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Art. 2729 Codice Civile — Anno 2025

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1706 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Valore aree fabbricabili: criteri ICI vincolanti
Un contribuente ha impugnato avvisi di accertamento ICI relativi a un'area edificabile, contestandone la valutazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che i criteri normativi per la determinazione del valore aree fabbricabili sono tassativi e non possono essere sostituiti da altri elementi, come una singola compravendita successiva. La Corte ha inoltre annullato la sentenza di secondo grado per motivazione apparente, poiché non spiegava le ragioni del rigetto di alcune eccezioni del contribuente.
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Valore aree fabbricabili: i criteri sono vincolanti
Una contribuente ha impugnato avvisi di accertamento ICI relativi al valore di un'area edificabile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la determinazione del valore aree fabbricabili deve seguire scrupolosamente i criteri tassativi indicati dalla legge (art. 5, D.Lgs. 504/1992), che non possono essere sostituiti da altri metodi di valutazione. La sentenza ha inoltre annullato la decisione precedente per 'motivazione apparente', in quanto non specificava le ragioni del rigetto di alcune eccezioni sollevate.
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Valore Aree Fabbricabili ICI: Criteri Vincolanti
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito principi cruciali sul calcolo del valore aree fabbricabili ICI. La Corte ha accolto il ricorso di una contribuente, affermando che i criteri di valutazione previsti dall'art. 5 del D.Lgs. 504/1992 sono tassativi e non possono essere sostituiti da altri argomenti, come i dati di compravendite successive. Inoltre, è stata dichiarata nulla la sentenza d'appello per motivazione apparente, in quanto non specificava le ragioni del rigetto delle eccezioni della contribuente.
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Valore dei beni ICI: i criteri vincolanti per il Comune
La Corte di Cassazione ha stabilito che i criteri per la determinazione del valore dei beni ai fini ICI, specificati dalla legge, sono tassativi e non possono essere ignorati dal Comune. Un ente locale aveva basato un accertamento su dati di una compravendita successiva agli anni d'imposta, ma la Corte ha annullato la decisione, ribadendo che la valutazione deve seguire rigorosamente i parametri normativi, come l'indice di edificabilità e i prezzi medi di mercato. La sentenza ha inoltre censurato la motivazione 'apparente' con cui il giudice di merito aveva respinto le altre eccezioni del contribuente.
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ICI criteri determinazione valore: la Cassazione decide
Un contribuente ha contestato avvisi di accertamento ICI, lamentando un'errata valutazione del valore del bene e la decadenza del potere impositivo. La Corte di Cassazione, focalizzandosi sugli ICI criteri determinazione valore, ha stabilito che i parametri legali per la stima sono tassativi e non discrezionali. Ha annullato la sentenza di secondo grado per non aver applicato tali criteri e per aver fornito una motivazione solo apparente, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Licenziamento ritorsivo: quando la denuncia è lecita
Una società ha licenziato un dipendente accusandolo di una campagna diffamatoria per aver segnalato presunte irregolarità a un curatore fallimentare. I tribunali, inclusa la Corte di Cassazione, hanno annullato il licenziamento, qualificandolo come un licenziamento ritorsivo. Le segnalazioni del lavoratore sono state considerate un legittimo esercizio dei propri diritti, prive di qualsiasi intento calunnioso, portando al rigetto del ricorso dell'azienda.
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Valore aree fabbricabili: i criteri sono tassativi
Una contribuente ha impugnato avvisi di accertamento ICI relativi ad aree edificabili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione di merito. Ha stabilito che la determinazione del valore aree fabbricabili deve seguire scrupolosamente i criteri tassativi previsti dalla legge, non potendo basarsi su dati generici o di compravendite successive. La Corte ha inoltre censurato la sentenza d'appello per motivazione apparente, in quanto aveva rigettato le eccezioni della contribuente con una formula generica e priva di specifiche argomentazioni.
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Valore aree fabbricabili: criteri ICI vincolanti
Un contribuente ha impugnato avvisi di accertamento ICI relativi a un'area edificabile. La Corte di Cassazione ha stabilito che per la determinazione del valore aree fabbricabili, i criteri previsti dalla legge (D.Lgs. 504/1992) sono tassativi e non discrezionali. La Corte ha annullato la decisione del giudice di merito che aveva convalidato una stima basata su criteri non vincolanti e che aveva respinto altre eccezioni del contribuente con una motivazione 'apparente', rinviando il caso per un nuovo esame.
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Valore aree fabbricabili: criteri vincolanti per ICI
Una contribuente ha impugnato avvisi di accertamento ICI relativi a un'area fabbricabile per gli anni 2007-2011. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che i criteri normativi per la determinazione del valore aree fabbricabili sono vincolanti e non possono essere derogati dal giudice. La sentenza di merito è stata annullata anche per 'motivazione apparente', in quanto non spiegava adeguatamente le ragioni del rigetto delle eccezioni della contribuente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Scientia decoctionis: prova e oneri del giudice
Una società in amministrazione straordinaria agisce in revocatoria contro un fornitore per pagamenti ricevuti nel periodo sospetto. La Corte d'Appello respinge la domanda per mancanza di prova della scientia decoctionis. La Cassazione cassa la sentenza, affermando che il giudice di merito ha errato nel non valutare complessivamente gli indizi (decreti ingiuntivi, notizie di stampa, etc.) e nel rifiutarsi di esaminare documenti cruciali per una ragione meramente formale. Il caso viene rinviato per un nuovo esame.
