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Art. 321 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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510 provvedimenti

Altri anni per Art. 321 Codice di Procedura Penale

Impugnazione sequestro: inammissibili i motivi nuovi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo per reati tributari. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sull'impugnazione del sequestro: i motivi di ricorso non presentati in sede di riesame non possono essere sollevati per la prima volta davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorso è stato respinto poiché una delle censure era nuova, mentre l'altra, relativa alla sussistenza del reato, è stata ritenuta infondata alla luce dei gravi indizi di colpevolezza.
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Indennità Covid cumulabili: legittimo il doppio aiuto
Un operatore del settore feste e sagre ha ricevuto due diverse indennità Covid regionali. La Procura ha contestato il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, ma la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il rigetto del sequestro. La Corte ha valorizzato una delibera regionale che chiariva come le indennità Covid cumulabili fossero legittime, escludendo il fumus commissi delicti.
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Confisca allargata: sequestro per sproporzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata. La decisione conferma che, per la validità del sequestro, è sufficiente accertare la sproporzione tra i beni posseduti e il reddito dichiarato, unita alla mancata giustificazione della loro lecita provenienza. Una dichiarazione dei redditi, prodotta dopo il sequestro e attestante un improvviso aumento delle entrate, è stata ritenuta inidonea a fornire tale prova se non supportata da altri riscontri oggettivi.
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Sequestro preventivo: la motivazione del periculum
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla legittimità di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente in un caso di bancarotta fraudolenta. La sentenza chiarisce che la motivazione sul 'periculum in mora' è sufficiente quando il profitto del reato è già stato disperso, rendendo impossibile la confisca diretta, e quando le modalità del reato indicano una spiccata capacità degli indagati di occultare patrimoni.
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Sequestro preventivo reati tributari: la motivazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un sequestro preventivo di oltre 4 milioni di euro in contanti. La Corte ha stabilito che l'ingente somma, ingiustificata rispetto alla contabilità e ai redditi dichiarati, unita a prove di operazioni commerciali irregolari, costituisce un quadro indiziario sufficiente a motivare il provvedimento cautelare per reati tributari, sia per quanto riguarda il 'fumus commissi delicti' sia per il 'periculum in mora' (rischio di dispersione del denaro).
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Sequestro preventivo: la richiesta del PM vincola il GIP
Un imprenditore subisce un sequestro preventivo per presunti abusi edilizi. Il Pubblico Ministero chiede un sequestro per impedire la prosecuzione del reato, ma il Giudice ne dispone uno finalizzato alla confisca. La Corte di Cassazione annulla tutto, ravvisando un vizio radicale insanabile per la discordanza tra richiesta e decisione, che lede il diritto di difesa. La sentenza chiarisce i limiti del potere del giudice nell'ambito del sequestro preventivo.
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Sequestro preventivo: quando i risparmi sono sospetti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo contro il sequestro preventivo di circa 130.000 euro in contanti. L'indagato sosteneva fossero i risparmi di una vita, ma i giudici hanno confermato il vincolo, ritenendo la somma profitto del reato di sfruttamento del lavoro. La decisione sottolinea come, in sede di legittimità, non sia possibile una nuova valutazione dei fatti, ma solo un controllo sulla violazione di legge, e che le modalità di conservazione e l'ingente quantità di contante possono costituire gravi indizi della sua provenienza illecita.
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Riesame sequestro preventivo: quando impugnare?
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso, stabilendo un principio fondamentale sul riesame del sequestro preventivo: l'impugnazione è ammissibile solo dopo l'effettiva esecuzione del provvedimento. Nel caso specifico, una società aveva impugnato il blocco di un conto corrente prima che la polizia giudiziaria avesse formalizzato il sequestro, rendendo il ricorso prematuro e quindi inammissibile. La Corte ha chiarito che il termine di dieci giorni per l'impugnazione decorre dalla data di esecuzione o dalla successiva conoscenza di essa da parte dell'interessato.
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Sequestro preventivo: auto e soldi, quando è duplicato?
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza che confermava un sequestro preventivo di una somma di denaro, in aggiunta a un'autovettura già sequestrata come prezzo di un reato di corruzione. La Corte ha ritenuto illogica e apparente la motivazione del Tribunale, che non aveva distinto correttamente tra sequestro diretto del bene-tangente (l'auto) e sequestro per equivalente (la somma di denaro), creando una potenziale duplicazione della misura cautelare.
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Legittimazione persona offesa: appello sequestro negato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso della vittima di un reato contro il diniego di un sequestro preventivo. Si è stabilito che la legittimazione della persona offesa a impugnare sussiste solo se il sequestro è stato effettivamente eseguito, non se la richiesta del Pubblico Ministero è stata rigettata, poiché il potere di insistere per la misura cautelare spetta in via esclusiva all'accusa pubblica.
