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Art. 2729 Codice Civile — Anno 2023

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703 provvedimenti

Altri anni per Art. 2729 Codice Civile

Coltivatore diretto: la prova della qualifica
La Corte di Cassazione ha confermato la qualifica di coltivatore diretto per un soggetto che contestava avvisi di addebito dell'ente previdenziale. Nonostante l'interessato sostenesse di essere un bracciante agricolo, l'estensione dei terreni, la tipologia di colture intensive e il possesso di attrezzature hanno permesso di presumere la sua attività prevalente come autonomo. La Corte ha ribadito che il giudice può fondare il proprio convincimento su prove presuntive gravi e concordanti, escludendo la necessità di una consulenza tecnica agronomica se i fatti sono chiari.
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Azione revocatoria: calcolo del periodo sospetto
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di azione revocatoria promossa da una procedura di amministrazione straordinaria contro una società fornitrice. Il punto centrale della decisione riguarda il calcolo del periodo sospetto: la Suprema Corte ha stabilito che tale periodo deve decorrere dalla data del decreto di ammissione alla procedura e non dal deposito della domanda. Sono stati inoltre confermati i criteri per la prova della conoscenza dell'insolvenza, basati su indizi gravi e concordanti, e l'irrilevanza delle prassi generali di settore rispetto ai termini d'uso consolidati tra le parti.
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Operazioni inesistenti: l’onere della prova nel leasing
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA basato sulla contestazione di operazioni inesistenti. Il caso riguardava canoni di leasing per macchinari che il fornitore, privo di organizzazione produttiva, non avrebbe potuto costruire né cedere. Poiché l'Amministrazione Finanziaria ha provato la natura di società cartiera del fornitore, l'onere della prova dell'effettività delle operazioni è passato al contribuente. La Suprema Corte ha stabilito che la mera regolarità contabile e i pagamenti effettuati non sono sufficienti a superare la presunzione di fittizietà delle operazioni.
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Apertura di credito: prova e prescrizione bancaria
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prova dell'**apertura di credito** in un contenzioso per la ripetizione di somme indebitamente pagate su un conto corrente. Il nucleo della disputa riguarda la distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie ai fini della prescrizione decennale. La Suprema Corte ha stabilito che il correntista può dimostrare l'esistenza di un contratto di affidamento anche tramite presunzioni semplici, specialmente per i rapporti sorti prima della riforma del 1992 o quando il cliente non intende eccepire la nullità di protezione per difetto di forma scritta. La decisione sottolinea che la predeterminazione del limite massimo di finanziamento non è un elemento essenziale per la validità del contratto di affidamento.
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Notifica avviso di accertamento: validità ed errori.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente che contestava la validità della notifica avviso di accertamento a causa di una discrepanza numerica tra l'atto e la ricevuta di ritorno. La Corte ha stabilito che la produzione dell'avviso di ricevimento postale è sufficiente a provare il perfezionamento della notifica, operando la presunzione di conoscenza ex art. 1335 c.c. L'errore di una singola cifra nel numero identificativo è stato qualificato come mero errore materiale, non idoneo a invalidare la procedura, poiché l'atto era comunque riconducibile al destinatario.
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Prova del pagamento: quando gli indizi non bastano
Una società di trasporti ha richiesto agli eredi di un ex dipendente la restituzione di somme versate in esecuzione di una sentenza poi riformata. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che la prova del pagamento non può fondarsi esclusivamente su documenti interni come buste paga o modelli CUD se manca la prova della loro effettiva consegna al destinatario. La valutazione degli indizi per la prova del pagamento spetta al giudice di merito e non è sindacabile se logicamente motivata.
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Mutamento di mansioni e perdita del premio aziendale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della soppressione di un premio legato al fatturato a seguito di un mutamento di mansioni. Il lavoratore, con qualifica di quadro, era passato da ruoli commerciali a ruoli amministrativi. La Corte ha stabilito che, essendo l'emolumento strettamente connesso agli obiettivi di vendita, il cambio di compiti giustifica la perdita del beneficio economico. Non sono state inoltre ravvisate prove di comportamenti vessatori o danni alla salute riconducibili all'attività lavorativa.
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Insider trading: prova presuntiva e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni per insider trading irrogate a un gestore patrimoniale e alla sua società di investimento. La decisione valida l'utilizzo di presunzioni semplici, come la tempistica sospetta delle operazioni e i rapporti personali tra i soggetti, per dimostrare il possesso di informazioni privilegiate. La Corte ha inoltre stabilito che la responsabilità solidale della società deve coprire l'intero importo della sanzione principale.
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Onere della prova e prestiti ai dipendenti
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda riconvenzionale di una società che pretendeva la restituzione di somme erogate a un ex dirigente, sostenendo si trattasse di prestiti. La Corte ha stabilito che l'onere della prova circa il titolo restitutorio spetta al datore di lavoro. Le sole registrazioni contabili, se irregolari o non supportate da un contratto scritto o da prove testimoniali dirette, non sono sufficienti a dimostrare l'esistenza di un mutuo, specialmente quando il lavoratore eccepisce che tali somme siano state corrisposte a titolo di premi o indennità.
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Operazioni inesistenti: chi deve fornire la prova?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso contro una società per l'utilizzo di fatture relative a operazioni inesistenti. Il caso riguardava canoni di leasing per macchinari mai rinvenuti presso la sede aziendale. L'Amministrazione Finanziaria ha fornito prove indiziarie sulla natura di 'cartiera' del fornitore, spostando sul contribuente l'onere di dimostrare l'effettività degli acquisti. La Suprema Corte ha chiarito che la regolarità contabile e i pagamenti tracciabili non bastano a superare la presunzione di fittizietà se mancano prove concrete della consegna dei beni.
