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Art. 2729 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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663 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Danno da lucro cessante: la prova spetta al creditore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29486/2024, ha esaminato un caso di responsabilità professionale di un architetto per la costruzione di autorimesse abusive. La Corte ha rigettato la richiesta di risarcimento per il mancato guadagno (danno da lucro cessante) avanzata dal committente, ribadendo che tale danno non è una conseguenza automatica dell'inadempimento. Spetta al danneggiato fornire prove concrete, anche presuntive, del profitto che avrebbe ragionevolmente conseguito. Il ricorso incidentale della compagnia assicurativa è stato dichiarato inammissibile.
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Canone depurazione non dovuto per impianto inefficiente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29488/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul canone depurazione. Anche se un impianto di depurazione è esistente e operativo, il canone non è dovuto se il servizio è inefficiente e non garantisce una depurazione adeguata. La Corte ha chiarito che il concetto di 'temporanea inattività', che dà diritto al rimborso, include anche il grave malfunzionamento. Inoltre, ha ribadito che l'onere di provare il corretto funzionamento dell'impianto spetta al gestore del servizio idrico, non all'utente che chiede la restituzione di quanto pagato.
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Prova presuntiva: quando gli indizi non bastano
Una società immobiliare si opponeva a un decreto ingiuntivo per un pagamento di leasing, sostenendo di aver già saldato il debito tramite cambiali a un fornitore terzo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che la prova presuntiva offerta (la coincidenza di importi) non era sufficiente a dimostrare in modo inequivocabile il collegamento tra le cambiali e lo specifico debito. L'ordinanza ribadisce che la valutazione degli indizi è compito del giudice di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Danno reputazionale online: la prova per presunzioni
La Corte di Cassazione conferma che il danno reputazionale online subito da un ente, come un'associazione sportiva, può essere provato tramite presunzioni. La sentenza analizza il caso di un articolo diffamatorio pubblicato su un sito web, stabilendo che la liquidazione del danno non patrimoniale può avvenire in via equitativa, considerando la diffusione del mezzo e la notorietà delle parti.
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Segnalazione Centrale Rischi: onere della prova
Un garante ha citato in giudizio una società di leasing per i danni derivanti da un'illegittima segnalazione in Centrale Rischi della società debitrice. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta di risarcimento per mancanza di prova diretta del nesso causale tra la segnalazione e la revoca dei fidi. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che i giudici di merito hanno errato nel non considerare adeguatamente le prove presuntive, come la stretta vicinanza temporale tra gli eventi. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che dovrà tenere conto del valore degli indizi per provare il danno.
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Ricorso in Cassazione: i requisiti di ammissibilità
Un ricorso in Cassazione presentato da un professionista è stato dichiarato inammissibile dalla Suprema Corte. La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza, in quanto l'atto non conteneva una chiara e sommaria esposizione dei fatti di causa, requisito essenziale di ammissibilità. La Corte ha ribadito che tale onere non è un mero formalismo, ma una necessità per permettere ai giudici di comprendere la controversia direttamente dal ricorso, senza dover consultare altri atti processuali.
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Inammissibilità ricorso cassazione: no riesame fatti
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso in un caso di presunta diffamazione tramite un docufilm. La decisione si fonda sul principio che i motivi di ricorso non possono mascherare una richiesta di riesame dei fatti, compito esclusivo dei giudici di merito. Una volta esclusa la natura diffamatoria del contenuto, ogni questione sul presunto danno diventa irrilevante. L'ordinanza ribadisce i rigorosi limiti del giudizio di legittimità.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: gli errori fatali
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per due ragioni cruciali: la carente esposizione dei fatti, che ha impedito la verifica sulla corretta costituzione del contraddittorio, e la mancata impugnazione del capo della sentenza relativo a una opposizione di terzo revocatoria. Quest'ultima decisione, divenuta definitiva, costituiva il presupposto logico-giuridico del rigetto dell'opposizione agli atti esecutivi, rendendo inutile l'esame del ricorso proposto contro la statuizione dipendente. Il caso evidenzia come un ricorso per Cassazione inammissibile possa scaturire da errori procedurali gravi.
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Risarcimento danni diffamazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di risarcimento danni diffamazione intentato da una casa d'aste contro un'emittente televisiva. L'emittente aveva insinuato che la casa d'aste vendesse orologi di lusso contraffatti come autentici. La Corte ha confermato la condanna per diffamazione, ritenendo che il programma televisivo avesse travisato i fatti, dato che l'orologio era palesemente venduto come replica a un prezzo irrisorio. Tuttavia, ha annullato la quantificazione del danno di 80.000 euro, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una motivazione più dettagliata e trasparente sul calcolo dell'importo.
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Ricorso inammissibile: onere della prova e requisiti
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di fideiussione su modulo in bianco. La Corte ha stabilito che i ricorrenti non hanno rispettato i requisiti di forma dell'atto, non specificando gli atti e i documenti a fondamento del ricorso. Inoltre, ha confermato che l'onere della prova dell'abusivo riempimento spetta a chi lo denuncia.
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Responsabilità trasporto valori: quando paga l’azienda?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società di trasporto valori per un ammanco di 50.000 euro da un plico consegnato sigillato ma contenente carta straccia. Secondo la Corte, la responsabilità trasporto valori non si esaurisce con la consegna di un involucro integro. L'azienda è tenuta a provare la correttezza dell'operato dei propri dipendenti lungo tutta la filiera, dalla preparazione del plico alla consegna finale, in virtù della responsabilità per il fatto degli ausiliari.