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Azione revocatoria: quando il creditore è consapevole
Una società creditrice ha ricevuto pagamenti da un'altra società, poi fallita. Il curatore ha esercitato l'azione revocatoria fallimentare, sostenendo che la creditrice fosse a conoscenza dell'insolvenza. La Cassazione ha confermato la revoca, chiarendo che la valutazione delle prove sulla conoscenza dello stato di decozione spetta al giudice di merito. Ha però corretto la data di decorrenza degli interessi sulla somma da restituire.
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Onere della prova diffamazione: chi prova la verità?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società editrice e del suo direttore, condannati per aver diffamato un cittadino indicandolo erroneamente come indagato per un omicidio. La Corte ha ribadito che l'onere della prova diffamazione grava sul giornalista e sull'editore, i quali devono dimostrare la verità della notizia o, almeno, la sua verosimiglianza e l'attendibilità delle fonti. In questo caso, la Corte ha ritenuto insufficiente basarsi su una singola fonte non qualificata per esonerare da responsabilità.
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Mutuo Solutorio: la Cassazione conferma la validità
Una società ha contestato la validità di un mutuo solutorio, ovvero un prestito utilizzato per estinguere un precedente scoperto di conto corrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena validità del contratto. Citando una recente sentenza delle Sezioni Unite, i giudici hanno ribadito che la destinazione della somma al pagamento di un debito pregresso non invalida il mutuo, poiché rappresenta un semplice motivo delle parti e non incide sulla causa giuridica del contratto.
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Notifica verbale: quando l’opposizione è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore contro una sanzione per violazioni in materia di lavoro. L'impugnazione era basata su un presunto vizio della notifica verbale di accertamento. La Corte ha stabilito che tale verbale, essendo un atto prodromico, non è autonomamente impugnabile e che il ricorso mancava del requisito di autosufficienza, non avendo trascritto i documenti contestati.
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Responsabilità amministratore: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex amministratore per la gestione illecita di fondi societari, rigettando il suo ricorso. L'ordinanza chiarisce i limiti della prova in appello e i criteri sulla responsabilità amministratore, sottolineando che allegazioni generiche e prassi non documentate non sono sufficienti a superare le contestazioni specifiche su spese personali, rimborsi carburante e compensi anticipati.
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Obblighi informativi intermediario: la Cassazione decide
Un investitore ha ottenuto la risoluzione di un ordine di acquisto per violazione degli obblighi informativi dell'intermediario. La Cassazione ha confermato che la sola consegna del prospetto non basta, ribadendo la centralità di una corretta informazione per la validità dell'investimento.
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Risarcimento danno diffamazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di risarcimento danno diffamazione a mezzo stampa. Una professionista aveva citato in giudizio un giornalista e il direttore di un quotidiano per un articolo che le attribuiva falsamente gravi indizi di corruzione. La Corte d'Appello aveva condannato il solo giornalista a un risarcimento di 10.000 euro. La Cassazione ha rigettato sia il ricorso della danneggiata, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna del direttore, sia quello del giornalista, che contestava la sua responsabilità. La sentenza conferma che la prova del danno alla reputazione può essere presuntiva e che la mancata richiesta di rettifica da parte della vittima non esclude né riduce il diritto al risarcimento.
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Azione revocatoria: quando la vendita è inefficace
Una banca agisce in giudizio con un'azione revocatoria contro una coppia che aveva venduto la propria casa familiare, per tutelare un credito vantato nei confronti della moglie. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, respingendo il ricorso del marito. L'ordinanza ribadisce che la valutazione delle prove presuntive rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non può essere oggetto di una nuova valutazione in sede di legittimità, se non in caso di illogicità manifesta.
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Termine lungo impugnazione: quando decorre in tributario
Una contribuente impugnava una sentenza della Commissione Tributaria Regionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, ribadendo che il termine lungo impugnazione di sei mesi decorre dalla data di pubblicazione della sentenza e non dalla sua comunicazione alle parti. La Corte ha inoltre chiarito che eventuali vizi nella comunicazione non spostano tale termine e che la sospensione dei termini per definizione agevolata delle liti con enti locali non è automatica, ma deve essere provata dal contribuente.
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Impugnazione licenziamento: i motivi specifici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10966/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di impugnazione licenziamento: il lavoratore deve indicare tutti i specifici motivi di illegittimità nell'atto introduttivo. Il giudice non può annullare il licenziamento per una ragione procedurale, come la mancata contestazione degli addebiti, se questa non è stata espressamente sollevata dal ricorrente. La sentenza chiarisce che l'oggetto del processo è definito dalle parti e il giudice non può ampliarlo d'ufficio.
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