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Art. 2909 Codice Civile — Anno 2026

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683 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Giudicato sul dedotto e deducibile: no al risarcimento tardivo
Il Lavoratore, dopo essere stato licenziato da un'azienda terza, ha chiesto in un primo giudizio la riassunzione presso l'Azienda originaria sulla base di accordi sindacali. La domanda è stata respinta con sentenza definitiva. Successivamente, il Lavoratore ha avviato un secondo processo chiedendo il risarcimento dei danni per lo stesso inadempimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il principio del giudicato sul dedotto e deducibile impedisce di proporre una nuova domanda risarcitoria basata sui medesimi fatti, poiché tale richiesta doveva essere formulata nel primo giudizio. Di conseguenza, il Lavoratore perde definitivamente la causa.
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Scissione degli effetti della notifica: vince il fisco puntuale
Un Notaio ha impugnato un avviso di liquidazione per imposte di registro relative a un rogito del 2011. Il contribuente sosteneva che l'Agenzia delle Entrate fosse decaduta dal potere impositivo, poiché l'atto era stato ricevuto oltre il termine di sessanta giorni dalla registrazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando la validità dell'accertamento. I giudici hanno applicato il principio della scissione degli effetti della notifica, stabilendo che, per verificare il rispetto dei termini di decadenza da parte dell'amministrazione finanziaria, rileva esclusivamente la data di consegna dell'atto all'ufficio postale (avvenuta tempestivamente il 29 settembre 2011) e non quella di ricezione da parte del destinatario. Inoltre, tale data può essere provata anche tramite timbri postali sulla busta, senza necessità di produrre l'avviso di ricevimento.
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Rimborso tributi locali: l’azienda vince contro il Comune
Un'azienda ha richiesto al Comune il rimborso della tassa sui rifiuti (TARSU) pagata in eccesso, dopo che una sentenza definitiva aveva escluso la tassabilità delle aree destinate alla produzione di rifiuti speciali. Il Comune si è opposto, sostenendo che la richiesta fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente pubblico, stabilendo un principio fondamentale sul **rimborso tributi locali**: il termine di decadenza quinquennale per richiedere la restituzione delle somme non decorre dal pagamento, ma dal giorno in cui passa in giudicato la sentenza che accerta definitivamente il diritto al rimborso. L'azienda ha quindi ottenuto il riconoscimento del proprio diritto, con condanna del Comune al pagamento delle spese di giudizio.
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Patrocinio a spese dello Stato: compensi salvi dopo la sentenza
Un avvocato ha richiesto la liquidazione dei compensi per l'attività difensiva svolta in tre procedimenti civili a favore di soggetti ammessi al patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda, ritenendo che vi fossero preclusioni procedurali e che il giudice del merito avesse perso il potere di liquidare i compensi dopo la chiusura delle cause. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che le decisioni di rito non creano un giudicato sostanziale preclusivo. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che l'istanza di liquidazione può essere presentata anche dopo la conclusione del giudizio, poiché la legge non prevede alcuna decadenza a carico del difensore. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio al Tribunale per l'esame nel merito delle domande.
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Licenziamento illegittimo: no a nuovi danni dopo la reintegra
Un lavoratore, dopo aver ottenuto l'annullamento di un licenziamento illegittimo e la reintegrazione nel posto di lavoro, ha promosso un nuovo giudizio per chiedere differenze retributive e il risarcimento del danno previdenziale per omessa contribuzione. La Corte d'Appello ha accolto solo parzialmente le richieste, escludendo le somme antecedenti alla reintegra per effetto del precedente giudicato e rigettando la domanda previdenziale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha chiarito che il risarcimento per il periodo precedente alla reintegra è coperto dal giudicato e che la prescrizione dei contributi previdenziali decorre solo dopo l'ordine di reintegrazione, escludendo quindi qualsiasi danno previdenziale attuale per il dipendente.
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Giudizio di ottemperanza: il Comune paga se il riscossore fallisce
Un avvocato, dopo aver ottenuto l'annullamento di una cartella esattoriale con condanna alle spese a favore del proprio cliente e distrazione dei compensi a proprio beneficio, non ha potuto riscuotere le somme a causa del fallimento della società privata di riscossione. Il professionista ha quindi promosso un giudizio di ottemperanza direttamente contro il Comune, proprietario del tributo. I giudici di merito hanno respinto il ricorso sostenendo che l'ente locale non avesse partecipato al primo processo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del difensore, stabilendo che la sentenza pronunciata contro il concessionario della riscossione produce pienamente i suoi effetti anche nei confronti dell'ente impositore, il quale è tenuto a pagare le spese legali liquidate nel provvedimento originario.
