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Art. 2909 Codice Civile — Anno 2024

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1249 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Presunzione di reddito: i limiti per il Fisco
Un contribuente, architetto con partita IVA sospesa, riceveva un avviso di accertamento per versamenti bancari ingiustificati, qualificati dal Fisco come redditi da lavoro autonomo. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la presunzione di reddito adottata dall'Agenzia delle Entrate era apodittica e priva di prove sufficienti. Per l'Agenzia non basta affermare che il contribuente ha svolto in passato e ripreso in futuro l'attività per presumere che i versamenti derivino da lavoro autonomo nel periodo di sospensione.
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Danno in re ipsa: la Cassazione chiarisce i limiti
In una controversia tra vicini per un muro di contenimento, la Corte di Cassazione ha chiarito la nozione di danno in re ipsa. L'ordinanza stabilisce che, in caso di violazione delle distanze legali, il risarcimento non è automatico. Il danneggiato deve allegare fatti specifici da cui desumere il pregiudizio, non essendo sufficiente la sola violazione. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva liquidato il danno equitativamente senza tale analisi, è stata cassata con rinvio.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società immobiliare, dopo aver impugnato una sentenza d'appello che aveva reso inefficace un suo acquisto immobiliare, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La decisione chiarisce che, data la mancata costituzione delle controparti, non vi è condanna alle spese e non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per i casi di rigetto o inammissibilità.
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Opposizione atti esecutivi: termini e specificità
Un contribuente si oppone a degli estratti di ruolo per multe non pagate, lamentando la mancata notifica delle cartelle. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, sottolineando che l'opposizione atti esecutivi per vizi di notifica va proposta entro 20 giorni dalla conoscenza dell'atto. Viene inoltre ribadita la necessità di specificità e chiarezza nei motivi di ricorso, pena l'inammissibilità.
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Sgravio fiscale provvisorio: non annulla il debito
Un contribuente ottiene uno sgravio fiscale provvisorio su una cartella di pagamento. Successivamente, l'atto di accertamento sottostante diventa definitivo a causa dell'estinzione del relativo giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che lo sgravio fiscale provvisorio non costituisce giudicato e non estingue il debito, legittimando l'Agenzia delle Entrate a emettere una nuova cartella. Respinta anche l'eccezione di decadenza del contribuente.
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Opposizione a precetto: quando è parzialmente nullo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20238/2024, chiarisce un principio fondamentale in materia di esecuzione forzata. Se un creditore intima il pagamento di una somma superiore a quella effettivamente dovuta, l'opposizione a precetto non comporta la nullità totale dell'atto, ma solo una sua riduzione. L'intimazione rimane valida per l'importo corretto. Il caso analizzato nasce da un lungo contenzioso relativo a un appalto di opere pubbliche, dove il creditore aveva richiesto somme per interessi moratori non riconosciuti da una precedente sentenza passata in giudicato.
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Indennità di occupazione: la riduzione del 15% per la PA
Una società immobiliare ha richiesto il pagamento integrale di un'indennità di occupazione da parte di un Ministero, che aveva invece applicato la riduzione del 15% prevista da una legge del 2012. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della riduzione, stabilendo la sua immediata applicabilità dal luglio 2012 e rigettando il ricorso della società.
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Responsabilità solidale ATI: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso sulla responsabilità solidale ATI. La società capogruppo di un'associazione temporanea di imprese è stata chiamata a rispondere dei debiti di un'altra impresa associata verso un subappaltatore. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso principale della capogruppo, confermando la sua responsabilità e chiarendo i limiti procedurali del giudizio di rinvio. È stato inoltre dichiarato inammissibile il ricorso incidentale del subappaltatore fallito, che chiedeva l'applicazione di un tasso di interesse moratorio superiore.
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Estinzione giudizio: rinuncia reciproca in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in un complesso caso riguardante i compensi professionali di un avvocato. La controversia vedeva contrapposti il professionista, un Ministero e una società liquidatrice di un ente pubblico. Dopo un lungo iter giudiziario, con ricorsi principali e incidentali, tutte le parti coinvolte hanno depositato atti di rinuncia reciproca ai rispettivi ricorsi, con accettazione e compensazione delle spese. La Suprema Corte, verificata la regolarità formale delle rinunce ai sensi del codice di procedura civile, ha dichiarato l'estinzione del procedimento, senza entrare nel merito delle questioni legali sollevate.
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Legittimazione ordine professionale: chi può ricorrere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20046/2024, ha chiarito la questione della legittimazione dell'ordine professionale nei procedimenti disciplinari. Un geologo, sanzionato per presunta appropriazione di lavoro altrui, era stato assolto in Appello. La Cassazione ha respinto il ricorso del Consiglio Nazionale e dichiarato inammissibile quello dell'Ordine Regionale, affermando che solo l'organo nazionale ha la legittimazione a stare in giudizio nella fase giurisdizionale, in quanto la decisione impugnata è la sua.
