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Art. 2729 Codice Civile — Anno 2026

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Informazioni privilegiate: sanzioni e prove legali
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni amministrative per l'uso di informazioni privilegiate a carico di un dirigente che aveva comunicato dettagli riservati su un'acquisizione societaria a un familiare. La Corte ha stabilito che il termine di 180 giorni per la contestazione decorre dal completamento dell'istruttoria e che le presunzioni basate sulla coincidenza temporale tra telefonate e acquisti azionari sono prove valide e sufficienti.
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Revocatoria ordinaria: fondo patrimoniale e debiti
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'integrazione di un fondo patrimoniale tramite revocatoria ordinaria. Un ex amministratore bancario aveva conferito immobili nel fondo mentre era in corso un'azione di responsabilità nei suoi confronti. La Corte ha chiarito che il conflitto di interessi del difensore deve essere concreto e che l'azione revocatoria può essere esercitata anche per crediti litigiosi. La conoscenza del danno è stata desunta dalla posizione professionale del debitore e dalle segnalazioni di criticità finanziarie ricevute poco prima dell'atto.
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Azione revocatoria: prova della mala fede del terzo
La Corte di Cassazione ha chiarito i presupposti dell'azione revocatoria in caso di vendite consecutive dello stesso immobile. Un fallimento ha impugnato la vendita di un compendio immobiliare effettuata dalla società poi fallita a una prima acquirente, e la successiva rivendita a una società subacquirente. La Suprema Corte ha stabilito che, per dichiarare l'inefficacia dell'acquisto del subacquirente a titolo oneroso, è necessario provare la sua consapevolezza della lesività del primo atto di vendita rispetto ai creditori del fallito. Il giudice di merito aveva erroneamente focalizzato l'indagine sulla consapevolezza relativa al secondo atto, trascurando il legame indiziario con la prima cessione.
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Accertamento integrativo: limiti e nuove prove
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate confermando l'illegittimità di un accertamento integrativo emesso per recuperare l'IVA su una singola fattura emessa da una società cartiera. Secondo i giudici, una volta individuata una società fittizia, si presume che gli organi ispettivi abbiano potuto acquisire tutta la documentazione pertinente già durante il primo controllo. L'ufficio non può emettere un secondo atto se non prova che il nuovo elemento era oggettivamente occultato o non conoscibile al momento del primo accertamento.
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Operazioni inesistenti: la prova nel fisco
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale basato su operazioni inesistenti riguardanti la creazione di un portale web. L'Amministrazione Finanziaria ha dimostrato che la società fornitrice era una mera cartiera, priva di sede, utenze e organizzazione, con prezzi dieci volte superiori alla media di mercato. Nonostante i tentativi della difesa di produrre sentenze penali di assoluzione, la Corte ha ribadito che nel processo tributario il fisco può fondare la pretesa su presunzioni gravi se il contribuente non fornisce prova contraria dell'effettiva esecuzione delle prestazioni.
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Revocatoria fallimentare: rimesse e difese bancarie
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso di un istituto di credito in merito a una procedura di revocatoria fallimentare riguardante diverse rimesse bancarie. Il punto centrale della decisione riguarda la tempestività dell'eccezione di partite bilanciate. La Suprema Corte ha stabilito che per eccepire la natura non solutoria di un versamento (perché immediatamente riutilizzato per un prelievo) non occorrono formule sacramentali, essendo sufficiente che la difesa emerga chiaramente dalla sostanza economica dei fatti esposti nel primo atto difensivo. Viene inoltre confermato che la conoscenza dello stato di insolvenza può essere desunta da elementi presuntivi come il saldo costantemente negativo del conto e la qualifica professionale della banca.