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Azione revocatoria: donazioni ko anche con debito incerto
Alcuni cofideiussori, dopo aver pagato un debito bancario, hanno promosso un'azione revocatoria per rendere inefficaci le donazioni effettuate da un altro cofideiussore, a tutela del loro credito di regresso. Quest'ultimo ha impugnato la decisione sostenendo che il credito non fosse certo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione proposto dal debitore contro una precedente ordinanza di inammissibilità. La Corte ha chiarito che l'omessa valutazione di una dichiarazione difensiva della controparte non costituisce un errore di fatto revocatorio (svista percettiva), bensì un eventuale errore di giudizio non sindacabile con questo mezzo straordinario. Di conseguenza, l'azione revocatoria resta valida a tutela del credito, anche se quest'ultimo è ancora oggetto di accertamento o contestazione.
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Inefficacia del sequestro conservativo: no credito, no tutela
Un Acquirente stipula un preliminare con un'Azienda Venditrice, versando una caparra. Saltato l'affare, l'Acquirente cede parte del credito a una Società Cessionaria. Entrambi ottengono un sequestro conservativo sui beni della Venditrice. Successivamente, il Tribunale dichiara inefficace il preliminare e rigetta la domanda di condanna della Cessionaria, pur condannando la Venditrice a restituire la caparra all'Acquirente. La Corte d'Appello dichiara l'inefficacia del sequestro conservativo della Cessionaria, poiché il suo credito è stato dichiarato inesistente. La Cassazione conferma la decisione: se il giudizio di merito nega il diritto tutelato, la misura cautelare decade automaticamente. La correzione materiale della sentenza a favore dell'Acquirente non riattiva il sequestro della Cessionaria.
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Litisconsorzio necessario tributario: vince il socio estraneo
Un socio accomandante ha impugnato due avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate a seguito di verifiche sul padre defunto, socio accomandatario. La Commissione tributaria regionale ha ritenuto il socio responsabile dei debiti societari, sostenendo che l'estinzione del processo del padre avesse reso definitivo l'accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, evidenziando che in materia di societ di persone opera il litisconsorzio necessario tributario. Di conseguenza, una decisione sfavorevole emessa in un giudizio a cui il socio rimasto estraneo non pu pregiudicarlo. Inoltre, avendo il contribuente rinunciato all'eredit del padre, non aveva alcun titolo per riassumere il processo paterno. La Suprema Corte ha cassato la sentenza con rinvio.
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Infrazionabilità della domanda risarcitoria: vietato sdoppiare
Una collaboratrice scolastica ha promosso una prima causa contro il Ministero per ottenere il corretto punteggio nelle graduatorie e il risarcimento del danno. Dopo la correzione del punteggio da parte dell'amministrazione, la lavoratrice ha avviato un secondo giudizio chiedendo ulteriori danni per la mancata assegnazione di un incarico avvenuta prima del primo ricorso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della lavoratrice, confermando che il secondo giudizio è inammissibile. I giudici hanno applicato il principio di infrazionabilità della domanda risarcitoria, secondo cui non è consentito frazionare in più processi le richieste di risarcimento derivanti dallo stesso comportamento illecito, se i danni erano già conosciuti o conoscibili al momento della prima causa.
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Opposizione di terzo: il vicino blocca l’usucapione della via
Un privato ottiene l'usucapione di alcune porzioni di una strada comunale. La proprietaria di un immobile confinante, che utilizza la strada come unico accesso, propone opposizione di terzo per far dichiarare la natura pubblica della via e annullare la decisione. La Corte d'Appello accoglie l'opposizione, escludendo l'usucapione. Il privato ricorre in Cassazione, contestando la legittimazione della vicina. La Suprema Corte, rilevando la novità e l'importanza della questione riguardante l'ammissibilità dell'opposizione di terzo da parte del proprietario frontista e il confine tra tutela della proprietà e del possesso dei beni pubblici, decide di non risolvere subito la causa. Con un'ordinanza interlocutoria, rimette la trattazione del ricorso alla pubblica udienza per stabilire un principio di diritto chiaro.
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Corrispettivi minimi di trasporto: perché il vettore perde tutto
Un'azienda di trasporti ha richiesto a un'impresa committente il pagamento di oltre ventunomila euro a titolo di adeguamento tariffario, basandosi sulla disciplina dei corrispettivi minimi di trasporto. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che i decreti ministeriali che fissavano tali tariffe per il periodo contestato erano stati annullati dal TAR Lazio con efficacia generale. Il trasportatore ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'estensione di tale annullamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'annullamento dei decreti ministeriali opera per tutti i rapporti di trasporto del periodo. Di conseguenza, il trasportatore perde definitivamente la causa e non ha diritto ad alcun conguaglio, venendo inoltre condannato al pagamento delle spese processuali.
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Tassa sui rifiuti: la concessione demaniale batte la stagionalità
Il Comune ha richiesto il pagamento della Tassa sui rifiuti a una società che gestisce un ristorante e stabilimento balneare, calcolando l'importo sulla superficie indicata nella concessione demaniale. La società ha contestato il calcolo, sostenendo che l'attività stagionale giustificasse una tassazione ridotta basata sulle proprie denunce di variazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la Tassa sui rifiuti si applica sull'intera superficie della concessione demaniale, a meno che il contribuente non fornisca in giudizio prove concrete dell'inutilizzabilità dei locali o di una superficie tassabile inferiore. Le semplici denunce di variazione non sono sufficienti a superare i dati ufficiali della concessione.
