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Art. 2729 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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663 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Azione revocatoria: quando è inefficace la vendita?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16852/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza che aveva accolto un'azione revocatoria fallimentare. La Corte ha ribadito principi fondamentali: il termine di prescrizione dell'azione decorre dal contratto definitivo e non dal preliminare; le eccezioni non sollevate in primo grado, come quella sull'adempimento di un debito scaduto, sono inammissibili in appello. La decisione evidenzia come la consapevolezza del danno ai creditori possa essere provata tramite presunzioni basate su elementi come il prezzo vile e le anomale modalità di pagamento.
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Onere della prova consumi: chi deve dimostrare?
Una società ha contestato l'importo di alcune fatture per la fornitura di energia elettrica, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. L'ordinanza ribadisce un principio cruciale sull'onere della prova consumi energetici: spetta al fornitore dimostrare il corretto funzionamento del contatore, ma è poi il cliente a dover provare che i consumi anomali derivano da fattori esterni e non controllabili. In questo caso, il cliente non ha fornito prove adeguate a sostegno delle sue contestazioni.
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Liquidazione equitativa danno: onere della prova
Due società immobiliari subiscono l'occupazione abusiva dei loro appartamenti. A causa dell'inerzia dello Stato nell'eseguire lo sgombero, chiedono il risarcimento. La Cassazione chiarisce i limiti della liquidazione equitativa del danno, affermando che non può essere usata per sopperire alla mancata prova dell'esistenza stessa del danno da parte del danneggiato.
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Sfratto Covid: la Cassazione sui canoni non pagati
Un locatore ha richiesto lo sfratto per morosità a causa di canoni non pagati tra aprile e settembre 2020. La Corte d'Appello aveva ritenuto l'inadempimento non grave, giustificandolo con la crisi pandemica. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che la giustificazione per il mancato pagamento legata alla normativa emergenziale sullo sfratto Covid è presunta solo per il periodo di lockdown effettivo (fino al 18 maggio 2020). Per i mesi successivi, il conduttore ha l'onere di provare il nesso causale tra la crisi e la propria impossibilità di pagare, e il giudice deve sempre bilanciare gli interessi di entrambe le parti.
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Prova presuntiva: la valutazione globale degli indizi
Un cittadino cita in giudizio il vicino, accusandolo di avergli deliberatamente tagliato il tubo dell'acqua. I giudici di primo e secondo grado respingono la domanda per mancanza di prove certe. La Corte di Cassazione, però, ribalta la decisione, stabilendo che i giudici di merito hanno sbagliato a valutare gli indizi. La Corte afferma che la prova presuntiva richiede una valutazione complessiva e logica di tutti gli elementi (la presenza del vicino con una motosega, i dissapori pregressi), e non una loro analisi separata e 'atomistica'. Il caso è stato quindi rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Azione revocatoria: la consapevolezza del terzo acquirente
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società che aveva acquistato un ramo d'azienda da un'altra, poi fallita. La Corte ha confermato la validità di un'azione revocatoria promossa da un creditore (Agenzia Entrate Riscossione), stabilendo che la consapevolezza del terzo acquirente circa il danno arrecato ai creditori può essere provata tramite presunzioni e indizi gravi, precisi e concordanti, come i legami tra gli amministratori delle due società e le modalità anomale della transazione. La valutazione di tali elementi è un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità.
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Azione revocatoria: la prova del consilium fraudis
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19993/2025, affronta un caso di azione revocatoria. Un'agenzia di riscossione ha agito per revocare una vendita immobiliare ritenuta fraudolenta. Nonostante il bene fosse stato rivenduto a terzi, la Corte ha confermato l'interesse ad agire del creditore. Tuttavia, ha cassato la decisione di merito perché la prova dell'intento fraudolento (consilium fraudis) si basava su una catena di presunzioni troppo debole, in particolare sulla presunta parentela tra gli amministratori delle società coinvolte.
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Onere della prova e danno: il ricorso inammissibile
Un'impresa edile ha citato in giudizio i promissari acquirenti di un immobile per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall'asserita occupazione illegittima, a seguito della dichiarazione di nullità del contratto preliminare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova del danno spetta a chi lo richiede, e la società ricorrente non è riuscita a dimostrare né l'effettiva occupazione dell'immobile, né l'esistenza di un concreto pregiudizio economico.
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Responsabilità intermediario: il promotore di fatto
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità dell'intermediario finanziario per le azioni di un cosiddetto "promotore di fatto". In un caso di sottrazione di fondi da un conto corrente, la Corte ha escluso la responsabilità della banca, poiché non è stato provato alcun rapporto di preposizione, né formale né di fatto, tra l'autore dell'illecito e l'istituto di credito. La decisione sottolinea che la semplice presenza di una persona nei locali della banca non è sufficiente a stabilire un legame che giustifichi il risarcimento a carico dell'intermediario.
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Azione revocatoria: la prova per presunzioni
Un creditore agisce in giudizio per revocare la vendita di un immobile effettuata dal suo debitore. La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato l'atto di vendita inefficace. Il punto centrale della decisione è la prova della consapevolezza del compratore del pregiudizio arrecato al creditore (scientia damni), dimostrata tramite presunzioni. Elementi come gli stretti legami familiari tra l'acquirente e un soggetto precedentemente diffidato, uniti alla breve distanza temporale tra la diffida e l'acquisto, sono stati ritenuti sufficienti a fondare la prova. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove presuntive spetta al giudice di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità.
