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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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704 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Credibilità persona offesa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato in custodia cautelare per tentata estorsione. La sentenza ribadisce che la valutazione sulla credibilità della persona offesa è di competenza del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, specialmente se le sue dichiarazioni sono supportate da solidi elementi di riscontro. Viene inoltre confermata la legittimità della motivazione "per relationem" in specifici contesti procedurali.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. L'uomo, sottoposto agli arresti domiciliari, era accusato di aver agito come autista per un membro di un'organizzazione criminale, facilitando incontri riservati. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame, ritenendo che le azioni dell'indagato non fossero occasionali, ma costituissero un contributo stabile e consapevole al sodalizio, supportato da gravi indizi.
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Riconoscimento fotografico: prova per la custodia
La Corte di Cassazione conferma la validità di una misura di custodia cautelare in carcere basata principalmente sul riconoscimento fotografico dell'indagato da parte della vittima. Nonostante alcune discrepanze nelle dichiarazioni, i giudici hanno ritenuto prevalente la certezza dell'identificazione, respingendo il ricorso della difesa e sottolineando come l'attendibilità della persona offesa sia centrale in questi casi.
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Custodia Cautelare: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione aggravata. La sentenza analizza i limiti del sindacato di legittimità su questioni come il rigetto di istanze di rinvio, la retrodatazione dei termini e la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, ribadendo che la Corte non può riesaminare i fatti ma solo la corretta applicazione della legge.
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Riesame misure cautelari: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5376/2023, ha stabilito un principio fondamentale sul riesame misure cautelari. Un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per detenzione d'arma e ricettazione, contestava la nullità dell'interrogatorio di garanzia. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il procedimento di riesame serve a valutare la legittimità originaria della misura, non i vizi procedurali successivi. Tali questioni devono essere sollevate con un'istanza separata al giudice competente.
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Prescrizione reato presupposto: annullato sequestro
Un imprenditore, accusato di falso in bilancio e autoriciclaggio, ottiene l'annullamento di un sequestro preventivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione reato presupposto (il falso in bilancio) elimina il fondamento dell'accusa di autoriciclaggio, rendendo illegittima la misura cautelare. L'atto interruttivo della prescrizione per un reato non si estende automaticamente agli altri.
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Custodia cautelare ultrasettantenne: quando è lecita?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità della custodia cautelare in carcere per un indagato di oltre settant'anni, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che il divieto generale di applicare la misura carceraria a questa categoria di soggetti può essere superato in presenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. Secondo la Corte, non sono necessarie formule esplicite per giustificare l'eccezionalità, ma è sufficiente una motivazione approfondita che dimostri la straordinaria pericolosità del soggetto e la gravità dei 'pericula libertatis', anche se tale valutazione non era stata affrontata nel primo provvedimento. La decisione finale ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della custodia cautelare ultrasettantenne nel caso di specie.
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Sequestro preventivo: motivazione obbligatoria
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di sequestro preventivo per un valore di oltre 75.000 euro. La decisione non contesta la probabilità del reato di truffa aggravata, ma censura la totale assenza di motivazione sul 'periculum in mora', ovvero il rischio concreto che l'indagato potesse disperdere i propri beni. La sentenza ribadisce che anche in caso di confisca obbligatoria, il giudice deve spiegare perché è necessario anticipare l'effetto ablativo prima della fine del processo, non potendo limitarsi a un'affermazione generica.
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Appello pubblico ministero: i termini per l’impugnazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine per l'appello del Pubblico Ministero contro un'ordinanza cautelare parzialmente accolta decorre dalla comunicazione del provvedimento per l'esecuzione, e non da una successiva notifica formale della parte di rigetto. In un caso di misure cautelari, la Corte ha accolto il ricorso degli indagati, dichiarando inammissibile per tardività l'appello pubblico ministero e annullando senza rinvio la decisione del Tribunale. La sentenza ribadisce un principio di certezza e parità processuale.
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Confisca corruzione tra privati: prezzo vs profitto
La Corte di Cassazione interviene su un caso di sequestro preventivo per corruzione e autoriciclaggio a carico di due fratelli, manager di una grande cooperativa. La sentenza analizza la distinzione tra "prezzo" e "profitto" del reato ai fini della confisca per corruzione tra privati, stabilendo che per il corrotto le due nozioni coincidono. Tuttavia, la Corte annulla parzialmente l'ordinanza, rilevando un errore nella quantificazione del profitto del reato di autoriciclaggio, che non può coincidere con le somme illecite originarie, al fine di evitare una duplicazione della misura ablativa.
