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Art. 2729 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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582 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Transazione tardiva: quando è inammissibile in causa
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una transazione tardiva presentata in un giudizio per vizi immobiliari. L'ordinanza chiarisce che, sebbene l'accordo possa essere prodotto in qualsiasi momento, la sua efficacia è subordinata all'adempimento delle obbligazioni. Nel caso specifico, il mancato completamento dei lavori pattuiti ha reso la transazione inidonea a chiudere la lite. La Corte ha inoltre confermato la tardività della domanda di restituzione somme, qualificandola come domanda riconvenzionale soggetta a preclusioni.
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Contratto d’appalto: la prova è essenziale per il pagamento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva il pagamento per la gestione di un impianto di depurazione, in assenza di un contratto d'appalto. La Corte ha stabilito che la mera detenzione delle chiavi dell'impianto e lo svolgimento di trattative non sono sufficienti a dimostrare l'esistenza di un accordo contrattuale. Senza la prova del contratto, nessuna pretesa di pagamento può essere accolta, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Distanze legali: presunzione di demanialità stradale
In una controversia sulle distanze legali tra edifici, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che non aveva adeguatamente considerato la natura pubblica di una strada privata ad uso pubblico. L'ordinanza stabilisce che la presunzione di demanialità di una via interna a un centro abitato, aperta al pubblico, deve essere valutata sulla base di elementi sostanziali (uso pubblico, ubicazione, ecc.) e non solo formali. La corretta qualificazione della strada è essenziale per applicare le giuste norme sulle distanze. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Sopraelevazione antisismica: quando è presunta pericolosa
La Corte di Cassazione conferma la demolizione di una veranda considerata una sopraelevazione antisismica realizzata in zona ad alto rischio. L'ordinanza ribadisce che, in assenza di conformità alle normative tecniche, opera una presunzione legale di pericolosità che non può essere superata da un'autorizzazione postuma, specialmente se basata su presupposti errati. La Corte sottolinea che la verifica di sicurezza deve riguardare l'intero edificio, non solo la nuova struttura.
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Simulazione assoluta: prova tra coniugi e creditori
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta simulazione assoluta di una vendita immobiliare tra coniugi, finalizzata a sottrarre il bene alla garanzia dei creditori del marito. I creditori, ex soci in affari del venditore, avevano agito in giudizio per far dichiarare l'inefficacia della cessione della quota del 50% dell'abitazione coniugale dal marito alla moglie. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno accolto la domanda, basandosi su una serie di indizi gravi, precisi e concordanti: il rapporto di parentela, l'irrisorietà del prezzo, la mancata prova del pagamento e il fatto che il marito avesse continuato a sostenere le spese relative all'immobile. La Cassazione ha rigettato il ricorso dei coniugi, confermando la decisione dei giudici di merito e ribadendo che, in presenza di una 'doppia conforme', non è possibile riesaminare i fatti in sede di legittimità. La Corte ha inoltre sottolineato come la valutazione complessiva di più elementi indiziari sia sufficiente a fondare la prova per presunzioni della simulazione assoluta.
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Conflitto di interessi: annullamento vendita immobiliare
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di una vendita immobiliare a causa di un provato conflitto di interessi dell'amministratore della società venditrice. La decisione si fonda su prove presuntive che dimostravano un'operazione volta a favorire un socio a danno della società. La sentenza chiarisce inoltre che l'esercizio del diritto di opzione produce effetti solo al momento della ricezione da parte del proponente.
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Patto commissorio: vendita come garanzia è nulla
Una società immobiliare ha citato in giudizio due coniugi per ottenere il rilascio di un immobile, sostenendo di esserne la legittima proprietaria. I coniugi si sono opposti, eccependo che la vendita era simulata e parte di un'operazione complessa finalizzata a eludere il divieto di patto commissorio. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, rigettando il ricorso. Ha stabilito che anche una serie di contratti di compravendita, formalmente leciti, possono essere dichiarati nulli se il loro scopo reale è quello di garantire un prestito con il trasferimento della proprietà in caso di inadempimento, violando così l'art. 2744 c.c.
