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Art. 2909 Codice Civile — Anno 2025

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1234 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Incompetenza territoriale: si può riproporre la causa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza di incompetenza territoriale, non seguita dalla riassunzione del processo, non impedisce alla parte di riproporre la stessa domanda in un nuovo giudizio. Questo perché tale pronuncia crea un giudicato solo formale, limitato alla questione della competenza in quel specifico processo, ma non estingue l'azione nel merito. Il caso riguardava una rivendicazione di terreni da parte dello Stato, dichiarata inammissibile in appello proprio per una precedente declaratoria di incompetenza territoriale.
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Conguaglio divisione: quando si diventa proprietari?
La Corte di Cassazione chiarisce che nella divisione giudiziale, l'assegnazione di un bene ha effetti reali immediati, trasferendo subito la proprietà. L'obbligo di pagare un conguaglio divisione è una mera obbligazione pecuniaria che non sospende l'efficacia del trasferimento. Pertanto, l'assegnatario può legittimamente chiedere il rilascio dell'immobile anche prima di aver versato la somma dovuta agli altri coeredi.
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Difetto di rappresentanza: sanatoria non automatica
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un fideiussore, stabilendo principi chiave sul difetto di rappresentanza processuale. Se l'eccezione viene sollevata dalla controparte, la parte interessata deve sanare il vizio immediatamente, senza poter contare su una concessione automatica di un termine da parte del giudice. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva concesso la sanatoria tardiva, sottolineando la necessità di una prova rigorosa dei poteri di chi conferisce la procura alle liti.
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Azione revocatoria donazione: quando non è efficace?
Un creditore intenta un'azione revocatoria per una donazione immobiliare fatta da una madre alle figlie. Sebbene il tribunale inizialmente accolga la richiesta, la Corte d'Appello e poi la Corte di Cassazione la respingono. La decisione finale si basa sulla mancanza di prova sia del danno effettivo al creditore (eventus damni), dato che la debitrice possedeva altri beni, sia dell'intento fraudolento (consilium fraudis), non essendo sufficiente il solo legame di parentela a presumerlo. La Cassazione chiarisce i rigorosi oneri probatori a carico di chi agisce con un'azione revocatoria donazione.
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Impugnazione incidentale tardiva: sempre ammissibile
Un avvocato, la cui richiesta di risarcimento danni per interruzione dell'attività professionale era stata respinta in appello per carenza di prove, ha presentato ricorso in Cassazione. Tra i vari motivi, contestava l'ammissibilità di un'impugnazione incidentale tardiva presentata dal condominio. La Suprema Corte ha rigettato tutti i motivi, confermando un principio consolidato: l'impugnazione incidentale tardiva è sempre ammissibile quando l'appello principale mette in discussione l'assetto di interessi definito dalla sentenza di primo grado, garantendo così la tutela completa delle parti.
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Notifica inesistente: quando l’atto è nullo
Un contribuente si oppone a un'iscrizione ipotecaria sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle esattoriali presupposte. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la notifica è legalmente inesistente se l'avviso di ricevimento non è firmato dall'agente postale. Questa mancanza non è una semplice nullità sanabile, ma un vizio radicale che rende l'atto come mai avvenuto. Inoltre, la Corte ha censurato la sentenza d'appello per non aver riconosciuto la formazione di un giudicato parziale su un altro motivo di accoglimento della sentenza di primo grado, ovvero la decadenza del potere di riscossione dell'amministrazione.
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Prelievo ex art. 725 c.c.: priorità all’erede non donatario
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito l'applicazione del prelievo ex art. 725 c.c. in una divisione ereditaria. Quando un erede ha ricevuto donazioni, l'erede non donatario ha diritto di prelevare in via prioritaria i beni residui in natura per ristabilire non solo l'uguaglianza quantitativa, ma anche quella qualitativa, prima della divisione finale del patrimonio residuo.
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Sospensione processo tributario: la guida completa
La Corte di Cassazione chiarisce la gestione del processo tributario a carico di un socio quando è pendente un accertamento sulla società a ristretta base. L'ordinanza stabilisce che una sentenza di primo grado non definitiva a favore della società non giustifica l'annullamento automatico dell'atto impositivo verso il socio. Il giudice deve valutare la sospensione del processo tributario in attesa della definizione del giudizio principale. Poiché la sentenza favorevole alla società era stata nel frattempo riformata, la Corte ha cassato la decisione e rinviato per un nuovo esame.
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Inammissibilità ricorso: quando un appello è generico
Una fondazione ha richiesto a un ente previdenziale la restituzione di contributi prescritti, pagati tramite la cessione di un credito verso un'azienda sanitaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso non per il merito della questione, ma per un vizio procedurale. L'appello originario era stato giudicato troppo generico, e questa valutazione, non specificamente contestata in Cassazione, è diventata definitiva (giudicato interno), precludendo l'esame di ogni altra doglianza.
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Patto di non concorrenza: quando non vincola la società
La Corte di Cassazione conferma la decisione d'appello, stabilendo che un patto di non concorrenza stipulato da ex dipendenti non si estende automaticamente alla nuova società da loro costituita, in assenza di una clausola esplicita. La Corte ha ritenuto infondate le accuse di concorrenza sleale, giudicando legittima la sospensione dei servizi da parte della nuova società a fronte del mancato pagamento delle fatture da parte della società committente. La sentenza chiarisce la distinzione tra obbligazioni personali e societarie e i limiti della responsabilità per concorrenza sleale.
