LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 3 Convenzione EDU — Anno 2026

Pagina 2 di 4

69 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Convenzione EDU

Reclamo del detenuto: diritto alle cure e no al rigetto de plano
Un detenuto affetto da gravi disturbi psichiatrici ha presentato reclamo contro il rifiuto dell'amministrazione penitenziaria di mostrare le motivazioni del suo trasferimento tra istituti di pena. Il Magistrato di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile l'istanza senza udienza, escludendo l'esistenza di un diritto tutelabile. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo che il reclamo del detenuto tocca il diritto alla salute e il divieto di trattamenti inumani. La decisione richiede una piena valutazione in contraddittorio.
Continua »
Carcere e risarcimento per detenzione inumana: no ai rigetti facili
Un detenuto richiede il risarcimento per detenzione inumana e lo sconto di pena a causa del grave sovraffollamento carcerario e delle pessime condizioni igieniche subite per diversi anni. Il Magistrato di sorveglianza respinge la richiesta senza fissare udienza, giudicandola inammissibile per genericità delle informazioni fornite. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e annulla il provvedimento. La Suprema Corte stabilisce che il detenuto deve soltanto indicare le strutture carcerarie e i periodi di reclusione, mentre spetta all'Amministrazione penitenziaria dimostrare la conformità delle celle agli standard di legge.
Continua »
Rimedi risarcitori per detenzione inumana: rigetto e sanzione
Un detenuto ha richiesto i rimedi risarcitori per detenzione inumana lamentando uno spazio individuale insufficiente nella cella collettiva e orari di apertura difformi dalle regole. L'interessato ha contestato le relazioni della struttura carceraria presentando querela di falso. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta, accertando che lo spazio vitale superava i tre metri quadrati e che i disagi non integravano un trattamento degradante. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i semplici disagi temporanei non violano i diritti fondamentali e che il giudice valuta liberamente le prove fornite dalla direzione carceraria senza bisogno di incidenti di falso. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
Continua »
Detenzione inumana: compensazione con la pena pecuniaria
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo Stato può operare la compensazione indennizzo detenzione inumana con i crediti derivanti da condanne a pena pecuniaria definitiva inflitte al detenuto. Un detenuto aveva ottenuto un risarcimento economico per le condizioni degradanti sofferte in carcere. Il Ministero della Giustizia ha chiesto di trattenere tale somma per estinguere una multa pregressa e le spese di mantenimento carcerario. La Suprema Corte ha accolto la richiesta statale limitatamente alla pena pecuniaria, in quanto debito certo, liquido ed esigibile, indipendentemente dal reato per cui era stata inflitta. Al contrario, la Cassazione ha escluso la compensazione per le spese di mantenimento, poiché prive di liquidità e soggette a possibile remissione del debito.
Continua »
Diritto all’informazione del detenuto: stop alla radio FM
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis ha impugnato il diniego della direzione carceraria di ascoltare canali radio nazionali su frequenze FM. Il Magistrato di Sorveglianza ha dichiarato il reclamo inammissibile senza udienza. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il Diritto all'informazione del detenuto è garantito attraverso l'accesso ai canali nazionali principali, ma le modalità concrete di esercizio rientrano nella discrezionalità organizzativa dell'amministrazione penitenziaria. Di conseguenza, non esiste un diritto soggettivo a ricevere specifiche frequenze o canali tematici. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Rimedi risarcitori per detenzione inumana: no a ricorsi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva i rimedi risarcitori per detenzione inumana a causa delle pessime condizioni igieniche e del malfunzionamento dei servizi idrici del carcere. Il Tribunale di sorveglianza aveva già respinto la domanda poiché tali specifiche lamentele erano state sollevate solo in sede di appello, mentre l'istanza iniziale era del tutto generica. I giudici di legittimità hanno confermato che la presunzione di veridicità delle dichiarazioni del detenuto non può colmare la totale mancanza di dettagli nell'atto introduttivo. Di conseguenza, il detenuto perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Differimento della pena per motivi di salute: salute contro carcere
Il Tribunale di sorveglianza aveva negato a un detenuto, affetto da grave trombosi venosa profonda, il differimento della pena per motivi di salute o la detenzione domiciliare, ritenendo le patologie gestibili in carcere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, annullando la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che il tribunale non ha valutato l'impatto concreto del regime carcerario sulla salute del malato. In particolare, ha ignorato le relazioni mediche che segnalavano gravi rischi legati ai ritardi logistici nei trasferimenti ospedalieri. La Cassazione ha chiarito che il diritto alla salute e il divieto di trattamenti disumani impongono un bilanciamento concreto tra sicurezza pubblica e cure necessarie, ordinando un nuovo esame del caso.