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Simulazione contratto: prova eredi e vendita fittizia
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che dichiarava la simulazione contratto di una compravendita immobiliare tra genitori debitori e la loro figlia, finalizzata a sottrarre il bene alla garanzia dei creditori. La sentenza chiarisce che la qualità di erede, necessaria per agire in giudizio, può essere provata non solo con la denuncia di successione, ma con un complesso di elementi valutati dal giudice. Viene inoltre ribadito che la prova della simulazione può basarsi su presunzioni come lo stretto legame di parentela e la mancata prova del pagamento del prezzo.
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Responsabilità sindaco prospetto: la decisione
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione pecuniaria irrogata da un'autorità di vigilanza finanziaria a un membro del collegio sindacale di un istituto di credito. Il caso riguarda l'omissione di informazioni cruciali in due prospetti informativi relativi ad aumenti di capitale. L'ordinanza chiarisce la natura della responsabilità del sindaco per il prospetto, affermando che il suo dovere di vigilanza non è meramente formale ma sostanziale, e che la colpa si presume, spettando al sindaco l'onere di provare di aver agito con la dovuta diligenza. La Corte ha respinto tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli su difetto di giurisdizione, natura penale della sanzione e violazione del contraddittorio.
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Onere della prova pagamento: chi deve dimostrarlo?
Un'impresa edile ha citato in giudizio una società committente per il mancato pagamento di fatture risalenti a oltre dieci anni prima. La società si è difesa sostenendo di aver saldato ogni debito, producendo documentazione contabile e bancaria. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la domanda dell'impresa, basandosi anche su una consulenza tecnica che confermava l'avvenuto pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo un principio fondamentale sull'onere della prova pagamento: una volta che il debitore dimostra di aver versato somme sufficienti, spetta al creditore provare che tali pagamenti erano destinati a saldare altri debiti. In assenza di tale prova, il debito si considera estinto.
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Modifica contrattuale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di fornitura commerciale in cui le parti avevano prodotto due versioni diverse dello stesso contratto. La Corte ha confermato la validità della modifica contrattuale manoscritta basandosi sul comportamento successivo delle parti, come i pagamenti effettuati e l'accettazione della merce. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello per errata interpretazione di una clausola di esonero da responsabilità per ritardi, sottolineando che tale clausola non può coprire la colpa grave o il dolo del fornitore, e per omissione di pronuncia su una domanda di rimborso spese.
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Accollo interno: chi paga il professionista?
Un professionista ha richiesto il pagamento delle sue parcelle a un committente, il quale si è opposto sostenendo l'esistenza di un accordo con l'impresa costruttrice per il pagamento delle spese tecniche. La Corte di Cassazione ha chiarito che un simile accordo, qualificabile come "accollo interno", non libera il committente dalla sua obbligazione originaria. Anzi, la sua stessa esistenza presuppone che il debito verso il professionista sia sorto in capo al committente. La sentenza d'appello, che negava sia il debito del committente sia quello dell'impresa, è stata giudicata contraddittoria e cassata con rinvio.
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Denuncia vizi immobile: quando scatta il termine?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20678/2025, chiarisce un punto cruciale sulla denuncia vizi immobile. Il termine di un anno per la denuncia dei gravi difetti di costruzione, previsto dall'art. 1669 c.c., decorre dal momento in cui il committente acquisisce una consapevolezza sufficientemente seria della gravità dei vizi e della loro possibile causa, anche senza una perizia tecnica formale. Nel caso di specie, i committenti avevano perso il diritto ad agire perché avevano atteso troppo tempo da quando un geometra di loro fiducia aveva constatato i difetti, rendendo tardiva la successiva azione legale.