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Risarcimento danni fauna selvatica e prova fattura
Una società agricola ha citato in giudizio un Ente Regionale per ottenere il risarcimento danni fauna selvatica a seguito di un impatto tra un proprio autocarro e un cinghiale. Sebbene la dinamica fosse accertata, i giudici di merito avevano rigettato la domanda ritenendo che le fatture prodotte non provassero l'esborso effettivo in mancanza di quietanza. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale visione, stabilendo che il danno patrimoniale sussiste nel momento in cui sorge l'obbligazione di pagamento verso il riparatore, rendendo la fattura un elemento probatorio idoneo anche senza prova dell'avvenuto saldo.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: stop IVA
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società accusata di aver partecipato a una frode carosello tramite operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici di merito avevano inizialmente annullato l'accertamento ritenendo sufficiente la regolarità formale dei documenti. La Suprema Corte ha invece stabilito che, a fronte di indizi gravi come l'assenza di strutture dei fornitori e prezzi fuori mercato, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza professionale per non essere coinvolto nell'evasione fiscale.
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Accertamento induttivo: scomputo costi e sanzioni
Una società di logistica ha impugnato un avviso di accertamento relativo a IRES, IRAP e IVA per l'anno 2006, scaturito da un accertamento induttivo basato su differenze inventariali. Dopo un primo annullamento in Cassazione per omessa pronuncia, la Commissione Tributaria Regionale, in sede di rinvio, ha nuovamente rigettato le istanze del contribuente. La Suprema Corte è intervenuta nuovamente, censurando la decisione per motivazione apparente riguardo allo scomputo dei costi e all'aliquota IVA media. Inoltre, i giudici hanno rilevato l'errore nel non applicare il cumulo giuridico delle sanzioni per più annualità e il principio del favor rei in merito alle sanzioni ridotte introdotte dalla normativa sopravvenuta.
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Utili extracontabili: la prova per il socio unico
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento IRPEF basato sulla presunzione di distribuzione di utili extracontabili in una società a ristretta base sociale. Il contribuente, socio unico di aziende operanti nel settore del gioco d'azzardo, non ha fornito prove documentali idonee a superare la presunzione di ripartizione dei ricavi al 50% tra gestore ed esercente applicata dall'Ufficio. La Corte ha ribadito che l'onere della prova contraria spetta al socio, il quale deve dimostrare l'effettiva destinazione dei flussi finanziari o l'inesistenza di utili non dichiarati.
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Accertamento induttivo: prova e slot machine.
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo emesso nei confronti di una società che gestiva apparecchi da gioco (new slot). L'ufficio ha contestato maggiori ricavi basandosi sulle distinte periodiche trasmesse dai concessionari di rete, che evidenziavano discrepanze rispetto a quanto dichiarato. La Suprema Corte ha stabilito che la motivazione per relationem è valida se il contribuente conosce i dati di riferimento e che, in presenza di presunzioni gravi e precise, spetta alla società fornire la prova contraria attraverso l'esibizione dei contratti stipulati con i singoli esercenti.
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Movimentazioni bancarie: prova analitica obbligatoria
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che aveva annullato un accertamento fiscale basato su movimentazioni bancarie non giustificate di una società di persone. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la presunzione di maggior reddito derivante dai conti bancari impone al contribuente una prova analitica e non generica. I giudici di merito avevano erroneamente ritenuto sufficiente un richiamo alla contabilità semplificata e a una consulenza tecnica di parte senza analizzare criticamente i singoli flussi finanziari. La decisione ribadisce che ogni versamento e prelievo deve essere giustificato in modo specifico per superare la presunzione legale di imponibilità.
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Accertamento bancario: conti dei parenti sotto esame
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento bancario condotto nei confronti di una professionista legale, esteso anche ai conti correnti intestati alla madre. La decisione si fonda sulla stretta collaborazione lavorativa tra le due e sull'uso sistematico dei conti materni per far transitare assegni professionali. Poiché la contribuente non ha fornito una prova analitica idonea a giustificare ogni singola movimentazione, opera la presunzione legale di reddito imponibile a favore del Fisco. La Corte ha inoltre escluso la duplicazione d'imposta, rilevando che l'Ufficio aveva già scomputato i ricavi emersi da altre indagini.
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Motivazione apparente: la nullità della sentenza.