Continua »
Risarcimento per disumana carcerazione: no ai termini scaduti
Il Detenuto ha richiesto il risarcimento per disumana carcerazione per un periodo di detenzione già interamente scontato tra il 2012 e il 2017. Il Magistrato di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la domanda per tardività. Il Detenuto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la successiva emissione di un provvedimento di cumulo delle pene avesse riaperto i termini per presentare la richiesta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'unificazione delle pene non riapre i termini per chiedere l'indennizzo per periodi di detenzione già conclusi sotto un diverso titolo esecutivo. Inoltre, per chi ha già finito di espiare la pena, la competenza spetta al Tribunale civile e non al Magistrato di Sorveglianza.
Continua »
Mandato di arresto europeo: ricorso tardivo blocca la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore di un cittadino straniero contro la decisione della Corte d'appello di consegnarlo alle autorità belghe. La consegna era stata disposta in esecuzione di un mandato di arresto europeo per scontare una condanna a trentasette mesi di reclusione per furto aggravato. La Suprema Corte non ha esaminato i motivi di merito sollevati dalla difesa, tra cui il rischio di espulsione e il radicamento in Italia, poiché il ricorso è stato depositato oltre il termine perentorio di cinque giorni previsto dalla legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Detenzione inumana e degradante: cella idonea, ricorso respinto
Il Detenuto ha proposto ricorso contro il rigetto della sua richiesta di risarcimento per detenzione inumana e degradante subita in cella. Lamentava una violazione dello spazio minimo vitale di tre metri quadrati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giudice del rinvio si è attenuto ai limiti fissati dalla precedente sentenza di annullamento, calcolando correttamente lo spazio disponibile (oltre cinque metri quadrati netti in cella singola). Le ulteriori contestazioni del ricorrente su altri periodi detentivi e la richiesta di una perizia tecnica sono state ritenute generiche e precluse. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Proroga del regime di 41-bis: sicurezza contro difesa del boss
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un detenuto, esponente di vertice di un clan mafioso, contro la proroga del regime di 41-bis. Il Tribunale di sorveglianza aveva confermato la misura basandosi sul ruolo apicale del soggetto, su colloqui criptici con i familiari e sull'assenza di segni di ravvedimento. La difesa contestava l'uso di informative di polizia e la presunta disgregazione del clan. La Suprema Corte ha ribadito che la proroga del regime di 41-bis ha una finalità puramente preventiva e inibitoria, volta a impedire il ripristino dei collegamenti con l'esterno, e non richiede la prova di un'affiliazione attuale e attiva. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Spazio minimo in cella: il letto singolo va sempre sottratto
Il Detenuto ha richiesto un risarcimento per aver scontato la pena in celle sovraffollate. Il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato parzialmente la domanda, includendo nel calcolo della superficie disponibile lo spazio occupato dal letto singolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Detenuto, stabilendo che per determinare lo spazio minimo in cella (pari a tre metri quadrati a persona) occorre sottrarre anche la superficie occupata dal letto singolo. Questo arredo, infatti, riduce lo spazio calpestabile necessario al movimento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente e ha ordinato un nuovo esame del caso.
Continua »
Ammissione alla semilibertà: no al trafficante che si giustifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego del Tribunale di Sorveglianza all'ammissione alla semilibertà e alla detenzione domiciliare. Il ricorrente, condannato per associazione finalizzata al traffico di esseri umani e sfruttamento di donne, mostrava un atteggiamento volto a minimizzare le proprie responsabilità. I giudici hanno confermato la legittimità del diniego basandosi sui pareri negativi della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Distrettuale Antimafia, oltre che sulla relazione della Casa Circondariale che evidenziava la necessità di approfondire la personalità del soggetto. La Suprema Corte ha ribadito che l'ammissione alla semilibertà richiede una valutazione complessiva della personalità e un effettivo percorso di ravvedimento, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Trattenimento amministrativo dello straniero: stop se in pericolo
Un cittadino straniero, dopo aver scontato una condanna detentiva, viene sottoposto a trattenimento amministrativo dello straniero in un centro di permanenza per il rimpatrio. Il Giudice di Pace convalida la misura senza valutare il rischio concreto di trattamenti disumani in caso di rientro nel Paese d'origine, ritenendo definitivo il rigetto amministrativo della protezione internazionale. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che il giudice della convalida ha l'obbligo di verificare autonomamente le cause di inespellibilità, come il rischio di tortura o pena di morte, indipendentemente dall'esito della domanda di asilo. Il rigetto formale non esclude il dovere di accertare se il rimpatrio sia realmente praticabile.
