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Art. 2909 Codice Civile — Anno 2023

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853 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Previdenza complementare: il pensionato perde contro la banca
Un pensionato ha richiesto a una banca il pagamento delle differenze tra la pensione di invalidità e il trattamento pensionistico ricevuto. La banca ha opposto in compensazione un proprio credito maggiore. La Corte d'Appello ha respinto la domanda del pensionato, rilevando che per un periodo il credito era inesistente per un precedente giudicato, e per il periodo successivo il pensionato aveva già ottenuto la liquidazione anticipata della quota di previdenza complementare (il cosiddetto zainetto). La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del pensionato, confermando che i conteggi di parte non costituiscono fatti storici omessi ma semplici argomentazioni difensive e che il ricorso difettava di autosufficienza. Il pensionato perde la causa ed è condannato a pagare le spese di giudizio.
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Sospensione del giudizio tributario: sanzioni giù senza giudicato
Un intermediario doganale ha assistito un'impresa nell'importazione di merci dichiarate con origine preferenziale. In seguito a verifiche, l'amministrazione finanziaria ha contestato l'origine e irrogato sanzioni. Nel frattempo, il giudice tributario ha annullato l'accertamento doganale principale. L'Agenzia delle Entrate ha chiesto la sospensione del giudizio tributario sulle sanzioni in attesa del giudizio definitivo sull'accertamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ufficio, stabilendo che la sospensione del giudizio tributario non è obbligatoria se la causa principale è già stata decisa con una sentenza, anche se non ancora definitiva. Vince l'intermediario doganale.
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Diniego di autotutela: sanzioni salve anche se il tributo è nullo
Una società riceve sanzioni per accise sull'energia elettrica. Nonostante il tributo principale venga poi annullato con sentenza definitiva, la sanzione era già diventata definitiva in un altro giudizio. L'Agenzia delle Dogane rifiuta quindi di annullare la cartella esattoriale delle sanzioni. La società impugna il diniego di autotutela. I giudici di merito danno ragione alla contribuente, ma la Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che il giudice non può valutare il merito della pretesa fiscale contro un diniego di autotutela se l'atto è ormai definitivo. Il sindacato del giudice si limita alla sola legittimità del rifiuto dell'amministrazione. Di conseguenza, il ricorso della società viene rigettato e l'Agenzia delle Dogane vince la causa.
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Capitalizzazione della pensione integrativa: stop a ratei futuri
Alcuni ex dipendenti bancari e i loro eredi hanno chiesto la condanna dell'Azienda e del Fondo Pensione al pagamento di differenze mensili sulla pensione integrativa per il periodo 2008-2013, basandosi su una vecchia sentenza passata in giudicato. Tuttavia, la pensione integrativa era stata nel frattempo liquidata in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la capitalizzazione della pensione integrativa determina l'estinzione del diritto a ricevere i pagamenti periodici mensili. Di conseguenza, non è possibile richiedere differenze mensili per un periodo successivo alla liquidazione una tantum, poiché l'obbligazione principale si è estinta. L'unica contestazione possibile avrebbe potuto riguardare il calcolo della somma liquidata, ma tale aspetto non era oggetto della causa.
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Pensione integrativa: la liquidazione unica cancella gli aumenti
Gli Eredi dei Pensionati hanno chiesto alla Banca e al Fondo Pensione il pagamento di differenze economiche mensili sulla pensione integrativa, maturate dopo che il trattamento era stato liquidato in un'unica soluzione (capitalizzazione). Gli eredi sostenevano che il diritto alla perequazione (adeguamento all'inflazione), riconosciuto da una vecchia sentenza, fosse autonomo e continuasse a maturare mese per mese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la capitalizzazione della pensione integrativa estingue definitivamente il rapporto previdenziale periodico. Di conseguenza, non possono maturare differenze mensili successive su un trattamento ormai liquidato e non più esistente. Eventuali contestazioni potevano riguardare solo il calcolo della somma unica, ma andavano proposte con una causa diversa.
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Capitalizzazione della pensione: stop ai ratei dopo il capitale
Un pensionato ha chiesto la condanna della banca e del fondo pensionistico al pagamento di differenze mensili sulla pensione integrativa, basandosi su un vecchio giudicato che gli riconosceva la perequazione automatica. Tuttavia, il lavoratore aveva precedentemente optato per la capitalizzazione della pensione, ricevendo l'intera somma in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la capitalizzazione della pensione determina l'estinzione definitiva del diritto a ricevere i ratei mensili periodici. Di conseguenza, non è possibile richiedere differenze mensili maturate dopo la liquidazione una tantum. Eventuali contestazioni sul calcolo della somma capitalizzata avrebbero dovuto essere sollevate con una diversa e autonoma azione giudiziaria.
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Responsabilità solidale del concessionario: chi paga la truffa?
