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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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728 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Revoca misura cautelare: quando il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per la revoca di una misura cautelare in carcere per un imputato di associazione di tipo mafioso. La sentenza chiarisce che il semplice trascorrere del tempo o la generica presentazione di nuove testimonianze non sono sufficienti a indebolire le esigenze cautelari, soprattutto in presenza delle presunzioni legali previste per reati di tale gravità. L'appello deve essere specifico e autosufficiente.
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Estorsione aggravata: la differenza con l’autotutela
Un individuo, accusato di estorsione aggravata per aver utilizzato soggetti legati a un clan mafioso per recuperare un debito illecito per conto di un parente, ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'accusa. La Corte ha chiarito che il recupero di un credito illecito, specialmente con l'intervento di terzi che perseguono un proprio profitto, integra il reato di estorsione e non il meno grave esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
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Doppia Incolpazione: mafia e narcotraffico coesistono
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di doppia incolpazione, confermando che un soggetto può essere accusato contemporaneamente di associazione mafiosa (art. 416 bis c.p.) e di associazione finalizzata al narcotraffico (art. 74 D.P.R. 309/90). La Corte ha respinto il ricorso dell'imputato contro la misura cautelare per il reato di mafia, ritenendo le prove sufficienti. Ha invece accolto il ricorso del Pubblico Ministero, annullando la decisione del Tribunale del Riesame che aveva escluso il reato di narcotraffico. La Cassazione ha ritenuto contraddittorio riconoscere l'esistenza di una struttura per il traffico di droga gestita dall'imputato all'interno del clan, ma poi negare la sussistenza dei gravi indizi per tale specifico reato associativo.
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Corruzione in concorso pubblico: ricorso inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un dirigente universitario accusato di corruzione in concorso pubblico. L'indagato era accusato di aver fornito le domande di un esame a un complice per venderle ai candidati. La Corte ha confermato la validità degli indizi e la misura cautelare, ritenendo irrilevante il mancato superamento della prova da parte dei candidati ai fini della configurabilità del reato.
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Partecipazione associazione criminale: prova e riesame
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva revocato la custodia in carcere per un individuo accusato di partecipazione associazione criminale finalizzata al narcotraffico. La Suprema Corte ha stabilito che il Tribunale ha errato nel non considerare prove decisive, come intercettazioni con i vertici del clan e un ingente sequestro di denaro, e ha chiarito che nuove prove a sfavore possono essere prodotte nel procedimento di riesame, purché sia garantito il contraddittorio.
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Continuità associativa mafiosa: prova e custodia
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare per associazione mafiosa basata sul principio della continuità associativa. Secondo la Corte, precedenti condanne definitive per lo stesso reato, unite a nuovi elementi indiziari emersi dopo la scarcerazione, sono sufficienti a dimostrare la persistenza del vincolo criminale. Viene invece respinto il ricorso del PM riguardo al concorso nella violazione della sorveglianza speciale, poiché non è stata provata la consapevolezza dell'indagato circa la misura a carico del suo interlocutore.
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Giudizio immediato: nullità se richiesto in anticipo
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per rapina aggravata a causa di un vizio procedurale. La richiesta di giudizio immediato era stata presentata dal pubblico ministero prima della conclusione del procedimento di riesame sulla misura cautelare dell'imputato. La Suprema Corte ha stabilito che tale violazione delle tempistiche previste dalla legge determina una nullità insanabile che invalida l'intero processo, poiché lede il diritto di difesa dell'imputato comprimendo il suo diritto all'udienza preliminare.
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Associazione di tipo mafioso: la prova della partecipazione
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un individuo accusato di partecipazione in una associazione di tipo mafioso. La Corte ha ritenuto sufficienti, come gravi indizi, le conversazioni intercettate tra altri affiliati che discutevano del ruolo dell'indagato nell'individuare vittime per le estorsioni, considerandolo un membro organico del clan e non un mero concorrente esterno.
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Associazione di tipo mafioso: la detenzione non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione di tipo mafioso. La Corte ha stabilito che lo stato di detenzione non comporta l'automatica cessazione del vincolo associativo e che la prova della partecipazione può essere desunta da elementi indiretti, come intercettazioni tra terzi e testimonianze, senza necessità di un'investitura formale. La decisione sottolinea come la pericolosità sociale e le esigenze cautelari possano persistere nonostante un lungo periodo di carcerazione.
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Custodia Cautelare: No Arresti se C’è Pericolo
Una persona in custodia cautelare per omicidio ha richiesto gli arresti domiciliari, basandosi sul lungo periodo di detenzione già scontato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per reati di tale gravità vige una presunzione di pericolosità sociale. Il semplice trascorrere del tempo, in assenza di prove concrete che dimostrino un'effettiva riduzione del rischio di reiterazione del reato, non è sufficiente a giustificare la sostituzione della custodia in carcere con una misura meno afflittiva. La sentenza chiarisce anche le rigide regole procedurali per la presentazione di nuovi elementi in appello.