Continua »
Regime carcerario differenziato: salute contro sicurezza
Il Tribunale di Sorveglianza di Roma aveva confermato la proroga del regime carcerario differenziato per un detenuto ritenuto esponente di vertice di un'associazione mafiosa. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata acquisizione di atti fondamentali per smentire l'attualità dei collegamenti con il clan e l'omessa valutazione delle gravi patologie fisiche del condannato rispetto al regime speciale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice deve valutare l'impatto delle condizioni di salute complessive del detenuto sulla compatibilità con il regime carcerario differenziato, anche per evitare trattamenti inumani. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Rimedi risarcitori: negato lo sconto di pena per il passato
Un detenuto ha richiesto i rimedi risarcitori per sovraffollamento carcerario in relazione a diversi periodi di detenzione. Per i periodi antecedenti al 2021, la Cassazione ha ritenuto la domanda inammissibile a causa di un'interruzione di oltre sei mesi rispetto alla detenzione attuale, escludendo la possibilità di chiedere la riduzione della pena per carcerazioni pregresse e slegate. Per il periodo successivo al 2023, la Corte ha respinto il ricorso poiché le nuove lamentele igienico-sanitarie non potevano essere sollevate per la prima volta in sede di reclamo. Inoltre, lo spazio minimo pro capite non è mai sceso sotto i tre metri quadrati e la presenza di fattori compensativi, come le ore di libertà e il lavoro, ha escluso trattamenti inumani. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
Continua »
Differimento della pena: salute in carcere contro sicurezza
Il Detenuto, affetto da grave paraplegia e altre patologie neurologiche stabili, ha richiesto il differimento della pena o la detenzione domiciliare in una clinica a Bari per motivi di salute. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta, ritenendo le sue condizioni compatibili con il regime carcerario. L'istituto di pena di Parma offre infatti una sezione attrezzata per disabili, assistenza medica continua e un assistente personale. Inoltre, l'elevata pericolosità sociale del soggetto, esponente di spicco di un clan criminale locale, e il rischio di vendette nel territorio d'origine rendono inaccoglibile il trasferimento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. Il differimento della pena non è concedibile se la patologia è stabile, trattabile in carcere e bilanciata da un elevato rischio per la sicurezza pubblica.
Continua »
Conflitto di competenza: Giudici in disaccordo, ma la Cassazione chiarisce
Un Lavoratore ha chiesto un risarcimento per ingiusta detenzione. Il Magistrato di sorveglianza di Pescara si è dichiarato incompetente, indicando il Tribunale civile di Ascoli Piceno come competente, dopo che il Tribunale di sorveglianza dell'Aquila aveva già trasmesso gli atti a Pescara. La Corte di Cassazione ha risolto il `conflitto di competenza` dichiarandolo inesistente. Ha stabilito che non c'è un vero conflitto quando un giudice, pur dichiarandosi incompetente, indica un terzo giudice e non si limita a rifiutare la propria competenza senza proporre alternative. Gli atti tornano al Magistrato di sorveglianza di Pescara per la corretta trasmissione.
Continua »
Risarcimento detenuto generico: richiesta vaga, niente indennizzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un carcerato che chiedeva un indennizzo per le cattive condizioni di detenzione. La sua richiesta è stata giudicata troppo vaga, poiché si limitava a un generico riferimento alla violazione dei suoi diritti senza specificare i fatti concreti. La sentenza stabilisce un principio chiaro: un'istanza di risarcimento detenuto generico non è sufficiente. Per essere accolta, la domanda deve descrivere in modo dettagliato le circostanze materiali e le violazioni subite. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa.
Continua »
Detenzione Inumana: Cella Fredda non Basta per il Risarcimento
Un detenuto ha chiesto un risarcimento per detenzione inumana, lamentando condizioni carcerarie inadeguate come poco spazio, assenza di riscaldamento e scarsa igiene. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le condizioni non raggiungevano la 'soglia minima di gravità' richiesta per configurare un trattamento inumano o degradante. Secondo i giudici, il detenuto disponeva di spazio sufficiente, bagno privato e acqua calda. L'assenza di riscaldamento, considerate le condizioni climatiche locali, non è stata ritenuta una violazione. La sentenza chiarisce che il semplice disagio non è sufficiente per ottenere un risarcimento per detenzione inumana, che scatta solo in presenza di sofferenze intollerabili.
Continua »