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Azione revocatoria: la prova per presunzioni
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un atto di disposizione immobiliare, chiarendo i criteri per la prova dell'azione revocatoria. La consapevolezza del terzo acquirente (scientia damni) può essere provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come la natura atipica dell'accordo e la sua prossimità temporale a una sentenza di condanna del debitore. Inoltre, spetta al debitore, e non al creditore, dimostrare che il suo patrimonio residuo è sufficiente a garantire il credito.
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Azione revocatoria: limiti e inammissibilità
Un istituto di credito in liquidazione agisce con azione revocatoria contro gli eredi di un debitore che avevano ricevuto beni in donazione e poi li avevano venduti a terzi. La banca chiede non solo la dichiarazione di inefficacia delle donazioni, ma anche la restituzione del prezzo di vendita. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, dichiara il ricorso inammissibile. Ribadisce che l'azione revocatoria ordinaria rende l'atto inefficace solo nei confronti del creditore procedente, consentendogli di aggredire il bene, ma non comporta un obbligo di restituzione del bene o del suo controvalore al patrimonio del debitore.
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Azione revocatoria: credito non accertato sufficiente
Una ex consigliera di amministrazione di un istituto di credito dona degli immobili alla nuora. La banca agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficaci le donazioni, vantando un credito risarcitorio nei confronti della sua ex amministratrice, sebbene non ancora accertato in un giudizio separato. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, rigetta il ricorso della donna. Viene ribadito il principio consolidato secondo cui, per l'azione revocatoria, non è richiesto un credito definitivamente accertato, essendo sufficiente una ragione di credito probabile e non palesemente pretestuosa, data la natura cautelare e preventiva dello strumento.
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Azione revocatoria: prova per presunzioni sufficiente
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha accolto un'azione revocatoria contro l'acquirente di un immobile. La sentenza stabilisce che la consapevolezza del terzo acquirente di pregiudicare le ragioni del creditore ('scientia damni') può essere validamente provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come un prezzo anomalo e una dilazione di pagamento ingiustificata, anche in assenza di un legame diretto tra venditore e acquirente.
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Azione revocatoria: la prova presuntiva è sufficiente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza che accoglieva un'azione revocatoria. La Corte ha stabilito che una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come il legame di parentela stretto tra venditore e acquirente, la loro convivenza e l'opacità sui fondi, sono sufficienti a costituire una prova presuntiva della consapevolezza del terzo acquirente del pregiudizio arrecato al creditore.
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Onere della prova nella ripetizione di indebito
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21340/2025, ha chiarito i principi sull'onere della prova nell'azione di ripetizione di indebito. Nel caso esaminato, un'erede chiedeva la restituzione di somme versate dalla defunta a dei parenti. Questi ultimi sostenevano che i pagamenti fossero giustificati, ad esempio come restituzione di un prezzo immobiliare simulato. La Corte ha stabilito che spetta al convenuto, che riceve il pagamento, dimostrare l'esistenza di una causa giustificativa. L'attore deve solo provare il pagamento e allegare la mancanza di causa. La semplice allegazione di una giustificazione da parte del convenuto non è sufficiente a invertire l'onere della prova. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata per aver erroneamente applicato questo principio.
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Maggior danno locazione: prova e consenso del locatore
Un'amministrazione pubblica, locatrice di un immobile, ha citato in giudizio un'altra amministrazione, conduttrice, per ottenere il risarcimento del maggior danno locazione a seguito della scadenza del contratto. Il conduttore era rimasto nell'immobile con il consenso del locatore durante le trattative per un nuovo canone. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che se il locatore acconsente alla permanenza, non vi è inadempimento nell'obbligo di restituzione, rendendo irrilevante la questione del risarcimento per maggior danno locazione.
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Azione revocatoria: acquisto a rischio con ipoteca
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una compravendita immobiliare. La presenza di un'ipoteca e di un sequestro sul bene, sebbene a favore di un creditore diverso da quello che ha agito in revocatoria, è stata ritenuta sufficiente a provare la consapevolezza del danno (scientia damni) da parte dell'acquirente. La Corte ha inoltre precisato che la revoca non comporta l'automatica restituzione del prezzo all'acquirente, per la quale è necessaria una specifica domanda di risoluzione del contratto.
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Azione Revocatoria: trasferimento tra coniugi inefficace
La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia di un trasferimento immobiliare tra coniugi, avvenuto il giorno dopo la notifica di un pignoramento. L'azione revocatoria del creditore ha successo perché la consapevolezza del danno (scientia damni) da parte della moglie è stata provata tramite presunzioni, come il rapporto coniugale e la sospetta tempistica dell'atto, rendendo l'operazione pregiudizievole per le ragioni creditorie.
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Risarcimento Danno Minaccia: La Prova è Necessaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21858/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di risarcimento danno minaccia. Un cittadino aveva richiesto un risarcimento per i danni subiti a seguito di una minaccia, ma la sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello per mancata prova del danno. La Suprema Corte ha confermato queste decisioni, rigettando il ricorso. Il punto centrale è che la commissione del reato di minaccia, pur ledendo un bene giuridico come la libertà morale, non comporta un risarcimento automatico. La vittima deve sempre fornire la prova concreta delle conseguenze dannose, patrimoniali o non patrimoniali, che ha subito a causa dell'illecito. La Corte ha escluso la configurabilità di un 'danno in re ipsa', ribadendo che il danno deve essere sempre una conseguenza effettiva e dimostrata.
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