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Art. 2909 Codice Civile — Anno 2024

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1249 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Impugnazione licenziamento: a chi notificare?
Un lavoratore, licenziato prima di una cessione d'azienda, ha tentato la conciliazione solo con la nuova società. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'impugnazione del licenziamento deve essere rivolta all'originario datore di lavoro (cedente) per interrompere la decadenza. La richiesta al solo cessionario non è sufficiente.
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Lavoro autonomo subordinato: risarcimento pieno
Una collaborazione giornalistica ultra-decennale, formalmente inquadrata come lavoro autonomo, è stata riqualificata come rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale: in caso di riqualificazione di un lavoro autonomo subordinato, al lavoratore spetta il risarcimento integrale del danno (retribuzioni perse) e non la più limitata indennità forfettaria prevista per altre forme di contratti illegittimi, rafforzando così la tutela contro l'uso improprio di tali contratti.
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Società consortile: la gestione fiscale dei costi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17388/2024, interviene sul tema della fiscalità della società consortile. Il caso riguarda la contestazione dell'Agenzia delle Entrate a un consorzio per la mancata fatturazione di ricavi trattenuti per coprire costi di gestione e per la deduzione di quote di ammortamento per sponsorizzazioni. La Corte ha cassato la decisione del giudice di secondo grado, che aveva dato ragione al consorzio, ravvisando una 'motivazione apparente' e la violazione delle norme fiscali inderogabili sul mandato senza rappresentanza. È stato ribadito che spetta al consorzio l'onere di provare che le somme trattenute corrispondano a costi effettivi e non a ricavi occulti.
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Società consortile: oneri fiscali e ribaltamento costi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17386/2024, ha annullato la decisione di secondo grado che aveva dato ragione a una società consortile in una disputa con l'Amministrazione Finanziaria. Il caso riguarda la mancata fatturazione, da parte del consorzio alle proprie consorziate, di una quota dei ricavi ottenuti da terzi. La Corte ha stabilito che la sentenza d'appello è viziata da 'motivazione apparente', poiché non ha indagato sulla natura effettiva dei rapporti tra consorzio e consorziate, un accertamento indispensabile per determinare se il consorzio avesse diritto a trattenere quelle somme per coprire i costi di gestione o se dovesse 'ribaltarle' interamente. La parola_chiave del caso è società consortile.
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Impugnazione atto impositivo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro un sollecito di pagamento TARSU, poiché la successiva impugnazione del formale avviso di accertamento per la stessa annualità fa venir meno l'interesse a decidere sul primo atto. La Corte ha chiarito che la strategia processuale corretta è attendere e contestare l'atto impositivo definitivo. L'ordinanza affronta anche i limiti del giudicato in materia di tributi periodici, specificando che non si estende a elementi variabili della pretesa fiscale.
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Interesse ad agire: quando un ricorso è inammissibile
Un gruppo bancario ha presentato ricorso per la revocazione di un'ordinanza della Cassazione relativa all'imposta di registro. Durante il procedimento, una sentenza di merito favorevole ha soddisfatto le pretese del gruppo. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per la sopravvenuta carenza di interesse ad agire, poiché l'obiettivo del ricorrente era stato raggiunto per altra via.
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Impugnazione atto impositivo: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 17300/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro un avviso di pagamento. La decisione si fonda sulla successiva impugnazione di un atto impositivo definitivo per la stessa annualità, che ha determinato una carenza di interesse nel primo giudizio. La sentenza offre chiarimenti cruciali sulla strategia processuale nell'impugnazione di un atto impositivo e sui limiti del giudicato in materia tributaria.
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Interversione del possesso: da detenzione a servitù
La Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che riconosceva una servitù per usucapione. Il caso verteva su un diritto di passaggio, originariamente concesso come diritto personale. La Corte ha chiarito che, per trasformare la detenzione in possesso utile all'usucapione, è necessario un atto di interversione del possesso, ovvero una manifestazione esterna inequivocabile di voler esercitare il diritto come proprio, cosa non dimostrata nel caso di specie.
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Esibizione documenti bancari: diritto senza limiti?
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un istituto di credito a restituire somme indebitamente percepite per interessi anatocistici. Al centro della decisione vi è il principio secondo cui il diritto del correntista all'esibizione dei documenti bancari, ai sensi dell'art. 119 del Testo Unico Bancario, non ha limiti temporali e può essere esercitato anche in corso di causa. La Corte rigetta il ricorso della banca, stabilendo che il giudice di rinvio ha correttamente applicato il principio di diritto enunciato in una precedente sentenza di Cassazione, e che la consulenza tecnica basata sui documenti coattivamente acquisiti era pienamente utilizzabile.
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Calcolo TARI arenili: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 17273/2024, ha annullato un avviso di pagamento TARI per un'area balneare. Il motivo risiede nel mancato rispetto delle procedure previste dal regolamento comunale per il corretto calcolo TARI arenili, che imponeva misurazioni in contraddittorio in date specifiche. L'avviso, notificato prima di tali date, è stato ritenuto illegittimo. La Corte ha però confermato che, in presenza di licenza annuale, l'imposta è dovuta per l'intero anno, anche per attività stagionali.