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Diniego di rimborso: Cassazione ferma il recupero dell’azienda
L'Azienda ha impugnato il silenzio-rifiuto dell'Amministrazione Finanziaria su un'istanza di rimborso IVA per oltre 414mila euro, sostenendo che il diniego di rimborso avrebbe generato un ingiustificato arricchimento dello Stato. Dopo il rigetto in primo grado, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha accolto l'appello dell'Azienda. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la totale carenza di motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici di secondo grado non hanno spiegato i presupposti del diritto al rimborso né individuato la data di decorrenza dei termini per la richiesta. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione favorevole all'Azienda e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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Abuso di contratti a termine: risarcimento ridotto alle precarie
Due lavoratrici scolastiche hanno fatto causa a un'Amministrazione Comunale contestando l'abuso di contratti a termine per oltre sette anni. Dopo alterne vicende giudiziarie, il giudice di rinvio ha riconosciuto il danno ma ha ridotto il risarcimento escludendo dal calcolo il primo triennio di lavoro, considerato legittimo per legge. Le lavoratrici hanno fatto ricorso sostenendo che la cifra non potesse essere ridotta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che contestare la legittimità dei contratti impedisce la nascita di un giudicato sulla quantificazione del danno. Di conseguenza, il giudice di rinvio poteva rideterminare la somma in via equitativa. Le ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese processuali.
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Giudicato esterno tributario: il fisco si arrende alla sentenza
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una contribuente un avviso di accertamento per tassare una plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile nel 2009. La contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo che una precedente sentenza definitiva avesse già escluso la tassabilità della medesima operazione per gli anni successivi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, valorizzando il principio del giudicato esterno tributario. I giudici hanno stabilito che, trattandosi di un unico contratto di compravendita, la decisione definitiva che esclude la plusvalenza si estende anche all'annualità originaria. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'accertamento fiscale, condannando l'amministrazione finanziaria al pagamento delle spese di giudizio.
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Servizio pre-ruolo scuole paritarie: docente vince in Cassazione
Un docente si è rivolto al giudice per ottenere il riconoscimento del servizio pre-ruolo scuole paritarie ai fini del punteggio per la mobilità. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione escludendo tale diritto. Il docente ha fatto ricorso in Cassazione, evidenziando che esisteva già una sentenza definitiva del TAR a lui favorevole sullo stesso tema (giudicato esterno), ignorata dai giudici d'appello. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici d'appello non potevano ignorare la precedente decisione definitiva del TAR. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza d'appello e ha rinviato la causa per un nuovo esame che tenga conto del giudicato.
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Accertamento tributario soci: fisco vince anche se l’azienda chiude
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti del socio di una società a responsabilità limitata a ristretta base partecipativa, recuperando a tassazione redditi da capitale. Il socio ha impugnato la cartella esattoriale sostenendo che l'accertamento presupposto notificato alla società era stato annullato in quanto la stessa era già cancellata dal registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'annullamento per motivi di rito dell'atto impositivo societario non si estende automaticamente al socio. Mancando una decisione sul merito dell'inesistenza dei ricavi, l'accertamento tributario soci rimane valido ed efficace. La causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame.
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Esenzione TARI: magazzino vuoto ma la tassa si paga comunque
Una società di servizi impugna la richiesta di pagamento della TARI per gli anni dal 2014 al 2016 relativa a un immobile adibito ad archivio, sostenendo di non produrre rifiuti e che il locale era sotto sequestro penale. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, riconoscendo l'esenzione TARI solo per l'anno 2016. Per tale annualità esisteva infatti una precedente sentenza definitiva (giudicato esterno) che accertava il diritto all'agevolazione a seguito di una specifica dichiarazione presentata nel gennaio 2016. Al contrario, per gli anni 2014 e 2015, la tassa resta dovuta: l'esenzione non è automatica e richiede una tempestiva comunicazione preventiva, che non può avere effetti retroattivi. Inoltre, il sequestro penale non cancella automaticamente l'obbligo tributario se non si prova la totale perdita di disponibilità del bene.
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Esenzione TARI: il deposito documenti vince contro il Comune
Una società contesta la richiesta di pagamento della tassa sui rifiuti per un immobile adibito esclusivamente a deposito di documenti non consultati. La Corte di Cassazione conferma l'esenzione TARI per la società contribuente. I giudici chiariscono che la dichiarazione di variazione presentata nel 2016 ha valore ultrattivo, cioè continua a produrre effetti anche per gli anni successivi in assenza di modifiche della situazione di fatto. Spetta all'Ente Comunale dimostrare l'eventuale mutamento d'uso dell'immobile e non al contribuente presentare una nuova denuncia ogni anno. Poiché precedenti sentenze definitive avevano già accertato l'inidoneità del locale a produrre rifiuti, tale accertamento fa stato anche per le annualità successive. Il ricorso del Comune viene rigettato.
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