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Giudicato interno: divieto di reformatio in peius
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva ridotto la percentuale di invalidità permanente riconosciuta a una vittima di incidente stradale. Poiché solo la vittima aveva impugnato la sentenza di primo grado (e solo per l'importo del risarcimento, non per la percentuale), la Corte ha stabilito che la percentuale di invalidità era coperta da giudicato interno e non poteva essere modificata in peggio dal giudice d'appello.
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Giudicato esterno: non vale tra anni d’imposta diversi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che invocava il principio del giudicato esterno, basato su una sentenza favorevole relativa a un diverso anno d'imposta. La Corte ha chiarito che ogni periodo d'imposta è autonomo e che il giudice del rinvio è vincolato unicamente dal principio di diritto stabilito nell'ordinanza che ha disposto il rinvio per il caso specifico, non da altre pronunce, anche se relative a fattispecie analoghe.
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Frazionamento abusivo del credito: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che un professionista non può avviare decine di cause separate per recuperare i propri onorari da un unico cliente, anche se derivanti da incarichi diversi. Questa pratica costituisce un frazionamento abusivo del credito, contrario ai principi di buona fede e correttezza processuale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva dato ragione al legale, rinviando il caso per un nuovo esame che tenga conto della necessità di una tutela giudiziaria unitaria, a meno che il creditore non dimostri un interesse apprezzabile alla separazione delle azioni.
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Frazionamento del credito: quando è abuso del processo?
Un professionista ha intentato 38 azioni legali separate contro una società cliente per recuperare i propri onorari. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale comportamento costituisce un abusivo frazionamento del credito, anche in assenza di un unico contratto quadro, quando deriva da un rapporto professionale continuativo. La Corte ha chiarito che tale pratica è improponibile a meno che il creditore non dimostri un interesse apprezzabile alla tutela separata. La sentenza è stata annullata con rinvio per riesaminare la questione alla luce di questi principi.
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Frazionamento abusivo del credito: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29438/2025, interviene su un caso di frazionamento abusivo del credito. Un professionista aveva avviato 38 procedure monitorie separate contro una società cooperativa per recuperare i propri compensi. Mentre il Tribunale aveva dichiarato l'azione improponibile per abuso, la Corte d'Appello l'aveva ritenuta legittima, basandosi sulla pluralità di incarichi distinti. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello, stabilendo che il divieto di frazionamento abusivo del credito si applica anche in assenza di un unico rapporto contrattuale, quando i crediti derivano da un rapporto di durata e la loro trattazione separata causa un ingiustificato dispendio di attività processuale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Frazionamento del credito: quando è abusivo? Guida
Un professionista ha emesso 38 decreti ingiuntivi separati contro una società cooperativa per compensi derivanti da un rapporto pluriennale. La società ha eccepito l'abusività di tale frazionamento del credito. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che anche in assenza di un unico contratto, la richiesta parcellizzata di crediti derivanti da un rapporto di durata continuativo è abusiva se il creditore non prova un interesse meritevole alla tutela separata. La domanda è stata quindi ritenuta improponibile e il caso rinviato alla Corte d'Appello.
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Frazionamento abusivo del credito: onere della prova
Un professionista agisce per il pagamento di una parcella, ma la società cliente si oppone sostenendo di aver già saldato il dovuto con un pagamento complessivo che copriva molteplici incarichi. La Corte di Cassazione chiarisce i principi sull'onere della prova del pagamento in caso di pluralità di debiti e sul concetto di frazionamento abusivo del credito, cassando la decisione di merito e rinviando la causa alla Corte d'Appello.
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Onere della prova contratto d’opera: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riduceva il compenso dovuto a un'azienda di grafica, per non aver fornito l'onere della prova circa l'avvenuta consegna del prodotto principale commissionato. L'ordinanza ribadisce che spetta al prestatore del servizio dimostrare di aver adempiuto alla propria obbligazione contrattuale. I tentativi della ricorrente di far rivalutare le prove documentali (email) in sede di legittimità sono stati dichiarati inammissibili, in quanto la Cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nell'apprezzamento dei fatti.
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Giudicato esterno: l’appello inammissibile
Una coppia ha intentato una causa contro appaltatori e un acquirente in merito a un'operazione immobiliare, chiedendo vari risarcimenti. Le loro richieste sono state respinte sia in primo grado che in appello perché le questioni erano già state risolte da una precedente sentenza definitiva (giudicato esterno). La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che non è possibile riaprire controversie già decise e che i motivi di impugnazione devono essere specifici e pertinenti.
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Rifiuto trasferimento lavoratore: quando è legittimo?
Un'ordinanza della Cassazione analizza il caso di licenziamento di una dipendente a seguito del suo rifiuto trasferimento lavoratore. La Corte ha stabilito che, anche in presenza di un trasferimento potenzialmente illegittimo, il rifiuto del lavoratore di prendere servizio nella nuova sede deve essere sorretto da buona fede, altrimenti il licenziamento è legittimo. Nel caso specifico, la chiusura totale della sede originaria e la genericità delle motivazioni familiari addotte dalla lavoratrice hanno reso il suo rifiuto contrario a buona fede.
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