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Art. 3 Convenzione EDU — Anno 2025

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111 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Convenzione EDU

Spazio vitale in cella: no risarcimento sopra i 3 mq
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva un risarcimento per condizioni di detenzione inumane. La Corte ha ribadito che, quando lo spazio vitale in cella è superiore ai 3 mq per persona, la violazione dell'art. 3 CEDU non è presunta. In questi casi, è necessaria una valutazione complessiva di tutti i fattori, positivi e negativi, delle condizioni carcerarie. Le semplici asserzioni del ricorrente, non supportate da prove, non sono sufficienti per contestare le decisioni dei giudici di merito.
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Durata massima misura di sicurezza: il calcolo corretto
La Corte di Cassazione chiarisce come determinare la durata massima misura di sicurezza per un delinquente abituale. La Corte ha rigettato il ricorso di un condannato, stabilendo che il limite massimo va calcolato con riferimento alla pena edittale del reato più grave tra quelli che fondano la dichiarazione di abitualità, anche se per quel reato non era stata applicata alcuna misura di sicurezza. Questa interpretazione, basata sul principio di assorbimento, è stata ritenuta coerente con il sistema e più favorevole rispetto a un cumulo materiale.
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Spazio minimo detenuto: la scelta del recluso conta
La Corte di Cassazione ha stabilito che un detenuto non ha diritto al risarcimento per la violazione dello spazio minimo detentivo se la riduzione dello spazio disponibile è causata da una sua scelta personale, come quella di smontare un letto a castello per avere un letto singolo separato. La Corte ha ritenuto che non si possa invocare una violazione dei diritti fondamentali se la condizione lamentata è stata creata dal soggetto stesso. La decisione finale ha quindi respinto il ricorso del detenuto.
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Ricorso inammissibile: onere della prova e limiti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un ex detenuto che chiedeva un risarcimento per condizioni di detenzione inumane. Il ricorso è stato respinto non nel merito, ma per vizi formali nella presentazione dei motivi, in particolare riguardo alla violazione dell'onere della prova e alla valutazione dei fatti. La Corte ha ribadito il rigore tecnico necessario per adire al giudizio di legittimità.
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Regime detentivo 41-bis: Cassazione su proroga
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga del regime detentivo 41-bis per un elemento di vertice di un'organizzazione criminale. Nonostante i segnali di ravvedimento e una confessione, la Corte ha ritenuto prevalente il rischio concreto di riattivazione dei contatti con il clan, ancora operativo, giustificando così il mantenimento del cosiddetto 'carcere duro'.
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Ricorso in cassazione: improcedibile se manca l’atto
Un cittadino straniero impugna un decreto di espulsione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso in cassazione improcedibile a causa di un vizio formale insuperabile: il mancato deposito del provvedimento impugnato. La decisione evidenzia come il rispetto delle norme procedurali sia un requisito fondamentale per l'ammissibilità del ricorso, prevalendo su qualsiasi valutazione di merito.
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Trasferimento Dublino: no stop senza carenze sistemiche
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15773/2025, ha accolto il ricorso del Ministero dell'Interno, annullando la decisione del Tribunale di Roma che aveva bloccato il trasferimento Dublino di un richiedente asilo verso la Germania. La Corte ha stabilito che un giudice non può sindacare la valutazione sul rischio di respingimento indiretto fatta da un altro Stato membro, a meno che non sussistano prove di carenze sistemiche nella procedura di asilo e accoglienza di tale Stato. La decisione si allinea ai principi della Corte di Giustizia UE e delle Sezioni Unite, riaffermando il principio di reciproca fiducia tra gli Stati membri. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame alla luce di questi principi.
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Ricorso inammissibile straniero: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la convalida del suo trattenimento in un centro di permanenza. Il ricorso è stato respinto per difetto di specificità, poiché le censure sul diritto di difesa erano astratte e non contestavano la *ratio decidendi* del giudice di pace, basata sulla volontà dello stesso straniero di essere rimpatriato. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile straniero e ha confermato la legittimità del trattenimento.
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Onere della prova: indennizzo per detenzione inumana
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex detenuto che chiedeva un indennizzo per condizioni di detenzione inumane. La decisione sottolinea che l'onere della prova grava interamente sul ricorrente, il quale deve fornire prove concrete delle condizioni lamentate prima di avviare il giudizio. L'inerzia dell'amministrazione penitenziaria, che non ha ottemperato a un ordine di esibizione, non è sufficiente a sopperire alla mancanza di prove da parte del richiedente.
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Inefficacia sopravvenuta del trattenimento in CPR
Un cittadino straniero, dopo la scarcerazione, viene trattenuto in un CPR in attesa di espulsione. Successivamente, l'ordine di espulsione viene sospeso. La Cassazione dichiara l'inefficacia sopravvenuta del provvedimento di convalida del trattenimento, poiché questo perde il suo fondamento giuridico con la sospensione dell'atto principale, ovvero l'espulsione.
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Incompetenza giudice onorario: convalida nulla
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza di un Tribunale che convalidava il trattenimento di un cittadino straniero. La decisione si fonda sulla radicale incompetenza del giudice onorario a decidere in materia di libertà personale e immigrazione, una competenza riservata esclusivamente ai giudici togati delle sezioni specializzate. Il provvedimento impugnato è stato quindi dichiarato nullo.
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