LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2948 Codice Civile — Anno 2022

Pagina 6 di 9

161 provvedimenti

Altri anni per Art. 2948 Codice Civile

Contributo di solidarietà: la Cassa deve restituire i tagli
La Cassa di Previdenza dei Dottori Commercialisti ha applicato un contributo di solidarietà sulla pensione di un iscritto tra il 2009 e il 2016. Il professionista ha agito in giudizio per ottenere il rimborso integrale dei prelievi illegittimi. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità delle trattenute deliberate in autonomia dall'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che solo il Legislatore statale ha il potere di imporre prestazioni patrimoniali forzose. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che l'azione di restituzione delle somme trattenute non segue la prescrizione breve di cinque anni, ma quella ordinaria di dieci anni. La Cassa previdenziale è stata condannata a restituire l'intero importo indebitamente prelevato, maggiorato degli interessi legali maturati a partire da ogni singola trattenuta.
Continua »
Contributo di solidarietà sulle pensioni: rimborso dopo 10 anni
Un ente previdenziale privatizzato ha operato trattenute illegittime sui ratei di reversibilità di un pensionato a titolo di contributo di solidarietà. La Cassa ha sostenuto la legittimità del prelievo per esigenze di bilancio e l'avvenuta prescrizione quinquennale del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che gli enti previdenziali autonomi non possiedono il potere di imporre prelievi patrimoniali straordinari sui trattamenti già liquidati, facoltà riservata esclusivamente alla legge statale. I giudici hanno inoltre sancito che la richiesta di restituzione delle somme indebitamente prelevate tramite il contributo di solidarietà sulle pensioni soggiace alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella breve di cinque anni, in quanto la somma trattenuta non era mai stata posta nell'effettiva disponibilità del pensionato.
Continua »
Cassa integrazione straordinaria: criteri vaghi e risarcimento
Un'azienda ha collocato un dipendente in cassa integrazione straordinaria per quasi dieci anni senza specificare criteri di scelta chiari e trasparenti. Il lavoratore ha impugnato la sospensione, chiedendo il risarcimento del danno economico subito. I giudici di merito hanno accertato la genericità dei parametri adottati dal datore di lavoro, condannando la società a corrispondere le differenze tra la retribuzione piena e l'indennità percepita. L'azienda ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi procedurali e contestando il calcolo del danno. La Suprema Corte di Cassazione ha respinto il ricorso datoriale. I giudici hanno confermato che la mancanza di regole oggettive e vincolanti per selezionare il personale da sospendere rende l'atto aziendale illegittimo e obbliga l'impresa a risarcire integralmente la retribuzione persa dal dipendente.
Continua »
Prescrizione del credito lavorativo preteso da eredi
Un collaboratore ha citato in giudizio gli eredi dell'amministratore di una società a responsabilità limitata cancellata per ottenere oltre 25.000 euro a titolo di compensi per mansioni svolte anni prima. I giudici di merito hanno respinto la richiesta accertando l'avvenuta prescrizione del credito lavorativo, la mancanza di prova circa la spedizione e ricezione di atti interruttivi validi e l'assenza di titolo di responsabilità diretta degli eredi. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo il divieto di richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità e la totale carenza probatoria sull'esistenza del contratto e sulla titolarità passiva del debito.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: stop alle pretese INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il rimborso delle somme erogate a un lavoratore per la mobilità lunga, comprensive di indennità e contribuzione figurativa. L'Azienda ha eccepito la prescrizione delle somme. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione, ritenendo applicabile il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che il credito per il rimborso di tali oneri rientra nell'ampia categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni prevista dalla legge. L'Ente Previdenziale perde la causa ed è condannato a rimborsare all'Azienda le somme già versate e a pagare le spese processuali.
Continua »
Danno da usura psicofisica: riposo negato o semplice paga?
Il Lavoratore ha chiesto il risarcimento del danno da usura psicofisica per il mancato e ridotto godimento dei riposi settimanali contro L'Azienda. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo i crediti prescritti in cinque anni e non configurabile il danno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Lavoratore, dichiarando nulla la sentenza per apparenza di motivazione. I giudici di secondo grado non hanno spiegato perché il "minor riposo" avesse natura puramente retributiva (soggetta a prescrizione quinquennale) né perché fosse da escludere in radice il danno da usura psicofisica per le ore di riposo ridotte. La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
Continua »
Prescrizione cartella di pagamento: IVA a 10 anni, sanzioni a 5
Il Contribuente ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica della relativa cartella esattoriale e che il debito fosse ormai estinto. La Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale sulla prescrizione cartella di pagamento. Quando la cartella contiene diverse voci di debito, non si applica un unico termine di prescrizione. Per il tributo IVA, in mancanza di norme specifiche, si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni. Al contrario, per le sanzioni e gli interessi si applica il termine breve di cinque anni. La Corte ha inoltre confermato che la consegna dell'atto a una persona trovata nell'abitazione del destinatario fa presumere la regolare notifica, salvo prova contraria. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per ricalcolare le somme.