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Indennità di coordinamento: serve la prova effettiva
Una lavoratrice del settore sanitario ha richiesto il riconoscimento della cosiddetta indennità di coordinamento e la conseguente riclassificazione in una categoria superiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la sola qualifica formale di 'coordinatore' non è sufficiente. È indispensabile fornire una prova concreta e formale dell'effettivo svolgimento delle mansioni di coordinamento alla data specifica richiesta dal contratto collettivo nazionale, supportata da un atto formale del datore di lavoro.
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Acquisto a non domino: trascrizione non sana il vizio
La Corte di Cassazione chiarisce che in un conflitto tra un acquirente dal vero proprietario e un successivo acquirente da chi non è più proprietario (acquisto a non domino), le regole sulla trascrizione non si applicano. La trascrizione non può sanare il difetto del titolo. La Corte ha dato ragione al primo acquirente, il cui diritto derivava da una sentenza di trasferimento ex art. 2932 c.c. passata in giudicato, anche se il bene era stato nel frattempo venduto a un terzo che aveva trascritto il proprio acquisto.
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Valutazione aree edificabili: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19336/2024, ha respinto il ricorso di una società immobiliare contro un Comune in materia di ICI. Il caso verteva sulla corretta valutazione di aree edificabili su cui insisteva una servitù di elettrodotto. La Corte ha stabilito che spetta al contribuente l'onere della prova di dimostrare non solo l'esistenza della servitù, ma anche di individuare con precisione le aree interessate e la conseguente, specifica riduzione di valore. Una semplice allegazione non è sufficiente. La decisione ribadisce la distinzione tra il giudizio di legittimità della Cassazione e il giudizio di merito, che ha ampia autonomia nella valutazione delle prove.
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Assegno postdatato: da quando decorre la prescrizione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19330/2024, ha rigettato il ricorso di un creditore che agiva sulla base di un assegno postdatato. È stato confermato che, in caso di data di emissione falsa apposta per evitare la prescrizione, il termine per l'azione decorre dal momento della reale sottoscrizione e consegna del titolo, non dalla data fittizia. La Corte ha valorizzato gli accertamenti del giudizio penale che avevano provato la falsità della data.
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Credito contestato: la domanda non si può riproporre
La Corte di Cassazione ha stabilito che una domanda di ammissione al passivo per un credito contestato, una volta respinta con provvedimento definitivo, non può essere riproposta. Il caso riguardava una società subappaltatrice il cui credito verso un consorzio, sottoposto a confisca, era stato parzialmente rigettato perché non esigibile. Invece di impugnare, la società ha atteso l'esito di una causa civile e poi ha ripresentato la stessa domanda, qualificandola come 'tardiva'. La Corte ha chiarito che, sebbene il termine per le domande tardive decorra dalla data di esecutività dello stato passivo, la richiesta era inammissibile perché coperta da giudicato, trattandosi della medesima domanda già decisa.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
Una società sportiva, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento per deduzioni fiscali contestate, ha intrapreso un lungo percorso giudiziario. Giunta in Cassazione, la controversia è stata risolta grazie alla definizione agevolata prevista dalla L. 197/2022. La Corte Suprema, prendendo atto della richiesta congiunta delle parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, stabilendo che le spese legali restino a carico di chi le ha sostenute.
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Liquidazione onorari avvocato: calcolo per cause non riunite
Un avvocato contesta la riduzione dei suoi compensi da parte del Tribunale, che aveva applicato un calcolo unitario per molteplici cause simili ma non formalmente riunite. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso su questo punto, stabilendo che la corretta 'liquidazione onorari avvocato' in tali scenari richiede un calcolo separato per ogni singolo procedimento, non un'unica parcella con aumenti percentuali. Viene invece confermata la tempestività dell'opposizione al decreto ingiuntivo, nonostante l'uso di un atto introduttivo errato.
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Equiparazione giuridica: no senza concorso pubblico
Un ex dipendente di una società privata, transitato nei ruoli di un'amministrazione regionale, ha richiesto l'inquadramento come dirigente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che l'equiparazione giuridica a una qualifica superiore nel pubblico impiego non può avvenire senza un concorso pubblico, in ossequio ai principi costituzionali. La Corte ha chiarito che il riconoscimento di sole differenze economiche in un precedente giudizio non equivale a un inquadramento giuridico formale, sottolineando la necessità di procedure di selezione pubbliche per garantire l'imparzialità e l'efficienza della Pubblica Amministrazione.
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Indennità di perequazione: no a retribuzione di posizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di perequazione per i dipendenti universitari in servizio presso aziende ospedaliere non include automaticamente la retribuzione di posizione. Tale emolumento è legato all'effettivo svolgimento di un incarico dirigenziale, che i ricorrenti non ricoprivano. La Corte ha così confermato un orientamento consolidato, distinguendo tra trattamento economico fondamentale e componenti accessorie legate a specifiche funzioni.
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Interruzione prescrizione: la domanda giudiziale basta?
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto il riconoscimento del diritto all'equiparazione economica con sentenza passata in giudicato, ha agito per ottenere le successive differenze retributive. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la domanda giudiziale iniziale aveva causato l'interruzione prescrizione per tutti i diritti conseguenti, con effetto protratto fino al passaggio in giudicato della prima sentenza. Di conseguenza, il diritto alle ulteriori differenze retributive non era prescritto.
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