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Testimonianza indiretta: la sua validità in fase cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare, chiarendo i criteri di validità della testimonianza indiretta. La Corte ha stabilito che, per l'applicazione di misure cautelari, sono sufficienti elementi che fondino una qualificata probabilità di colpevolezza e che la testimonianza "de relato" è utilizzabile quando la fonte primaria è identificata, anche se si tratta di un co-indagato.
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Sequestro preventivo: la motivazione è obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per un valore di 230.000 euro, accogliendo il ricorso di un indagato. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione da parte del Tribunale del Riesame riguardo al 'periculum in mora', ovvero il rischio concreto che i beni potessero essere dispersi. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice non può limitarsi a generiche affermazioni, ma deve rispondere puntualmente alle censure difensive e specificare la natura del sequestro (impeditivo o finalizzato alla confisca), rispettando la richiesta del Pubblico Ministero.
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Periculum in mora: Cassazione annulla sequestro
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato un'ordinanza di sequestro preventivo a carico di un ricercatore universitario indagato per truffa. Sebbene la Corte abbia ritenuto sussistente il 'fumus commissi delicti' (la probabilità del reato), ha censurato la motivazione del provvedimento riguardo al 'periculum in mora', ovvero il concreto rischio di dispersione del patrimonio. La sentenza sottolinea che anche nel sequestro finalizzato alla confisca, il giudice deve fornire una motivazione specifica e non generica su tale rischio.
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Interrogatorio preventivo: la misura cautelare è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per omesso interrogatorio preventivo. La Corte ha stabilito che la deroga a tale adempimento, basata sul pericolo di inquinamento probatorio, deve essere motivata in modo specifico per la posizione di ogni singolo indagato, non essendo sufficiente un riferimento generico al rischio relativo ad altri coindagati. L'assenza di una motivazione adeguata sulla connessione tra i reati o sul collegamento probatorio rende la misura illegittima.
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Riesame sequestro preventivo: i termini procedurali
La Corte di Cassazione chiarisce la natura dei termini nel procedimento di riesame sequestro preventivo. Con la sentenza in esame, ha dichiarato inammissibile un ricorso basato sulla presunta tardività della decisione del Tribunale, specificando che il termine di dieci giorni per la decisione decorre dalla ricezione completa degli atti. La Corte ha inoltre ribadito che il ricorso per cassazione avverso misure cautelari reali è limitato alla sola violazione di legge, escludendo censure sulla logicità della motivazione.
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Riesame misure cautelari reali: il termine è ordinatorio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un'ordinanza di sequestro. La sentenza chiarisce un punto cruciale del procedimento di riesame misure cautelari reali: il termine di dieci giorni previsto per la decisione del Tribunale del Riesame ha natura meramente ordinatoria e non perentoria. Pertanto, il suo superamento non comporta l'inefficacia della misura. La Corte ha inoltre ribadito che in sede di legittimità non si può contestare l'illogicità della motivazione, ma solo la sua totale assenza o apparenza.
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Giudizio immediato: blocca il riesame della custodia?
Un uomo in custodia cautelare per rapina ricorre in Cassazione, sostenendo che il Tribunale del Riesame avrebbe dovuto rivalutare gli indizi a suo carico. La Corte Suprema respinge il ricorso, affermando che l'emissione di un decreto di **giudizio immediato** per "evidenza della prova" impedisce una nuova discussione sulla gravità indiziaria, consolidando di fatto la misura cautelare.
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Estorsione e credito: quando si supera il limite
Un imprenditore, accusato di estorsione, sosteneva di agire per recuperare un credito legittimo. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha confermato che l'uso di violenza e minacce contro terzi, estranei al rapporto di debito, per costringere il debitore a pagare, configura il più grave reato di estorsione e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La sentenza chiarisce il confine tra la legittima pretesa di un credito e l'azione criminale.
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Pericolo di reiterazione: quando è attuale e concreto?
La Cassazione conferma gli arresti domiciliari per un imprenditore accusato di associazione per delinquere finalizzata a reati fiscali e altro. Nonostante il sequestro delle sue società, il pericolo di reiterazione è ritenuto attuale e concreto, data la sua professionalità criminale e la capacità di creare nuove strutture illecite.
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Pericolo di reiterazione del reato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata a reati tributari e altro. Il ricorrente sosteneva che il pericolo di reiterazione del reato non fosse più attuale, dato il sequestro preventivo delle società coinvolte. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la sistematicità delle condotte, la professionalità criminale e l'ampia rete di relazioni dell'indagato costituiscono elementi sufficienti a ritenere il pericolo concreto e attuale, anche in presenza del sequestro.
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