Continua »
Prescrizione cartella esattoriale: IVA a 10 anni, sanzioni a 5
Il Contribuente ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica della relativa cartella esattoriale per debiti IVA, sanzioni e interessi. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato prescritta l'intera pretesa applicando il termine breve di cinque anni. L'Agente della Riscossione ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che la prescrizione cartella esattoriale non segue un termine unico: l'IVA si prescrive nel termine ordinario di dieci anni, mentre sanzioni e interessi si prescrivono in cinque anni. Di conseguenza, la Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'Agente della Riscossione, annullato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo calcolo delle somme effettivamente dovute.
Continua »
Prescrizione dei tributi erariali: perché non scade in 5 anni
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per IRPEF e contributi consortili relativi agli anni dal 2003 al 2007, sostenendo che il debito fosse estinto per il decorso di cinque anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione dei tributi erariali e dei contributi di bonifica è di dieci anni e non di cinque. I giudici hanno chiarito che queste imposte non costituiscono prestazioni periodiche, poiché il presupposto del tributo viene verificato autonomamente anno per anno. Di conseguenza, si applica il termine di prescrizione ordinario decennale fin dall'origine, senza che sia necessaria la conversione del termine tramite una sentenza definitiva. Il Contribuente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali.
Continua »
Prescrizione sanzioni e interessi tributari: stop alle pretese
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento basata su sette cartelle esattoriali, lamentando la mancata notifica e l'avvenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha esaminato la controversia dichiarando inammissibili i primi due motivi del contribuente per difetto di autosufficienza. Ha invece accolto il terzo motivo avente ad oggetto la prescrizione sanzioni e interessi tributari. La Corte ha chiarito che le sanzioni amministrative e gli interessi di mora relativi ai tributi si prescrivono nel termine di cinque anni, e non in dieci, quando non deriva da una sentenza passata in giudicato. La sentenza impugnata e stata cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale.
Continua »
Canone occupazione suolo pubblico: dovuto anche senza contratto
Una società pubblicitaria si è opposta alle richieste di pagamento del Comune per l'uso di spazi pubblici a fini pubblicitari. La società sosteneva che mancasse un formale atto di concessione e che il credito fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che il canone occupazione suolo pubblico è dovuto anche in caso di occupazione di fatto, senza necessità di un atto formale. Inoltre, la Corte ha chiarito che questo canone non è assimilabile a un affitto e quindi non si applica la prescrizione breve di cinque anni. Infine, ha confermato che il canone ha natura patrimoniale e può coesistere con l'imposta sulla pubblicità, che ha invece natura tributaria. Di conseguenza, la società è stata condannata a pagare le somme dovute e le spese legali.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: l’ente perde il rimborso
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il rimborso delle somme versate per la mobilità lunga di alcuni lavoratori licenziati. L'Azienda si è opposta, sostenendo che il diritto di credito fosse ormai estinto per il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha confermato che tali somme rientrano nella categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni. Poiché l'Ente Previdenziale ha agito oltre questo termine, la Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando il credito prescritto e condannando l'ente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde contro l’azienda
L'ente previdenziale ha richiesto a un'azienda il rimborso delle somme versate per l'indennità e la contribuzione figurativa di alcuni lavoratori licenziati e collocati in mobilità lunga. L'azienda si è opposta eccependo la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che tali somme rientrano nella categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni prevista dalla legge. Poiché l'ente ha agito oltre questo termine, i suoi crediti sono stati dichiarati definitivamente estinti, con la conseguente condanna dell'ente al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Ripetizione dell’indebito nel pubblico impiego: addio extra
Un dipendente comunale con funzioni direttive ha ricevuto compensi extra per la progettazione del piano regolatore. Il Comune ha chiesto la restituzione di oltre ventunomila euro, sostenendo che tali attività rientrassero nei normali doveri d'ufficio del lavoratore. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di restituzione, rigettando il ricorso del dipendente. I giudici hanno stabilito che nel lavoro pubblico la retribuzione è definita esclusivamente dai contratti collettivi e che la pubblica amministrazione deve recuperare le somme pagate senza un valido titolo di legge. Questo meccanismo di recupero rientra nella disciplina della ripetizione dell'indebito nel pubblico impiego. Inoltre, la Corte ha chiarito che gli interessi sulle somme da restituire seguono la prescrizione ordinaria di dieci anni e non quella breve di cinque anni.