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Onere della prova cambiali: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante l'onere della prova cambiali. Il caso nasce da un'opposizione a un decreto ingiuntivo basato su numerosi titoli di credito. I debitori avevano superato la presunzione di debito, e la Corte d'Appello aveva confermato tale inversione probatoria. I creditori hanno impugnato la decisione in Cassazione, ma la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendolo un tentativo non consentito di ottenere una nuova valutazione dei fatti, mascherato da censure di violazione di legge.
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Onere della prova mutuo: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28482/2024, ha rigettato il ricorso di un debitore che contestava la natura di un prestito di € 3.000, sostenendo fosse il pagamento per lavori. La Corte ha chiarito che l'onere della prova mutuo spetta a chi eroga la somma, il quale deve dimostrare non solo la consegna del denaro ma anche il titolo che ne giustifica la restituzione. In questo caso, la prova testimoniale, anche di un parente, è stata ritenuta sufficiente e legittima, confermando la decisione di merito che condannava il debitore alla restituzione.
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Onere della prova bolletta: chi paga se il contatore è anomalo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28447/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova bolletta in caso di contestazione per consumi anomali. Un utente si era opposto a un'ingiunzione di pagamento per una bolletta idrica elevata, sostenendo che il contatore registrasse aria. La Corte ha rigettato il ricorso, specificando che, sebbene i dati del contatore godano di una presunzione semplice di veridicità, spetta all'utente contestare il malfunzionamento e fornire prova dei propri consumi storici. Se il gestore dimostra il corretto funzionamento dell'apparecchio, l'utente deve provare che i consumi eccessivi derivano da fattori esterni al suo controllo.
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Nesso causale e negligenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società ottica contro un consulente del lavoro. Nonostante la provata negligenza del professionista nel fornire informazioni su agevolazioni fiscali, la Corte ha confermato la decisione d'appello che negava un pieno risarcimento. La motivazione risiede nella mancanza di prova del nesso causale: la società non è riuscita a dimostrare che, se correttamente informata, avrebbe agito diversamente, evitando il danno. Il giudizio si è basato su una valutazione controfattuale dei fatti, ritenuta insindacabile in sede di legittimità.
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Riserva mentale matrimonio: nessun risarcimento danni
Un uomo ha citato in giudizio la sua ex coniuge per ottenere un risarcimento, sostenendo di essere stato ingannato poiché lei lo avrebbe sposato con la "riserva mentale matrimonio" di considerare l'unione solo una prova. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che la mancata comunicazione delle proprie incertezze sulla durata del vincolo non costituisce un illecito risarcibile, in quanto prevale la libertà di autodeterminazione matrimoniale, un diritto fondamentale della persona. La comunicazione di tali stati d'animo è considerata un dovere morale, non giuridico.
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Responsabilità solidale venditore notaio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di responsabilità solidale tra venditore e notaio. I venditori avevano falsamente dichiarato che un immobile era libero da pesi, mentre il notaio non aveva eseguito le dovute verifiche ipotecarie. Dopo aver risarcito gli acquirenti, il notaio ha agito in surrogazione contro i venditori per recuperare le somme. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di entrambe le parti per vizi procedurali, confermando di fatto la condanna dei venditori a rimborsare il notaio, sottolineando che l'errore del professionista non cancella la colpa di chi dichiara il falso in un atto pubblico.
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Acqua non potabile: rimborso anche senza pericolo
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un cittadino al rimborso delle bollette per la fornitura di acqua non potabile. La società di gestione idrica aveva sostenuto che il rimborso non fosse dovuto in assenza di un pericolo concreto per la salute. La Corte ha invece stabilito che la fornitura di acqua non potabile costituisce un grave inadempimento contrattuale (aliud pro alio), poiché il bene fornito è diverso da quello pattuito (acqua potabile). Pertanto, il consumatore ha diritto alla restituzione di quanto pagato per il servizio di fornitura idrica, indipendentemente dalla effettiva pericolosità dell'acqua.
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Perdita di chance: prova del danno e oneri per il consumatore
Un consumatore ha citato in giudizio una società energetica per la mancata emissione di fatture periodiche, sostenendo di aver subito un danno da perdita di chance per non aver potuto valutare offerte più convenienti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che per ottenere un risarcimento per perdita di chance non basta un'allegazione generica, ma è necessario dimostrare una possibilità concreta e apprezzabile di ottenere un vantaggio, fornendo elementi specifici che in questo caso mancavano.
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Liberazione fideiussore: vincolo familiare insufficiente
Una garante si opponeva a un decreto ingiuntivo, sostenendo di doversi considerare liberata dall'obbligazione poiché la banca aveva continuato a finanziare la società debitrice, amministrata da un suo familiare, nonostante le crescenti difficoltà economiche. La Corte di Cassazione, accogliendo il suo ricorso, ha stabilito un principio fondamentale per la liberazione fideiussore: il mero rapporto di parentela o coniugio con l'amministratore del debitore non è sufficiente a presumere la conoscenza da parte del garante dello stato di insolvenza, annullando la decisione precedente e rinviando il caso per un nuovo esame.
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