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Associazione per delinquere stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di quattro indagati contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'accusa è di partecipazione a un'associazione per delinquere stupefacenti legata a un clan mafioso. La sentenza conferma la validità del quadro indiziario basato su dichiarazioni di collaboratori di giustizia e intercettazioni, ribadendo i principi per distinguere la partecipazione associativa dal concorso di persone nel reato. La Corte sottolinea il proprio ruolo limitato al controllo di legittimità e logicità della motivazione, senza poter riesaminare i fatti.
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Associazione di tipo mafioso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due indagati contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata. La Corte ha confermato la validità del quadro indiziario, basato su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ritenendolo sufficiente a dimostrare una qualificata probabilità di colpevolezza e un ruolo attivo degli indagati all'interno del sodalizio criminale, in particolare nel settore delle estorsioni.
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Sequestro preventivo terzo: limiti e poteri del riesame
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di sequestro preventivo di rami d'azienda nell'ambito di un'indagine per autoriciclaggio. Una società terza, acquirente dei beni, ha impugnato il sequestro sostenendo la propria buona fede ed estraneità ai fatti. La Corte ha chiarito i poteri del Tribunale del riesame in sede di appello cautelare e i limiti entro cui il terzo può contestare i presupposti della misura. Pur rigettando gran parte dei motivi, ha annullato l'ordinanza per un vizio di motivazione sul 'periculum in mora', ovvero sulla reale necessità attuale del sequestro, rinviando la questione a un nuovo esame.
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Custodia cautelare: quando il riesame è legittimo?
Un individuo, arrestato durante un controllo di polizia con ingenti quantità di droga, un'arma e denaro, si è visto confermare la misura della custodia cautelare in carcere. Il suo ricorso in Cassazione è stato respinto. La Corte ha ritenuto legittima la procedura seguita dal Tribunale del Riesame, inclusa la proroga dei termini per la motivazione, e ha confermato che la valutazione degli indizi, basata sulle contraddizioni della versione dell'indagato, era logica e coerente, giustificando così la detenzione.
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Associazione a delinquere: ricorso in Cassazione
Un soggetto, sottoposto a custodia cautelare in carcere per partecipazione a un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. L'indagato sosteneva che il suo coinvolgimento fosse stato solo episodico e che mancassero le esigenze cautelari per giustificare la detenzione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione. Per il reato di associazione a delinquere, la Corte ha confermato la validità della presunzione di pericolosità sociale, respingendo le argomentazioni della difesa.
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Concorso morale e omicidio: la responsabilità del mandante
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare per un soggetto accusato di concorso morale in omicidio. La sentenza analizza il caso di un mandante che ha ordinato una spedizione punitiva, durante la quale gli esecutori hanno ucciso per errore una persona innocente. La Corte stabilisce che il concorso morale sussiste anche in caso di 'aberratio ictus', poiché l'istigatore è responsabile per l'azione criminale concordata, a prescindere dall'identità della vittima finale.
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Tabacco da fumo: Cassazione sulla prova di fumabilità
Una società importatrice subiva il sequestro preventivo di una partita di tabacco, contestato come contrabbando. La questione centrale era la corretta classificazione del prodotto come 'tabacco da fumo' soggetto ad accisa. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di sequestro, rilevando una carenza di motivazione da parte del Tribunale del Riesame. Quest'ultimo non aveva adeguatamente spiegato perché il tabacco fosse considerato fumabile, dato che il test di fumabilità era risultato positivo solo dopo una trinciatura manuale del campione, una procedura che la difesa sosteneva essere in contrasto con le normative europee.
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Autonoma valutazione: Cassazione su custodia cautelare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore Europeo contro l'annullamento di un'ordinanza di custodia cautelare. Il caso verteva sul requisito della autonoma valutazione da parte del GIP, che secondo il Tribunale del riesame era mancante. La Suprema Corte, tuttavia, ha rigettato il ricorso per motivi procedurali, senza entrare nel merito della questione.
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Competenza territoriale riciclaggio: il caso di Livorno
Un uomo viene fermato con un'ingente somma di denaro, sospettata di provenire da reati fiscali della moglie. La Cassazione interviene sulla competenza territoriale riciclaggio, stabilendo che il foro competente è quello dove è iniziata l'attività di occultamento (Cagliari) e non dove è avvenuto il sequestro (Livorno), pur confermando la legittimità del sequestro stesso.
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Ricorso inammissibile: associazione a delinquere e prove
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'indagata accusata di partecipazione a un'associazione di tipo camorristico. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello, che miravano a una nuova valutazione dei fatti anziché a contestare vizi di legittimità. Il provvedimento conferma la validità degli indizi che dimostrano il suo stabile inserimento nel clan, nonostante l'età avanzata e la tesi difensiva di un rapporto puramente personale con gli affiliati.
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