Continua »
Canone di depurazione acque: Comune condannato a pagare milioni
Una società di gestione ha chiesto al Comune il pagamento delle tariffe per il servizio di depurazione e raccolta delle acque reflue. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato l'amministrazione comunale al pagamento di oltre cinque milioni di euro. Il Comune ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo delle tariffe e la prescrizione del credito. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che il canone di depurazione acque si calcola sul volume dell'acqua fornita e che le contestazioni sui pagamenti e sulla prescrizione erano infondate o non correttamente formulate. Il Comune perde definitivamente la causa.
Continua »
Prescrizione decennale: lo Stato perde contro le vittime del dovere
I familiari di una vittima del dovere hanno chiesto l'adeguamento dell'assegno vitalizio, pretendendo la rivalutazione monetaria prevista per le vittime del terrorismo. L'Amministrazione Pubblica si è opposta, sostenendo che il diritto al pagamento delle somme arretrate fosse ormai scaduto per il decorso del termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Pubblica. I giudici hanno stabilito che si applica la prescrizione decennale e non quella quinquennale. Questo accade perché i crediti per le prestazioni assistenziali non ancora liquidati o messi a disposizione del beneficiario mantengono la natura di crediti illiquidi. Di conseguenza, i familiari hanno ottenuto il pieno diritto a ricevere tutte le somme dovute a titolo di rivalutazione monetaria per l'intero periodo richiesto.
Continua »
Prescrizione cartella di pagamento: l’atto non è una sentenza
Il Contribuente ha impugnato alcune intimazioni di pagamento emesse dall'Agente della Riscossione, contestando la mancata notifica degli atti precedenti e la maturata prescrizione cartella di pagamento per l'imposta di registro. La Corte d'Appello ha ritenuto che la mancata opposizione alla cartella avesse esteso il termine di prescrizione a dieci anni. Il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'assenza di un giudizio non trasforma la prescrizione breve in decennale. La Corte di Cassazione, rilevando la natura tributaria della controversia, ha disposto la trasmissione degli atti alla Sezione Tributaria per la decisione finale.
Continua »
Gestione separata INPS: omissione o evasione contributiva?
Una Libera Professionista si oppone all'avviso di addebito dell'INPS per omessi contributi relativi all'anno 2009. La Corte d'Appello riconosce l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS, ma qualifica la violazione come semplice omissione e non evasione, escludendo l'intento doloso. Sia l'INPS sia la professionista propongono ricorso in Cassazione sollevando questioni sulla prescrizione e sull'abitualità dell'attività. La Suprema Corte, rilevando un errore procedurale dovuto all'omesso esame del ricorso dell'INPS nella proposta iniziale del relatore, decide con ordinanza interlocutoria di rinviare la causa a nuovo ruolo per formulare una nuova proposta.
Continua »
Prescrizione dei crediti tributari: tasse salve, sanzioni nulle
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per imposte, sanzioni e interessi. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla prescrizione dei crediti tributari. Mentre le imposte erariali si prescrivono nel termine ordinario di dieci anni, le sanzioni e gli interessi si prescrivono in soli cinque anni, a meno che non vi sia una sentenza definitiva. Inoltre, la Corte ha stabilito che spetta all'Agente della Riscossione dimostrare il collegamento tra l'intimazione di pagamento e le vecchie cartelle esattoriali. Per questi motivi, i giudici hanno accolto il ricorso del Contribuente, annullando la decisione precedente che applicava ingiustamente la prescrizione decennale alle sanzioni.
Continua »
Prescrizione sanzioni e interessi tributari tra 5 e 10 anni
Il caso nasce dall'opposizione di un contribuente a un'intimazione di pagamento notificata nove anni dopo la cartella esattoriale. I giudici di merito avevano dichiarato prescritti gli interessi e le sanzioni applicando il termine breve di cinque anni. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la prescrizione sanzioni e interessi tributari debba seguire il termine decennale dei tributi erariali a cui si riferiscono. La sesta sezione civile, ritenendo la questione di massima importanza e particolare rilevanza giuridica, non ha deciso direttamente la causa ma ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rimettendo la decisione alla pubblica udienza della quinta sezione civile per un definitivo chiarimento.
Continua »