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto a un Concessionario di rete il pagamento del maggior Prelievo Erariale Unico (PR.E.U.) a causa di slot machine scollegate dalla rete telematica o manomesse da un esercente. Il Concessionario ha contestato la richiesta, ritenendo che la responsabilità fosse solo dell'esercente e invocando l'applicazione retroattiva di una legge più favorevole successiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità solidale del concessionario. I giudici hanno chiarito che la norma sulla solidarietà tributaria non ha natura sanzionatoria, ma serve a garantire le entrate dello Stato. Di conseguenza, non si applica il principio del favor rei e il Concessionario deve pagare l'imposta evasa insieme all'autore materiale della violazione.
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Responsabilità solidale del concessionario: paga anche senza colpa
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto a un Concessionario di rete il pagamento del maggior Prelievo Erariale Unico (PR.E.U.) evaso. L'evasione derivava dall'uso di quattro slot machine non collegate alla rete telematica, scoperte presso un locale commerciale. Il Concessionario sosteneva che, essendo stato identificato l'esercente autore dell'illecito, la propria responsabilità dovesse escludersi, invocando anche l'applicazione retroattiva di una legge successiva più favorevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità solidale del concessionario. I giudici hanno chiarito che la solidarietà tributaria non ha natura di sanzione, ma serve a garantire le entrate dello Stato. Di conseguenza, non si applica il principio del favor rei e il Concessionario deve pagare le tasse evase in solido con l'esercente.
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Responsabilità solidale del concessionario: lo Stato vince sul gioco
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto al Concessionario di rete il pagamento del Prelievo Erariale Unico (PR.E.U.) evaso, a causa di un apparecchio da gioco non collegato alla rete telematica trovato presso un Esercente. Il Concessionario ha impugnato la richiesta, sostenendo di non essere responsabile dell'illecito commesso dall'Esercente e invocando l'applicazione di una legge successiva più favorevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità solidale del concessionario. I giudici hanno chiarito che la garanzia del pagamento dei tributi non ha natura sanzionatoria; pertanto, non si applica il principio del favor rei. Il Concessionario è costretto a pagare le somme dovute e le spese di giudizio.
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Divisione ereditaria: il valore dei beni si aggiorna col tempo
Una complessa vicenda familiare riguarda la divisione ereditaria dei beni di un defunto, tra cui spiccano le quote di una società agricola poi liquidata e una villa storica. Gli eredi di un terzo acquirente contestano l'inclusione dei beni societari nell'asse ereditario, ma il loro ricorso è dichiarato inammissibile poiché la questione era già stata decisa in modo definitivo con una precedente pronuncia passata in giudicato. La Corte di Cassazione rigetta anche i ricorsi incidentali dei familiari: conferma che la stima dei beni immobili non divisibili deve essere aggiornata al valore economico reale al momento della decisione (debito di valore) e dichiara inammissibile il ricorso tardivo della seconda moglie. Di conseguenza, la divisione decisa nei gradi precedenti resta confermata e le spese del giudizio di legittimità vengono interamente compensate tra le parti.
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Risoluzione del contratto preliminare: perde la casa e paga i danni
Nel 1979, Il Promissario Acquirente e La Promittente Venditrice firmavano un contratto preliminare per un alloggio popolare. Il trasferimento era subordinato alla presentazione di un certificato del Genio Civile sui requisiti di edilizia pubblica. A causa della mancata consegna del documento, la vendita definitiva non si perfezionava. In un primo giudizio, la Corte d'Appello accertava l'irrilevanza di una certificazione tardiva. Successivamente, La Promittente Venditrice chiedeva la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento. I giudici di merito accoglievano la domanda, ordinando il rilascio dell'immobile e il pagamento di un'indennità di occupazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Promissario Acquirente, confermando che la questione del certificato era ormai coperta da giudicato e non più discutibile. Di conseguenza, il Promissario Acquirente perde definitivamente l'alloggio e deve risarcire la controparte.
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Responsabilità solidale del concessionario: no a sconti sulle slot
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto a un Concessionario di rete il pagamento del maggior PR.E.U. (prelievo erariale unico) evaso, a causa di apparecchi da gioco non collegati alla rete telematica scoperti presso un esercente. Il Concessionario ha contestato la propria responsabilità, invocando l'applicazione retroattiva di una legge successiva più favorevole che escludeva la sua responsabilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità solidale del concessionario. I giudici hanno chiarito che la solidarietà tributaria ha una funzione di garanzia per lo Stato e non sanzionatoria; pertanto, non si applica il principio del favor rei. Il Concessionario è stato condannato a pagare l'imposta evasa e le spese legali.
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Barca venduta in nero: fisco vince su plusvalenza non dichiarata
Una società di persone vende un'imbarcazione omettendo di registrare una fattura da un milione di euro. L'Agenzia delle Entrate emette un avviso di accertamento contestando una plusvalenza non dichiarata di oltre ottocentomila euro, con conseguenti imposte dovute anche dai singoli soci. I soci ricorrono in Cassazione, sostenendo che l'appello del fisco non riguardasse le loro posizioni personali e contestando il calcolo della plusvalenza. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che l'appello dell'ufficio tributario andava interpretato globalmente e che la valutazione dei fatti spetta esclusivamente ai giudici di merito. Il contribuente perde definitivamente la causa e viene condannato a pagare le spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo fatto e zero sanzioni
Una Società Immobiliare ha impugnato la richiesta di pagamento di oltre cinquemila euro inviata da un Consorzio di Bonifica per contributi relativi ad alcuni fabbricati. Dopo alterne decisioni nei primi gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la controversia. Di conseguenza, la società ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che in questo caso non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto la rinuncia non equivale a una sconfitta processuale. Ciascuna parte sopporta le proprie spese.