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Responsabilità amministratore: doveri e colpa
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione a un amministratore non esecutivo di un istituto di credito per l'omissione di informazioni rilevanti nei prospetti di un aumento di capitale. La sentenza chiarisce la responsabilità amministratore, sottolineando che l'assenza di deleghe specifiche non esonera dal dovere di agire informati e di attivarsi in presenza di 'segnali di allarme'. La Corte ha ribadito che la colpa può essere desunta dalla mancata reazione a tali segnali, invertendo l'onere della prova a carico dell'amministratore.
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Luce irregolare: quando un’apertura non è veduta
La Corte di Cassazione interviene in una disputa tra vicini, chiarendo i criteri per distinguere una "veduta" da una "luce irregolare". L'ordinanza stabilisce che un'apertura non può essere considerata veduta se l'affaccio sul fondo del vicino non è esercitabile in condizioni di sufficiente comodità e sicurezza. Di conseguenza, una luce irregolare non può essere acquisita per usucapione e il vicino ha sempre il diritto di chiederne la regolarizzazione.
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Simulazione donazione: onere della prova in eredità
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di divisione ereditaria, al centro del quale vi era l'accusa di simulazione di donazione. Gli eredi ricorrenti sostenevano che alcune compravendite fossero in realtà donazioni dissimulate a favore di un altro erede, lesive della loro quota. La Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo un principio fondamentale: la valutazione delle prove sulla simulazione spetta esclusivamente ai giudici di merito (Tribunale e Corte d'Appello). La Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Poiché la Corte d'Appello aveva ritenuto le prove della simulazione insufficienti, la sua decisione è stata confermata, così come la divisione dei beni e la condanna alle spese per la parte soccombente.
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Reintegra nel possesso: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza Num. 20299 Anno 2025, ha confermato la decisione della Corte d'Appello che ordinava la reintegra nel possesso di una servitù di passaggio. Il caso riguardava una proprietaria che, a seguito di lavori di ristrutturazione, aveva bloccato l'accesso all'appartamento e alla cantina di una vicina, offrendo un percorso alternativo più disagevole. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la creazione di un accesso meno comodo costituisce uno spoglio e che lo stato di conservazione o l'uso non continuativo dell'immobile non escludono il diritto alla tutela possessoria.
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Incarico professionale: il committente paga sempre?
La Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità del committente nel pagamento del compenso al professionista. Anche in presenza di un accordo con l'impresa appaltatrice per il sostenimento delle spese tecniche, chi conferisce formalmente l'incarico professionale resta l'obbligato principale. L'accordo tra committente e impresa viene qualificato come un 'accollo interno', non opponibile al professionista creditore che ha diritto di agire nei confronti di chi gli ha conferito l'incarico.
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Prezzo IVA esclusa: la Cassazione chiarisce l’obbligo
Una controversia su un contratto preliminare di compravendita immobiliare tra due società. La questione centrale riguarda il pagamento dell'IVA non menzionata nel contratto. La Corte di Cassazione, riformando la decisione d'appello, ha stabilito che, in assenza di un patto esplicito e inequivocabile, il prezzo si intende al netto dell'imposta (prezzo IVA esclusa). Di conseguenza, l'acquirente è tenuto a corrispondere l'IVA oltre al prezzo pattuito. La mancata corresponsione dell'IVA può costituire un inadempimento contrattuale, richiedendo una nuova valutazione del comportamento delle parti.
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Servitù di elettrodotto: quando è legittima?
Dei proprietari immobiliari scoprono cavi elettrici sotterranei non autorizzati e citano in giudizio la società elettrica. La Corte d'Appello respinge la loro richiesta, sostenendo l'esistenza di una servitù di elettrodotto sorta con la nazionalizzazione dell'energia. La Corte di Cassazione, vista la complessità delle questioni sollevate, ha rinviato il caso alla pubblica udienza per un esame approfondito, in particolare sulla corretta interpretazione delle norme che regolano la costituzione di tale servitù.
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