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Art. 2729 Codice Civile — Anno 2025

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1706 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato dall'Amministrazione Finanziaria. I motivi dell'appello criticavano la valutazione delle rimanenze e di una prova documentale, ma la Corte ha rilevato che la sentenza impugnata non trattava affatto tali questioni, rendendo il ricorso privo di fondamento.
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Licenziamento disciplinare: la prova del furto in azienda
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda contro la reintegrazione di un dipendente, precedentemente oggetto di un licenziamento disciplinare per presunto furto. La Corte d'Appello aveva ritenuto insufficienti le prove fornite dal datore di lavoro, in particolare giudicando inattendibile un testimone chiave. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è rivalutare i fatti, ma verificare la corretta applicazione della legge, confermando così la decisione a favore del lavoratore.
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Azione Revocatoria: prova della conoscenza del danno
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una moglie contro la sentenza che aveva dichiarato inefficace l'acquisto della quota immobiliare del marito-debitore. La decisione conferma che la conoscenza del pregiudizio ai creditori (scientia damni), elemento chiave dell'azione revocatoria, può essere provata tramite un insieme di indizi gravi, precisi e concordanti, quali la rapidità dell'operazione, la mancata prova del pagamento e la contestuale costituzione di un fondo patrimoniale.
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Scientia damni: un indizio non basta per la revocatoria
Un creditore agisce in revocatoria contro una compravendita immobiliare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10925/2025, stabilisce che per dimostrare la 'scientia damni' (consapevolezza del danno) dell'acquirente non è sufficiente basarsi su un singolo indizio, come la mera conoscibilità di iscrizioni pregiudizievoli tramite i registri pubblici. La prova presuntiva richiede elementi gravi, precisi e concordanti, non un'unica inferenza non univoca.
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Giudicato penale e tasse: effetti sul processo
L'Agenzia delle Entrate accerta un maggior reddito a un contribuente per una presunta partecipazione in una società di fatto. Il contribuente, però, ottiene un'assoluzione definitiva in sede penale per gli stessi fatti. La Corte di Cassazione, di fronte alla questione sull'efficacia del giudicato penale nel processo tributario, decide di sospendere la decisione e rinviare la causa, in attesa di un pronunciamento delle Sezioni Unite su un caso analogo per garantire un'interpretazione uniforme della legge.
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Onere della prova: vendita fittizia tra fratelli
In una controversia tra fratelli per il pagamento di azioni, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova dell'intestazione fittizia delle stesse spetta alla parte che la eccepisce. Un fratello aveva citato in giudizio la sorella per ottenere il pagamento del prezzo di una compravendita di azioni. La sorella si difendeva sostenendo che la titolarità del fratello era solo apparente, essendo il loro padre il vero proprietario. La Corte ha confermato la condanna al pagamento, ribadendo che, a fronte di un contratto valido, chi sostiene la simulazione deve fornirne la prova.
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Azione revocatoria prima casa: anche se impignorabile
Un debitore vende la sua prima casa al fratello. L'ente creditore agisce con un'azione revocatoria. La Cassazione conferma che l'azione è valida perché, sebbene l'ente non possa pignorare direttamente la prima casa, la vendita pregiudica il suo diritto di intervenire in esecuzioni future avviate da altri. L'azione revocatoria prima casa è quindi ammissibile per tutelare la garanzia patrimoniale del creditore. La consapevolezza del fratello acquirente è stata presunta dal forte legame familiare.
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Data certa scrittura privata: prova contro il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10871/2025, ha stabilito che un accordo di riduzione del canone di locazione formalizzato con una scrittura privata è opponibile al Fisco solo se munito di data certa. La semplice dichiarazione del conduttore o le ricevute di pagamento non costituiscono prove sufficienti a dimostrare l'anteriorità dell'accordo rispetto a un accertamento fiscale, in quanto prive del necessario carattere di oggettività. Pertanto, la mancanza di una data certa scrittura privata rende l'accordo inefficace ai fini della determinazione del reddito imponibile.
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Data certa scrittura privata: come provarla al Fisco?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10870/2025, ha chiarito i requisiti per dimostrare la data certa di una scrittura privata di riduzione del canone di locazione nei confronti dell'Amministrazione Finanziaria. L'Ufficio Fiscale, considerato 'terzo' rispetto all'accordo, può non riconoscere la riduzione se la prova della sua anteriorità non deriva da fatti oggettivi e certi, come la registrazione. Le sole dichiarazioni delle parti coinvolte (locatore e conduttore) o le ricevute di pagamento non sono ritenute sufficienti a fornire la prova della data certa della scrittura privata, poiché prive del carattere di oggettività richiesto dalla legge.
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Azione revocatoria: la prova della frode del terzo
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una compravendita immobiliare. L'azione revocatoria è stata accolta poiché, nonostante i pagamenti tracciabili, diversi indizi gravi, precisi e concordanti (come la vendita dell'unico bene dei debitori e la permanenza di uno di essi nell'immobile) hanno dimostrato la consapevolezza dell'acquirente del pregiudizio arrecato al creditore. La Suprema Corte ha ritenuto che la prova della 'participatio fraudis' possa essere fornita tramite presunzioni.