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Sequestro preventivo società: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società, il cui esercizio commerciale era stato sottoposto a sequestro preventivo perché ritenuto base operativa per attività di riciclaggio tramite sistema Hawala. La Corte ribadisce che per il sequestro preventivo società è sufficiente il 'fumus commissi delicti', ovvero l'apparenza di reato, e il 'periculum in mora', non essendo necessari i gravi indizi di colpevolezza. La decisione sottolinea che l'attività commerciale era funzionale all'illecito, giustificando la misura cautelare reale.
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Sequestro preventivo: legittimo senza domanda al terzo
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di un sequestro preventivo di un veicolo anche in assenza di una specifica domanda cautelare nei confronti del terzo proprietario. Il ricorrente, proprietario del mezzo, aveva impugnato il provvedimento sostenendo la sua illegittimità. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che, in presenza di esigenze impeditive, la misura cautelare può essere indirizzata verso chi ha la materiale disponibilità del bene, a prescindere dalla titolarità, per interrompere il legame tra il bene stesso e l'attività criminosa.
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Sequestro per sproporzione: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di una cospicua somma di denaro trovata in possesso di un indagato con redditi quasi inesistenti. La sentenza chiarisce che per il sequestro per sproporzione non è necessario dimostrare il nesso diretto tra il denaro e uno specifico reato, essendo sufficiente l'evidente sproporzione tra il patrimonio e il reddito dichiarato e l'impossibilità di giustificarne la lecita provenienza.
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Ricorso per cassazione: limiti e motivazione apparente
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro un sequestro preventivo, ribadendo un principio fondamentale: il ricorso per cassazione in materia di misure cautelari reali è consentito solo per violazione di legge. Ciò include la mancanza totale di motivazione o una motivazione meramente apparente, ma esclude la possibilità di riesaminare nel merito la valutazione delle prove o la logicità del ragionamento del giudice, se una motivazione, per quanto sintetica, esiste.
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Sequestro preventivo motivazione: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per reati tributari a causa di un vizio di forma. La sentenza sottolinea che la motivazione del sequestro preventivo deve includere una valutazione concreta del 'periculum in mora', ovvero il rischio che i beni vengano dispersi. Non è sufficiente invocare la gravità del debito o l'obbligatorietà della confisca. La Corte ha stabilito che un'ordinanza priva di tale motivazione specifica è nulla e non può essere corretta in un secondo momento dal Tribunale del riesame.
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Sequestro preventivo: la motivazione è obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo emessa per reati tributari a carico di una società immobiliare. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione riguardo al 'periculum in mora', ovvero il rischio concreto di dispersione dei beni. La Corte ha ribadito che, anche in caso di confisca obbligatoria, il giudice deve sempre spiegare le ragioni specifiche che rendono necessaria la misura cautelare, non potendosi basare su automatismi come l'ingente valore del debito.
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Sequestro preventivo: la motivazione sul periculum
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per reati tributari. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione riguardo al 'periculum in mora', ovvero il rischio concreto che i beni potessero essere dispersi. La Corte ha ribadito che tale motivazione è sempre necessaria e non può essere presunta automaticamente, neanche di fronte a un ingente debito tributario, annullando così il provvedimento impugnato.
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Effetto preclusivo: no a nuovo sequestro senza novità
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo, ribadendo l'importanza dell'effetto preclusivo. Dopo l'annullamento di un primo sequestro probatorio, il Pubblico Ministero ne aveva disposto un secondo di natura preventiva sugli stessi beni, senza che emergessero nuovi elementi. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di un 'quid novi', il principio del 'ne bis in idem' cautelare impedisce la reiterazione della misura, censurando il Tribunale del Riesame per non aver esaminato questo punto cruciale sollevato dalla difesa.
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Confisca allargata: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata. La ricorrente non è riuscita a fornire una prova credibile sull'origine lecita di una cospicua somma di denaro, sostenendo che fosse un lascito ereditario. La Corte ha stabilito che le censure basate su una diversa valutazione dei fatti e i motivi di ricorso presentati per la prima volta in sede di legittimità sono inammissibili.
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Sequestro preventivo terzo: la Cassazione decide
A seguito di un'indagine per detenzione di stupefacenti, venivano sequestrate ingenti somme di denaro. La compagna dell'indagato, terza interessata, ne rivendicava la proprietà e la provenienza lecita. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, stabilendo che l'indagato non ha interesse a impugnare il sequestro di beni che non rivendica come propri. Per quanto riguarda il sequestro preventivo terzo, la Corte ha ribadito che quest'ultimo ha l'onere di provare la titolarità e la provenienza lecita del bene, ma non può contestare i presupposti del sequestro (come la sussistenza del reato). La valutazione delle prove fornite dal terzo è un giudizio di fatto insindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e non meramente apparente.
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