del giudice naturale una volta venuti meno i presupposti della competenza speciale. L'ordinanza analizza i due orientamenti contrapposti, evidenziando come la soluzione influenzerà la gestione delle misure cautelari in procedimenti per reati di criminalità organizzata.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: limiti e regole
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del PM avverso l'annullamento di un sequestro per frode sui bonus edilizi. La Corte ribadisce che il ricorso per Cassazione contro misure cautelari reali non può contestare il merito dei fatti, ma solo la violazione di legge, e deve sussistere un interesse concreto alla modifica della qualificazione giuridica del reato.
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Conferimento ramo d’azienda: quando è reato?
La Corte di Cassazione analizza un caso di presunta bancarotta fraudolenta, distinguendo nettamente due operazioni: il conferimento di un ramo d'azienda e la cessione di automezzi. La Corte annulla il sequestro preventivo sul ramo d'azienda, poiché il conferimento era avvenuto a fronte di una perizia di stima non contestata e con l'acquisizione di quote di pari valore, escludendo un danno patrimoniale concreto per la società conferente. Al contrario, conferma il sequestro sugli automezzi, venduti a un prezzo palesemente incongruo rispetto al loro valore d'acquisto, ravvisando in ciò una chiara diminuzione patrimoniale.
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