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Sospensione del titolo esecutivo: quando il socio può agire
Un creditore, ex socio di una società di persone cancellata, ha notificato un precetto a una banca debitrice basandosi su una sentenza favorevole. La banca si è opposta, sostenendo che una precedente decisione aveva già disposto la sospensione del titolo esecutivo in un giudizio avviato dalla società prima di essere cancellata. La Corte d'Appello ha dato ragione alla banca. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del creditore. I giudici hanno stabilito che la sospensione del titolo esecutivo, decisa per ragioni legate alla persona del creditore originario, non impedisce al legittimo successore di avviare una nuova esecuzione.
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Restituzione acconti preliminare: scontro su tempi e interessi
Il Promissario Acquirente di un immobile in costruzione chiede la restituzione acconti preliminare dopo che un precedente giudizio ha accertato l'impossibilità di eseguire il contratto per inadempimenti reciproci. L'Impresa Costruttrice eccepisce la prescrizione del diritto e contesta la decorrenza degli interessi dal giorno del pagamento. La Corte di Cassazione stabilisce che il termine di prescrizione decorre solo dal momento in cui l'accertamento del venir meno del contratto diventa definitivo. Tuttavia, accoglie il ricorso dell'impresa sulla decorrenza degli interessi: in caso di venir meno successivo della causa del pagamento, gli interessi sulla somma da restituire decorrono dalla domanda giudiziale di restituzione e non dal giorno del pagamento originario, salvo che non venga provata la malafede di chi ha ricevuto il denaro.
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Querela di falso: inutile contro il giudicato della sanzione
I Proprietari di un terreno agricolo hanno ricevuto una sanzione amministrativa dalla Regione a causa di presunti lavori abusivi di sbancamento, contestati tramite un verbale della Polizia Forestale. Dopo che il giudizio di opposizione alla sanzione si è concluso con una sentenza definitiva di rigetto, i Proprietari hanno proposto una querela di falso contro il verbale originario per contestare la veridicità dei fatti accertati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inammissibilità della domanda per difetto di interesse ad agire. I giudici hanno stabilito che la querela di falso non può essere utilizzata per rimettere in discussione fatti ormai accertati in modo definitivo da una sentenza passata in giudicato, la quale rende incontestabile il valore probatorio del documento.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: vizi lievi o gravi?
Un'azienda utilizzatrice stipula un contratto di leasing per una stampante industriale, lamentando vizi bloccanti e richiedendo la risoluzione del contratto per inadempimento e il risarcimento dei danni contro la società fornitrice. Il Tribunale rigetta le domande, ritenendo i difetti lievi. La Corte d'Appello, invece, condanna la fornitrice al risarcimento, ritenendo erroneamente che la presenza dei vizi fosse ormai un fatto accertato in via definitiva per mancata impugnazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della fornitrice: le considerazioni del primo giudice sui vizi erano solo argomenti di contorno e non potevano formare un giudicato. La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Responsabilità degli amministratori: condannato l’ex presidente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni nei confronti dell'ex amministratore di una cooperativa edilizia per gravi episodi di mala gestio. Tra le contestazioni principali figurano la costruzione abusiva di appartamenti in esubero e la mancata contabilizzazione di somme versate dai soci. I giudici hanno chiarito che l'interruzione della prescrizione contro uno dei co-obbligati ha effetto anche verso gli altri, respingendo la tesi della prescrizione del diritto. Inoltre, la Corte ha validato l'uso della perizia stragiudiziale di parte per quantificare il danno e ha confermato la spettanza della rivalutazione monetaria. La sentenza consolida i principi in tema di responsabilità degli amministratori, respingendo integralmente il ricorso dell'ex presidente.
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Cedevolezza del giudicato: l’Azienda vince ma non incassa
L'Azienda ha richiesto il rimborso delle imposte versate nel triennio 1990-1992 a seguito del sisma in Sicilia. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, sostenendo che il rimborso costituisse un aiuto di Stato illegittimo secondo l'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando la decisione favorevole all'Azienda. Tuttavia, la Corte ha chiarito il principio della cedevolezza del giudicato: la sentenza definitiva che riconosce il rimborso resta formalmente valida, ma non può essere materialmente eseguita se contrasta con le decisioni europee sugli aiuti di Stato. Questa ineseguibilità non cancella il titolo, ma ne blocca l'attuazione pratica, questione che andrà discussa nella successiva fase esecutiva del giudizio di ottemperanza.
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