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Controlli difensivi: quando sono legittimi? Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di una dipendente di un'azienda di moda, accusata di furto. La decisione si basa sull'inutilizzabilità delle prove raccolte tramite controlli difensivi, quali video di sorveglianza e indagini private di un collega, attivati in assenza di un 'fondato sospetto'. La Corte ha ribadito che spetta al datore di lavoro l'onere di provare la legittimità di tali controlli e la giusta causa del licenziamento, onere non assolto nel caso di specie.
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Nesso causale: canone non pagato e risoluzione del mutuo
Una società locatrice ha citato in giudizio l'ente pubblico conduttore, sostenendo che il ritardato pagamento dei canoni di locazione avesse causato la risoluzione del proprio contratto di mutuo ipotecario e chiedendo il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha dichiarato il ricorso inammissibile. È stato ritenuto insussistente il nesso causale diretto tra l'inadempimento del conduttore e la risoluzione del mutuo, evidenziando inoltre la mancanza di prova del danno effettivo subito dalla società locatrice.
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Revocatoria Fallimentare: l’accollo del debito
Una banca ha ricevuto pagamenti da una società, poi fallita, attraverso l'accollo di mutui da parte di un terzo. La Cassazione ha confermato l'inefficacia di tali pagamenti tramite l'azione revocatoria fallimentare, ritenendoli mezzi anormali. La Corte ha stabilito che la valutazione della 'scientia decoctionis' (conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca) è un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato. Anche il ricorso incidentale di un garante, basato sulla presunta nullità di una clausola di reviviscenza, è stato dichiarato inammissibile per carenza di prova.
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Prova del pagamento e presunzioni: la Cassazione
Una società costruttrice ottiene un'ingiunzione per canoni di locazione non pagati. La società conduttrice si oppone, sostenendo di aver già pagato tramite la compensazione di una somma versata in precedenza dal proprio socio per un acquisto immobiliare poi fallito. La Corte d'Appello accoglie la tesi del conduttore basandosi su presunzioni. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del locatore, evidenziando che l'impugnazione non ha criticato la 'ratio decidendi' della sentenza di secondo grado. Il punto chiave è la distinzione tra la prova del pagamento e la prova di un patto contrario al contratto, che incide sull'ammissibilità delle prove presuntive.
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Inammissibilità del ricorso: i limiti del giudizio
Una società, dopo la risoluzione di un contratto preliminare, ricorre in Cassazione per ottenere il risarcimento del danno. La Corte Suprema dichiara l'inammissibilità del ricorso, evidenziando gravi carenze procedurali: la mancata specifica allegazione del danno e il tentativo di ottenere un nuovo esame del merito, non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea i rigorosi oneri formali che gravano sulla parte ricorrente.
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Cessione crediti in blocco: prova e onere probatorio
Una società di cartolarizzazione agiva in revocatoria contro un debitore per annullare delle vendite immobiliari. Il debitore contestava la titolarità del credito in capo alla società. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di contestazione, la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di una cessione crediti in blocco non è prova sufficiente della titolarità del singolo credito, se la descrizione dei crediti ceduti è troppo generica. La sentenza di merito è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Azione revocatoria: ricorso inammissibile in Cassazione
Un creditore ha agito con un'azione revocatoria contro la vendita di un immobile da un padre debitore alla figlia, sostenendo che l'atto fosse lesivo del suo credito. Dopo che sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del creditore inammissibile. La decisione si fonda su diversi vizi procedurali del ricorso, tra cui l'applicazione del principio della "doppia sentenza conforme" che limita il riesame dei fatti, e la carenza di specificità dei motivi di impugnazione.
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Azione Revocatoria: quando sorge il credito?
Un imprenditore, dopo aver personalmente garantito un finanziamento aziendale con una fideiussione, vende i suoi principali beni immobili alla madre e alla compagna. Quando la società assicuratrice che ha concesso la garanzia è chiamata a pagare, agisce in revocatoria contro le vendite. La Corte di Cassazione conferma l'azione revocatoria, stabilendo che il credito del garante sorge al momento della concessione della fideiussione, non quando il pagamento viene richiesto. Le vendite, successive a tale momento, sono state quindi correttamente revocate data la consapevolezza del debitore e dei suoi familiari del potenziale danno al creditore.
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Prova fallimento: bilanci informali non bastano
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro la propria dichiarazione di fallimento. La società non ha fornito una prova fallimento valida per dimostrare di essere al di sotto delle soglie dimensionali di legge. La Corte ha stabilito che bilanci informali, non approvati e non depositati, così come scritture contabili palesemente inattendibili, sono privi di valore probatorio. L'onere di fornire tale prova ricade interamente sull'imprenditore debitore.
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Azione revocatoria: ricorso inammissibile in Cassazione
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza che aveva accolto un'azione revocatoria. La vendita di un immobile tra familiari era stata resa inefficace nei confronti di un creditore (un fallimento). Il ricorso è stato respinto per difetto di specificità, non avendo il ricorrente trascritto gli atti e i documenti essenziali a sostegno delle proprie tesi.
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