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Art. 2729 Codice Civile — Anno 2025

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1706 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Azione Revocatoria: vendita al figlio è inefficace?
Un imprenditore, prima del suo fallimento, vende la nuda proprietà di un immobile al figlio e costituisce il diritto di abitazione a favore della moglie. Il curatore fallimentare agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace l'atto. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso della famiglia. La sentenza chiarisce che l'atto ha di fatto pregiudicato i creditori e che la consapevolezza della frode da parte dei familiari acquirenti può essere provata anche tramite presunzioni, come lo stretto legame di parentela e la vicinanza temporale con il fallimento.
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Azione revocatoria: vendita e debiti del venditore
Una coppia acquista un immobile da un venditore che successivamente fallisce. La curatela fallimentare agisce con successo tramite un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita. Gli acquirenti ricorrono in Cassazione, sostenendo che la vendita era esente poiché il prezzo era destinato a saldare debiti del venditore. La Suprema Corte rigetta il ricorso, statuendo che l'esenzione dall'azione revocatoria è un'eccezione che deve essere sollevata tempestivamente in giudizio, cosa che gli acquirenti non hanno fatto, rendendo la loro difesa inammissibile.
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Simulazione assoluta e fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli acquirenti di alcuni immobili, confermando la sentenza d'appello che aveva dichiarato la simulazione assoluta dei contratti di vendita. Una società edile, poco prima di fallire, aveva venduto diverse proprietà a parenti e affini. Il curatore fallimentare ha agito in giudizio sostenendo che le vendite fossero fittizie, mirate a sottrarre i beni alla massa dei creditori. La Suprema Corte ha ribadito che il curatore, agendo come terzo, può provare la simulazione tramite presunzioni gravi, precise e concordanti (come la mancanza di prova del pagamento, i legami familiari e la tempistica sospetta), e che la dichiarazione di avvenuto pagamento nel rogito notarile non è vincolante nei suoi confronti.
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Azione revocatoria: la prova del danno ai creditori
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società concessionaria contro la revoca di un acquisto di automezzi da un'impresa poi fallita. Al centro della decisione sull'azione revocatoria vi è il principio secondo cui, per dimostrare il pregiudizio ai creditori (eventus damni), non è necessaria la prova che l'acquirente fosse a conoscenza dello stato di insolvenza del venditore. La Corte ha ribadito che la trasformazione di un bene fisico in denaro costituisce di per sé una diminuzione della garanzia patrimoniale per i creditori, elemento sufficiente a integrare il danno richiesto dalla legge per l'azione revocatoria ordinaria.
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Valutazione delle prove: inammissibile ricorso Cassazione
Un'azienda ricorre in Cassazione contro una sentenza che dichiarava simulata una cessione di quote, lamentando un'errata valutazione delle prove e l'omesso esame di un pagamento. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, soprattutto in caso di 'doppia conforme'.
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Azione revocatoria: la prova della malafede basta
Il curatore fallimentare ha esercitato un'azione revocatoria contro la cessione di un ramo d'azienda. L'azione è stata estesa agli acquirenti successivi degli immobili compresi nel ramo. La Corte di Cassazione ha confermato che, per rendere inefficace l'acquisto dei subacquirenti, è sufficiente che il curatore provi la loro malafede (la consapevolezza delle difficoltà finanziarie del venditore originario), senza dover dimostrare tutti i presupposti di un'autonoma azione revocatoria ordinaria nei loro confronti.
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Atto a titolo gratuito: la Cassazione e la causa concreta
La Cassazione conferma l'inefficacia di una compravendita immobiliare, qualificandola come atto a titolo gratuito. La società venditrice, poi fallita, aveva ricevuto come prezzo un credito inesigibile verso una società insolvente. La Corte ha stabilito che la valutazione deve basarsi sulla causa concreta dell'operazione, non sulla sua forma, rendendo l'atto inefficace verso i creditori.
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Opponibilità cessione crediti: la Cassazione decide
Una società di factoring si è vista negare l'ammissione al passivo di un fallimento perché i pagamenti effettuati non avevano data certa. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'opponibilità cessione crediti, garantita dalla data certa del contratto quadro di factoring e delle singole cessioni, si estende anche ai pagamenti. Di conseguenza, la prova dei pagamenti può essere fornita anche tramite estratti conto, rendendo il credito esigibile nei confronti della massa fallimentare.
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Accertamento analitico-induttivo: la Cassazione decide
Una società e i suoi soci hanno contestato un avviso di accertamento basato su un accertamento analitico-induttivo, fondato su presunta antieconomicità della gestione e incongruenze finanziarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate. La Suprema Corte ha ritenuto valida la motivazione della sentenza impugnata e sufficientemente gravi, precisi e concordanti gli indizi utilizzati dal Fisco, sottolineando come l'onere di fornire una prova contraria dettagliata spettasse ai contribuenti.
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Garanzia cessione credito: esclusa se c’è conoscenza
Una società immobiliare acquistava un credito da una procedura fallimentare, che si rivelava inesistente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia cessione credito, prevista dall'art. 1266 c.c., non è operante se l'acquirente (cessionario) era a conoscenza dell'inesistenza del credito al momento dell'acquisto. Di conseguenza, il cessionario non può richiedere il risarcimento per il mancato guadagno (lucro cessante), ma solo la restituzione del prezzo pagato.