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Competenza arbitrale: quando il giudice decide per primo
La Corte di Cassazione chiarisce la dinamica tra giurisdizione ordinaria e arbitrato. Se un giudice afferma la propria competenza in una causa, e tale decisione non viene impugnata con gli strumenti specifici (es. regolamento di competenza), essa diventa definitiva (giudicato). Di conseguenza, il collegio arbitrale successivamente adito sulla stessa questione deve dichiarare la propria incompetenza, in quanto vincolato dalla precedente pronuncia. La Corte ha quindi rigettato i ricorsi, confermando la correttezza della decisione che rispettava il giudicato formatosi sulla competenza arbitrale.
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Accollo cumulativo: la Cassazione chiarisce
Una società e un istituto finanziario si erano accordati per un accollo cumulativo, diventando entrambi responsabili verso un creditore. Nata una controversia su chi dovesse sostenere il costo finale del debito, la questione è giunta in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la disciplina dell'accollo cumulativo (art. 1273 c.c.) regola solo il rapporto esterno con il creditore (rapporto di valuta), mentre la ripartizione interna del debito dipende dagli accordi specifici tra i debitori (rapporto di provvista), che erano l'oggetto della decisione impugnata.
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Giudicato interno e cause riunite: la Cassazione decide
Una società costruttrice ricorre in Cassazione dopo che la Corte d'Appello le ha negato il diritto a un corrispettivo per i parcheggi condominiali obbligatori. La società sostiene che si sia formato un giudicato interno nei confronti della maggior parte dei condomini, i quali non avevano impugnato specificamente il punto relativo al pagamento. La Suprema Corte, data la rilevanza della questione sull'estensione degli effetti di una sentenza in cause riunite, ha rinviato la decisione alla pubblica udienza.
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Collazione ereditaria: l’obbligo di restituzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17198/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di collazione ereditaria. Quando il valore di un bene donato a un erede legittimario supera la sua quota ereditaria, egli è tenuto a restituire l'eccedenza in denaro alla massa ereditaria. Questa restituzione è un effetto legale automatico della collazione e non richiede una separata azione di riduzione. La decisione mira a garantire l'uguaglianza tra i coeredi e a rispettare la volontà del testatore, consentendo agli altri eredi di prelevare beni di pari valore prima della divisione finale.
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Rappresentanza apparente in ATI: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17179/2024, ha rigettato il ricorso di un consorzio, capogruppo di un'ATI, confermando la sua condanna al pagamento in favore di un subappaltatore. La Corte ha stabilito la validità di un accordo basato sul principio della rappresentanza apparente, in quanto il consorzio aveva generato un legittimo affidamento nel terzo circa i poteri del proprio rappresentante. Inoltre, ha chiarito che l'aumento della richiesta economica in corso di causa, basato sullo stesso titolo, costituisce una mera 'emendatio libelli' e non una domanda nuova inammissibile.
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Eccezione di ultrapetizione: onere della prova in appello
In una causa su un contratto preliminare immobiliare, la Cassazione affronta l'eccezione di ultrapetizione. La Corte stabilisce che, per verificare se una domanda restitutoria è stata effettivamente proposta, il giudice d'appello deve esaminare gli atti di causa, senza poter rigettare l'eccezione solo perché l'appellante non ha depositato il fascicolo di primo grado. La decisione chiarisce la distinzione tra prove documentali e atti processuali ai fini dell'onere probatorio in appello.
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Azione revocatoria: quando è efficace contro i garanti?
La Corte di Cassazione conferma l'efficacia di un'azione revocatoria promossa da un istituto di credito contro alcuni fideiussori che avevano trasferito un ingente patrimonio immobiliare a una società, riducendo la propria garanzia patrimoniale. La Corte ha rigettato i motivi di ricorso dei garanti, basati sulla presunta nullità delle fideiussioni e sull'inapplicabilità di alcune tutele legali, ritenendo le eccezioni tardive, infondate o superate dal giudicato formatosi su un precedente decreto ingiuntivo. La sentenza ribadisce i principi sulla prova della scientia damni e sui limiti delle eccezioni opponibili nell'ambito dell'azione revocatoria.
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Presunzione distribuzione utili: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una S.r.l. contro un accertamento IRPEF. L'ordinanza conferma la validità del principio della presunzione distribuzione utili extrabilancio ai soci di società a ristretta base sociale, anche in assenza di vincoli di parentela. La Corte ha inoltre chiarito i limiti invalicabili del giudizio di rinvio, affermando l'inammissibilità di nuove eccezioni o prove che alterino il tema deciso dalla precedente sentenza di cassazione.
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Tutela consumatore: limiti all’opposizione post vendita
La Cassazione analizza la tutela del consumatore in un'esecuzione immobiliare. Una moglie, co-proprietaria ma estranea al debito del marito, si oppone all'esecuzione basata su un decreto ingiuntivo non opposto, lamentando clausole abusive. La Corte rigetta il ricorso, affermando che, sebbene il giudice dell'esecuzione possa verificare d'ufficio le clausole abusive, tale potere cessa con la vendita del bene all'asta. L'aggiudicazione del bene è intangibile per vizi precedenti non sollevati tempestivamente.
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Notifica società estinta: quali effetti sul socio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 16965/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di notifica a società estinta. Anche se l'avviso di accertamento notificato a una società già cancellata dal registro delle imprese è nullo, tale nullità non si estende automaticamente all'avviso emesso nei confronti del socio per i redditi da utili distribuiti. La Corte ha chiarito che il giudicato formatosi sulla nullità della notifica alla società ha natura processuale e non impedisce l'accertamento fiscale sul socio, la cui obbligazione tributaria è autonoma.
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