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale riguardante accertamenti fiscali per costi non deducibili e interessi attivi non dichiarati. Il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria è stato accolto a causa della presenza di una motivazione apparente. I giudici di appello avevano confermato la decisione di primo grado utilizzando formule generiche e apodittiche, senza analizzare le prove presuntive fornite dall'Ufficio e senza spiegare l'iter logico-giuridico seguito. La Suprema Corte ha ribadito che la sentenza è nulla se non raggiunge il minimo costituzionale di chiarezza necessario per comprendere le ragioni del decisum.
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Operazioni soggettivamente inesistenti e IVA
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società accusata di aver partecipato a una frode carosello tramite operazioni soggettivamente inesistenti. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento basandosi sull'archiviazione penale del legale rappresentante e su una valutazione atomistica degli indizi. La Suprema Corte ha invece chiarito che l'archiviazione penale non vincola il giudice tributario e che il diritto alla detrazione IVA deve essere negato non solo in caso di dolo, ma anche qualora il contribuente, usando l'ordinaria diligenza professionale, avrebbe dovuto accorgersi della natura fraudolenta delle operazioni.
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Operazioni soggettivamente inesistenti e onere prova
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una sentenza che aveva annullato integralmente un accertamento fiscale. Il contenzioso riguardava operazioni soggettivamente inesistenti inserite in una frode carosello. La Suprema Corte ha rilevato due errori principali: il giudice del rinvio ha annullato anche parti dell'atto già confermate in precedenza (violazione del giudicato) e ha erroneamente considerato la regolarità contabile e i pagamenti tracciati come prove sufficienti a scagionare il contribuente, ignorando l'onere probatorio sulla consapevolezza della frode.
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Frode carosello: onere prova e detrazione IVA
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso nei confronti di una società di capitali coinvolta in una frode carosello finalizzata all'evasione dell'IVA. Il fulcro della controversia riguardava la consapevolezza del contribuente circa la natura fraudolenta delle operazioni e il mancato rispetto del contraddittorio preventivo. La Suprema Corte ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria ha assolto l'onere probatorio fornendo indizi gravi, precisi e concordanti, tra cui intercettazioni e l'assenza di strutture operative dei fornitori. Inoltre, è stato chiarito che l'omissione del contraddittorio non invalida l'atto se il contribuente non fornisce una prova di resistenza concreta, dimostrando che le sue osservazioni avrebbero potuto mutare l'esito del procedimento.
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Prove illecite: validità negli accertamenti fiscali
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un accertamento fiscale basato su prove illecite acquisite da un terzo. Una società di benessere contestava l'uso di documenti sottratti da un ex dipendente tramite accesso abusivo ai sistemi informatici. I giudici hanno stabilito che la notifica postale diretta è legittima anche per gli atti impoesattivi. Riguardo alle prove illecite, la Corte ha chiarito che la loro utilizzabilità dipende dal bilanciamento tra il diritto alla riservatezza e il diritto di difesa, specialmente quando tali prove sono supportate da altri indizi gravi e concordanti emersi durante l'ispezione.
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Operazioni soggettivamente inesistenti e IVA
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una sentenza che aveva riconosciuto la detrazione IVA a una contribuente coinvolta in operazioni soggettivamente inesistenti. La vicenda nasce da fatture emesse da una società fornitrice già fallita e inattiva al momento delle operazioni. La Corte ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può provare la frode tramite presunzioni, come la mancata consultazione del Registro delle Imprese. Tale verifica costituisce un onere di diligenza minima per l'imprenditore, rendendo la frode conoscibile e impedendo la detrazione dell'imposta in assenza di prova contraria da parte del contribuente.
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Frode IVA: prova e responsabilità del contribuente
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento per frode IVA legato a operazioni soggettivamente inesistenti. Il contribuente, un consorzio in liquidazione, non è riuscito a dimostrare la propria buona fede né l'estraneità a un meccanismo fraudolento basato su società prive di struttura operativa. La decisione ribadisce che l'Amministrazione finanziaria può assolvere l'onere della prova tramite elementi indiziari gravi e concordanti, come la riconducibilità soggettiva tra le imprese coinvolte e la sistematica evasione d'imposta. Il ricorrente è stato inoltre condannato per responsabilità aggravata per aver insistito nel giudizio nonostante una proposta di definizione anticipata negativa.
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