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Fatture inesistenti: onere della prova e buona fede
Una società concessionaria di auto si è vista contestare la detrazione IVA per l'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, nell'ambito di una frode carosello. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di secondo grado, ribadendo che l'Amministrazione Finanziaria può utilizzare elementi indiziari per dimostrare la consapevolezza della frode da parte del contribuente. Una volta fornita tale prova, spetta all'impresa dimostrare di aver agito con la massima diligenza, prova che non può essere soddisfatta dalla sola dimostrazione della congruità dei prezzi di acquisto.
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Accertamento soci: conti correnti e onere prova
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un accertamento fiscale a carico di una società a ristretta base, operante nel settore artistico. L'accertamento si fondava sulle movimentazioni bancarie dei soci, considerate ricavi non dichiarati. La Corte ha rigettato il ricorso della società, confermando il principio secondo cui, in tali contesti, le movimentazioni sui conti personali dei soci si presumono riferibili all'attività d'impresa, salvo che il contribuente fornisca una prova contraria rigorosa. L'onere della prova in caso di accertamento soci ricade quindi interamente su di loro.
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Postergazione finanziamento soci: fornitura è prestito?
La Corte di Cassazione ha confermato che una fornitura di beni da parte di un socio di maggioranza a una società controllata in crisi finanziaria può essere riqualificata come un finanziamento. Di conseguenza, il credito derivante da tale fornitura è soggetto a postergazione finanziamento soci, ovvero viene rimborsato solo dopo tutti gli altri creditori. La Corte ha ritenuto che continuare a fornire merci senza richiedere il pagamento di debiti pregressi significativi equivale a sostenere finanziariamente la società, alterando la natura commerciale del rapporto.
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Rimborso accise: onere della prova e comunicazione
Una società energetica ha richiesto il rimborso di accise sul gas naturale utilizzato per produrre energia elettrica. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di secondo grado, che aveva negato il rimborso. La Suprema Corte ha chiarito che l'onere di provare l'avvenuta traslazione dell'imposta sul consumatore finale spetta all'Amministrazione finanziaria e non al contribuente. Inoltre, ha censurato la corte di merito per aver erroneamente collegato l'obbligo di comunicazione dell'istanza all'Agenzia delle Entrate con la prova della mancata traslazione, e per aver omesso di pronunciarsi su un motivo di appello.
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Supersocietà di fatto: la prova dell’affectio societatis
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contributo di beni immateriali, essenziale per l'attività d'impresa e protratto per oltre un decennio senza corrispettivo, costituisce una prova presuntiva forte dell'esistenza di una 'supersocietà di fatto' e della volontà dei conferenti di essere soci (affectio societatis). La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente qualificato tale apporto come 'occasionale', ritenendola illogica e contraddittoria. Il caso ridefinisce i criteri per l'estensione del fallimento ai soci di fatto.
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Prova della cessione: onere e limiti in Cassazione
Una società cessionaria di crediti in blocco si è vista rigettare la domanda di ammissione al passivo di un fallimento. Il Tribunale ha ritenuto insufficiente la prova della cessione dello specifico credito vantato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la valutazione del materiale probatorio è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per vizi gravissimi di motivazione, qui non riscontrati.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, interviene sul tema del raddoppio termini accertamento per capitali detenuti all'estero. Il caso riguarda un avviso di accertamento per l'anno 2004 notificato a un contribuente per maggiori redditi derivanti da attività finanziarie non dichiarate in Svizzera. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non è retroattiva e non può applicarsi a periodi d'imposta antecedenti. Tuttavia, la norma che prevede il raddoppio dei termini di accertamento, avendo natura procedurale, si applica retroattivamente. Di conseguenza, l'accertamento è legittimo nei termini, ma l'Amministrazione Finanziaria deve provare l'evasione basandosi su presunzioni semplici (gravi, precise e concordanti) e non sulla presunzione legale automatica. La Corte ha inoltre accolto il motivo relativo alle sanzioni, disponendo l'applicazione del trattamento più favorevole (favor rei) previsto dalla normativa successiva.
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Accertamento retroattivo: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento retroattivo per capitali detenuti all'estero. Con l'ordinanza n. 26372/2025, ha stabilito che la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non può essere applicata a periodi d'imposta precedenti, come il 2005. Tuttavia, ha confermato la validità retroattiva del raddoppio dei termini per l'accertamento in caso di violazioni che coinvolgono Paesi a fiscalità privilegiata. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando il caso per una nuova valutazione basata non su una presunzione legale, ma su presunzioni semplici che l'Agenzia delle Entrate dovrà provare.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26353/2025, ha chiarito i principi sulla deducibilità dei costi e la detraibilità dell'IVA in caso di operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva annullato un avviso di accertamento, sottolineando che spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e l'estraneità alla frode per poter beneficiare della detrazione IVA, anche in regime di reverse charge. In caso di operazioni soggettivamente inesistenti, la consapevolezza della frode da parte dell'acquirente preclude la deducibilità dei costi.
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Cessione in blocco: prova e legittimazione del creditore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, si pronuncia sulla prova richiesta al creditore in caso di cessione in blocco per dimostrare la propria legittimazione ad agire. Viene chiarito che, sebbene la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non sia sufficiente a provare l'esistenza del contratto di cessione qualora contestata, il trasferimento del credito può essere dimostrato tramite un complesso di elementi indiziari, come dichiarazioni della banca cedente e notifiche al debitore. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del debitore, confermando che la valutazione delle prove è di competenza del giudice di merito.
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