LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 28 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

Pagina 6 di 6

112 provvedimenti

Altri anni per Art. 28 Codice di Procedura Penale

Associazione mafiosa: quando la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di partecipazione ad associazione mafiosa. L'imputato aveva contestato la misura sostenendo che le prove a suo carico fossero datate e che la sua condizione di incensurato con un lavoro stabile dimostrasse l'assenza di pericolosità. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che le argomentazioni della difesa costituivano un mero dissenso sulla valutazione dei fatti, non un vizio di legittimità, e non erano sufficienti a superare la presunzione legale di pericolosità prevista per il reato di associazione mafiosa.
Continua »
Ricorso inammissibile e custodia cautelare in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La misura era stata disposta per reati di detenzione e porto d'armi, commessi con l'aggravante del metodo mafioso durante un tentativo di estorsione. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici e manifestamente infondati, confermando la valutazione del Tribunale del riesame sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari, rafforzate dai precedenti penali dell'indagato.
Continua »
Sospensione condizionale: quando non esclude la cautela
La Corte di Cassazione ha stabilito che la futura e ipotetica concedibilità della sospensione condizionale della pena non osta all'applicazione di una misura cautelare, come gli arresti domiciliari, se il giudice ha accertato un concreto pericolo di reiterazione del reato. In tale scenario, la valutazione prognostica negativa sulla condotta futura dell'indagato assorbe e rende irrilevante quella sulla possibile sospensione della pena, rendendo inammissibile un ricorso che non contesti specificamente il pericolo di recidiva.
Continua »
Gravità indiziaria armi: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di arresti domiciliari per detenzione di armi. Il caso verteva sulla sufficienza della motivazione riguardo la gravità indiziaria armi. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è rivalutare i fatti, ma controllare la logicità e la coerenza giuridica della decisione impugnata. Poiché il Tribunale del riesame aveva adeguatamente motivato la sussistenza di gravi indizi, basandosi sulla coerenza tra le minacce proferite e la presenza di armi, il ricorso è stato respinto in quanto mirava a una inammissibile rilettura delle prove.
Continua »
Associazione a delinquere: vincoli familiari e custodia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'accusa era di essere promotore, organizzatore e direttore di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, operante su base familiare. La Corte ha confermato che i legami di parentela non escludono, anzi possono rafforzare, il vincolo associativo criminale e ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari che giustificano la misura detentiva.
Continua »
Associazione a delinquere familiare: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di arresti domiciliari per un'anziana accusata di far parte di un'associazione a delinquere familiare dedita al narcotraffico. La Corte ha stabilito che i forti legami familiari e un ruolo di subordinazione non escludono la responsabilità penale. Ciò che conta è il contributo consapevole e protratto nel tempo all'impresa criminale, anche senza una retribuzione formale.
Continua »
Associazione a delinquere: i criteri per la custodia
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, stabilendo che la reiterazione delle condotte, la stabilità del vincolo e la chiara suddivisione dei ruoli all'interno del gruppo sono indizi sufficienti a distinguere la partecipazione associativa dal semplice concorso in reati di spaccio, giustificando così le esigenze cautelari.
Continua »
Minaccia estorsiva: quando è reato anche se vaga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato accusato di tentata estorsione. La Corte ha stabilito che una minaccia estorsiva non deve essere necessariamente esplicita, ma può essere desunta dal contesto. Nel caso specifico, le parole apparentemente generiche dell'imputato a un imprenditore edile sono state ritenute una chiara minaccia estorsiva, considerando i precedenti rapporti tra le parti, il luogo dell'incontro (un cantiere) e il riferimento a terzi per poter continuare a lavorare. La resistenza psicologica della vittima è irrilevante ai fini della sussistenza del reato.
Continua »
Associazione a delinquere stupefacenti: Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di far parte di un'associazione a delinquere stupefacenti. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale sui gravi indizi di colpevolezza, basata sul ruolo stabile dell'imputato come spacciatore all'interno di un'organizzazione criminale strutturata. Il ricorso è stato respinto in quanto incentrato su questioni di fatto, non riesaminabili in sede di legittimità.
Continua »
Rischio di recidiva: la Cassazione sulla custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una misura di custodia cautelare in carcere per spaccio di stupefacenti, ripristinata dal Tribunale del Riesame. La decisione si basa su nuovi elementi che dimostrano la persistenza di un concreto e attuale rischio di recidiva, nonostante il considerevole tempo trascorso dai fatti contestati. La Corte ha ritenuto irrilevante il trasferimento all'estero dell'indagato, valorizzando i suoi continui contatti con ambienti criminali e la sua condotta spregiudicata, confermando così la necessità della misura più afflittiva.
Continua »
Giudicato cautelare: quando non si può modificare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Secondo la Corte, il buon comportamento in carcere e una situazione lavorativa stabile non sono elementi sufficienti a superare il principio del 'giudicato cautelare', che cristallizza la valutazione del rischio di recidiva, specialmente se i reati erano stati commessi proprio durante un precedente periodo di arresti domiciliari.
Continua »
Bis in idem cautelare: quando è legittima una nuova misura
La Cass. Pen., Sez. 6, n. 52113/2019, analizza il principio del bis in idem cautelare. La Corte rigetta il ricorso contro una custodia cautelare, stabilendo che non c'è preclusione se la prima decisione non è definitiva. Si chiarisce anche la competenza territoriale per i reati associativi legati alla 'ndrangheta.
Continua »