Un individuo è stato posto agli arresti domiciliari per **spaccio di stupefacenti** (eroina e cocaina) tra il 2015 e il 2020. La misura si basava sulla testimonianza di un acquirente e su un riconoscimento fotografico, nonostante una cicatrice distintiva non fosse visibile in aula. La difesa ha impugnato la decisione, contestando la validità delle prove, la mancata riqualificazione del reato come **spaccio di stupefacenti** di lieve entità e l'adeguatezza della misura cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la logicità delle motivazioni del Tribunale e l'assenza di un interesse pratico per la riqualificazione del reato, dato che non avrebbe modificato la misura cautelare.
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