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Infiltrazioni d’acqua: risarcimento e prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale di un privato e di un condominio per i danni da infiltrazioni d'acqua subiti da un appartamento. La controversia ruotava attorno alla decorrenza della prescrizione e alla legittimazione dell'acquirente del bene. I giudici hanno stabilito che il termine di prescrizione inizia a decorrere solo quando il danno si manifesta esternamente e diventa percepibile, evento avvenuto nel 2005 e non nel 1997 come sostenuto dalla ricorrente. Di conseguenza, l'acquirente che ha comprato l'immobile nel 2004 è pienamente legittimato a richiedere il risarcimento.
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Lista Falciani: validità accertamenti conti esteri
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità degli accertamenti fiscali emessi nei confronti di una contribuente basati sulla Lista Falciani. Il caso riguardava conti correnti in Svizzera non dichiarati per gli anni 2005, 2006 e 2007. La Corte ha stabilito che, sebbene la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non sia retroattiva, i dati bancari esteri possono essere utilizzati come presunzioni semplici per provare l'evasione anche per anni precedenti. Inoltre, il raddoppio dei termini di accertamento è stato ritenuto applicabile retroattivamente in quanto norma di natura procedimentale.
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Perdita di chance: i limiti alla discrezionalità P.A.
Un professionista ha impugnato l'esito di una selezione indetta da una Pubblica Amministrazione, lamentando la perdita di chance nonostante il primo posto nella graduatoria provvisoria. La Corte di Cassazione ha stabilito che la discrezionalità del datore di lavoro non esonera dal rispetto dei principi di correttezza e buona fede. La sentenza sottolinea che il posizionamento preminente in una fase preselettiva costituisce un indizio rilevante per valutare la probabilità di successo, rendendo necessaria una disamina approfondita delle presunte irregolarità procedurali e discriminatorie.
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Compenso aggiuntivo pubblico impiego: quando è escluso
Un dipendente pubblico ha richiesto un compenso aggiuntivo a un ente previdenziale per aver svolto perizie immobiliari. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che tale attività, essendo strettamente correlata alle mansioni d'ufficio, non costituisce un incarico professionale autonomo e non dà diritto a una retribuzione extra. La decisione sottolinea che il diritto a un compenso aggiuntivo nel pubblico impiego sorge solo per prestazioni non riconducibili ai compiti istituzionali.
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Prova presuntiva: la valutazione globale degli indizi
Un investitore viene sanzionato dall'Autorità di Vigilanza per insider trading sulla base di una prova presuntiva. La Corte d'Appello annulla la sanzione, esaminando ogni indizio separatamente e ritenendolo non sufficiente. La Corte di Cassazione cassa questa decisione, stabilendo che il metodo corretto per la prova presuntiva richiede una valutazione globale e sintetica di tutti gli elementi combinati. La Suprema Corte ha affermato che l'errore del giudice di secondo grado è stato quello di limitarsi a una valutazione 'atomistica' degli indizi, senza procedere alla loro valutazione complessiva, unica via per accertare se, dalla loro combinazione, potesse emergere una valida prova. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Querela di falso: obbligo di avviso al PM in appello
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello che aveva dichiarato la falsità di un documento. La decisione è stata invalidata a causa di un vizio di procedura fondamentale: la mancata comunicazione della pendenza del giudizio sulla querela di falso al Procuratore Generale. Questo adempimento è obbligatorio per garantire la tutela dell'interesse pubblico alla veridicità degli atti, e la sua omissione determina la nullità dell'intero procedimento di secondo grado.
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Accertamento presuntivo: i limiti della prova
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento a carico di un contribuente, chiarendo i limiti dell'accertamento presuntivo. La sentenza stabilisce che la ricostruzione del reddito non può fondarsi su un singolo dato statistico, come la "corsa media" di un taxi, se la sua attendibilità non è rigorosamente verificata. L'Agenzia delle Entrate deve fornire prove basate su indizi gravi, precisi e concordanti, e la mera provenienza del dato da un comunicato stampa istituzionale non è sufficiente a renderlo una prova valida.
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Accertamenti bancari: come superare la presunzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33704/2023, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro degli accertamenti bancari. Il contribuente sosteneva che le movimentazioni sul suo conto fossero state effettuate dal padre. La Corte ha ribadito che, per superare la presunzione legale di reddito, il contribuente deve fornire una prova analitica e rigorosa per ogni singola operazione, dimostrando la sua non inerenza ad attività imponibili. La semplice delega di firma a un familiare non è una difesa sufficiente.
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Operazioni soggettivamente inesistenti e onere prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33620/2023, chiarisce la ripartizione dell'onere della prova nelle controversie su operazioni soggettivamente inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria deve provare, anche con presunzioni, che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere, usando l'ordinaria diligenza, di essere parte di una frode. Spetta poi al contribuente dimostrare la propria buona fede e di aver adottato tutte le misure ragionevoli per evitare il coinvolgimento. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente richiesto la prova di un pieno coinvolgimento doloso del contribuente, valorizzando in modo improprio l'assoluzione in sede penale.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla accertamento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale a causa di una motivazione apparente. Il giudice di secondo grado aveva confermato un accertamento fiscale per IRPEF e IRAP nei confronti di un contribuente, ma la sua decisione si basava su affermazioni generiche che replicavano il dato normativo senza analizzare le specifiche censure sollevate. La Suprema Corte ha ritenuto che tale vizio, unito all'omessa pronuncia su un altro motivo di appello, violasse il requisito del 'minimo costituzionale' della motivazione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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